The Next Rooster of Michael Godel

Michael Godot writes about the new generations at forty-four wineries in the Chianti Classico region. Caparsa, run by Paolo and Gianna’s five children, is one of them. This interview captures the essence of a generational handover that is never straightforward. The book can be ordered from the Chianti Classico Consortium or online.

Trattorista da oltre mezzo secolo

e Coltivatore Diretto. Questo sono io.

Ma tutto è cambiato e la notte non ho riposo.

Mi rammarica il fatto che non posso più lavorare col trattore, formalmente, finché non frequento il corso anche se forse qualche giovane lo potrei formare io spiegando semplicemente cos’è il baricentro e un pochino di meccanica.

Poi la sera nel dormiveglia mi agito nel letto, pensando che forse è giunta la scadenza dell’autorizzazione dello scarico delle acque reflue tramite fitodepurazione: domattina all’alba dovrò controllare.

Non riuscendo a dormire do uno sguardo alla Pec, così tanto per lavorare ancora ed ecco che mi si annuncia l’ennesimo controllo in cantina: il Sian deve essere correttamente compilato nella giungla delle regole con tutte le operazioni di cantina e in tutte le forme più minuscole, al litro, e soprattutto formali.

L’ansia della notte però aumenta ripensando alle ottemperanze sulla sicurezza avendo tre avventizI, pagati e assunti con una casa: armadietti che non usano, corsi di vario genere, tecnici per capire che devo fare, tredici luci di emergenza nella cantina sotto casa dove abito.

Anche gli ingegneri e i geometri hanno la loro parte di burocrazia: le certificazioni dei minuscoli impianti elettrici e dei macchinari, insieme alle tasse e alle ispezioni della sorgente dove attingo le acque per casa e per la cantina (e la loro manutenzione, che ogni tanto sti tubi si intasano per il calcare).

Non riesco ormai più a dormire ripensando la questione del maneggio dei prodotti fitosanitari che, biologici come me o convenzionali, dobbiamo giustamente essere autorizzati e tracciare, senza dimenticare le revisioni periodiche dei macchinari.

Provo a riaddormentarmi ma mi sveglio nel panico poiché qualche giorno prima al travaso di vino non avevo applicato il giusto cartellino e sinceramente non ricordo che cazzo avevo travasato e quante perdite ci sono state, ma era giusto farlo in quel momento e allora provo a ricordare, ma l’alzahimer sta avanzando. Giunge anche il momento del ricordo in cui il fantasma che ha rotto il tridisco al trattore per lavorare le vigne sotto la fila del vigneto, e pure il trinciatutto, mi ha fatto bestemmiare peggio di un Turco e sudare dal mio corpo non più giovane e che poi scopre che il meccanico non ce la  fa a riparare tutto a tutti e ci vuole alcuni mesi di tempo. Cavolo.

Nel frattempo capita che arrivino insieme i controllori dei controllori.

Poi scopro che in un articolo, oggi, si dichiara che occorre mantenere il paesaggio vitivinicolo in Italia ai fini turistici, perché tanto il vino non lo beve più nessuno… bah! Che tristezza ragazzi,

Non so quanto riuscirò a lottare ancora, ma forse sta lotta, per quanto mi riguarda, sta giungendo fortunatamente al termine. Beati i bambini che credono nelle fiabe.

Il mondo impazzito

Mi sembra che tutti i bei propositi ambientalistici per una agricoltura pulita, tutti gli sforzi per tentare di tenere pulito il pianeta, tutte quelle regole che in Europa sono state introdotte per la (presunta) tutela dei consumatori stiano andando a rotoli.
Quando i bambini e le persone muoiono per le guerre stupide condotte dagli idioti, quando la speranza di vivere dignitosamente si perde, quando la sofferenza diventa abitudine, cosa rimane dello sforzo di produrre bene e meglio? La tentazione di gridare vaffanculo a tutto e a tutti, questo rimane.
Si lo so, occorre sempre essere positivi ma in questo periodo io faccio fatica. Tanta fatica.

