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3. febbraio 2012 15.25

Le zone svantaggiatre, in agricoltura sono quelle caratterizzate da disparità strutturali e naturali.
I nostri nonni conoscevano bene la differenza tra queste zone e le zone agricole "privilegiate", poichè per esempio le famiglie che lavoravano a mezzadria nei poderi svantaggiati stentavano, mentre nei poderi normali le famiglie potevano vivere dignitosamente. Ad oggi, poco è cambiato.
La pratica è evidente: chi cerca di produrre cibo in zone difficili, sassose o impervie, o declive o in situazioni di isolamento, quelle montagnose, quelle collinari esposte male, quelle insomma dove il costo di produzione di qualsiasi prodotto agricolo è alto, dove la produttività dell'ambiente è notevolmente inferiore alla media (magari il paesaggio bellissimo, ma viverci e lavorarci è dura..) è penalizzato. Queste zone che spesso hanno svantaggi specifici, e l'agricoltura è il solo mezzo per assicurare la conservazione dell'ambientre naturale, tutto questo non è più tutelato.
Oggi, con le recenti leggi, è stato abolito il riconoscimento di tali differenze.
AMEN, ma ricordiamoci tutti le conseguenze negative che potrebbe comportare questa decisione.
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29. gennaio 2012 13.16
Molti cittadini pensano che i rapporti con gli animali siano Disneyani, ma provate ad avere stretti, anzi strettissimi rapporti con:
- Le zanzare, che in estate non ti danno tregua sopratutto di notte quando, stanchi, si vorrebe un po di tranquilità...
- Le mosche e le moschine, che quando sei sudato in vigna sotto il sole ti ronzano intorno e si posano sul naso...
- I tafani, che quando vai sul trattore in estate ti seguono come nuvole attirate dalle vibrazioni, e ti si posano alla caviglia e ti succhiano...
- i ragni, piccoli, grandi, con le zampe lunghe o col corpo peloso che girano nelle camere da letto, sopratutto quelle dei figli, e ti tocca...
- gli scorpioni, che si insinuano in casa tra le fessure dei muri...
- le zecche, che quando d'estate ti piacerebbe stare senza calzini, occorre invece bardarsi come in inverno, ma nonostante tutto ti si attaccano sul cuoio capelluto o su un braccio...
- i caprioli, che si scordano tutto, attirati solo dai germogli delle tue viti e dall'uva...
- i daini, che saltano quattro metri per arrivare a mangiarti i rosi sotto casa, i tralci delle viti e l'uva...
- i cinghiali, che di notte vengono a mangiare l'uva migliore (quella rossa, perchè quella bianca non gli garba)...
- la volpe, che se ti provi a mettere due galline dopo due e tre volte che le ricompri fai il recinto, ma nonostante tutto (non si sa come) riesce a prenderle...
- le cornacchie che ti volano intorno mentre sei sul trattore e vanno a mangiare le uova delle galline ovaiole...
- i topi, che rosicchiano tutto, anche i cavi del telefono o la cinghia dell'auto, e devi mettere le esche, ma a volte per piccole disattenzioni ti cascano nel bidone dell'olio o della damigiana...
- i serpenti, che strisciano e a volte ciondolano dal tetto di casa, oppure ti entrano proprio in casa e per buttarli fuori non basta dargli lo sfratto...
- le vipere, che subdolamente stanno ferme e speri sempre che un bambio non le scambi per una cordicella...
- L'istrici, che se ti azzardi a fare l'orto senza recinto il giorno dopo ti mangia tutto...
- Il grillo talpa che se fai l'orto recintando come un bunker, da sotto terra ti distrugge le melanzane, i peperoni,i peperoncini... e allora giù a far buche per scovarli...
- i bruchi, che dagli alberi ti si infilano nel collo e ti pizzica tutta la schiena...
- i calabroni, che ti fanno il nido in dei posti così difficili e che se ti pizzicano ti viene un bubbone grosso così...
- le vespe che ti fanno il nido sopra la finestra di camera...
Insomma è bello fare il vignaiolo...

