Il vignaiolo in gabbia

A volte ho la sensazione di essere dentro una gabbia, come quella degli zoo, destinato ad essere gurdato, squadrato, fotografato come un animale in gabbia, appunto.

Per esempio oggi mentre lavoravo presso la vendita diretta di Caparsa a Radda in Chianti (Via Roma 17), numerosi turisti si avvicinavano, curiosavano, fotografavano un pò di tutto, me, le bottiglie, i bicchieri, l’entrata del negozio, e io sorridevo come un ebete a far finta di nulla. Nessuna vendita, solo foto. Neanche le noccioline mi tiravano. Mah!

Questi burberi produttori di vino…

Spesso noi produttori siamo scontrosi o burberi con chi ci visita. In effetti le visite dei turisti, degli enoappassionati o dei giornalisti si verificano a volte all’improvviso, magari quando hai il boccone in bocca, oppure mentre ti trovi in cantina dentro un tino, oppure dopo una stanca giornata di lavoro. Anche su appuntamento, ripetere spesso le solite cose, può diventare noioso. E così produttori di fama come Valentini o Soldera, a volte possono essere stati un poco scontrosi.

Anche a me succede. Vi racconto la storia con Irene Grandi. Alcuni anni fà, 6/7, arriva un’auto quì a Caparsa, ora di pranzo, io col boccone della pastasciutta dopo una levataccia e una lunga lavorata… potete immaginare la fame. Grido dalla finestra parolacce… ma poi Gianna, la mia compagna, mi calma e mi dice di uscire a vedere. Nervoso, esco e trovo una coppia, gentile, io estremamente seccato rispondo che sì si può visitare la cantina…. mentre andiamo in cantina guardo meglio e dico “… ma lei assomiglia… assomiglia a una cantante, non ricordo il nome…” e la fanciulla risponde “…. si, sono Irene Grandi…”, insomma immaginate che figuraccia abbia fatto. Ho cercato di cambiare il tono, ho anche chiamato mio figlio Filippo per un autografo… ma intanto il burbero Paolo si era rivelato!

Sotto le stelle di Agosto, mi immagino…

 

Mi domando quale siano le emozioni di chi beve il mio vino, il risultato dei miei sforzi fisici e psichici: il vino.

  1. Mi immagino chi bestemmia per chi ha comperato, magari a oltre venti euro, una bottiglia che sa di tappo…

  2. Mi immagino chi trascorre una serata serena in compagnia della persona che vorrebbe amare, il vino che funge da collante, una cena al lume di candela… indimenticabile.

  3. Mi immagino chi beve il mio vino in occasione di una festa, con la griglia accesa e il bicchiere di vino nelle mani, in piedi, un boccone di bistecca o salsiccia, storie e chiacchiere con gli amici….

  4. Mi immagino chi apre una bottiglia del mio vino in occasioni speciali, a Natale, a Pasqua, a Capodanno, sfoderando un prodotto originale e esclusivo in una tavola imbandita di ogni ben di Dio con parenti, figli, nipoti, suocere, nonni….

  5. Mi immagino chi beve un mio vino e dopo fatto all’amore qualche mese dopo si scopre la futura nascita di un bambino…

  6. Mi immagino una persona sola, disperata, che si beve una mia bottiglia per dimenticare…

    Mi immagino tutto questo, sotto le stelle di agosto….

 

Il mondo del vino deve svecchiare

Largo ai giovani. I giovani sono coloro che guideranno il mondo. Sono loro che hanno l’energia, l’entusiasmo per affrontare il futuro, magari anche con errori che però fanno parte della vita, della crescita. I giovani possono migliorare il mondo.

Queste le considerazioni che mi sono venute in mente quando ho ascoltato l’intervista a Ezio Rivella, ottantenne, recentemente eletto a Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino. Vedi l’intervista di Carlo Macchi. Sicuramente uomo di esperienza, ma non certo comunicatore di innovazione e freschezza. Intendiamoci, non ho nulla contro i “vecchi”, ma a un certo punto gli anziani si devono mettere da parte, magari assolvere la funzione di consiglieri, per dare spazio ai giovani.

Questo non accade, non solo nel mondo del vino, ma anche nel mondo della politica.

Anche a livello di calcio, gli ultimi mondiali hanno dimostrato come investire nei vivai, nei giovani, premi più che l’esperienza.

Io credo che il mondo del vino stia soffrendo della sindrome dei favolosi anni 90, si cerca in tutti i modi una sorta di replica dei personaggi di quei fortunati anni, tentativi di nostalgiche perpetuazioni. Ma i morti non resuscitano.

 

Quando si dice burocrazia…

Ultimo esempio di burocrazia (inutile).

Ho partecipato alla misura 132 del Reg CEE 1698/2005 “partecipazione degli agricoltori ai sistemi di qualità alimentare”, per ottenere un rimborso sulle spese dei sistemi di controllo, nel mio caso del Consorzio Chianti Classico, L’unione Italiana Vini, Il CCPB (Consorzio produttori Biologici).

Una trafila incredibile. Dopo la domanda fatta con il sistema ARTEA con una DUA nel 2008, l’amministrazione provinciale di Siena a Gennaio 2009 mi chiede il Mod DURC/AGR. CAU, tre preventivi nei tre anni successivi a quello di presentazione della domanda degli organismi di controllo (U.I.V., Consorzio Chianti Classico, CCPB). Tempo 10 giorni. O.K.

Segua atto di assegnazione (Luglio 2009).

