Piccoli pensieri di un vignaiolo

by 15. novembre 2014 19.03

Il mondo è difficile da interpretare, ma anche il mondo del vino per chi lo vive lo è.

Questa notte non ho dormito, i pensieri correvano senza sosta nel tentativo di trovare il bandolo della matassa per lavorare con i tempi, la natura, le opzioni e le mille variabili del vino che ho in cantina. Ieri con Federico Staderini abbiamo cercato di intuire le migliori combinazioni per fare il meglio, per razionalizzare, per imbottigliare, per unire o separare. E' incredibile quanto l'opera umana possa condizionare il vino, e come sia importante scegliere e decidere per continuare a fare questo lavoro: non posso fare quello, posso fare così, ma anche così, però se faccio così non posso ottenere questo o realizzare questo...

E allora non si dorme pensando alle soluzioni, notti insonni, il cervello gira come una trottola anche se si è stanchi, fino ad arrivare a nessuna conclusione.

Certe scelte si affideranno al "lì per lì". Impossibile pianificare. Impossibile fermarsi, il mondo va per conto suo, noi, io, dobbiamo solo inseguire il tempo per rimanere in questa Natura che sta impazzendo (Vedi la foto della Forsythia in fiore il 14 Novembre 2014).

Come superare il concetto della qualità dell'annata

by 26. settembre 2014 19.58

Da decenni si parla della vendemmia del secolo, oppure della vendemmia triste. Credo che superare i pregiudizi sia la sfida per il futuro.

Ogni anno racchiude un essenza esclusiva propria dell'annata. I miei ricordi: la 2002 e la 2003. Annate opposte. La prima solo due settimane di sole, poi pioggia sempre, la seconda caldo estremo e siccitoso con 42 e più gradi per due mesi e mezzo. Vini completamente differenti, ma proprio per questo, in diversi casi, unici e ottimi. Si perchè il lavoro dell'uomo PUO' condizionare in modo vantaggioso il corso della Natura. Ho assaggiato dei 2002 ottimi, eleganti e fini, ho assaggiato 2003 vigorosi, inebrianti e tosti.

Quello che vorrei sottolineare è come la capacità dell'uomo, magari un'azienda un'anno e l'altro anno un'altra, possa condizionare in modo unico l'annata sfruttandone la peculiarità.

Le grandi annate, le piccole annate, sono concetti riduttivi modellati per un consumo veloce e superficiale, magari adatto a quella informazione scadente sempre più potente ai tempi nostri.

Quel che occorre secondo me è divulgare le specificità delle annate: come si fa a dire che è migliore un vino più esile che un vino più corposo? O roba del genere? Un vino è ottimo quando è salubre, quando ti ricordi il vino che hai bevuto, quando ti rende lucida la mente, quando ti rende positivo e elaborativo. L'annata PUO' essere secondaria.

Fuori dal coro

by 28. agosto 2014 12.17

Mi dispiace ma mi sento fuori dal coro. L'annata è difficile, ma come tutte le annate occorre risolvere stoicamente situazioni sempre diverse. Ho scritto "mi dispiace" perchè capisco perfettamente quei viticoltori che hanno vissuto una stagione catastrofica per la grandine, per la pioggia a catinelle, per la peronospora e a cui l'antico proverbio "mal comune mezzo gaudio" istintivamente viene in mente. Ma non è così: L'Italia è lunga e i microclimi sono tantissimi, per fortuna.

Oggi mi sento di dover dire che sono molto soddisfatto qui a Caparsa: uva abbondante e maturazione che procede, grazie a molta fortuna e probabilmente alle temperature notturne molto basse di quest'anno che hanno evitato l'insorgere della peronospora anche grazie a pochi ma perfetti trattamenti antiporonosporici e al duro lavoro della legatura delle viti. Unica preoccupazione è la botritys, che condizionerà l'epoca della vendemmia. Epoca che al momento è impossibile prevedere. Giorno per giorno occorrerà giudicare per fare i giusti compromessi e decidere l'inizio. Si prevede un Settembre e un Ottobre nella norma, per cui, intrecciamo le dita!

Vino libero, Vino occupato

by 31. luglio 2014 07.09

Ieri sono andato all'IKEA ed ho scoperto L'Associazione Vino Libero. E davvero sono rimasto imbambolato a leggere e rileggere il manifesto che troneggia sul dispenser di vino a bicchiere. La prima cosa che ho pensato è che, io produttore BIO, mi sia perso qualcosa. La seconda è che, leggendo la tabella comparativa tra i vini convenzionali , vini bio e vini liberi, il Biologico sia una presa di culo. Nella tabella comparativa si legge chiaramente che il vino convenzionale può contenere fino a 150 mg/l di solforosa, quelli bio fino a 100 mg/l e quelli liberi fino a 90 mg/l (questo leggendo la prima linea, poi ci sono altri quattro linee di esempi, ma sempre sullo stesso tono). In pratica si distrugge l'immagine del vino (e non solo) Bio.

