Il Bio- sotto attacco

Ho sempre creduto che il cibo bio-dinamico o bio-logico fossero una forma alternativa alle produzioni dominate dalla scienza, un “dogma” troppo spesso motivato da interessi economici, seppur fondamentale e utile.

Nel mio campo tanti fattori stanno ostacolando l’idea bio-, che è soltanto un’idea in effetti. Ultimamente, ci sono difficoltà crescenti di produrre cibo in modo bio tradizionale e culturale causate dai cambiamenti climatici.

Inoltre ci sono difficoltà di produrre prodotti “simili” a quelli convenzionali, (dato che sono questi ultimi quelli che condizionano i gusti e le scelte alimentari). Ci sono difficoltà di comunicare le imperfezioni organolettiche e/o fisiche, spesso appunto intrinseche nelle produzioni bio-. Ci sono difficoltà a far capire che i prodotti antiparassitari di contatto usati  in vigna non hanno impatti devastanti come i prodotti di sintesi.

E per continuare a far esempi nel mio campo: la quercetina  e il brettanomyceto sono problemi che, fino a una decina di anni fa non esistevano in questo mondo ma che oggi sono sempre più “pesanti”. (Ma anche in vigna!: il Mal del L’Esca, vendemmie sempre più precoci, PH innaturali o alcol esagerati).

In conclusione, si parla oggi di produrre cibo senza terra, e sicuramente sarà possibile, ma mi suona come una rassicurazione per chi in futuro prossimo
non potrà permettersi cibo prodotto con la terra. 

Nei vini naturali la stabilizzazione tartarica è sempre più difficile a causa dei cambiamenti climatici

La stabilizzazione tartarica è il processo per cui i vini producono precipitazioni (tartrati) per cui dopo l’imbottigliamento non seguirà una precipitazione in bottiglia. Per ottenere la stabilità in via naturale (senza refrigerazioni artificiali oppure senza trattamenti con sostanza chimiche) il freddo dell’inverno è l’antico rimedio. I cambiamenti cimatici però, con temperature molto più miti di un passato anche recente, provocano un aumento delle temperature in cantina (anche d’inverno) quando solitamente le rigidi temperature determinavano le precipitazioni tartariche in botte o in vasca. Quindi sempre più spesso nei vini più artigianali si possono riscontrare cristalli sul fondo bottiglia.
Nulla di che, però vorrei sottolineare come questo è un aspetto che fino a ieri era spesso superato naturalmente, oggi è difficile superare in modo naturale. Si può ovviare con l’uso di frigoriferi, oppure in sostanze capaci di inibire le precipitazioni (alcune ammesse altre non ammesse nel bio-) ma il fatto rimane: negli ultimi anni è sempre più difficile raggiungere la stabilità tartarica in modo naturale. Questo è una delle tante conseguenze dei cambiamenti climatici che qualsiasi vignaiolo deve affrontare oppure comunicare. Per cui: se a fine bottiglia trovate dei sedimenti non spaventatevi, si possono eliminare con il travaso (decanter) oppure con un’accorta gestione della bottiglia.

Rimanere artigiani, oggi.

E’ sempre più difficile rimanere artigiani. Fatturazione elettronica, obblighi telematici con scadenze strettissime e tanto altro sembra tutto in funzione di un percorso verso l’eliminazione dei piccoli artigiani. Ascolto e osservo: solo i grandi gruppi con la loro economia finanziaria possono andare avanti e impongono le loro decisioni. Tutto deve implacabilmente crescere, sempre più, sempre più, a scapito degli artigiani che chiudono le attività senza ormai alcun ricambio generazionale e degli operai che guadagnano sempre meno (ci sarà infatti sempre qualcuno nel mondo a lavorare per meno). Un mondo che si basa sulla crescita, ma quale crescita e a quale prezzo?

Vendemmia 2018: le finestre operative molto strette

L’annata 2018 si è caratterizzata da frequenti piogge, umidità relative molto alte e caldo. Ancora una volta il Sangiovese, che solitamente qui a Caparsa a Radda in Chianti si raccoglie ad Ottobre, è stato raccolto nella quarta decade di Settembre, con un anticipo di due settimane.

