I vini di territorio sono rivoluzionari

by 18. marzo 2014 19.11


Pochi anni fa i territori vitivinicoli erano di esclusivo appannaggio di poche persone.
La maggior parte dei vini conosciuti erano espressione degli enologi. Pochi giornalisti veicolavano le informazioni e avevano il potere di esaltare a loro discrezione le realtà vinicole.
 Con l’avvento di internet e le tecnologie, i piccoli produttori, che sono gli alfieri di questa tipologia di vino, ma anche numerosi appassionati di ogni genere, stanno vivendo una vera rivoluzione.
I vignaioli stessi che vivono e lavorano nelle zone vitivinicole, SONO il territorio, l’indole e il carattere delle zone geografiche. E’ anche attraverso Facebook, Twitter, Blog, che oggi si riconosce l’identità di un territorio: la comunicazione diretta rende un valore aggiunto sconosciuto fino a qualche tempo fa.
Naturalmente nel vino delle diverse zone geografiche ci sono le influenze dei Suoli, del Clima, dei Cloni della vite, della Storia, della Cultura e della Tradizione, ma oggi possiamo dire anche che la comunicazione tecnologica può esaltare di più o di meno, secondo la qualità dell’insieme dei vignaioli di un determinato luogo, il valore di una tipologia di vino.
Questo è un concetto rivoluzionario, poiché costringe a far unione. E l’unione è forza.

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esternazioni | vino

La proposta di zonazione del vino Chianti Classico fin dal 2010!

by 13. febbraio 2014 08.45

 

http://www.youtube.com/watch?v=PXbKlGhyf5A&feature=em-upload_owner

Ricevo da Daniele Ciampi, questo video in cui si dimostra come la proposta di zonazione, iniziando dalle Menzioni Comunali, sia stata fatta già quattro anni fà, in sede istituzionale in occasione dell'Assemblea dei Soci del Consorzio Vino Chianti Classico.

Secondo voi quanti anni ancora occorreranno per arrivare a un risultato positivo? Oppure: Sarà possibile che tra 100 anni qualcosa succederà?

 

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vino

Meglio un bicchiere di vino che una canna

by 22. gennaio 2014 19.49

Lo posso tranquillamente affermare. Un bicchiere di vino, meglio se buono, ti lascia felice e loquace, lucido e pieno di energia, positivo verso il mondo e le persone che ti amano. Una canna ti lascia disorientato e confuso, ti assorbe energia, puoi entrare in confusione e perdere lucidità nell'indifferenza di chi ti circonda.

Qualcuno potrà controbattere, perchè difende ciò che per lui è la normalità. Ma ragazzi, datemi retta: scoprite il buon vino, forse non lo avete mai apprezzato perchè lo avete ingurgitato sempre senza prestare attenzione oppure non vi è mai stato offerto un vino d'eccellenza.

Ci sono diverse occasioni di avvicinarsi al vino, e sempre in compagnia; il vino offre occasioni più ghiotte alla luce del sole. Col fumo ci si avvicina e si prosegue solo per essere accettati, nell'appiattimento generale, oppure in solitario, nell'imbambolamento personale. E diciamolo pure: chi fuma conclude poco.

Chi invece gioisce di un buon bicchiere di vino ha il mondo alla sua portata...

Se potete raggiungere Roma giusto questo weekend, andate a Sangiovesepurosangue: con 25 euro, capirete. Oppure mille di queste simili iniziative in ogni parte d'Italia. Tutto L'anno.

Il vino è il nostro sangue, sangue Italiano, non lasciatevi ingannare da culture che in fondo non ci appartengono.

 

 

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Un groppo alla gola

by 17. gennaio 2014 17.21

E' vero: quando vendo il vino, mi viene un groppo alla gola: mi dispiace. Mi dispiace separarmi da quella roba che ho seguito fin dal concepimento, la vigna, le lavorazioni, i trattamenti, la potatura, la legatura e la vendemmia e poi ho seguito la nascita, la fermentazione nei tini di cemento e poi lo sviluppo e la maturazione nelle botti e poi ho seguito il momento della prova scolastica prima, durante e dopo l'imbottigliamento fino allo stoccaggio e alle varie movimentazioni.

Dopo tutto questo, come si fa a separarsi come un oggetto qualsiasi e spesso acquistato come un prodotto qualsiasi? Mi ritornano in mente le persone che insieme a me si sono succedute nel farlo, la fatica, la paura di non farcela... e forti emozioni mi assalgono quando viene il momento di lasciarci.

Non sarà mica per gelosia che mio figlio mi manda a quel paese? O forse son matto solo io... :)

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esternazioni

Sappiatelo: nei vini con le bolle c'è più solforosa

by 14. gennaio 2014 20.01

Con questo post probabilmente mi attirerò le ire dei produttori dei vini con le bollicine.

Ma è un dato di fatto che per produrre certi corretti vini bianchi con le bollicine occorre un contenuto di solforosa libera alta in confronto ai vini rossi che, contenendo i tannini, non hanno bisogno di concentrazioni molto alte di solforosa.

