Ricambi generazionali nel vino e nella comunicazione del vino

by 5. febbraio 2016 08.56

E' un dato di fatto. Da moltissimi anni, alcune decine di anni, i protagonisti del mondo del vino sono più o meno i soliti. Che ormai hanno monopolizzato e in qualche modo ingessato questo mondo.

Il cambio di mano nelle aziende è oltremodo lento e difficile, sopratutto per la carenza di figli o perchè iniziare da zero in vitivinicoltura è praticamente impossibile; il cambio di mano nel mondo della comunicazione è altrettanto lento e difficile: gli stessi giornalisti o "comunicatori" son sempre gli stessi, a parte qualche eccezione nella sfera di internet.

Andar per fiere è sempre la solita zolfa: solite facce di bevitori, soliti giornalisti, soliti produttori. Manca dinamismo, è come se questo mondo si sia fermato nel tempo, si vive di rendita.

La questione è di fondamentale importanza in prospettiva, poichè gli attuali adolescenti saranno il pubblico e gli attori che dovranno gestire tutto. Ma loro sono dimenticati, messi da parte, esclusi. Sconosciute le loro emozioni, sconosciuto è il loro pensiero, ci si rivolge solo a un pubblico sempre più anziano. Una volta a tavola col nonno si beveva il vino, si apprendevano profumi, gusti e riti che oggi sono scomparsi del tutto: gli adolescenti oggi non hanno nessun rapporto culturale col vino per carenza di offerte o per semplice disinteresse perchè... non hanno soldi.

Qui a Caparsa, ci stiamo provando, con cinque figli speranze ci sono.

 

Altra mazzata sui produttori di vino

by 21. gennaio 2016 12.12

 

A breve, piccoli e grandi produttori di vino dovranno spostare dal cartaceo al telematico i registri di cantina. (I birrifici no...)

Orbene, questa manovra si sta rivelando un grande business per società, organizzazioni sindacali, studi di agronomia che, sule spalle di chi produce, succhieranno quanto possono per mantenere uno stato di dematerializzazione complesso, poichè se fosse semplice tutti potrebbero sostenerlo.

Si mormora di un giro di miliardi di euro.

Anche grandi realtà produttive dovranno incrementare il numero degli addetti, ma la mazzata sarà soprattutto per i piccoli produttori che dovranno sobbarcarsi questa ulteriore incombenza praticamente OGNI GIORNO.

Se il modello telematico fosse come è stato realizzato per l’olio, e le premesse ci sono poiché la piattaforma del SIAN è la medesima, complesso e quasi incomprensibile, il caos avrà il sopravvento e i costi di produzione aumenteranno sensibilmente solo per l’ennesima burocrazia calata dall’alto senza che nessuno abbia avuto da ridire.

Ripeto, soprattutto i piccoli produttori subiranno danni incalcolabili…. Ah già, dimenticavo, ma loro devono sparire…

In Francia non hanno neanche i registri di cantina, loro fanno solo la denuncia di produzione e una denuncia di vendita periodica, perché in Italia si sta sempre zitti? Tra l’altro questa volta non è stata una direttiva Europea ma un’iniziativa tutta italiana.

Il problema è che ogni poco si aggiungono mazzate su mazzate: le ultime è la grafica su ARTEA sui piani colturali per redigere il PAP, oppure il patentino per i fitofarmaci, oppure la revisione dei trattori, oppure la conformità per le macchine irroratrici, oppure il modello 21… sta minchia.

In Francia i produttori riescono a fare fronte comune, scaricano merda per protesta, noi vediamo dove si arriva.

Nel frattempo per questa ragione mi toccherà aumentare il vino, e se non lo vendo perché insostenibile me lo berrò tutto io.

 


Il vino è come un viaggio

by 17. dicembre 2015 21.31

La vita è un viaggio e come quando viaggiamo l'istinto è quel sesto senso che ci accompagna nel conoscere persone, luoghi e situazioni.  C'è chi ne ha di più chi meno. Ma le strade, i bivi della vita, sono esclusivi e irripetibili per quella persona poichè ogni individuo è unico.

