Chianti Classico: che succede a Giugno?

Fino a Giugno sarà possibile vendere il vino “Atto a divenire Chianti Classico” agli imbottigliatori o alle Aziende a cui non è sufficiente la propria produzione di vino Chianti Classico.

Dopo Giugno, si potrà vendere solo “Vino Chianti Classico”, vale a dire certificato.

E’ un passaggio ricco di incognite. Ma epocale.

Il mercato in questi giorni è molto attivo, in quanto molte aziende vendono e comprano all’ultimo momento, prima che scatti questa variazione: comprare e vendere ancora il “Vino Atto a divenire Chianti Classico” ha i suoi vantaggi.

Questo significa infatti che il vino può essere modificato, tagliato, sistemato nei mille modi che ogni buona cantina sa fare.

Chi produce senza tanti cazzi, chi fa tutt’erba un fascio, dopo Giugno potrebbe avere qualche problema in quanto per vendere il vino dovrà certificarne l’idoneità.

Occorre riconoscere che chi ha sempre prodotto con ottime qualità, il vecchio sistema “atto a divenire” era un sistema penalizzante in quanto il prezzo del vino sfuso Chianti Classico non si è mai basato sulla qualità del vino, ma si è sempre basato sulla “carta”, cioè dai “carichi” dei vigneti, indipendentemente dalle qualità.

Da Giugno i giochi cambiano. Per lo meno si spera.

Sicuramente dall’annata 2014, questa in corso, assisteremo a un’impennata di vendite di Uve a Chianti Classico e ad una marcata diminuzione di vinificazioni a vino Chianti Classico dei piccoli produttori: azzardarsi a vinificare e vedersi rifiutare l’idoneità costringendo la vendita del vino a IGT, non vale la pena, meglio vendere l’uva.

Chi possiede l’arte di vinificare buoni vini, potrebbe trarne beneficio con un consistente aumento del prezzo.

Non sò se sarà in effetti così, perchè la burocrazia aumenterà a dismisura per chi vinifica, perchè molti piccoli produttori saranno costretti a chiudere se non saranno in grado di fare buoni vini, perchè se faranno gli accordi tra i “grandi” a scapito dei “piccoli” sarà l’ennesimo modo di inchiappettare i soliti deboli… comunque… staremo a vedere.

(La foto mostra un muro di sassi di Alberese in una casa di Radda in Chianti, tipico suolo dove si produce vino Chianti Classico tra i più pregiati e fini).

Tappo a vite: un tabu?

Una notizia forse passata sottotono riguarda la tappatura delle bottiglie di vino. Infatti il decreto UE del 16 Settembre 2013 modifica le norme cancellando la regola generale che prevedeva per i vini Docg solo il tappo di sughero (regolamenti 1234/2007 e 607/2009).

Sono sempre stato diffidente rispetto alle chiusure alternative al sughero, ma mi sto rendendo conto che anche il tappo a vite offre innegabili vantaggi. Meglio del tappo in silicone è certo, perchè dopo qualche anno il tappo si indurisce e non tiene “trafilando” ossigeno se in verticale o perdendo vino se in orizzontale; meglio di molti tappi di sughero che cedono il tipico sapore di “tappo” è evidente, ma anche meglio di quei tappi di sughero che alterano le qualità organolettiche dei vini senza dar sapore di “tappo” (e questi sono proprio tappi “canaglia”); meglio anche di quei tappi che, seppur buoni, si rompano a metà, sciupando la bella magia sella “stappatura”.

Proprio oggi Francesco gestore del Ristorante Albergaccio di Castellina in Chianti (a proposito: è un posto dove si mangia e si beve divinamente!), mi ha confessato che non vede l’ora che tutti i produttori si convertino al tappo a vite, anche per i vini di alto pregio. Anche il disciplinare del Chianti Clasico attualmente lo vieta. Lui è stanco di assaggiare ogni volta al tavolo per scoprire il tappo “canaglia” e si deprime quando apre la bottiglia con l’evidente sapor di tappo. Lui auspica, anche grazie alla recente normativa dell’UE, che in pochi anni anche i vini di pregio useranno questo tipo di chiusura. Servire al tavolo, senza la preoccupazione del sapor di tappo sarebbe meraviglioso!. A Francesco queste opinioni si sono oltremodo rafforzate parlando con Paolo De Marchi, il quale gli ha fatto assaggiare un vecchio vino, il Cepparello, imbottigliato per il mercato UK che pretende solo questo tipo di chiusura: è risultato fantastico, fresco e integro più dello stesso vino tappato con il sughero. Insomma un risultato sperimentale straordinario. E se poi lo dice Poalo De Marchi, è una garanzia.

