Zone svantaggiate: tasse raddoppiate

Caparsa ricade in zona svantaggiata. Riporto la definizione di zona svantaggiata:

“In base al Reg. CE 1257/99, sono definite “zone svantaggiate” le zone di montagna, caratterizzate da una notevole limitazione delle possibilità di utilizzazione delle terre e da un notevole aumento del costo del lavoro (Art. 18), le zone minacciate di spopolamento e nelle quali è necessario conservare l’ambiente naturale (Art. 19) e le zone nelle quali ricorrono svantaggi specifici e nelle quali è opportuno che l’attività agricola sia continuata (Art. 20).”

Molti luoghi sono così difficili da abitare e da coltivare che basta un niente che la situazione agraria precipiti.

Ebbene, da Agosto 2010 i contributi (LAS) pagati per gli operai (e che prevedevano una riduzione del 50% per le zone svantaggiate), raddoppiano.

Bene, avanti così: tassiamo la manodopera e tassiamo chi sta peggio! Poi si vedrà.

 

Alla faccia del territorio

E’ già arrivata: la macchina che dealcolizza il vino di 1,5 – 2 Gradi. Finalmente è possibile trasformare il vino molto aloolico, in un vino meno alcolico, oggi di “moda”, addirittura lasciando inalterarte le altre proprietà.

La mia è naturalmente ironia. Dopo la macchina ad osmosi inversa, che irrobustisce il vino, ecco un’altra diavoleria. Si parla di territorio, di espressione della vigna e dell’uomo, ma sempre più la tecnica incide su questo mondo.

Chianti Classico Collection 2010 – 11,12 Febbraio 2011: ma che ci azzeccano gli IGT??

Oggi è arrivata la circolare per la partecipazione all’evento.

La cosa che più colpisce è questa novità: sarà possibile presentare un vino IGT per ogni azienda partecipante. Colpisce perchè il Consorzio dovrebbe sostenere il vino Chianti Classico e non certo altri vini, magari a base Merlot e Cabernet. Intendiamoci, non ho nulla contro questi vini, ma una seria politica del Consorzio a favore del vino Chianti Classico dovrebbe escludere queste tipologie, anche per non creare confusioni e rischi al ribasso. Tra l’altro il Consorzio Chianti Classico, oltre al Consorzio di Montepulciano, Brunello e Vernaccia sarebbe l’unico ad ammettere vini di altra tipologia nelle anteprime…

Come al solito il CDA cala le decisioni “dall’alto”, anzichè prendere decisioni dopo almeno una consultazione dal “basso”.

L’ennesiama burocrazia

Oggi ho perso la testa. Stamattina come da appuntamento mi sono recato alla CCIAA di Siena, ufficio ambiente, per ritirare una c***o di chiavetta USB che dovrebbe sostituire le denunce cartacee per lo smaltimento dei rifiuti, per un sistema di tracciabilità dei medesimi. E lì sono andato in escandescenze, con urla, e mi sono fatto anche ricevere dal dirigente, dietro scrivania con pili di foglie, imperturbabile, tanto lo stipendio lo prende lo stesso.

Per ottenere questa chiavetta avevo impiegato molte ore per compilare l’iscrizione al Sistri on-line e dopo pagamento di euro 120 con bonifico mi è stata comunicato che dovevo ritirare la chiavetta appunto alla CCIAA di Siena. Vado a Siena, ma vogliono per il rilascio della chiavetta copia della ricevuta del bonifico, già a suo tempo inviata per fax a Roma. Nulla daffare, sarei dovuto tornare. In ginocchio li prego di darmela lo stesso, altrimenti avrei perso un’altra giornata di lavoro con la promessa che l’avrei inviata per fax appena tornato a casa. Niente daffare. Allora mi inca**o. L’impiegata mi conduce dal capo ufficio che sostiene che il regolamento è quello, che senza ricevuta del pagamento era tutto inutile. Allora col capoufficio vado dal dirigente, lì il capo ufficio sostiene che non avevo pagato, alzo la voce, perdo le staffe, divento rosso dalla rabbia, sostengo che senza pagamento non averei potuto avere l’iscrizione al Sistri. Urla e strepiti. Alla fine telefono in banca e a mia moglie per cercare questo c***o di ricevuta di pagamento. Miracolosamente vine trovata, inviata per fax e mi danno la chiavetta. Contemporaneamente si scopre che avendo fatto l’iscrizione nei primi mesi dell’anno, era stata inserita una nuova tipologia di categoria, successiva, quella degli agricoltori per cui la domanda di iscrizione doveva essere cambiata…