Le finestre operative molto strette, tra una pioggia e l’altra, hanno messo a dura prova il vignaiolo e i suoi collaboratori. Soprattutto nelle coltivazioni bio i lavori per il controllo delle erbe infestanti con le lavorazioni meccaniche e poi i trattamenti contro le malattie della vite si sono caratterizzate da brevi periodi operativi che, se mancati o disattesi per qualsiasi motivo, hanno causato problemi.

Inoltre questa estremizzazione climatica, che forse chi vive in città non ha ben focalizzato, oltre a colpire le colture con più frequenza con la grandine,  favorisce la diffusione di insetti finora sconosciuti in molte zone. Parlo della Drosphila Suzuki, una mosca cinese, ed altri insetti che “bucano” gli acini e che favoriscono il marciume acido e la Botrytis Cynerea.

E’ occorso dunque intervenire con tempistiche giuste nelle finestre del tempo, che significa operare  con caparbietà e molto lavoro, al limite della sopportabilità. Siamo così riusciti a portare in cantina uve sane e ben mature anche grazie al bel tempo della seconda metà di Settembre proprio nel periodo vendemmiale.

W il 2018, W i vini di Radda in Chianti, W il Sangiovese

L’anima, la vita… e la vite

In ogni lavoro occorre metterci la vita e l’anima. Quest’ultima è uno stato d’animo fatto di istinto, fede, caparbietà, reazione alle avversità, praticità che provocano differenze nei risultati. L’anima negli esseri viventi è dunque una specie di distillato di stati d’animo differenti che se accompagnata da azioni congrue può dare soddisfazioni in ogni direzione della vita, nel tempo. La felicità è riuscire a dare il meglio di se stessi, pur nelle difficoltà. Anche le piante, e io lo osservo nelle viti tutti i giorni, hanno un’anima.
Pensierino della notte.

Arriverà sempre il momento di sconforto

Arriveranno sempre, a chiunque, i momenti in cui si pensa di arrendersi.

Una battaglia continua occorre affrontare ogni giorno, ma a volte lo sconforto prende il sopravvento. Nel mio caso i daini, i caprioli, i cinghiali, la peronospora, l’oidio, il mal dell’esca, la grandine e via così, che capitano o che ti frullano per la testa  con la paura e che devi affrontare anche se sei stanco: per affrontarli occorre un sacco di energie.

Naturalmente ognuno deve affrontare le proprie croci e un antico proverbio afferma: mai prendere le croci degli altri.

Penso a quei poveri disgraziati che affrontano l’ignoto con i viaggi della speranza, penso a coloro che perdono in un attimo familiari o si ritrovano disperati per qualsiasi motivo.

I motivi di sconforto sono molteplici e dipendono da chi sei, dove sei nato, cosa hai vissuto, cosa la vita ti ha riservato.

Io son nato destinato ad esser vignaiolo artigiano, ma mi raccomando non crediate che questo lavoro sia privilegiato rispetto agli altri.

 

Dove si ammette che gli artigiani del vino fanno tendenza

 

 

 

In questo video, in un twitter di oggi 23/5/2018 del Consorzio Chianti Classico, https://twitter.com/chianticlassico/status/999320471563882503
un curatore del Gambero Rosso, Antonio Boco, ammette che i piccoli produttori, gli  artigiani del vino che operano nel territorio del Chianti Classico hanno tracciato un percorso d’avanguardia con i loro vini, ormai seguito e imitato anche da aziende che posseggono i “grandi” numeri.

Bisognerebbe allora che le grandi aziende riconoscessero il lavoro dei tanti bravi piccoli vignaioli che operano nei territori, che si mettono in gioco in prima persone, divulgando, comunicando e che si impegnano per esaltare la specificità dei luoghi dove operano, pagando il giusto prezzo per la qualità dei vini sfusi ma anche favorendo la nascita delle Menzioni Geografiche Aggiuntive.