Vino e canne

Diciamo la verità: la relazione tra quantità del consumo di droghe leggere e vino non è mai stata affrontata… seriamente.
Il vino nel Mondo ha smesso di rivestire una funzione alimentare, dunque è la sua funzione ricreativa e socializzante al centro dei motivi di consumo.
Il calo di consumi di vino in Italia e all’estero sono quotidiani, riportati nei blog, notiziari e statistiche, a volte con toni davvero terroristici per chi produce vino e non solo.
A mio parere una delle molte ragioni della diminuzione del consumo di vino, oltre al potere di acquisto, oltre alle super-produzioni, oltre a pseudo ragioni salutistiche può anche essere legato all’aumento del consumo della Marijuana o Cannabis.
In generale le canne fanno diminuire il desiderio di bere vino, assolvono la funzione ricreativa, socializzante e salutistica (perché non c’è alcool), a prezzi contenuti.
Negli USA il consumo della Marijuana è stato liberalizzato in moltissimi Stati, con un conseguente, probabile, aumento del consumo. Negli Stati Uniti l’uso terapeutico della pianta è stato legalizzato in 37 stati federati, 4 territori e nel Distretto di Columbia. I paesi ad aver legalizzato l’uso ricreativo della cannabis sono Canada, Georgia, Germania, Malta, Messico, Sudafrica, Thailandia e Uruguay.
Tutto sto pippone per dire in poche parole che il consumo di vino diminuisce anche per la concorrenza della maria.
Sarei curioso di leggere una statistica, che nessuno ha mai fatto, con il parallelo del consumo delle due sostanze “ricreative”: sono sicuro che vedremo una linea decrescente (il vino) e l’altra crescente (la maria) con la medesima percentuale inversa.

Meno vino e più marijuana, insomma.

Vino dealcolato? No, Grazie

Siamo alle porte di numerosi eventi dedicati al vino.

Tutte le maggiori fiere, come il Vinitaly, stanno organizzando incontri, seminari sul tema e anche degustazioni.

Le novità sono sempre state e saranno oggetto di importanti rimbalzi di comunicazione, sempre alla ricerca di notizie da rivendere in qualsiasi forma.

Recentemente ho assaggiato vini a bassa gradazione ottenuti con vendemmia precoce che in verità mi hanno davvero schifato, ma non mi sono mai azzardato ad assaggiare vini dealcolati.

Questi i miei motivi:

  • vieterei la parola vino, magari la chiamerei “bevanda con ingrediente d’uva”: da quando il mondo è mondo la fermentazione è fenomeno naturale, ma la dealcolizzazione decisamente no, quindi lo sbaglio nel definire “vino” la bevanda dealcolizzata è concettualmente errata.
  • Fino ad oggi sono stati interessati alla dealcolizzazione le partite più scadenti.
  • Per sostituire la dolcezza dell’alcool occorre ricorrere agli zuccheri aggiunti
  • La motivazione di salubrità di una bevanda dealcoolizzata, causa la tossicità dell’alcool si sacrifica con il processo industriale, attraverso l’uso di additivi, gli ingredienti, le manipolazioni fisiche e chimiche. Un giorno, per curiosità, voglio leggere l’etichetta ambientale di questi troiai, cioè gli ingredienti e l’energia nutrizionale, sempre che siano veritieri e paragonarli con il vero vino… Ma non lo farò mai, perché io berrò sempre il vino vero, quello buono, meglio se poi è pulito e giusto.

Oltre 200.000 visualizzazioni…

Certo è che i Social sono diventati centrali nella vita di noi esseri umani.

Nella mia gioventù si beveva il vino all’osteria ed era sempre presente a tavola. Oggi si beve molto meno vino quotidiano, più spirits o bevande alcooliche fuori dei pasti, ma sopratutto si guarda il telefonino, instagram e tanto altro.

Ecco perché mi sorprende il report di un video che ho girato a fine Settembre 2025 nel periodo di vendemmia che Instagram sicuramente ha rilanciato con i suoi algoritmi e che ad oggi 15 ottobre risulta riprodotto per oltre 201.000 volte.

Da una parte mi fa piacere, dall’altra mi inquieta. Eccolo qui: (1) Instagram

Eventi guide: si o no?

Ricevo da alcune guide le comunicazioni di aver ricevuto riconoscimenti per alcuni vini, senza indicare il tipo di premio e contemporaneamente si invita a partecipare ad eventi o a spazi pubblicitari a pagamento.
Ambiguo, no? Messa così sembra che solo con la partecipazione si potrà avere premi più alti.
Alla luce dei forti cambiamenti del mondo del vino in atto, economici, comunicativi e altro mi chiedo se sia giusto procedere in questo modo.