Sono depresso.

Vado a casa inserisco la chiavetta, il software sistri salta, telefono al numero verde, dopo venti minuti rispondono, il software riesco a sostituito. Ma non funziona, nulla. Allora ritelefono, altri venti minuti di attesa, non ci capiscono nulla, aprono una pratica perchè la chiavetta non funziona.

Sono ancora depresso e ho litigato con mia moglie stasera.

 

L’alcool più pericoloso della droga.. ma il vino no!

Per favore cerchiamo di fare chiarezza. Quando notizie del genere, vedi qui in cui uno studio britannico afferma che l’alcool è più pericolodso di eroina, ecstasy, e così via io sono daccordo.

Non sono assolutamente daccordo nel confondere il vino con l’alcool in genere. Il vino è una cultura, è un alimento, è un prodotto naturale che può addirittura allungare la vita, ad esempio con il suo contenuto di resveratrolo e altri benafici effetti cardiocircolatori, ma anche psicologici.

Certo è che se l’abuso di alcool dipende dall’ingurgito indiscriminato senza cibo, senza cultura, senza analisi, senza valutazione, per autolesionismo, questo è un male. Occorre allora l’educazione. Ma l’educazione al bere consapevole non c’è.

Tutto come al solito è affidato al mercato, alle lobby, al caso, come questa notizia.

 

Ora basta!

 Guardate questa foto, ne ho altre: i cinghiali hanno buttato a terra le viti alte (allevate apposta per prevenzione contro questi animali) e mangiato tutto…

Ora basta! Non si può andare avanti così. Noi agricoltori oltre a lottare contro il tempo, la peronospora, l’oidio, il mercato, la burocrazia, i figli, le macchine che si rompono, dobbiamo anche lottare contro i danni dei cinghiali, dei daini, dei caprioli e quant’altro.

L’immobilismo degli Enti Locali, della Provincia, della Regione, dello Stato, dei cacciatori e delle loro Associazioni hanno creato una distorsione ambientale tale che la proliferazione di questi animali non è più sopportabile.

Io dichiaro guerra. Guerra contro chi non capisce la situazione, guerra contro tutti. Il pennato ce l’ho e lo scaglierò contro chi per primo mi farà girare le balle. D’altra parte con qualcuno me la dovrò pur prendere…

Fasce di prezzo

Il fatto determinante che condiziona l’acquisto di una bottiglia di vino è spesso il prezzo. Infatti, a parte i pochi consumatori evoluti che confrontano, degustano, cercano e quindi decidono in base alla qualità, originalità e prezzo, la maggior parte dei consumatori guarda esclusivamente il prezzo. La qualità non interessa. Può essere una ciofeca, un vino che ricorda lontanamente il vino, ma l’importante è il prezzo basso. Purtroppo questi sono la maggioranza; dico purtroppo perché sono convinto che questo tipo di consumatori che tendono alla quantità e non alla qualità siano da considerare una piaga sociale. Con il loro comportamento causano enormi problemi ambientali, inquinamento, ma anche speculazioni, bolle speculative. Sono anche convinto che molti di loro non hanno mai assaggiato vini di una certa qualità favorendo l’allontanamento da questo prodotto e a considerarlo solo come una bevanda per sballare o per dimenticare (naturalmente non è una certezza che un vino costoso sia migliore di uno economico, come non è una certezza che un vino poco costoso sia pessimo!).