Intendiamoci: è solo informazione. Se penso ad alcuni vini francesi come i fantastici Souterns, ma anche moltissimi italiani, ma con contenuti di solforosa molto alta, me ne frego o per lo meno ne sono consapevole.

Ma siamo sicuri che a parità di prezzo a volte non sia più salutare vino rosso, invece che vino sparkling?

Pubblicità progresso, la mia.

Interessante anche sapere che, oltre all'indubbio successo dei vini con le bolicine nel mondo, ci sono mercati che preferiscono, anzi secondo le previsioni preferiranno sempre più, il vino rosso fermo come la Cina.

 

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esternazioni

Tappo a vite: un tabu?

by 8. gennaio 2014 20.59

Una notizia forse passata sottotono riguarda la tappatura delle bottiglie di vino. Infatti il decreto UE del 16 Settembre 2013 modifica le norme cancellando la regola generale che prevedeva per i vini Docg solo il tappo di sughero (regolamenti 1234/2007 e 607/2009).

Sono sempre stato diffidente rispetto alle chiusure alternative al sughero, ma mi sto rendendo conto che anche il tappo a vite offre innegabili vantaggi. Meglio del tappo in silicone è certo, perchè dopo qualche anno il tappo si indurisce e non tiene "trafilando" ossigeno se in verticale o perdendo vino se in orizzontale; meglio di molti tappi di sughero che cedono il tipico sapore di "tappo" è evidente, ma anche meglio di quei tappi di sughero che alterano le qualità organolettiche dei vini senza dar sapore di "tappo" (e questi sono proprio tappi "canaglia"); meglio anche di quei tappi che, seppur buoni, si rompano a metà, sciupando la bella magia sella "stappatura".

Proprio oggi Francesco gestore del Ristorante Albergaccio di Castellina in Chianti (a proposito: è un posto dove si mangia e si beve divinamente!), mi ha confessato che non vede l'ora che tutti i produttori si convertino al tappo a vite, anche per i vini di alto pregio. Anche il disciplinare del Chianti Clasico attualmente lo vieta. Lui è stanco di assaggiare ogni volta al tavolo per scoprire il tappo "canaglia" e si deprime quando apre la bottiglia con l'evidente sapor di tappo. Lui auspica, anche grazie alla recente normativa dell'UE, che in pochi anni anche i vini di pregio useranno questo tipo di chiusura. Servire al tavolo, senza la preoccupazione del sapor di tappo sarebbe meraviglioso!. A Francesco queste opinioni si sono oltremodo rafforzate parlando con Paolo De Marchi, il quale gli ha fatto assaggiare un vecchio vino, il Cepparello, imbottigliato per il mercato UK che pretende solo questo tipo di chiusura: è risultato fantastico, fresco e integro più dello stesso vino tappato con il sughero. Insomma un risultato sperimentale straordinario. E se poi lo dice Poalo De Marchi, è una garanzia.

Io ho fatto un vino eccellente, il 1999 Doccio a Matteo Riserva Chianti Classico (ho ancora pochissime bottiglie), che però ha avuto un'incidenza del 20% di sapor di tappo (evidente o canaglia): mi ha rovinato molti anni della mia vita e il dispiacere lo porto ancora dentro di me. Ho sempre dato la garanzia del cambio, ma non è una vita sana...

Quale produttore di vino può riportare esempi di casi simili? Tutti.

Tra l'altro anche il mondo di vinoappassionati sembra ormai non avere più preconcetti... vedi l'arrticolo su Intravino del 16 Nov 2011

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esternazioni

Un vino da vecchi: il Chianti Classico

by 11. dicembre 2013 08.52

 

Una delle ragioni per cui il Vino Chianti Classico batte la fiacca sul mercato italiano, è quella di apparire e rappresentare un mondo stantio e “vecchio” per vecchi.

Addirittura Intravino, con Antonio Tomacelli in un suo recente post, afferma “Non impallinatemi, non sto dicendo che sia un vino da vecchi ma, insomma, ci siamo quasi.”

Cercando di essere obbiettivi un po' di verità c'è per due motivi: il primo abbastanza intuibile, il prezzo medio relativamente alto che scoraggia i giovani all'acquisto, il secondo è la tipologia, che impegna il consumatore alla ricerca dell'abbinamento con pietanze appropriate, non sempre facili e realizzabili per motivi di spazio, tempo, ecc..

E' dunque un vino difficile di questi tempi, per cui si finisce per acquistare vini più facili per tutte le occasioni (e non è detto più economico).

La ricetta per risolvere il problema è il nostro territorio. I Monti del Chianti riservano esclusive bellezze, ricordano sempre il piacere della vita, l'armonia della Natura, dei vigneti, la pace. Visitare il Chianti è un sogno per molti e chiunque è già stato in questo territorio ha mangiato bene, ha dormito bene, ha dimenticato per un attimo il caos delle metropoli.

Allora perché non cercare d'invogliare di rivivere quei momenti con l'acquisto di una buona bottiglia di vino Chianti Classico, comunicando il territorio, di ciò che hanno visto e provato, NEL vino? Le Menzioni Comunali e l'inizio di una zonazione unica in Italia, andrebbe in questa direzione.