La finanzializzazione del vino

Fino a diversi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale in Italia il vino era un prodotto alimentare ambito e necessario per condurre vite e lavori spesso molto pesanti e manuali.
Da un ventina d’anni e oltre, il vino è diventato prodotto voluttuario, non più necessario come in passato anche perchè i lavori manuali e di fatica si sono notevolmente ridotti.
Contemporaneamente, da una produzione di vino da agricoltura prevalentemente promiscua e famigliare si è passati a una produzione intensiva, dove le proprietà si sono adeguate ai cambiamenti imposti in qualche modo dalla globalizzazione.
Sopratutto nei luoghi più prestigiosi di produzione di vino, oggi, grandi gruppi finanziari investono quei denari frutto della creatività monetaria, e non più frutto di una economia reale.
A mio modesto parere, a fronte di innegabili vantaggi, questi sono i rischi legati alla finanzializzazione del comparto:
– perdita delle relazioni sociali
– aumento del costo della vita
– sfruttamento di manodopera che lavora senza affezione ai luoghi
– perdita della manodopera locale
– difficoltà nei passaggi generazionali
– omologazione dei vini
– riduzione dei consumi

A mio parere la fianzializzazione e la speculazione sta anche causando una generale diminuzione dei consumi causata da linguaggi obsoleti dei portatori di storie, magari laureati in marketing ma spesso scollegati con il reale.

Chiaro è che esiste una grande dinamicità, molti giovani provano a entrare in questo mondo spesso con successo ed esiste quindi senz’altro la speranza di un futuro alternativo e roseo poichè siamo tutti collegati.

Cambio di proprietà a Caparsa

Dopo 42 anni di conduzione, sono ad annunciare il cambio di proprietà di Caparsa. Alla morte dei miei genitori, la proprietà si era divisa tra i miei due fratelli ed io.
Ho trascorso un paio d’anni di grandi preoccupazioni, la scelta era quella di vendere per soddisfare le quote dei fratelli oppure trovare una soluzione.
La soluzione, sofferta, l’abbiamo trovata senza il ricorso di legali. Consultando i miei cinque figli che hanno espresso la volontà di continuare il sogno di mio padre e proseguito dal 1982 da me e Gianna, la mia compagna di vita, nonostante che tutti lo sconsigliavano (“Ma che fai, vai a fare il contadino in quel posto pieno di sassi e abbandonato dal Mondo?”), mi sono caricato le responsabilità di acquisire le quote dei miei due fratelli. Dal 23 Aprile 2025 sono l’unico proprietario di Caparsa.
Spero che sia stata una decisione sensata, anche se l’esborso è senz’altro oltre le mie reali possibilità: non sono un fondo di investimento, un grande gruppo, una banca o un’assicurazione, sono un coltivatore diretto. A quasi 67 anni mi toccherà morire qui lavorando e sodo, ma i miei cinque figli avranno una buona carta per vivere e proseguire nel solco iniziato nel 1965 da mio padre Prof. Reginaldo Cianferoni. Nella speranza che i vini di Caparsa regalino, sempre, quelle emozioni necessarie che illuminano ogni tanto le difficoltà della vita.
Un particolare ringraziamento alla mia compagna di vita Gianna che, senza la sua energia, forza, caparbietà e sacrifici non sarebbe stato possibile costruire questa realtà a Radda in Chianti.

Dazi e rischi Usa

Io voglio molto bene agli americani, popolo godereccio, spendaccione e simpatico che a fine guerra hanno aiutato a liberare l’Italia dal Nazifascismo.
Questi giorni pieni di novità dagli USA, come i dazi che alterano profondamente gli equilibri economici mondiali sono la notizia che ogni giornale e ogni cittadino commenta.
La preoccupazione è all’ordine del giorno, specie l’agroalimentare italiano che ha una vocazione di esportazioni dove gli USA sono il mercato principale. Penso che quel mercato sia ed è stato una miniera d’oro, dove il prezzo dei prodotti spesso si è alterato al rialzo a volte, diciamola tutta, non giustificabile con la qualità ma solo dal punto di vista del business.
Per questo motivo intravedo una certa crisi per i prodotti di bassa qualità, che con i dazi potranno avere ripercussioni sopratutto sui cittadini americani meno abbienti, che sono la stragrande maggioranza e che mai si potrebbero permettere il Parmigiano Reggiano o il vino Chianti Classico di qualità.
Ma gli americani ricchi che si sono permessi e sempre si potranno permettere cibo di qualità a qualsiasi prezzo anche con i dazi esagerati, rischiano grosso.
Infatti a seguito dell’imposizione dei dazi, sopratutto chi produce qualità, salubrità, bio-, ecc. e più in generale l’agroindustria italiana (ed europea) si rivolgerà sempre più ai mercati finora sottovalutati: il mercato del Mondo è grandissimo. Fino ad oggi noi e tutto il settore vitivinicolo sempre ha preferito il mercato USA (tra l’altro molto divertente), ma che potrebbe succedere dopo alcuni anni di riposizionamento in altre zone del pianeta dei prodotti di qualità sui mercati mondiali? Se gli USA perderanno quote di mercato dei prodotti di qualità in poco tempo, saranno poi capaci di riacquisire quei prodotti che per natura qualitativa saranno scarsi? Un grande rischio che Trump dovrà valutare attentamente..