La sostenibilità

Sostenibilità è una parola di gran moda e usata spesso: ma che vuol dire sostenibilità? Sicuramente l’impegno per basse emissioni di Co2, di inquinanti e rifiuti, l’uso rispettoso del suolo e delle acque, la tutela della biodiversità: questi sono gli aspetti più citati per le produzioni sostenibili. L’aspetto più interessante che dovrebbe racchiudere la parola sostenibilità è però a mio avviso il miglioramento della felicità e del benessere delle persone, in particolare dei lavoranti e quindi per una Società più giusta e… sostenibile.
Nella realtà di tutti i giorni i metodi produttivi dei singoli risentano fortemente delle politiche degli Stati nel mondo globalizzato, e tra guerre, armamenti e visioni lobbistiche qualsiasi intervento individuale risulta vanificato nel mare delle ipocrisie. Anche le azioni che mirano alla felicità delle persone, dei lavoranti, semplicemente sono poco prese in considerazione, in quanto la competizione e le differenze sociali sono sempre più insopportabili spinte da un liberismo spietato e dalla paura che è alla base del controllo sociale.
La narrazione di sostenibilità nel campo vitivinicolo (e non solo) raramente cita l’argomento del benessere dei lavoranti. Nella realtà, per esempio, i produttori negli ultimi anni preferiscono affidarsi alle squadre di operai, sollevandosi dal problema di sicurezza sul lavoro, dal giusto compenso, la soddisfazione e la felicità. Le antiche figure professionali con lunga durata del rapporto di lavoro, la loro fedeltà e dunque il riconoscimento di ogni angolo di vigna e azienda, con la soddisfazione e la condivisione anche dei successi lavorativi sembrano diminuire in generale a favore di figure più mercenarie, più mercantili, più saltuarie e dunque meno soddisfacenti.
La sostenibilità dovrebbe comprendere un salto di qualità anche dal punto di vista del benessere dei lavoratori se si vuol raggiungere l’obiettivo di proteggere la nostra casa, il Pianeta Terra.

Il mondo del vino autoreferenziale

Il vino è ormai diventato un prodotto di moda, come la moda. Nato semplicemente come alimento e gioia del vivere, oggi rappresenta spesso uno Status, un modo di esssere.


Il marchio, il design, il packaging, l’etichetta e lo “Storytelling” sono la base per vendere la bottiglia di vino, molto oltre del vino in sè. In pratica si segue e si investe più nel marketing che non nella vigna, perchè tanto è più importante l’apparire che il contenuto. Inoltre, le produzioni intensive e industriali che nulla hanno a che fare con la qualità e la salubrità, sono i metodi per la maggior parte dei vini prodotti.

Il valore degli operai, dei veri vignaioli, insomma di chi si relazione in qualsiasi condizione estrema con l’essere vivente “vitis-vinifera” è spesso sottovalutato, sottostimato e spesso sottopagato.


Negli eleganti eventi, nelle riviste patinate e nelle fiere, sono tutti in giacca e cravatta, sorriddenti e attraenti, con le scarpe lucide e in cerca di lucro o bevute di lusso tra giudizi e prediche e punteggi, dimenticando l’origine di tutto, di chi deve lavorare sotto i 43 gradi all’ombra, al gelo, al fango o con le viti sempre bagnate (come questa annata 2023).

Annata 2023: illeciti in agguato

Come ormai sembra, questa difficile annata vitivinicola sarà caratterizzata da una sostanziale perdita di produzione.

Mi vengono all’orecchio di acquisti di uva e vino per compensare le perdite. Io spero che riguardi sopratutto i vini a IGT, poichè se riguardassero i vini a Docg sarebbe un disastro. Questo perchè la Docg è in pratica l’unica categoria di vini dove c’è la Garanzia di provenienza delle uve e del vino. Nel Chianti Classico i trasferimenti di vino possono effettuarsi solo dopo l’idoneità di Valoritalia e questo è senz’altro un ottimo strumento per limitare eventuali frodi. Da notare però che fino al 31 dicembre di ogni campagna vendemmiale questa norma non è applicata. Per quanto riguarda i trasferimenti delle uve, non esiste praticamente alcun controllo. Aggiungo che nel Chianti Classico dove opero la strada della zonazione è avviata (Vedi ad esempio l’Atlante del Chianti Classico di Alesandro Masnaghetti) e che questo territorio meriti un prestigio che potrebbe davvero avvicinarlo ai vini più blasonati del Mondo. Purtroppo molti produttori e imbottigliatori sono rimasti a visioni mercantili tipici della Toscana, per cui in annate come questa la tentazione di operazioni poco lecite potrebbero davvero impedire quella trasparenza di produzione che solo i grandi vini e territori possono (probabilmente…) vantare.