Io ho fatto un vino eccellente, il 1999 Doccio a Matteo Riserva Chianti Classico (ho ancora pochissime bottiglie), che però ha avuto un’incidenza del 20% di sapor di tappo (evidente o canaglia): mi ha rovinato molti anni della mia vita e il dispiacere lo porto ancora dentro di me. Ho sempre dato la garanzia del cambio, ma non è una vita sana…

Quale produttore di vino può riportare esempi di casi simili? Tutti.

Tra l’altro anche il mondo di vinoappassionati sembra ormai non avere più preconcetti… vedi l’arrticolo su Intravino del 16 Nov 2011

Un vino da vecchi: il Chianti Classico

 

Una delle ragioni per cui il Vino Chianti Classico batte la fiacca sul mercato italiano, è quella di apparire e rappresentare un mondo stantio e “vecchio” per vecchi.

Addirittura Intravino, con Antonio Tomacelli in un suo recente post, afferma “Non impallinatemi, non sto dicendo che sia un vino da vecchi ma, insomma, ci siamo quasi.”

Cercando di essere obbiettivi un po’ di verità c’è per due motivi: il primo abbastanza intuibile, il prezzo medio relativamente alto che scoraggia i giovani all’acquisto, il secondo è la tipologia, che impegna il consumatore alla ricerca dell’abbinamento con pietanze appropriate, non sempre facili e realizzabili per motivi di spazio, tempo, ecc..

E’ dunque un vino difficile di questi tempi, per cui si finisce per acquistare vini più facili per tutte le occasioni (e non è detto più economico).

La ricetta per risolvere il problema è il nostro territorio. I Monti del Chianti riservano esclusive bellezze, ricordano sempre il piacere della vita, l’armonia della Natura, dei vigneti, la pace. Visitare il Chianti è un sogno per molti e chiunque è già stato in questo territorio ha mangiato bene, ha dormito bene, ha dimenticato per un attimo il caos delle metropoli.

Allora perché non cercare d’invogliare di rivivere quei momenti con l’acquisto di una buona bottiglia di vino Chianti Classico, comunicando il territorio, di ciò che hanno visto e provato, NEL vino? Le Menzioni Comunali e l’inizio di una zonazione unica in Italia, andrebbe in questa direzione.

E’ possibile una perestrojka e una glasnost in Italia?

Recentemente il Consorzio Chianti Classico ha inviato una circolare per sondare tra i soci i quantitativi prodotti di vino Chianti Classico.

Bella cosa, ma penso che pochi risponderanno. Io ho risposto ed ecco i dati che rendo pubblici:

Su ettari 9,79 ho prodotto vino Chianti Classico nel 2013 Hl 355; nel 2012 Hl 350; nel 2011 Hl 420; nel 2010 Hl 103,60. Qualcuno si chiederà perchè ci sono queste altanelanze di produzioni. E’ normale, sono Bio-logico, a volte le annate perdono quantità per vari motivi che non sto qui ad elencare. In sostanza l’agricoltura non è razionale come una fabbrica, ma è soggetta alle condizioni climatiche (forse molti non se lo immaginano nemmeno…).

Comunque si evince come qui a Caparsa si produce da poco più di 10 Hl/Ha, fino ad un massimo di 42 hl/Ha. Tenete presente che il disciplinare prevede un massimo di 52 Hl/Ha

La mia esternazione, questo post, riguarda questo: non ho mai capito come diavolo molti altri produttori riescano a produrre, o dichiarano, sempre 52 Hl/Ha… naturalmente senza voler essere presuntuoso, e senza dare assolutamente responsabilità agli altri, sicuramente più bravi di me.

Però concedetemi qualche dubbio sulla trasparenza in generale, senza parlare di quella pubblica o partitica.

Io penso che oggi, non domani, o cambia la cultura dell’italiano, che ancora se c’è l’occasione agisce in modo troppo “furbetto”, fregandosi altamente della comunità, oppure siamo in un vicolo cieco dove uscirne non si può.