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16. gennaio 2012 17.51

Esiste una campagna denigratoria contro i piccoli produttori. Chi produce sotto i due milioni di bottiglie viene considerato quasi un pezzente. Oggi poi qualcuno dice anche che la media della qualità dei piccoli è bassa, anzi scarsa....
Che dire? Non dire nulla, oppure ribattere che i piccoli, sopratutto quando riesciono a fare sistema, sono economicamente più flessibili, che possono aggredire il mercato da più punti, in modo più soft certo rispetto a chi si permette di investire milioni di euro, ma con quella bella qualità delle "differenze", che secondo me è vincente? E poi che dire sulla qualità? Certo che alcuni piccoli producono male, a volte per lo strozzinaggio di chi compra all'ingrosso, a volte per incuria, a volte per presunzione, ma molti piccoli produttori (tantisssimi!) producono una qualità di eccellenza; i grandi produttori? Magari 1/10 di qualità e 9/10 di scarsa qualità. E allora come la mettiamo? Smettiamo di dire ca**ate e cominciamo a saper apprezzare i piccoli e i grandi.
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11. gennaio 2012 10.33

Il Comune di Radda in Chianti impedisce l'installazione dei pannelli fotovoltaici per la produzione di energia pulita.
In prima persona sto sperimentando questa dura realtà. Dopo molte esitazioni per motivi finanziari, avevo deciso di installare un piccolo impianto di 6 KW (circa 35 metri quadri di pannelli), sul tetto della cantina e della diraspatrice per contribuire alla diminuzione dell'emissione di Co2. Il Comune di Radda me lo impedisce. Motivo: Caparsa non rientra in una "categoria di appartenenza" che consente l'installazione (?). La normativa nazionale prevede una semplice dichiarazione di inizio lavori (sopra 5 KW la PASS, sotto la SCIA), il Comune di Radda non la recepisce. Tra l'altro il vicino Comune di Castellina in Chianti, richiedendo l'autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla Provincia, ha sempre autorizzato l'installazione degli impianti.
Perchè Radda si rifiuta di favorire la produzione di energia pulita? Perchè Radda antepone l'estetica alla protezione ambientale? Non sarà che mi si impedisce di realizzare l'impianto per meri, subdoli motivi burocratici?
Questo è un mistero, che davvero mi rende nervoso.
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5. gennaio 2012 18.59

Le finestre si usano per buttarcisi di sotto, o per cambiare aria, o per raggiungere universi paralleli.
Ma le finestre dei vignaioli sono diverse. Servono per operazioni importanti nel tempo, per esempio esiste la finestra per imbottigliare, più larga per i vini rossi e più stretta per i vini bianchi, esistono finestre per operazioni colturali, e via discorrendo.
Le esperienze tattili sono decisive per capire quando si apre una finestra, e solo l'esperienza e l'approfondimento può dare una visione d'insieme per capire quando queste finestre si aprono.
In qualche modo noi vignaioli, per il particolare lavoro che svolgiamo, siamo custodi di questa destrezza manuale, sempre più circondati da un mondo e un modo di agire frammentato, poco approfondito e sempre più superficiale che intorpidisce la mente.
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31. dicembre 2011 09.22
Quest'anno non ho fatto auguri. Via Facebook, per esempio, ne ho ricevuti molti ma generalmente non ho risposto. Da un punto di vista gli auguri mi sembrano spesso una forzatura, un obbligo, una convenzione. Come sarebbe bello dare e ricevere auguri lontano dalle date stabilite. Come in Alice nel Paese delle Meraviglie dove si celebra il noncompleanno 364 giorni l'anno...
Attraverso questo spazio però gli auguri li faccio, auguri a tutti per affrontare quel che ci attende con serenità, nella speranza di vedere a giro più sorrisi, compreso io che mi sorprendo sempre più con una faccia non troppo serena.
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19. dicembre 2011 16.42

