I piccoli produttori son tutti rompicoglioni

by 10. giugno 2013 14.37

 

L'idea che i Piccoli produttori di vino siano solo una palla al piede di una denominazione, sta dilagando tra burocrati, ideologi o politici che siano.

I Piccoli produttori: vociano, protestano, non hanno mai idee uniformi, hanno solo piccole partite da vendere, non hanno un marketing aggressivo, hanno difficoltà ad accedere ai contributi e ai finanziamenti, hanno costi troppo alti, sono tirchi e cercano di risparmiare, polverizzano e destabilizzano le denominazioni con le loro proposte...

insomma sono da eliminare, schiacciarli come mosche per respirare nuova aria facendo rimanere solo due o tre grandi produttori / imbottigliatori, con notevoli vantaggi:

solo due o tre interlocutori, accesso facile ai finanziamenti e ai contributi grazie ai grandi numeri, controllo totale dei dipendenti con minor costo burocratico unitario, prezzi stracciati, uniformità di prodotti (e senza tutto quel marasma di gusti dei produttori bio- ), ma sopratutto grandi amici che non romponio i coglioni alle dirigenze...

FACCIAMO SPARIRE I PICCOLI PRODUTTORI DI VINO: SONO SOLO MOSCHE NOIOSE! 

 

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Le storie nascoste del vino.

by 14. aprile 2013 11.36

 

Passato il periodo euforico delle fiere, mi rendo conto come il mondo del vino possiede formidabili forze nell'apparire, nell'estetica, nell'ostentazione di finte patine di leggerezza che tendono a escludere e nascondere tante difficili realtà: ci si dimentica sempre delle migliaia o decine di migliaia degli operai che ogni giorno si occupano del lavoro in vigna e in cantina

In ogni azienda piccola o grande, il vino è sempre il risultato di tante storie diverse, spesso storie di sofferenze, di tragedie anche. Gli operai che si alzano ogni mattina, che spesso lavorano sotto la pioggia, il gelo o il sole cocente otto o più ore al giorno, manualmente, avrebbero tante storie da raccontare, ma nessuno si occupa di loro. Si intervista il vignaiolo, la proprietà, l'enologo, il responsabile delle relazioni, tutte le discussioni si basano sul territorio, esposizione dei vigneti, uso dei legni, tecnica si, tecnica no, bio, quale bio, enologo, agronomo, marketing, vino inteso e descritto in un modo o nell'altro ma mai una volta si raccontano le storie degli operai. Queste storie non sono mai prese in considerazione.

Forse questo strano mondo del vino dovrebbe ripartire da qui, andar per vigne e cantine ad ascoltare le storie dei semplici, che quotidianamente si spezzano la schiena per vivere, in silenzio, e che con il loro lavoro danno lavoro a tante persone che non hanno mai preso in mano una zappa.

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Il contrasto del Vinitaly con i vini naturali

by 10. marzo 2013 20.13
Si parla di cambiare il mondo, si parla del bio e del bio dinamico come sistema pulito e come stimolo a cambiamenti virtuosi per l'ambiente e l'economia verde. 
E allora mi domando come il potente Vinitaly possa essere tramite di questi concetti, con Il suo Vivit (vigne vignaioli terroir), ma sopratutto chi con la partecipazione avvalla un sistema che si basa solo sul profitto, lecito per carità, ma sopratutto un sistema contrario  a tutte le logiche del naturale: il traffico, i parcheggi, la grandezza abnorme della fiera dove migliaia di aziende si affollano per cercare di emergere dal magma, dove regna il valore dell'apparire, la poca sostanza, dove si ostenta giacca e cravatta e ragazze più o meno provocanti esibite a volte come statuine, insomma un'immagine che rappresenta in pieno gli ultimi venti anni dell'Italia. Vivit, un mondo a parte qualcuno potrebbe dire, ma per me un recinto che fa guadagnare chi vive di discorsi. Chi predica km 0, chi predica la naturalità o qualsiasi altro termine simile, siamo sicuri che  la fiera di Verona sia il luogo adatto per questi argomenti? Non sarebbe meglio per diffondere i concetti di naturalità scegliere i luoghi dove si lavora, in vigna e in cantina, o eventi locali, di Paese, o manifestazioni più piccole, rassicuranti, meno inquietanti? 
Non vorrei che qualcuno si offendesse per questo post, spero solo che si apra un dibattito pacifico.

