Il bio- è a un buon punto!

Sto constatando come il bio-, l’idea sana della produzione alimentare bio- (-logica o -dinamica), sia ormai una realtà affermata sopratutto nel mondo del vino italiano.

E’ una grande sodddisfazione vedere come ormai il percorso verso logiche in cui la qualità si confonde con la salubrità nelle metodologie rispettose verso l’ambiente sia innegabilmente ad un buon punto. Ormai anche grandi aziende che conducono centinaia di ettari si sono infilate in questa logica; è bello e sano, e se qualcuno vede invaso un campo che si presume esclusivo per appartenenza politica o economica, si sbaglia di grosso.

L’obbiettivo di base delle produzioni bio- sono infatti quelle di diffondere una cultura di produzione e di consumo differente rispetto a quello che normalmente ci viene proposto: la quantità indiscriminata e il consumo fino a se stesso che finisce per creare una economia insostenibile.

E’ interessante osservare anche come ognuno percorre il percorso a modo suo, ma l’importante è IL PERCORSO, che sicuramente non si fermerà mai e conoscerà sempre nuovi aspetti.

Uno degli aspetti più rilevanti nel mondo del vino, affascinante, è il territorio. In Italia ormai si apprezza sempre meno (quasi!) uno stile di vino uniforme, di genere, come invece spesso avviene in molti Paesi del Mondo. Si comincia ad apprezzare i vini come espressione dei suoli, dei climi, dei produttori, delle metodologie agronomiche ed enologiche. Tutto questo aiuta molto l’idea Bio- poichè solo i vini di territorio godono della qualità e della sostenibilità nel territorio: è un circolo virtuoso.

 

Prefisso BIO suffisso LOGICO o DINAMICO

produrre BIO- è  un lungo percorso ricco di contraddizioni, a volte di compromessi come l’uso del trattore oppure della monocultura, ma è importante ricordare il discorso sul perchè si intraprende questa pratica. Spero solo che la maggioranza dei produttori non si sia ispirato perchè ormai in molti lo fanno, oppure perchè è un mercato in espansione, bensì dal desiderio di cominciare e continuare culturalmente e praticamente a difendere l’ambiente dagli attacchi di uno sviluppo non sostenibile.

Come dice Antoine di Casina di Cornia, “Il Bio deve smettere di fare battaglie interne, magari tra logici e dinamici, oppure di piccoli contro i grandi, oppure i puri contro i compromessi; il Bio deve tornare ad essere un mezzo per “liberare” l’agricoltore dal monopolio dei prodotti chimici delle industrie famaceutiche ma sopratutto deve essere una posizione politica.”

L’augurio è che molte generazioni si succederanno per migliorare le tecniche bio- fino ad arrivare a un risultato sempre più perfettibile nella speranza di un mondo migliore.

 

Il contrasto del Vinitaly con i vini naturali

Si parla di cambiare il mondo, si parla del bio e del bio dinamico come sistema pulito e come stimolo a cambiamenti virtuosi per l’ambiente e l’economia verde. 
E allora mi domando come il potente Vinitaly possa essere tramite di questi concetti, con Il suo Vivit (vigne vignaioli terroir), ma sopratutto chi con la partecipazione avvalla un sistema che si basa solo sul profitto, lecito per carità, ma sopratutto un sistema contrario  a tutte le logiche del naturale: il traffico, i parcheggi, la grandezza abnorme della fiera dove migliaia di aziende si affollano per cercare di emergere dal magma, dove regna il valore dell’apparire, la poca sostanza, dove si ostenta giacca e cravatta e ragazze più o meno provocanti esibite a volte come statuine, insomma un’immagine che rappresenta in pieno gli ultimi venti anni dell’Italia. Vivit, un mondo a parte qualcuno potrebbe dire, ma per me un recinto che fa guadagnare chi vive di discorsi. Chi predica km 0, chi predica la naturalità o qualsiasi altro termine simile, siamo sicuri che  la fiera di Verona sia il luogo adatto per questi argomenti? Non sarebbe meglio per diffondere i concetti di naturalità scegliere i luoghi dove si lavora, in vigna e in cantina, o eventi locali, di Paese, o manifestazioni più piccole, rassicuranti, meno inquietanti? 
Non vorrei che qualcuno si offendesse per questo post, spero solo che si apra un dibattito pacifico.

 

Il bio non deve diventare moda

Il bio -(logico e dinamico) non deve diventare moda. Deve essere ispirato da ideali, un modo nuovo di intendere la vita e i comportamenti. Dopo la caduta delle ideologie, anche gli ideali negli ultimi venti anni si sono persi. E’ contato solo la corsa verso il successo e la realizzazione personale, costi quel che costi. Non ci sono più riferimenti a parte le indicazioni della pubblicità.

Il cibo bio-, e quindi il vino, devono rappresentare un cambiamento necessario per la continuità della vita sulla terra. Non solo il fine per vendere, ma strumento per i cambiamenti sociali. Sostenibilità, protezione dell’ambiente, etica delle produzioni alimentari, devono diventare valori senza i quali si rischia di veder affossato questo fenomeno dal tempo, come tutte le mode.