La forma e la sostanza

Gli ultimi vent’anni hanno segnato la forma. Le donne vestite in un certo modo, la moda che asseconda sapientemente le forme, le veline alla tv che ispirano le teenagers, ma sopratutto la burocrazia cha ha inseguito la formalità, dimenticando la sostanza delle cose quotidiane, delle relazioni, degli affari, degli affetti, ha prodotto un’aberrazione che tutti noi viviamo quotidianamente. Ho sempre sostenuto che una bella donna occorre vederla nuda e non vestita da Armani per apprezzare, una donna vestita con i vestiti del mercato e scorirla bella al naturale per me avrebbe più attrazione… ma evidentemente non è così. Questa è una metafora ironica per noi amanti del vino, poichè le cose si ripetono: una bella bottiglia con tappo lungo, etichetta dell’ultimo design, packaging e marketing aggressivo fa più “mercato” di una bottiglia leggera, etichetta artigianale, packaging riciclato. Il vino è secondario.

Ma tutto questo non lo dico perchè voglio fare il ganzo e naturalemete non voglio offendere nessuno, nemmeno la Santanchè che ho riportato in foto trovata liberamente in internet: ognuno ha i suoi diritti e i suoi spazi. Voglio solo cercare di far capire come oggigiorno la forma è dominante in ogni cosa: l’apparenza delle persone, i fogli della burocrazia, il lavoro, la sicurezza, la tv… tutti, io compreso, siamo coinvolti.

Sta roba deve finire. Ma finirà solo quando un popolo intero cambia.

 

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4 pensieri riguardo “La forma e la sostanza”

  1. Scusa Paolo ma questa storia della forma è una cosa antica..è soltanto esacerbata dal presente e quell’orrore. quello schifo, quel delinquente di Berluska!!!!! anche se vuoi meno antica ma io penso antica..ma pensa a Domenica In………

  2. Forse, nei prodotti agricoli questa estremizzazione della forma non è cosi antica.
    Anche perchè nella sociètà meno urbanizzata, ancora si percepiva il pane buono, dunque il grano buono, il pollo buono, oggi, da quanto 70 anni? conta solo il prezzo, il gusto è un optional per persone colte ("natura"colte). é con l’utilizzo, l’aiuto bisogna dire, della chimica che ha "salvato" il redditto degli agricoltori, sono nate LE qualità.

    E poi oltre a questo c’è la cultura diffusa di pararsi il culo, senza osare presentare le proprie convinzioni, e dunque si veste tutto di varie maschere, carta di altra carta, il culo si mostra per non far vedere la faccia…..

  3. Al corso di marketing del Consorzio c’erano degli "esperti" che ridolizzavano coloro che dicevano che bastava fare il vino buono per poterlo poi vendere, addirittura sono arrivati a dire che la qualità del vino ormai è del tutto secondaria e ininfluente nella possibilità di poi venderlo con successo.Ovviamente non sono d’accordo con questi cosiddetti esperti, anzi sono discorsi estremamente pericolosi anche se concedo che per certi prodotti, (anche vini) , ma non per i nostri, possono ahimè anche essere veri. Produciamo vini di nicchia dove il cliente finale sa bene quello che vuole e quando ci conoscono ci apprezzano, in genere: Il problema è che i nostri vini, bottiglie leggere o pesanti , cambia poco, hanno un aspetto, questo sì, spesso troppo simile alle bottiglie dozzinali, vendute con il nostro stesso gallo a prezzi stracciati e questo ci rende la vita difficile..(a ridaje )

    Questo però gli esperti del corso di marketing del Consorzio non hanno osato dirlo però.

    W la foca !

  4. Stò mondo gira da solo, gli uomini remano ognuno per sè. Gli ideali non esistono (più). Facciamone una ragione, ma senza piangerci addosso, non vale la pena.

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