 

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Il Chianti Classico è ormai nei fatti una Denominazione di ricaduta?

by 1. febbraio 2013 12.11

Il nuovo Gruppo su Facebook "Vignaioli di Radda", che in un sol giorno di vita ha raccolto oltre 150 adesioni, oppure le Aziende di Lamole, ma anche realtà più istituzionalizzate come i Viticoltori di Panzano in Chianti, e i Viticoltori di Castellina in Chianti, dimostrano come ormai nel territorio dei Monti del Chianti dove si produce il vino Chianti Classico esistono forze dove la zonazione è un dato di fatto.

Il fenomeno è un salto a piè pari nei confronti del Consorzio Chianti Classico, organismo che dovrebbe rappresentare tutte le realtà produttive ed economiche del territorio e del vino Chianti Classico dove si parla di zonazione da decenni, ma senza alcun risultato pratico. La zonazione di un vasto territorio dove si produce vino, con la quale si esaltano proprietà ben delimitate dei produttori, del suolo e dei vini, rappresenta un enorme valore aggiunto per chi vuol approfondire e capire, che non si accontenta più della generalizzazione. Insomma tutto un mondo di vino che crede nelle singole aziende e nella specificità dei territori e non si accontenta più di una denominazione che appare sempre più al servizio dei grandi imbottigliatori, della grande distribuzione e dei grandi mercati.

Per questro motivo, come insieme si valutava con Roberto Stucchi di Badia Coltibuono in occasione della riuscita manifestazione "Sangiovese Purosangue" a Roma la scorso week-end, la Denominazione Chianti Classico appare come una sorta di ricaduta, al di sotto dei singoli territori che nella loro diversità producono vini con linee gustative riconoscibili ed esclusive, ormai di fatto esistenti e riconosciute.

 

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C'è alcol e alcol e c'è vino e vino

by 7. gennaio 2013 19.58

Sono stato recentemente in Svizzera, ma non occorre andare tanto lontano per capire che la stragrande maggioranza dei consumatori non conosce le differenze tra le bevande alcoliche. L'attrazione fatale evidente non è nel consumo consapevole, ragionato e salubre di una bevanda alcolica, in particolare il vino, piuttosto è un consumo per dimostrare agli altri che non si beve l'acqua, oppure per godere dell'ebbrezza più perversa, oppure per evitare di affrontare i più svariati problemi, spesso quelli familiari. Si beve qualsiasi bevanda con alcol per arrivare a dormire la sera e per trascinarsi in una routine, necessaria per andare avanti. Gli alcol cattivi però sono devastanti, riducono le persone a zombi, si comunica con parole buttate lì, senza sentimenti, senza sostanza, tutti sembrano amici ma l'isolamento è dominante.

L'alcool buono, invece, stimola l'ingegno, stimola la creatività, le amicizie positive, la comunicazione può essere facilitata e migliora l'amore. L'alcol buono può allungare la vita e può migliorare il sesto senso, quello purtroppo perduto dall'Uomo Sapiens.

Il Presidente dell'Enoclub di Siena, quando l'ho conosciuto, mi confidò che era astemio. Astemio perché aveva sempre bevuto vini balordi, vini falsi, vini con alcol cattivo. Un giorno ebbe la possibilità di provare alcuni vini di qualità, salubri, intriganti. Da allora Davide Bonucci, ha cominciato ad amare il vino.

Quante persone sono astemie, non consumano vino, perché non hanno mai assaggiato vini nel modo giusto e consapevole e credono che il vino sia solo un liquido per andare fuori di testa?

Tanti, tanti, tanti e sono la maggioranza.

 

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Gli errori si pagano

by 31. ottobre 2012 15.56

 

Nella vita si commettono tanti errori, e il vignaiolo ne commette continuamente, almeno io è sicuro.

Si dice che dagli errori si impara o che dal fondo non si può che risorgere e crescere. Però in ambiente di lavoro gli errori si pagano. A volte gli errori sono originati da stanchezza, da depressione, a volte da autopunizioni, a volte superficialità o sottovalutazione o rutine. Provo ad elencarne qualcuno che mi è capitato quest'anno.

Vetro del trattore, in briciole, perchè rimasto aperto mentre caricavo sassi, Euro 800,00

Orologio da polso, perchè tirando botte sul tappo di silicone dei tonneau per chiuderli, i colpi l'hanno scassato, Euro 120,00

Vino nuovo 2012 perso nella fogna, 4 Hl il top, perchè nell'operazione di sgrandatura del tino che effettuo di notte per la pressatura delle vinacce non si è accesa la pompa colpevolmente rimasta spenta, Euro ???? (dai 400 ai 5.000 euro, impossibile il calcolo economico, ma mentalmente un disastro).