Oltrettutto gli osservatori, i giornalisti ed esperti di vino non sono fessi, e un eventuale scandalo tra qualche tempo potrebbe davvero danneggiare il prestigio dei vini a Docg.

Ho letto con piacere che una possibile soluzione potrebbe essere quella di poter aumentare il taglio d’annata 2023 con vini prodotti in annate precedenti. Nel Chianti Classico ad esempio abbiamo attualmente la possibilità del taglio d’annata del 17,5% che se aumentato in quest’occasione al 30% o più, potrebbe essere una soluzione per armonizzare questa difficile situazione.

Pole il vino Chianti Classico competere con il vino della Borgogna?

Pole, pole…

Abbiamo un territorio strepitoso, alcuni vini strepitosi, ma ancora non c’è nella popolazione e tra molti produttori la consapevolezza che potrebbe essere possibile puntare in alto, molto in alto.

Pochi posti al Mondo sono “sicuri” come la Terra del Chianti, pochi posti al Mondo hanno un ambiente così intatto e salubre, purtroppo spesso violentato da colonne di auto d’epoca, moto, Porche e Ferrari. Pochi posti al Mondo posseggono “radici” che affondano nella Storia, come la mezzadria qui in Chianti. Pochi credono nell’eccellenza, qui in Chianti

Ma le potenzialità ci sono.

Il vino -Bio (Naturale) Vs l’IA (Intelligenza Artificiale)

In questi giorni c’è il dibattito sui rischi che l’intelligenza Artificiale può o potrà condizionare l’umano agire.
L’IA è l’antipodo di chi vive e cerca di produrre cibo in modo “naturale”, bio o bio-dinamico.

Chi lavora per sviluppare l’IA o chi la usa, non ha alcuna connessione con la Natura. Chi lavora in agricoltura in modo naturale, cerca di assecondare la Natura.
La prima è una visione tecnica o tecnicistica della vita e delle relazioni tra le vite che popolano il Pianeta, la seconda ha una visione più esoterica, poetica, dove l’amore è il sentimento animale e vegetale che caratterizza la vita sul Pianeta.


Questa breve personale riflessione mi fa concludere che l’umanità più occidentale sta percorrendo un percorso dove le macchine potranno sostituire in tante funzioni la vita dell’uomo con molti rischi.
Spero però che in contrapposizione rimarranno umani che operino con l’amore e il rispetto tra gli esseri viventi. Dunque mi auguro che tra l’agire umano le produzioni di cibi “naturali” (e di vino), espressioni dei sentimenti più che dei numeri, conduca l’umanità ad una maggior felicità.

Il mio obbiettivo? Vigne di oltre cento anni

Nonostante abbia un’età abbastanza avanzata, la mia mente come la mente di molti agricoltori vitivinicoli è costantemente proiettata verso il futuro. Ragioniamo sempre in termini di tempo molto lunghi. Quel che facciamo oggi potremo ritrovarlo dopo decenni.

Questa sorta di outlook significa che noi pensiamo come se la nostra vita sia infinita, pensiamo come se tutto proseguirà secondo i piani. Naturalmente è come una malattia professionale, ma meno dannosa.

Il mio obbiettivo è che le vigne che ho piantato, cresciuto e mantenute come si manterrebbe un giardino arrivino centenarie ai posteri.

I motivi vanno al di là dell’affetto, in quanto non potrò constatare se questo desiderio si avveri.

Ma esiste anche una ragione ambientale. Sapete quanta energia, emissioni di Co2 occorre per sostituire un vigneto obsoleto e costruirne uno nuovo? un’esagerazione. Poter investire annualmente nella cura degli impianti, nella manutenzione annuale ricambiando le viti malate o danneggiate o morte a causa dei trattori e così via, permetterebbe un allungamento smisurato della vita di un vigneto. Certo si tratta di vigneti dove la parola Slow è al centro della concezione, dove le viti non devono essere super sfruttate, dove una visione (anche visionaria, si!) di coltivazione per nulla intensiva sia al centro del progetto.

Ecco, questo sarebbe quanto di più posso desiderare se potessi vedere da lassù in cielo

Incognita clima sul mondo vino

L’argomento del Vinitaly 2023 potrebbe essere proprio questo: quanto incideranno le condizioni meteo sui territori italiani, quest’anno?

