La qualità non esiste nel vino

by 13. marzo 2012 07.35

Appena tornato da Terre di Toscana, mi sono domandato cosa vuol dire qualità. Tutti i produttori ne parlano, ma secondo me qualità significa sopratutto salubrità e mancanza di difetti evidenti nel vino. Il resto son tutte storie, e l'importante è che ognuno orgogliosamente rivendichi la propria identità. Oggi occorre fare gruppo, non è possibile pensare di andare in ordine sparso per vendere, e le differenze notevoli tra i vini, le interpretazioni, i territori sono risorse fondamentali. Quando un'azienda produce vini rotondi, speziati, setosi al palato, usa vitigni internazionali, ecc. vale quanto un'altra azienda produce vini ignoranti, provocatori, con acidità elevate, rustici, ecc. . La capacità di comunicare il "gruppo produttori italia", o Toscana, insomma gruppi di produttori organizzati, vale più che l'impegno a volte abnorme di una comunicazione di una singola azienda.

Una giornata alla Collection Chianti Classico

by 17. febbraio 2011 08.46

Una festa del vino, ieri trascorsa alla Stazione Leopolda a Firenze. La divisione per territorio tra i banchi dei produttori è stata universalmente riconosciuta molto interessante, anche se sul catalogo generale l'elenco era alfabetico così che c'era una discreta difficoltà se si voleva fare un percorso zonale. Il percorso  è comunque iniziato (ricordiamoci i meriti di Masnaghetti, con le sue mappe di vini Enogea!) e speriamo che velocemente anche a livello legislativo la zonazione diventi operativa. Questo favorirà le eccellenze dei piccoli produttori vignaioli, ma favorirà a caduta anche chi "assembla" i territori.

Mi pare di dire, dopo numerosi assaggi, che il Chianti Classico stia superando di molto la qualità in confronto ai prezzi, collocandosi su una fascia di mercato che dovrebbe ampliarsi notevolmente tra chi si rivolge sopratutto al prezzo e chi guarda l'alta qualità.

Argomento del giorno è stato un pò la cena del giorno prima da Burde di alcuni piccoli produttori del Chianti Classico, me compreso naturalmente, in compagnia di enoappassionati e qualche (pregiato devo dire) giornalista, presentata dalla stampa come cena provocatoriamente alternativa a quella del Consorzio. Un po di enfasi giornalistica ha sicuramente provocato un po di malumore, ma la semplice argomentazione di una cena dove insieme si sono ritrovatai comuni appasionati con alcuni piccoli produttori e per di più  economica (gli appassionati hanno pagato anche per i produttori la giusta cifra di 35 euro, considerando che c'erano vini fantastici e qui cito solo Montevertine...), hanno rasserenato gli animi.

Vorrei spiegare qui che noi vignaioli abbiamo tante cose da comunicare, da raccontare, da esternare e quindi il bisogno di attenzioni, piccole attenzioni, è forse una esigenza generalmente sottovalutata da chi è abituato a lavorare razionalmente a tavolino, a differenza di chi, oltre al tavolino, ci mette il cuore. Come ci mette il cuore l'eno-appassionato.

 

Il Chianti Classico, rischio di nuovo assetto "al ribasso"

by 20. novembre 2010 09.54

Il prossimo 3 Dicembre ci sarà l'assemblea del Chianti Classico, dove saranno sottoposte due ipotesi di "riassetto" della denominazione.

Semplificando, nella prima ipotesi si sceglie la realizzazione di un vino "Chianti Classico Giovane" da mettere sul mercato dal primo di Marzo, cioè dopo solo quattro mesi dalla vendemmia e a ricaduta il Chianti Classico come noi lo conosciamo con immissione al consume dopo il 1 Novembre e il Chianti Classico Riserva con immissione al consumo dopo due anni.

Nella seconda ipotesi è prevista la realizzazione di un nuovo vino DOCG sott'ordinato alla denominazione Chianti Classico, con caratteristiche meno restrittive rispetto al Chianti Classico.

Nella circolare spedita ai soci dal Presidente del Consorzio Marco Pallanti, si legge tra l'altro: "Al fine di evitare che vigneti obsoleti continuino a rivendicare produzioni fittizie, il Consorzio si adopererà per l'adozione di provvedimenti ...."

Commento: Nobili intenti, ma da una analisi superficiale delle due proposte mi sembra che si vada "verso il basso" e non certo "verso l'alto", in termini di qualità e valorizzazione della qualità. Questo pensiero scaturisce dal ragionamento che se non è possibile riuscire ad aumentare la qualità media del vino Chianti Classico a causa di rivendicazioni fittizie o semplicemente incapacità media di diminuire le produzioni per una miglior qualità, occorre avere una strategia più adatta ad uno spirito mercantile. Io rigirerei il ragionamento, per cui la semplice realizzazione di una appellazione comunale con vini integralmente prodotti dai soggetti imbottigliatori, aspetto che già entrerebbe a far parte nella prima ipotesi, sarebbe auspicabile.

Sarà interessante partecipare all'ASSEMBLEA! Sarà interessante anche raccogliere i Vostri pareri...