Ad Aprile 2010, l’Amministrazione Provinciale di Siena mi chiede una dichiarazione che i prodotti agricoli da me ottenuti sono destinati al consumo umano (io infatti occasionalmente il vino lo dò alle galline: un casino), poi una dichiarazione che per ciascuna fattura ricevuta non ho avuto note di credito, l’attestazione del CCPB attestante l’iscrizione e la permanenza al controllo, l’inserimento nel sistema ARTEA delle fatture e dei pagamenti, copia documento d’identità. Tempo 10 giorni. O.K.

Il 30 Giugno 2010 ricevo sempre dall’Amministrazione Provinciale di Siena, Sviluppo Rurale, la richiesta della copia del CCPB in cui si evince le tariffe applicate rispetto all’ordinamento colturale. O.K. Invio via e-mail il 6/7/2010 e ricevo la risposta: “Fuori sede fino a mercoledì 21 Luglio”. Ok. Allora cartaceo, raccomandata, fila alla posta, si perchè il termine perentorio di presentazione è sempre di 10 giorni.

O.K. forse vi annoio, forse facciamo ridere. Ma è possibile che in Provincia non possono ottenere il listino prezzi degli organismi di controllo senza mandarmi la raccomanadata con ricevuta di ritorno, e che io debba perdere un sacco di tempo, per avere pochi euro di rimborso al 70%, mentre tutto il mio lavoro in vigna va a rotoli perchè non c’è tempo per lavorare? o meglio c’è tempo solo da dedicare a chi va in vacanza e ha il potere. Di decidere. AAARGGHHH!!!!

P.S.: stai a vedere che dopo questo post non arriva qualcos’altro… da presentare… il posto in Provincia occorre giustificarlo…

 

L’invasione dei caprioli

E’ un incubo. Ricordate un famoso film intitolato “L’invasione degli ultracorpi”? Extraterrestri entrano nella personalità degli uomini, di notte, attraverso un fagiolo.

Gli agricoltori qui in toscana sognano continuamente questo film solo che invece del fagiolo ci sono i caprioli o i daini. Sono dappertutto, si sono moltiplicati in modo abnorme, entrano, saltano, mangiano i germogli dei boschi, dei vigneti, mangiano i germogli delle barbatelle appena piantate, provocano incidenti sulle strade. Il contenimento con la caccia di selezione praticamente non esiste; predatori naturali, il lupo, non esiste. Esistono solo le bestemmie degli agricoltori che devono far fronte anche a questo problema con spray, recinzioni, scacci: tutto inutile, i caprioli sono capre. Un grido con tanta disperazione si ode nelle campagne: NO AI CAPRIOLI.

 

Le dannazioni del vignaiolo 2010

  • La grandine
  • I caprioli
  • I daini
  • La peronospora
  • La pioggia continua
  • La mancanza di Sole
  • Lo scasso che non si può fare per la terra bagnata
  • Il figlio che va male a scuola
  • Il sabato e la domenica a lavorare
  • Il mal di schiena
  • Il trattore che si rompe
  • Il litigio con la moglie
  • La malolattica
  • L’operaio che non vuol andare in pensione

Meno male che la sera c’è il vino a tavola! Laughing

 

Uno scenario apocalittico

           Nell'ipotesi più drastica possibile, prossimamente si potrebbe assistere ad un progressivo abbandono dei vigneti, un abbandono della qualità del lavoro in vigna e in cantina, una forte diminuzione degli imbottigliatori, un ridimensionamento del numero dei giornalisti e delle fiere e dei concorsi, il progressivo abbandono dell'uso dei legni per la maturazione del vino, il licenziamento di tanti operai, impiegati, enologi e assistenti enologi e poi l'indebitamento diffuso tra gli agricoltori, la depressione di chi ha investito una vita in questo nostro mondo di vino, i litigi tra tutti e tutto.

Dopo il quasi fallimento della Grecia, dopo il possibile fallimento di altre nazioni e l'Italia a Pezzi , che continua a reggere grazie ai gruzzoli da parte dei nonni, ma in esaurimento, tutta la società italiana, tutta la classe media, potrebbe subire un tracollo con ripercussioni terribili a causa del modello politico-economico degli ultimi 20 anni.

Speriamo che sia solo un'ipotesi fantasiosa, speriamo che i bambini, tra qualche anno, riusciranno a cambiare il mondo.

Una questione fondamentale

 

La discussione che riguarda il mondo del vino, si potrebbe trasferire nel mondo quotidiano.

Il recupero di un'identità, di una cultura, ma sopratutto di un modello di vita più soddisfacente, più lento, più rispettoso dell'ambiente e dell'uomo, dovrebbe essere una questione fondamentale. Esso

passa attraverso un cambiamento del modello di società e quindi dei comportamenti individuali.

La felicità non si raggiunge con il miraggio e l'acquisto dell'ultimo modello del telefonino, o dell'ostentazione dell'auto più grossa, ma attraverso una propria serenità che si può conquistare con forti basi culturali e se vogliamo spirituali, ma sopratutto occorre abbandonare l'idea che i beni materiali rappresentano “il massimo”.

Quando un produttore di vino "naturale" riesce con il suo comportamento, con la sua opera e il buon vino, con la sua identità, con la sua eticità a comunicare la speranza di cambiamento, questo è positivo.

Se un produttore di vino cerca il successo, vuole l'ultimo Suv, pretende di lavorare basandosi sul mero marketing e come un camaleonte cambia secondo le tendenze del mercato, questo è negativo.