Tino di acciao Inox da 8 Hl, distrutto, si è afflosciato su se stesso, perchè travasando il vino non avevo tolto il tappo superiore per cui la depressione di aria ha causato il danno, Euro 1.600.

Gronde del tetto, urtate col muletto per scaricare i pallet di bottiglie, Euro che cazzo ne so.

Potrei continuare ma è meglio fermarsi qui. Infatti si potrebbe aggiungere le damigiane e i bicchieri rotti, i perni del trattore persi, ecc., per non dire due trattori a ruote completamente distrutti qualche anno fa (decine di migliaia di euro...).

Insomma, forse questo è uno sfogo, ma oggi mi sento così e così...

 

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Ecologia e Uva

by 9. ottobre 2012 19.35

L'uva è il risultato di interazioni tra sfere di ecosistemi che interagiscono tra di loro. I suoli, i vitigni, gli insetti, i vegetali, i funghi, i lieviti, i batteri, le temperature, l'altitudine, l'uomo con il suo lavoro, temperamento e con tutti i suoi macchinari, le condizioni meteo, gli uccelli, i caprioli... tutto si interseca e, combinandosi, ottengono come risultante la qualità dell'uva, espressione di quel particolare e unico ambiente. Le uve che si trasformano in vino seguono le stesse regole precedenti.

Più è alta la complessità delle intersezioni di queste sfere, più l'ambiente è salubre, più il vino è unico e salubre e quindi di qualità superiore.

Per questo motivo ritengo che un vino ottenuto con scelte iper-rigorose, dunque troppo selettive dei componenti naturali non possa evere troppo fascino.

Ma questa è una mia opinione, mentre vendemmiavo.

 

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Probabile forte diminuzione di produzione 2012

by 28. agosto 2012 13.05

La situazione a fine Agosto nei vigneti lascia prevedere una quasi sicura forte diminuzione di produzione di uve da vino. Qualcuno parla fino al 50%. L'andamento stagionale sta letteralmente alleggerendo numerosi grappoli sopratutto in certe zone per composizione del suolo e per esposizione. Lo stress non è naturalmente uniforme, ma una qualche previsione di drastica generale diminuzione di produzione 2012 è da mettere in conto.

E se si fanno i conti con le alte giacenze dei vini delle annate precedenti, come ad esempio il Chianti Classico che ha condizionato al ribasso il prezzo del vino "atto a divenire" negli ultimi quattro anni, è facile prevedere un'impennata dei prezzi. Sempre se naturalmente..... Wink e non aggiungo altro.

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vino

la bestemmia toscana aiuta a fare il vino?

by 9. agosto 2012 10.31

Con queste considerazioni non voglio essere blasfemo, ma in effetti le bestemmie in Toscana sono famose in tutto Mondo. Un autentico Cult è questo breve pezzo su youtube. Posso dire di essere cresciuto tra i contadini bestemmiatori. Adoperavano la bestemmia come valvola di sfogo, come una sorta di antidepressivo. Per cui tra i bestemmiatori si annoveravano addirittura alcuni preti particolarmente vicini alla popolazione rurale. La bestemmia in Toscana non è mai stata intesa come una presa di distanza dalla Chiesa o da Dio, ma solo come un modo semplice di lavorare più serenamente. La liberazione da una oppresione interiore serve per operare meglio. Ecco perchè alcuni vini buoni che nascono in Toscana racchiudono intrinsicamente anche le bestemmie.... ;) 

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Pane e Vino

by 9. luglio 2012 20.34

Nel film del 1955 "Marcellino Pane e Vino", il pane e il vino (senza zucchero) fu offerto da Marcellino a Gesù. Era un pasto povero sì, ma molto diffuso sopratutto in tempi in cui l'abbondanza era solo un miraggio. In tempi di crisi come questi, una merenda a base di pane vino e zucchero (da bambino ne ero ghiotto, naturalmente) assolve due funzioni: risparmio e salute. Risparmio, perchè il costo per realizzare questo cibo è veramente basso e si evita di comprare certe merendine industriali; Salutare, perchè in questi ingredienti c'è il segreto della vita, come appunto simbolicamente è rappresentato nel film di Ladislao Vajda.

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vino

L'autore

Paolo Cianferoni è Coltivatore Diretto a Caparsa a Radda in Chianti dal 1982 con la sua compagna Gianna. Paolo ha un carattere impulsivo e ama profondamente la natura, le vigne e il vino. Il sito Web di Caparsa è www.caparsa.it oppure scrivi: caparsa@caparsa.it

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