 

Gesù è morto: che significa qualità?

Immagine free presa da Internet

Cosa significa qualità?

E’ inutile che mi vengano a dire che qualità nei vini, o nel cibo in generale, significa più speziatura, oppure più finezza, oppure varie cazzate, oppure Gesù morto, oppure quelle ragioni commerciali che fanno la differenza a scapito della salubrità.

La salubrità di un vino, del cibo, che spesso è espressione di un territorio con tradizioni millenarie in Italia se ben interpretate, di cultura,  espressioni locali sane, magari semplici, significa per me e spero non solo, espressione di un modo di vedere la vita e il mondo che contrasta con le culture dominanti. Culture dominanti dove il farmaco, il fitofarmaco di sintesi, protocolli applicati ad ogni situazione risolvono le sintomatologie, temporaneamente, ma che alla lunga creano contraddizioni in termini di difesa immunitaria, per tutti.

La difesa immunitaria è la base di qualsiasi organismo vivente. Difesa immunitaria significa che lo stile di vita, la felicità del momento, la reazione, magari dettata  da condizioni ambientali estreme, è alla base di ogni organismo vivente nella difesa dello sforzo comune della vita di preservarsi.

Difesa immunitaria, che significa nel nostro tempo lotta al deficit immunitario  derivante da abusi di farmaci o fitofarmaci (nel mio caso specifico come produttore di vino), oppure da condizioni igieniche precarie o stili divisa estremi, oppure da stress psicologici derivanti dai modelli sociali, sono la base della comprensione della “psicologica” della vita.

Se il business farmacologico (fitofarmologico nel mio caso specifico come produttore di vino) può migliorare da un lato alcune situazioni difficili, può peggiorare le situazioni della vita quando l’uso indiscriminato risulta eccessivo per l’ambiente in cui la vita vive.

L’immunodepressione è la malattia del nostro tempo. L’immunodepressione si può combattere solo con culture sgombre da TROPPI interessi economici che spesso dettano leggi proprie, ma svincolate dal bene collettivo.

Amen.

 

 

Blockers e il Gallo

IMG_2786Passeggiando per Manhattan mi i sono imbattuto in una locandina di un film di prossima uscita : Blockers (vedi il trailer in lingua originale), in Italiano “Giù le mani dalle nostre figlie”. Come vedete dalla foto c’è un gallo, del tutto uguale al Gallo simbolo del nostro territorio e vino Chianti Classico. In effetti nella locandina in italiano non è presente, ma possiamo notare come nel trailer in lingua originale appare proprio il gallo nero, marchio famoso in tutto il mondo.

Non so cosa pensare, certo è che copiare il marchio è cosa molto strana, soprattutto quando mi ritorna in mente la causa persa a suo tempo dal Consorzio Chianti Classico Gallo Nero nei confronti della famiglia Gallo produttori di vino in USA che consideravano la parola nero un dispregiativo. Costò molte centinaia di milioni di Lire all’epoca, e il Consorzio non ha più potuto usare la parola Gallo Nero in qualsiasi pubblicazione.

 

Insofferenze emergenti

vino in bicchiereComincio ad essere un po perplesso per le troppe persone sui social enoici, Instagram, Facebook, Twitter, insomma i “protagonisti” del mondo vino, i professionisti della comunicazione o persone amanti del vino o produttori che raccontano con le immagini le proprie storie, le proprie bevute, che troppo spesso fotografano, lodano, esaltano  le bevute con i (soliti) vini di lusso, costosissimi, irraggiungibili (ma evidentemente non tanto data la frequenza di visibilità). Non è invidia, intendiamoci, (“lui in fondo è un contadino”) ma a me sembra, dal tono, che vogliono comunicare un fondamento: voi siete i poveracci che si accontentano, noi siamo quelli che si permettono certi vini costosissimi e dunque “io sono io e voi non siete un cazzo” (Marchese del Grillo Cit.).

Ecco, questa la volevo proprio dire.