Chi trarrà vantaggio chi perderà, ma una cosa certa c’è: i fenomeni eccezionali e estremi climatici, ormai purtroppo sempre più sicuri, come vaste aree di siccità o grandine o ventose ecc., condizioneranno le produzioni in modo molto disomogeneo in termini di qualità e di quantità probabilmente in modi assolutamente inaspettati, tanto da sconvolgere quella stabilità che fino ad oggi è stata, più o meno, un modus operandi del mondo del vino.

Speriamo di no, tutto andrà bene anche quest’anno.

Cambiamenti Climatici: cosa sta cambiando in viticoltura e vinificazione

Le opinioni sui provvedimenti per la lotta contro i cambiamenti climatici in viti-vino-coltura sono numerosi.

I miei consigli in proposito:
– ritorno a impianti con un numero di ceppi per ettaro inferiore rispetto a quanto recentemente suggerito da molti agronomi. Questo permette alle viti di avere un portamento più alto con conseguente ombreggiamento dei suoli, una maggior disposizione idrica e meno concorrenza idrica tra viti.
– Ritorno a cloni tardivi. Questo permetterà di vendemmiare nei tempi più equilibrati recuperando maturità che si perde anticipando le vendemmie.
– Ritorno a sistemi di potature che assicurino produzioni un poco più alte per ceppo, in modo da limitare la concentrazione
– Interventi agronomici che migliorino il trattenimento nei suoli dell’umidità e degli eventuali temporali, come basso inerbimento e piccole lavorazioni sulla fila.

Altre considerazioni:
Non credo che l’irrigazione possa risolvere adeguatamente il problema, in quanto se mal effettuata può addirittura, in viticoltura, produrre effetti negativi sulla qualità dell’uva. La pianta infatti “sente” una disarmonia tra condizioni atmosferiche e disponibilità idrica indotta artificialmente. Naturalmente questa considerazione si riferisce non tanto a produzioni intensive, ma ai territori di qualità dove il territorio, appunto, fa la differenza.

Il ricorso in cantina di correzioni come la reidratazione o l’aggiunta massiccia di acidi per ovviare a uve disidratate, ricche di zuccheri, povere di acidità e alti PH può essere valida nelle produzioni intensive ma non, di nuovo, ai territori di qualità.

Infine nel caso specifico del territorio del Chianti Classico, auspico la possibilità di reintrodurre una piccola percentuale di uve bianche come il Trebbiano e la Malvasia, come del resto prevedeva Betino Ricasoli l’inventore di questo vino, per recuperare in modo naturale freschezza e bevibilità.

Asimov sul NY Times: il problema del vino é l’anzianità

Sul New York Times è apparso questo articolo: https://www.nytimes.com/2023/01/26/dining/drinks/american-wine-industry.html sul problema dell’anzianità dei consumatori di vino.

Articolo ripreso recentemente da Intravino: https://www.intravino.com/primo-piano/intrawine-16-vino-per-vecchi-la-cina-e-vicina-nigeria-spagna-bottiglie-di-carta-e-pay-for-play/

Come anziano produttore di vino mi sento di dire che il problema non riguarda solo i consumatori. Guardandosi intorno i problemi di anzianità sono tra i produttori, tra i comunicatori, tra gli operatori. Il problema di anzianità riguarda solo l’Occidente e tutti i settori economici ed esistenziali, riguarda un modello sociale e riguarda una piccola percentuale degli abitanti del Pianeta Terra.

Il ricambio c’è, esiste nel 95% del Mondo, ma gli anziani (come me) tendono a preservarsi, a non lasciare per sentirsi vivi e utili, a volte sacrificando spazi ai giovani.

Ma il problema vero è che i giovani credono che i figli siano una spesa, una fonte di infelicità e di stress, invece di essere un piacere.

I prezzi dei vini: un consiglio

In Italia e in tutto il mondo i prezzi dell’energia e delle materie prime oltre ai numerosi aumenti causati dall’inflazione, stanno arrivando al consumatore finale.

Siamo dunque in un momento di instabilità dei prezzi che mi auguro finisca al più presto, ma che oggi potrebbe rivelarsi un’opportunità.


E’ noto infatti che la maggior parte dei listini dei produttori nel corso del 2023 siano aumentati. Questi aumenti non sono stati rilevati sopratutto nei siti di vendita on-line: chi ha acquistato vino negli anni, diciamo così del Covid, vende oggi a prezzi in linea con quegli anni.
Dunque con un po di abilità potrebbe essere possibile acquistare vini a prezzi davvero convenienti.
😉