La terza cosa che ho pensato è che sono proprio bischero: pago fior fiore di soldi per essere controllato per avere la certificazione BIO, senza contare la burocrazia necessaria, per poi essere superato a sinistra da una semplice comunicazione pubblicitaria (con la domanda che sorge spontanea: chi controlla il vino libero?).

Allora, siccome ad esempio io non arrivo mai con i miei vini a 60/65 mg/l di solforosa, perchè non lanciare l'Associazione vino felice dove stabiliamo che la solforosa non raggiunge i 60 mg/l ?

Sorpasso a destra con scappellatura a sinistra....

...e se Caparsa sparisse?

by 14. luglio 2014 11.39

Sarebbe una sconfitta. Ma sicuramente qualcuno gioirebbe, vedrebbe aumentare i propri spazi, meno concorrenza, un piccolo produttore rompicoglioni in meno.

Trentatre anni fa io e la mia compagna Gianna facemmo una scelta verso la Terra, che a parere di molti era sbagliata, poiché l'agricoltura e il vino non permettevano redditì soddisfacenti. Ma eravamo felici poiché i bisogni erano minori, il territorio del Chianti era più sobrio, i contatti umani erano semplici e sempre pieni di nuove esperienze, sopratutto con gli stranieri che cominciavano a venire nel Chianti. L'agriturismo nasceva in quegli anni e ci assicurava un reddito complementare alla produzione di vino, per continuare quella scelta di vita e di passione. Il vino si vendeva, non si vendeva, ma non era fonte di grande stress se non si vendeva. Oggi occorre comunicare sempre più e meglio, occorre passare un tempo infinito in ufficio, si passano ore davanti al computer e poi di corsa in vigna per fare il più velocemente possibile i lavori, e poi si rincorre la qualità e il mercato, e poi c'è la burocrazia da affrontare sempre più asfissiante, e poi le tasse e le scadenze, e poi gli innumerevoli eventi vinosi che portano via tempo, risorse e salute, e poi le permanenze turistiche ormai ridottissime che fanno forse felici gli albergatori, ma non certo i piccoli agricoltori, e poi le troppe regole sul lavoro... insomma una continua rincorsa per continuare a fare e vivere quel sogno che iniziammo tanto tempo fa. Ecco: il tempo, di tempo, oggi, c'è né sempre meno per la quantità di operazioni che occorre fare nel più breve tempo possibile.

Ma non crediate che ceda, resisterò con Gianna, come resisteranno quelli come me che hanno seminato tanto in questi decenni. Ormai siamo abituati a stringere i denti.

A ognuno il suo giornalista: come scegliere

by 23. maggio 2014 12.20

L'affollamento di giornalisti, comunicatori, nel mondo del vino e delle guide in questo ultimo periodo stà causando seri problemi. vedi gli occhi dei produttori sempre più in pena.

Ogni produttore si merita il suo giornalista di riferimento ed ogni giornalista, ma anche blogger, tenta di ritaglarsi uno spazio tra le numerosissime aziende produttrici di vino. E, in parole povere, siccome ormai tutti producono vini corretti è naturale che si promuove ciò che poi alla fine è di tornaconto.

Tra i produttori, scegliere e inviare campioni tra le guide di Veronelli, Espresso, Vini Buoni D'Italia, Daniele Cernilli, Luca Maroni, Pierpaolo Rastelli, Gambero Rosso, Slow Food, (solo per citarne alcune) e poi tutte le riviste italiane e estere, Decanter, Wine Spectator, Falstaff, Gilbert&Gaillard (solo per citarne alcune), senza parlare poi delle guide online dove numerosi giornalisti pubblicano classifiche o giudizi sui vini (Carlo Macchi, Luciano Pignataro, Ziliani e numerosi altri) sta letteralmente disorientando i produttori di vino (o per lo meno io).

Alcuni anni fa proposi la la realizzazione di una pubblicazione col nome "Guida ai Giornalisti dei Vini D'Italia", con tanto di premi... e a tutt'oggi ricevo richieste di questa guida...

Oggi ancor più di ieri i produttori disorientati sono numerosissimi. Come districarsi in questo mondo di matti? Con la Guida ai Giornalisti dei Vini D'Italia. Chi si offre per la realizzazione di questa guida innovativa?

Chianti Classico: che succede a Giugno?

by 5. maggio 2014 20.38

Fino a Giugno sarà possibile vendere il vino "Atto a divenire Chianti Classico" agli imbottigliatori o alle Aziende a cui non è sufficiente la propria produzione di vino Chianti Classico.

Dopo Giugno, si potrà vendere solo "Vino Chianti Classico", vale a dire certificato.

E' un passaggio ricco di incognite. Ma epocale.