Ai miei interlocutori, quando si parla di vino, parlo sempre di istinto per riconoscere la qualità. Non importa sapere o pensare di sapere, l'importante è riconoscere istintivamente la qualità di un vino che si mostra non solo nel liquido, ma anche attraverso i luoghi, le persone e il tempo come in un viaggio.

Molti assaggiatori di professione peccano di presunzione quando cercano di insegnare in una stanza un qualcosa che in fondo è personale, la risultante di un percorso che può essere diverso da un individuo a un altro.

Tutto dunque dipende dal contesto, dal momento, da quanta strada è stata percorsa, dall'età, da chi ci circonda, dal carattere e dalle emozioni che un vino può regalare in quel preciso istante.

Come un viaggio.

 

Le troppe consulenze

by 2. dicembre 2015 19.41

Consulenze, si vendono consulenzeeeee!!!


L’ultima offerta che mi è arrivata sono i servizi doganali, ma spesso arrivano proposte di servizi di marketing, consulenze per la produzione, servizi logistici, servizi per la tenuta dei registri telematici, servizi di assistenza e consulenza di ogni genere. Insomma un esercito di persone che, per carità non ho nulla di personale contro, ma mi sembra un tanticchio in eccesso rispetto a chi è addetto alla produzione, nel mio caso il vino.

Questo sta a significare che se compriamo un bene, il prezzo di quel bene si determina sopratutto dai costi dei servizi…
Servizi, che la burocrazia contribuisce a crescere in modo abnorme.

Una differenza sostanziale tra islam e noi

by 15. novembre 2015 14.36

Ciò che è successo in Francia ha colpito tutti noi europei, e non solo.

Come produttore di vino mi salta agli occhi come, culturalmente, le differenze tra islam (sopartutto integralista) e noi, sia anche il consumo di vino, nel rispetto delle proprie convinzioni.

Io sono ateo e penso che le religioni sono spesso mezzi per controllare chi si domanda da dove veniamo, quali siano le radici, perchè esistiamo: lecito, ma anche pericoloso, poichè chi controlla e risponde a queste domande può influenzare le opinioni e l'agire di tante persone.

Nel mio piccolo noto che il vino, che rappresenta culturalmente il cibo nella nostra cultura, complemento essenziale del cibo, serbatoio di energia, facilitatore di idee e tolleranze, sia vietato nel mondo dell'Islam.

Nella nostra cultura produrre uva significa agricoltura: il vino è un prodotto agricolo. L'agricoltura condiziona i pensieri dell'uomo, l'agricoltura è una molla dell'evoluzione dell'uomo, condiziona le società. Per noi il vino è un alimento che ha stimolato la filosofia degli antichi Greci, dei Romani, di tutto il pensiero filosofico occidentale attuale. Oggi siamo così, pensiamo così, perchè il vino ha contribuito e contribuisce a farlo.

La felicità delle persone si misura anche nella capacità di leggerezza, il vino contribuisce, ma sembra che molte persone siano disposte ad uccidere per affrontare la pesantezza della vita. L'agricoltura è l'ultimo dei pensieri di queste persone, non credo neanche abbiano idee di come il cibo sia prodotto e come deve essere consumato.

Credo che l'educazione al cibo possa essere più efficace che mille guerre.

Velocità rischiose nel mondo del vino

by 27. settembre 2015 02.10

In questo mondo iper-informativo così veloce, riuscire a fermarsi per guardare attentamente quali siano i veri valori della vita, quella intima e personale, è sempre più difficile. Siamo presi dal tutto.

Il mondo del vino non è certo immune a questo, anzi la sua velocità è sempre più frenetica. Certe lentezze di una volta non esistono più.