Molti anni fà un Presidente cambiò, o tentò di cambiare, un sistema politico nazionale con la perestroika, che letteralmente significa “ricostruzione” e identifica il complesso di rifirme economiche, in simbiosi con una maggiore trasparenza nella vita pubblica, definita glasnost (Cit. da Wikipedia)”. Oggi occorrerebbe che gli Italiani tutti cambino con una maggior trasparenza nella vita reale… e non pretendino solo che cambino gli altri. Dovremo farlo tutti insieme… ma come si può fare in Italia senza rischiare di passar da bischeri? .

Radda in Chianti Superstar

Radda in Chianti per Storia e vocazione del Territorio sta vivendo un momento magico nel mondo dei migliori vini del Mondo. Tutte le guide del vino, tutti gli esperti, ormai ritengono questo piccolo comune del Chianti ai vertici della produzione di qualità paragonabile solo ai vini prodotti a Montalcino.

A Radda in Chianti ci sono Piccoli ma altrettanto bravi Grandi produttori, da Roberto Bianchi (Val delle Corti) a Zonin (Castello di Albola), da Piero Lanza (Poggerino) a Castello di Volpaia, da Riccardo Lanza (Pruneto) a Daniele Ciampi (Monterinaldi), potrei proseguire mettendoci anche me, e mi scuso per tutti gli altri che non ho nominato (come ad esempio Michele Braganti di Monteraponi…), ma meglio che vi affidate ai consigli degli esperti.

A Radda in Chianti anche i Nobili hanno smesso di fare i Nobili per rimboccarsi le maniche! (Piero Lanza e Francesco Bertozzi del Barlettaio).

A Radda in Chianti c’è anche uno dei più grandi, bravi ed esperti costruttori di vigne:  Fabio Fronti 100% Raddese (Agrichianti), che ha ricostruito la maggior parte dei vigneti non solo di Radda ma di mezzo Chianti negli ultimi venticinque anni e più. Con la sua esperienza e conoscenza dei luoghi e della agronomia ha contribuito notevolmente a ricostruire un prestigio meritato.

A Radda in Chianti giovani produttori si stanno facendo meritatamente conoscere con vini di assoluta eccellenza (Diego Finocchi con L’Erta di Radda e Angela Fronti con Istine)

A Radda c’è il monumento al Sangiovese: Montevertine.

Ma ì che c’è a Radda in Chianti?

Tutti qui a Radda si danno da fare e più o meno consapevolmente hanno fatto squadra insieme: artigiani, viticoltori, grandi imprenditori, turismo: sarà il territorio, la cultura che ispira questo meraviglioso luogo, sarà lo spirito di riscatto dopo 25 anni di completo abbandono a fine guerra che oggi siamo orgogliosi di gridare tutti assieme:

W RADDA!

Come procede la maturazione del Sangiovese a Caparsa

Come si evidenzia nel grafico della temperatura media degli ultimi 30 gg., si nota come l’escursione termica a Caparsa è molto elevata. Questo fa pensare al momento a una maturazione con forti caratteristiche aromatiche e fini del Sangiovese che sicuramente verrà raccolto in Ottobre.
Anche le precipitazioni come nel grafico allegato sembrano estremamente in armonia per proseguire la maturazione lenta ma inesorabile, qui a 450 metri nel cuore dei Montri del Chianti.

 

 

La Gran Selezione?: Una boiata.

Il Vino Chianti Classico, oltre alla confusione col Vino Chianti, ha la classificazione “Annata”, “Riserva” e “Gran Selezione”: vallo a spiegare al consumatore… spesso occorre delle mezz’ore per spiegare le differenze: i clienti fanno si col capo per non passar da scemi, facendo finta di capire. Se poi si comincia a tentar di spiegare gli Igt con tutte le loro classificazioni si rischia di farli fuggire a gambe levate…

Invece di semplificare, riconoscendo semplicemente i vini prodotti nel Chianti Classico nei singoli distretti comunali (zone ben distinte) si è preferito riconoscere le qualità nel senso di azione umana ed enologica (Gran Selezione), sacrificando così il territorio nella sua varietà (il riconoscimento zonale).