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economia | esternazioni

E' possibile una perestrojka e una glasnost in Italia?

by 6. dicembre 2013 18.38


Recentemente il Consorzio Chianti Classico ha inviato una circolare per sondare tra i soci i quantitativi prodotti di vino Chianti Classico.

Bella cosa, ma penso che pochi risponderanno. Io ho risposto ed ecco i dati che rendo pubblici:

Su ettari 9,79 ho prodotto vino Chianti Classico nel 2013 Hl 355; nel 2012 Hl 350; nel 2011 Hl 420; nel 2010 Hl 103,60. Qualcuno si chiederà perchè ci sono queste altanelanze di produzioni. E' normale, sono Bio-logico, a volte le annate perdono quantità per vari motivi che non sto qui ad elencare. In sostanza l'agricoltura non è razionale come una fabbrica, ma è soggetta alle condizioni climatiche (forse molti non se lo immaginano nemmeno...).

Comunque si evince come qui a Caparsa si produce da poco più di 10 Hl/Ha, fino ad un massimo di 42 hl/Ha. Tenete presente che il disciplinare prevede un massimo di 52 Hl/Ha

La mia esternazione, questo post, riguarda questo: non ho mai capito come diavolo molti altri produttori riescano a produrre, o dichiarano, sempre 52 Hl/Ha... naturalmente senza voler essere presuntuoso, e senza dare assolutamente responsabilità agli altri, sicuramente più bravi di me.

Però concedetemi qualche dubbio sulla trasparenza in generale, senza parlare di quella pubblica o partitica.

Io penso che oggi, non domani, o cambia la cultura dell'italiano, che ancora se c'è l'occasione agisce in modo troppo "furbetto", fregandosi altamente della comunità, oppure siamo in un vicolo cieco dove uscirne non si può.

Molti anni fà un Presidente cambiò, o tentò di cambiare, un sistema politico nazionale con la perestroika, che letteralmente significa "ricostruzione" e identifica il complesso di rifirme economiche, in simbiosi con una maggiore trasparenza nella vita pubblica, definita glasnost (Cit. da Wikipedia)". Oggi occorrerebbe che gli Italiani tutti cambino con una maggior trasparenza nella vita reale... e non pretendino solo che cambino gli altri. Dovremo farlo tutti insieme... ma come si può fare in Italia senza rischiare di passar da bischeri? .

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Libri

DioVino

by 29. ottobre 2013 15.54

 

Il Dio Vino. Sempre più spesso sento persone, giovani per lo più, che affermano: "Io credo nel vino". Un po' inquietante. Capisco che questo mondo del vino affascina: le persone, i luoghi e poi la leggerezza, ma sopratutto la salubrità del bere buon vino aiuta molto nella difficile vita che tutti dobbiamo affrontare, chi in un modo chi in un altro. Però, avendo oggi cinquantacinque anni e aver vissuto le ideologie, il post '68 e avendo ricevuto una cultura contadina in cui la praticità e la verità delle cose è il fulcro di tutto, mi sembra eccessivo.
Ok., il comunismo è finito, il socialismo è finito, le dittature apparentemente sono finite… ma è mai possibile che il capitalismo globalizzato, quel che noi viviamo oggi, porti a enfatizzare un semplice bicchiere di vino portandolo agli altari dello spirito dell'esistenza? Il vino che riempie il vuoto delle persone? inquietante. Il vino può essere interpretato in molti modi, naturali, tecnologici, ognuno può scegliere, ma arrivare a idealizzarlo sostituendolo a valori che non sto qui ad elencare, mi lascia davvero perplesso. Mica c'entrerà il business in queste affermazioni…
Quindi a mio parere il vino può aiutare a vivere attimi di felicità ma solo lui, credere solo in lui, è una limitazione. Fare vino può essere anche insegnamento, alla stregua di un professore che insegna, non sò, ecologia, ma insegnare anche a rimanere con i piedi ben ancorati a terra sarebbe meglio… se la ci si fà!

 

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esternazioni

Gli Artigiani del vino sono..

by 19. ottobre 2013 20.31

Maledetti dai tecnici. Disprezzati dai Menager. Improvvisatori. Istintivi. Passionali. Lavoratori. Farfalloni. Scostanti. Piccoli. Umili. Goduriosi. Non si fanno convincere dalle promesse. Pensano che la Natura sia sopra la comprensione umana. Vivono il vino. Non gli interessa il pollaio degli avvinazzati. Gli piace la concretezza. Gli piacciono i bambini. Amano la vita. Non sono egoisti. Creano. Sbagliano. Piangono. Soffrono. Ridono. Si fanno felici. Siamo noi... gli artigiani del vino.

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L'autore

Paolo Cianferoni è Coltivatore Diretto a Caparsa a Radda in Chianti dal 1982 con la sua compagna Gianna. Paolo ha un carattere impulsivo e ama profondamente la natura, le vigne e il vino. Il sito Web di Caparsa è www.caparsa.it oppure scrivi: caparsa@caparsa.it

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