Dal mondo esterno la visione bucolica di chi produce vino e di chi ci vive sopra è quella dominante e una sorta di probabile invidia pervade l'occhio superficiale di chi ci guarda. Ma la realtà non è così.

Feroci competizioni, stressanti battaglie contro ogni genere di avversità in vigna, il rincorrere continuo degli eventi e del mercato, le concorrenze sleali, le polemiche e poi il continuo e infinito “bla-bla”, la burocrazia, le connessioni sociali e un sacco di altra roba fanno di questo mondo una sorta di enorme frullatore che non si ferma mai.

Eppure a volte bisogna pur riuscire a fermarsi, osservare, contemplare, cominciare a scegliere, smettere con il superfluo e concentrarsi sull'essenziale.

Ne va della salute.

Io mi chiamo nessuno

by 1. luglio 2015 21.29

Forse perchè ho mal di schiena. Forse perchè è caldo. Forse perchè le responsabilità si sono moltiplicate. Forse perchè sono alcolizzato.

Il mal di schiena proviene dal lavoro in vigna sul trattore, il caldo con la fatica contribuisce all'intolleranza verso tutto e tutti, le responsabilità aumentano con l'avanzare degli anni. Di vino ne bevo 0,75 litri al giorno.

A pensarci bene 0,75 litri di vino equivalgono a 0,095 litri di alcool al giorno, al mese 2,92 litri, all'anno 34 litri (se non sbaglio!). Io lo ammetto. Ma quante persone in questo mondo del vino lo sanno?

Le conseguenze: cambi di umore? Depressione? Ma a volte mi domando cosa succede a tanti altri: quanto alcool a dismisura viene consumato senza un minimo di consapevolezza? Quanta depressione o sbalzi di umore provengono dalla nicotina (sigarette)? fumo (marjuana)? coca?

Insomma vivo e viviamo un tempo in cui ci si sdrena. Alcuni con Fair Play, altri con intellettualità, altri con inconsapevolezza: io lo ammetto.

E nei momenti di sconforto, l'idea di lasciar tutto e di mandare tutto al diavolo, anche se stessi, si fa grande. E le idee si confondono: l'interessante braccio di ferro tra un minimo di speranze e ideali (vedi Tsipras e situazione Greca) con la logica del mercato e del denaro mi affascina. Forse non centra nulla, ma sicuramente per me conciliare il mio sogno di vita facendo l'agricoltore e rimanere nel sistema economico così competitivo e spietato è un forte stress.

 

 

La vocazione di un territorio

by 15. giugno 2015 19.37

Vocazione. Questo vocabolo non solo si usa nell'ambito religioso, ma può essere validamente usato per definire alcuni dei territori vitivinicoli italiani.

Vocazione al vino di un territorio significa un luogo dove da migliaia di anni la vitis vinifera ha vissuto e vive, presidiando una ecologia che la comprende da migliaia di anni. Significa che i microorganismi, i funghi, i batteri, gli insetti, e tutti gli esseri viventi hanno e continuano ad interagire tra loro e la vite. Significa che il vino prodotto in tali zone può essere prodotto spontaneamente. Significa che la vite interagisce in simbiosi con la vita essendo essa stessa vita. Significa salubrità.

Quando si parla di territori vocati al vino si racconta dunque la bellezza delle differenze, le caratteristiche, le peculiarità ambientali che la vite col suo frutto apporta nel vino e si lega con la locale cultura, le tradizioni, i paesaggi, i cibi e la cucina.

Per questo è importante iniziare la zonazione di un territorio come il Chianti Classico: un territorio vocato.

A me pare che nel mondo ci siano tanti vigneti dove la vite non è mai esistita fino a pochi decenni fa e che certo lì i vini spontanei e salubri difficilmente si possono fare. Forse si possono fare vini tecnici, quelli si. Come si può pensare di impiantare vigne ovunque pensando che sia profittevole ovunque? Ci vorrebbe dunque, secondo me, una certa cautela sopratutto nei luoghi e nei Paesi dove la vite non è mai vissuta.