Le menzioni comunali e sottocomunali incrementerebbero la comunicazione e la valorizzazione dei territori e dei comuni anche quelli ritenuti a torto “inferiori”: ritengo una boiata affermare che, ad es., S.Casciano o Barberino non producono vini di grande valore, ci sono fior fiore di aziende ovunque!; inoltre le menzioni comunali incentiverebbero l’aggregazione di produttori, fenomeno estremamente positivo (l’ultima aggregazione è a Lamole, ma anche a Radda si è a un buon punto).
Tra l’altro con la creazione delle menzioni, potrebbero innestarsi circoli virtuosi per la creazione e valorizzazione di distretti bio, modello Panzano: I distretti bio sono e saranno sempre più importanti nel mercato di qualità, tralasciando qui i benefici ambientali, ma sempre che la denominazione Chianti Classico voglia andare davvero verso alte vette!

 

Vitis Vinifera di 2400 anni a Radda

La targhetta posta accanto alla provetta recita: “Acini carbonizzati di Vitis Vinifera” scoperti sul Poggio alla Croce a Radda in Chianti, ma non dice che quei minuscoli tre acini hanno 2.400 anni. Penso che una testimonianza del genere così antica nessun territorio vitivinicolo, può vantare. Infatti la testimoianza più antica sembra sia una sostanza secca proveniente da uva rinvenuta in una giara datata 7.000 anni in Iran, ma certo lì il vino non è oggi prodotto.

Non è quindi un caso che Radda in Chianti e il suo territorio ancora oggi dopo migliaia di anni sia al centro dell’attenzione dei vini del mondo. La vite quì ha continuato in molti modi a perpetuarsi, fino ai nostri giorni. Pensare che gli Etruschi coltivavano la vite, consumavano e vendevano il vino fino a farlo giungere in luoghi impossibili da pensare, è entusiasmante. Dopo almeno 2.300 anni ancora accade, documentato.

Al Museo di Castellina in Chianti.

Agriturismo

Da oggi Caparsa apre il nuovo agriturismo. Un casina di 80 metri quadri tra trattori, vigne e vini. Dopo 8 anni di sospensione di questa attività causata dalla troppa burocrazia e dall’impossibilità di dedicare tempo a questa attività per la nascita dei quarti e quinti figli, ma sopratutto per dedicare le energie al vino e alle vigne, si ricomincia.

I ricordi tornano a venticinque anni fa quando nel Chianti c’erano moltissimi turisti che si raccomandavano di trovar da dormire, i pochi e primi agriturismi pieni zeppi, gli alberghi non c’erano (a Radda la Miranda e il Semplici) e molti costretti a dormire in macchina… Roba di altri tempi: in pochi anni al seguito del successo degli agriturismi, camere, alberghi, Bed and Brekfast, Case Vacanze si sono moltiplicati a dismisura fino a sentire le continue lamentele di questi anni difficili, di tutti. Ma noi italiani quando impareremo a operare con lungimiranza e con misura?

 

 

Il Chianti Classico è ormai nei fatti una Denominazione di ricaduta?

Il nuovo Gruppo su Facebook “Vignaioli di Radda”, che in un sol giorno di vita ha raccolto oltre 150 adesioni, oppure le Aziende di Lamole, ma anche realtà più istituzionalizzate come i Viticoltori di Panzano in Chianti, e i Viticoltori di Castellina in Chianti, dimostrano come ormai nel territorio dei Monti del Chianti dove si produce il vino Chianti Classico esistono forze dove la zonazione è un dato di fatto.

Il fenomeno è un salto a piè pari nei confronti del Consorzio Chianti Classico, organismo che dovrebbe rappresentare tutte le realtà produttive ed economiche del territorio e del vino Chianti Classico dove si parla di zonazione da decenni, ma senza alcun risultato pratico. La zonazione di un vasto territorio dove si produce vino, con la quale si esaltano proprietà ben delimitate dei produttori, del suolo e dei vini, rappresenta un enorme valore aggiunto per chi vuol approfondire e capire, che non si accontenta più della generalizzazione. Insomma tutto un mondo di vino che crede nelle singole aziende e nella specificità dei territori e non si accontenta più di una denominazione che appare sempre più al servizio dei grandi imbottigliatori, della grande distribuzione e dei grandi mercati.

Per questro motivo, come insieme si valutava con Roberto Stucchi di Badia Coltibuono in occasione della riuscita manifestazione “Sangiovese Purosangue” a Roma la scorso week-end, la Denominazione Chianti Classico appare come una sorta di ricaduta, al di sotto dei singoli territori che nella loro diversità producono vini con linee gustative riconoscibili ed esclusive, ormai di fatto esistenti e riconosciute.