
In questo mondo iper-informativo così veloce, riuscire a fermarsi per guardare attentamente quali siano i veri valori della vita, quella intima e personale, è sempre più difficile. Siamo presi dal tutto.
Il mondo del vino non è certo immune a questo, anzi la sua velocità è sempre più frenetica. Certe lentezze di una volta non esistono più.
Dal mondo esterno la visione bucolica di chi produce vino e di chi ci vive sopra è quella dominante e una sorta di probabile invidia pervade l’occhio superficiale di chi ci guarda. Ma la realtà non è così.
Feroci competizioni, stressanti battaglie contro ogni genere di avversità in vigna, il rincorrere continuo degli eventi e del mercato, le concorrenze sleali, le polemiche e poi il continuo e infinito “bla-bla”, la burocrazia, le connessioni sociali e un sacco di altra roba fanno di questo mondo una sorta di enorme frullatore che non si ferma mai.
Eppure a volte bisogna pur riuscire a fermarsi, osservare, contemplare, cominciare a scegliere, smettere con il superfluo e concentrarsi sull’essenziale.
Ne va della salute.

Lo spunto mi viene dal recente caso degli aromi taroccati del Souvignon nella regione Friuli Venzia Giulia, dove pare che qualche produttore si sia infilato nei guai utilizzando prodotti non consentiti (qualcuno afferma innovativi), non dannosi per l’uomo, ma non consentiti dal disciplinare. Mi ricorda molto il caso di alcuni anni fa del Brunello dove alcuni utilizzavano alcune uve non consentite nel disciplinare perchè, alla fine, era lo stesso mercato che richiedeva ciò.