Il mercato in questi giorni è molto attivo, in quanto molte aziende vendono e comprano all'ultimo momento, prima che scatti questa variazione: comprare e vendere ancora il "Vino Atto a divenire Chianti Classico" ha i suoi vantaggi.

Questo significa infatti che il vino può essere modificato, tagliato, sistemato nei mille modi che ogni buona cantina sa fare.

Chi produce senza tanti cazzi, chi fa tutt'erba un fascio, dopo Giugno potrebbe avere qualche problema in quanto per vendere il vino dovrà certificarne l'idoneità.

Occorre riconoscere che chi ha sempre prodotto con ottime qualità, il vecchio sistema "atto a divenire" era un sistema penalizzante in quanto il prezzo del vino sfuso Chianti Classico non si è mai basato sulla qualità del vino, ma si è sempre basato sulla "carta", cioè dai "carichi" dei vigneti, indipendentemente dalle qualità.

Da Giugno i giochi cambiano. Per lo meno si spera.

Sicuramente dall'annata 2014, questa in corso, assisteremo a un'impennata di vendite di Uve a Chianti Classico e ad una marcata diminuzione di vinificazioni a vino Chianti Classico dei piccoli produttori: azzardarsi a vinificare e vedersi rifiutare l'idoneità costringendo la vendita del vino a IGT, non vale la pena, meglio vendere l'uva.

Chi possiede l'arte di vinificare buoni vini, potrebbe trarne beneficio con un consistente aumento del prezzo.

Non sò se sarà in effetti così, perchè la burocrazia aumenterà a dismisura per chi vinifica, perchè molti piccoli produttori saranno costretti a chiudere se non saranno in grado di fare buoni vini, perchè se faranno gli accordi tra i "grandi" a scapito dei "piccoli" sarà l'ennesimo modo di inchiappettare i soliti deboli... comunque... staremo a vedere.

(La foto mostra un muro di sassi di Alberese in una casa di Radda in Chianti, tipico suolo dove si produce vino Chianti Classico tra i più pregiati e fini).

I vini di territorio sono rivoluzionari

by 18. marzo 2014 19.11


Pochi anni fa i territori vitivinicoli erano di esclusivo appannaggio di poche persone.
La maggior parte dei vini conosciuti erano espressione degli enologi. Pochi giornalisti veicolavano le informazioni e avevano il potere di esaltare a loro discrezione le realtà vinicole.
 Con l’avvento di internet e le tecnologie, i piccoli produttori, che sono gli alfieri di questa tipologia di vino, ma anche numerosi appassionati di ogni genere, stanno vivendo una vera rivoluzione.
I vignaioli stessi che vivono e lavorano nelle zone vitivinicole, SONO il territorio, l’indole e il carattere delle zone geografiche. E’ anche attraverso Facebook, Twitter, Blog, che oggi si riconosce l’identità di un territorio: la comunicazione diretta rende un valore aggiunto sconosciuto fino a qualche tempo fa.
Naturalmente nel vino delle diverse zone geografiche ci sono le influenze dei Suoli, del Clima, dei Cloni della vite, della Storia, della Cultura e della Tradizione, ma oggi possiamo dire anche che la comunicazione tecnologica può esaltare di più o di meno, secondo la qualità dell’insieme dei vignaioli di un determinato luogo, il valore di una tipologia di vino.
Questo è un concetto rivoluzionario, poiché costringe a far unione. E l’unione è forza.

La proposta di zonazione del vino Chianti Classico fin dal 2010!

by 13. febbraio 2014 08.45

 

http://www.youtube.com/watch?v=PXbKlGhyf5A&feature=em-upload_owner

Ricevo da Daniele Ciampi, questo video in cui si dimostra come la proposta di zonazione, iniziando dalle Menzioni Comunali, sia stata fatta già quattro anni fà, in sede istituzionale in occasione dell'Assemblea dei Soci del Consorzio Vino Chianti Classico.

Secondo voi quanti anni ancora occorreranno per arrivare a un risultato positivo? Oppure: Sarà possibile che tra 100 anni qualcosa succederà?

 

Meglio un bicchiere di vino che una canna

by 22. gennaio 2014 19.49

Lo posso tranquillamente affermare. Un bicchiere di vino, meglio se buono, ti lascia felice e loquace, lucido e pieno di energia, positivo verso il mondo e le persone che ti amano. Una canna ti lascia disorientato e confuso, ti assorbe energia, puoi entrare in confusione e perdere lucidità nell'indifferenza di chi ti circonda.

Qualcuno potrà controbattere, perchè difende ciò che per lui è la normalità. Ma ragazzi, datemi retta: scoprite il buon vino, forse non lo avete mai apprezzato perchè lo avete ingurgitato sempre senza prestare attenzione oppure non vi è mai stato offerto un vino d'eccellenza.

Ci sono diverse occasioni di avvicinarsi al vino, e sempre in compagnia; il vino offre occasioni più ghiotte alla luce del sole. Col fumo ci si avvicina e si prosegue solo per essere