Gregory Dal Piaz, conosciuto wine writer americano, proprio oggi mi ha detto che in Napa Valley col caldo incredibile di oltre 40 gradi centigradi degli ultimi anni (vedi cambiamenti climatici) raramente si producono vini accettabili: tutti a 16 gradi.

 

La zonazione accantonata nel Chianti Classico

by 5. giugno 2015 15.05

Oggi si è svolta l'Assemblea del Consorzio Chianti Classico per l'elezione del nuovo Consiglio di Amministrazione.

Purtroppo devo registrare il congelamento della proposta di molti Soci, ma anche di una grande fetta di appassionati, di iniziare un percorso di zonazione all'interno della zona di produzione del vino Chianti Classico con le Menzioni Comunali.

E' noto come in una grande denominazione come il Chianti Classico esistano centinaia di punti di vista e centinaia di esigenze diverse. Così che, nonostante il vento favorevole per questo tipo di iniziativa, all'interno del vecchio Consiglio non si sia potuto trovare alcun punto di accordo. La squadra non è riuscita a giocare con spirito collettivo, ma anzi l'individualità ha avuto il sopravvento. Nessuna decisione è stata presa.

O forse nessuna decisione sarà presa. La Gran Selezione assorbe le risorse finanziarie e l'impegno delle recenti attività del Consorzio. Le Menzioni Comunali sono l'ultima delle questioni che si vuole affrontare senza unanimità.

A me dispiace, ma la maggioranza contina a decidere di non decidere. Amen: ma si perde una opportunità e il tempo giusto che la Storia ci ha offerto.

Il vino di stagione

by 29. aprile 2015 18.56

Per mangiare e vivere bene occorre  consumare il cibo di stagione. Ogni stagione, ogni annata, segna con le influenze climatiche e non solo, gli indirizzi che favoriscono più un determinato cibo che un'altro.
Il compito dell'uomo, del contadino, è (o è stato!) proprio quello di riuscire a cercar di prendere il meglio dell'annata per assecondare ciò che l'annata esprime.
Anche il vino non è immune da questa caratteristica: ogni anno la vite reagendo diversamente, porta il vignaiolo ad assecondare le differenze. Dunque il vignaiolo difficilmente riesce a standardizzare la quantità e il numero delle bottiglie prodotte (a meno che non ricorra al mercato), oppure la qualità, oppure è costretto a saltare alcune annate, oppure produce vini che si riesce a fare solo in determinate condizioni e annate. In poche parole le produzioni sono scostanti.
Purtroppo mi rendo conto che tutto questo fa fatica ad essere compreso, sopratutto in Italia. I mercati vogliono il solito numero di bottiglie, la solita qualità e sopratutto lo stesso prezzo. Insomma non si riconoscono i tempi e i modi della Natura. Mi dicono in proposito che in Francia usualmente cambia il prezzo secondo le differenze, mentre in Italia questo non è tollerato. Forse perchè si riconosce lì il valore del vino artigianale rispetto a quello industriale e quì no? Non saprei, ma probabilmente è perchè pochi sanno spiegare tutto questo.
Per quanto mi riguarda, l'annata 2014 l'ho interpretata producendo 500 litri di Sangiovese con metodo Champenoise (uscita prevista 2017/18) e producendo 5000 litri di Rosato, produzioni che non credo riuscirò a ripetere facilmente. Oppure l'annata 2010, quando a causa della peronospora larvata ho perso il 75% di produzione riuscendo però a produrre un Chianti Classico Caparsino Riserva eccellente

L'autore

Paolo Cianferoni è Coltivatore Diretto a Caparsa a Radda in Chianti dal 1982 con la sua compagna Gianna. Paolo ha un carattere impulsivo e ama profondamente la natura, le vigne e il vino. Il sito Web di Caparsa è www.caparsa.it oppure scrivi: caparsa@caparsa.it

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