D’altra parte anche molti, troppi, produttori o imbottigliatori mettono in bottiglia, mediamente, vini molto scadenti, magari il prezzo si basa solo sulla confezione o sull’estetica del contenitore e non sulla qualità del contenuto. Essi contribuiscono così, loro stessi, ad allontanare possibili passioni per il vino. Costoro sono una piaga sociale, in quanto favoriscono un giro non certo virtuoso e contribuiscono alla crisi del vino allontanando gli italiani dalla cultura del buon bere e mangiare (consapevole).

E Voi che ne pensate?

 

Il vignaiolo in gabbia

A volte ho la sensazione di essere dentro una gabbia, come quella degli zoo, destinato ad essere gurdato, squadrato, fotografato come un animale in gabbia, appunto.

Per esempio oggi mentre lavoravo presso la vendita diretta di Caparsa a Radda in Chianti (Via Roma 17), numerosi turisti si avvicinavano, curiosavano, fotografavano un pò di tutto, me, le bottiglie, i bicchieri, l’entrata del negozio, e io sorridevo come un ebete a far finta di nulla. Nessuna vendita, solo foto. Neanche le noccioline mi tiravano. Mah!

Questi burberi produttori di vino…

Spesso noi produttori siamo scontrosi o burberi con chi ci visita. In effetti le visite dei turisti, degli enoappassionati o dei giornalisti si verificano a volte all’improvviso, magari quando hai il boccone in bocca, oppure mentre ti trovi in cantina dentro un tino, oppure dopo una stanca giornata di lavoro. Anche su appuntamento, ripetere spesso le solite cose, può diventare noioso. E così produttori di fama come Valentini o Soldera, a volte possono essere stati un poco scontrosi.

Anche a me succede. Vi racconto la storia con Irene Grandi. Alcuni anni fà, 6/7, arriva un’auto quì a Caparsa, ora di pranzo, io col boccone della pastasciutta dopo una levataccia e una lunga lavorata… potete immaginare la fame. Grido dalla finestra parolacce… ma poi Gianna, la mia compagna, mi calma e mi dice di uscire a vedere. Nervoso, esco e trovo una coppia, gentile, io estremamente seccato rispondo che sì si può visitare la cantina…. mentre andiamo in cantina guardo meglio e dico “… ma lei assomiglia… assomiglia a una cantante, non ricordo il nome…” e la fanciulla risponde “…. si, sono Irene Grandi…”, insomma immaginate che figuraccia abbia fatto. Ho cercato di cambiare il tono, ho anche chiamato mio figlio Filippo per un autografo… ma intanto il burbero Paolo si era rivelato!

Sotto le stelle di Agosto, mi immagino…

 

Mi domando quale siano le emozioni di chi beve il mio vino, il risultato dei miei sforzi fisici e psichici: il vino.

  1. Mi immagino chi bestemmia per chi ha comperato, magari a oltre venti euro, una bottiglia che sa di tappo…

  2. Mi immagino chi trascorre una serata serena in compagnia della persona che vorrebbe amare, il vino che funge da collante, una cena al lume di candela… indimenticabile.

  3. Mi immagino chi beve il mio vino in occasione di una festa, con la griglia accesa e il bicchiere di vino nelle mani, in piedi, un boccone di bistecca o salsiccia, storie e chiacchiere con gli amici….

  4. Mi immagino chi apre una bottiglia del mio vino in occasioni speciali, a Natale, a Pasqua, a Capodanno, sfoderando un prodotto originale e esclusivo in una tavola imbandita di ogni ben di Dio con parenti, figli, nipoti, suocere, nonni….

  5. Mi immagino chi beve un mio vino e dopo fatto all’amore qualche mese dopo si scopre la futura nascita di un bambino…

  6. Mi immagino una persona sola, disperata, che si beve una mia bottiglia per dimenticare…

    Mi immagino tutto questo, sotto le stelle di agosto….