Insomma, a leggere quà e là, le chiacchiere sul vino e il mondo che lo circonda non finiscono mai. In effetti il vino ha questo potere: far chiacchierare tutti, con disinvoltura, a volte con cognizione, a volte con presunzione, a volte prendendo sfondoni come Franco Ricci. Poi si aggiunge il Web, che amplifica enormemente tutto, la parte "bassa" della piramide ha una voce in capitolo (finalmente!), la parte alta della piramide si impermalosisce... e giù ancora chiacchiere...
A volte mi chiedo a chi può essere utile tutto questo chicchierare, questo rumoreggiare, questo fiume di parole, e semplicemente mi rispondo: basta spegnere la tv, il computer, il telefono, lo smartphone, il tablet e il silenzio arriva come d'incanto. E' possibile scegliere, ascoltare e interloquire con chi interessa. Magari solo leggendo in silenzio qualche bel libro, con un buon bicchiere di vino.
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16. dicembre 2011 12.27

Ieri mi è giunta voce che una famosissima azienda del Chianti Classico è in vendita. Se sia vero o no non posso saperlo, ma quando girano questi "segreti" un fondo di verità c'è. La tentazione di lasciare tutto, cercare di raggranellare qualcosa per poter uscire da una perversione quotidiana dettata dalle banche e dalla finanza è forte. Una situazione depressiva causata non tanto dall'economia reale, ma da una filosofia della vita e della società che non si basa più sui sentimenti e i rapporti umani, piuttosto si basa solo su calcoli economici, spead, bot, cct, denaro contante, assegni, libretti di risparmo, BCE, pensione, sta provocando una depressione tale che gli uomini "normali" non riescono più a tollerare (Vedi la recente notizia dei suicidi dei piccoli imprenditori del Veneto.).
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7. dicembre 2011 08.26

Come ogni vigniolo sà, le migliori uve si raccolgono dalle viti che hanno necessità di reagire contro le avversità, se vogliono sopravvivere. E le viti son toste! Terreni aridi, condizioni meteo spesso estreme, bastonate per grandine o attacchi fungini, ecc. fanno reagire positivamente la viva vite.
Spesso confronto con gli esseri umani quanto ho detto: quando l'uomo è in condizioni troppo agiate e il benessere è troppo, perde stimoli, si abbandona, si lascia andare all'ozio; quando invece le difficoltà sono tante, quando la necessità di lottare con le unghie e con i denti per rimaner vivo è di vitale importanza, ecco che la vita offre quello stimolo, quell'energia adatta a sopravvivere meglio, ci si dà daffare, si apprezza e si riesce a essere anche felici in qualche momento.
La situazione Italiana attuale si può sintetizzare così?
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3. dicembre 2011 15.27

Oggi ero a Radda, ed ho saputo che una enoteca, aperta agli inizi degli anni 2000 chiuderà. In una grande città come Londra, Roma, la cosa può passare inosservata, molti chiudono, altri aprono. Ma in una piccola frazione le cose non funzionano come in una grande città. Secondo me è il segno di un cambiamento sostanziale del modo di vendere, sopratutto il vino.
La Grande Distribuzione, con suoi prezzi al ribasso e una politica aggressiva nei confronti dei conferenti, ha ormai definitivamente distrutto una grande fetta di commerci al minuto, giusto o sbagliato che sia. Il commerciante al minuto è allora giunto ad un bivio: deve giustificare il prezzo più alto. Questo lo si può fare vendendo prodotti che sono al di furori della GDO, e fornendo una assistenza specialistica professionale che conferisce un valore aggiunto, importante e decisiva. La fidelizzazione, la sincerità, l'affidabilità, la comunicazione, le iniziative, gli eventi, la conoscenza delle lingue, sono le qualità che fanno la differenza tra GDO e commercio "piccolo".
Chi ha creduto d vendere i vini sotto l'influenza dell'onda positiva, senza quelle necessarie qualità di cui accennavo, non resiste all'urto della realtà. La realtà è quella vera, la virtualità, la banalità, è morta.