 

Considerazioni pre-vendemmiali

by 3. ottobre 2010 12.49

  La vendemmia a Caparsa sarà particolarmente scarsa di quantità. Ho perso molta uva a causa della cattiva stagione, ritardo stagionale, grandine e peronospora, che ha colpito duramente i miei vigneti biologici. Lunedì prossimo comincerò la vendemmia del Sangiovese. Sono sicuro di poter fare un'ottimo vino poichè la selezione naturale è stata veramente grande. Probabilmente la produzione si attesterà su 150 Hl su 9 Ha di vigneto in produzione (ma posso essere più preciso solo alla fine della vendemmia). Sto realizzando la convinzione che la famosa connessione tra quantità e qualità sia quest'anno una relazione spinta alla massima potenza. Nonostante le difficoltà, ho affrontato l'annata non certo con troppi trattamenti, solo cinque, invece delle decine che sento a giro, cercando di assecondare l'autodifesa della vite e quindi quello che l'annata può dare mantenendo una salubrità integrale.

Le uve bianche di Trebbiano e Malvasia raccolte Venerdì e Sabato, raggiungeranno spontaneamente una gradazione di alcool finale di 12,6 e questo è molto confortante.

Fasce di prezzo

by 27. settembre 2010 17.50

Il fatto determinante che condiziona l'acquisto di una bottiglia di vino è spesso il prezzo. Infatti, a parte i pochi consumatori evoluti che confrontano, degustano, cercano e quindi decidono in base alla qualità, originalità e prezzo, la maggior parte dei consumatori guarda esclusivamente il prezzo. La qualità non interessa. Può essere una ciofeca, un vino che ricorda lontanamente il vino, ma l'importante è il prezzo basso. Purtroppo questi sono la maggioranza; dico purtroppo perché sono convinto che questo tipo di consumatori che tendono alla quantità e non alla qualità siano da considerare una piaga sociale. Con il loro comportamento causano enormi problemi ambientali, inquinamento, ma anche speculazioni, bolle speculative. Sono anche convinto che molti di loro non hanno mai assaggiato vini di una certa qualità favorendo l'allontanamento da questo prodotto e a considerarlo solo come una bevanda per sballare o per dimenticare (naturalmente non è una certezza che un vino costoso sia migliore di uno economico, come non è una certezza che un vino poco costoso sia pessimo!).

D'altra parte anche molti, troppi, produttori o imbottigliatori mettono in bottiglia, mediamente, vini molto scadenti, magari il prezzo si basa solo sulla confezione o sull'estetica del contenitore e non sulla qualità del contenuto. Essi contribuiscono così, loro stessi, ad allontanare possibili passioni per il vino. Costoro sono una piaga sociale, in quanto favoriscono un giro non certo virtuoso e contribuiscono alla crisi del vino allontanando gli italiani dalla cultura del buon bere e mangiare (consapevole).

E Voi che ne pensate?

 

Se le produzioni calassero più del 20 per cento nel Chianti Classico...

by 2. settembre 2010 21.06

Girando un pò qui in terra di Chianti Classico, si nota come molte vigne non abbiano uva o produzioni bassissime. Se continua questo bel inizio di Settembre potremo avere una bella produzione di qualità. A occhio le medie quantitative dovrebbero essere molto al di sotto del 20% del consentito già stabilito dal Consorzio Chianti Classico, per tentare di riallineare i prezzi del vino Chianti Classico con i costi. Come risaputo minor quantità significa migliore qualità, viceversa maggior quantità significa minore qualità.

Se davvero ci fosse una presa di consapevolezza da parte dei produttori tutti nel dichiarare quanto veramente è stato prodotto, senza le furberie tipiche dell'italiano medio, se le produzioni calassero più del 20%, questa sarebbe la giusta strada. Non è pensabile che la vitivinicoltura possa qui in Chianti Classico sopravvivere con la quantità. Se davvero una presa di coscienza collettiva al riguardo si verificasse, sarebbe una RIVOLUZIONE. Ma dubito.

Il figlio vino

by 10. luglio 2010 09.43

Il vino per me e molti vignaioli è come un figlio. La produzione in vigna è come un parto, la nascita è un'evento unico, la crescita è un'avventura.

Come per tutti i figli, qualche nascita è piena di problemi, altre più facili. La "gestazione" di quest'anno, a Caparsa, non è delle migliori a causa di diverse condizioni ambientali avverse, non certo per il poco amore o attenzioni. Se nascerà un figlio diversamente abile, oppure con qualsiasi altro problema, sarà sempre un mio figlio, un figlio da amare, fino in fondo.

Dopo questa metafora, vorrei invitare tutti coloro che mi domandano: "qual'è il vino o l'annata migliore?" a non farmi MAI questa domanda. Ogni vino, ogni annata è un'atto d'amore per questo prodotto: non ci sono nè ci potrebbero essere differenze. 

 

L'autore

Paolo Cianferoni è Coltivatore Diretto a Caparsa a Radda in Chianti dal 1982 con la sua compagna Gianna. Paolo ha un carattere impulsivo e ama profondamente la natura, le vigne e il vino. Il sito Web di Caparsa è www.caparsa.it oppure scrivi: caparsa@caparsa.it

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