Trattorista da oltre mezzo secolo

e Coltivatore Diretto. Questo sono io.

Ma tutto è cambiato e la notte non ho riposo.

Mi rammarica il fatto che non posso più lavorare col trattore, formalmente, finché non frequento il corso anche se forse qualche giovane lo potrei formare io spiegando semplicemente cos’è il baricentro e un pochino di meccanica.

Poi la sera nel dormiveglia mi agito nel letto, pensando che forse è giunta la scadenza dell’autorizzazione dello scarico delle acque reflue tramite fitodepurazione: domattina all’alba dovrò controllare.

Non riuscendo a dormire do uno sguardo alla Pec, così tanto per lavorare ancora ed ecco che mi si annuncia l’ennesimo controllo in cantina: il Sian deve essere correttamente compilato nella giungla delle regole con tutte le operazioni di cantina e in tutte le forme più minuscole, al litro, e soprattutto formali.

L’ansia della notte però aumenta ripensando alle ottemperanze sulla sicurezza avendo tre avventizI, pagati e assunti con una casa: armadietti che non usano, corsi di vario genere, tecnici per capire che devo fare, tredici luci di emergenza nella cantina sotto casa dove abito.

Anche gli ingegneri e i geometri hanno la loro parte di burocrazia: le certificazioni dei minuscoli impianti elettrici e dei macchinari, insieme alle tasse e alle ispezioni della sorgente dove attingo le acque per casa e per la cantina (e la loro manutenzione, che ogni tanto sti tubi si intasano per il calcare).

Non riesco ormai più a dormire ripensando la questione del maneggio dei prodotti fitosanitari che, biologici come me o convenzionali, dobbiamo giustamente essere autorizzati e tracciare, senza dimenticare le revisioni periodiche dei macchinari.

Provo a riaddormentarmi ma mi sveglio nel panico poiché qualche giorno prima al travaso di vino non avevo applicato il giusto cartellino e sinceramente non ricordo che cazzo avevo travasato e quante perdite ci sono state, ma era giusto farlo in quel momento e allora provo a ricordare, ma l’alzahimer sta avanzando. Giunge anche il momento del ricordo in cui il fantasma che ha rotto il tridisco al trattore per lavorare le vigne sotto la fila del vigneto, e pure il trinciatutto, mi ha fatto bestemmiare peggio di un Turco e sudare dal mio corpo non più giovane e che poi scopre che il meccanico non ce la  fa a riparare tutto a tutti e ci vuole alcuni mesi di tempo. Cavolo.

Nel frattempo capita che arrivino insieme i controllori dei controllori.

Poi scopro che in un articolo, oggi, si dichiara che occorre mantenere il paesaggio vitivinicolo in Italia ai fini turistici, perché tanto il vino non lo beve più nessuno… bah! Che tristezza ragazzi,

Non so quanto riuscirò a lottare ancora, ma forse sta lotta, per quanto mi riguarda, sta giungendo fortunatamente al termine. Beati i bambini che credono nelle fiabe.

Il mondo impazzito

Mi sembra che tutti i bei propositi ambientalistici per una agricoltura pulita, tutti gli sforzi per tentare di tenere pulito il pianeta, tutte quelle regole che in Europa sono state introdotte per la (presunta) tutela dei consumatori stiano andando a rotoli.
Quando i bambini e le persone muoiono per le guerre stupide condotte dagli idioti, quando la speranza di vivere dignitosamente si perde, quando la sofferenza diventa abitudine, cosa rimane dello sforzo di produrre bene e meglio? La tentazione di gridare vaffanculo a tutto e a tutti, questo rimane.
Si lo so, occorre sempre essere positivi ma in questo periodo io faccio fatica. Tanta fatica.

Eventi guide: si o no?

Ricevo da alcune guide le comunicazioni di aver ricevuto riconoscimenti per alcuni vini, senza indicare il tipo di premio e contemporaneamente si invita a partecipare ad eventi o a spazi pubblicitari a pagamento.
Ambiguo, no? Messa così sembra che solo con la partecipazione si potrà avere premi più alti.
Alla luce dei forti cambiamenti del mondo del vino in atto, economici, comunicativi e altro mi chiedo se sia giusto procedere in questo modo.

La finanzializzazione del vino

Fino a diversi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale in Italia il vino era un prodotto alimentare ambito e necessario per condurre vite e lavori spesso molto pesanti e manuali.
Da un ventina d’anni e oltre, il vino è diventato prodotto voluttuario, non più necessario come in passato anche perchè i lavori manuali e di fatica si sono notevolmente ridotti.
Contemporaneamente, da una produzione di vino da agricoltura prevalentemente promiscua e famigliare si è passati a una produzione intensiva, dove le proprietà si sono adeguate ai cambiamenti imposti in qualche modo dalla globalizzazione.
Sopratutto nei luoghi più prestigiosi di produzione di vino, oggi, grandi gruppi finanziari investono quei denari frutto della creatività monetaria, e non più frutto di una economia reale.
A mio modesto parere, a fronte di innegabili vantaggi, questi sono i rischi legati alla finanzializzazione del comparto:
– perdita delle relazioni sociali
– aumento del costo della vita
– sfruttamento di manodopera che lavora senza affezione ai luoghi
– perdita della manodopera locale
– difficoltà nei passaggi generazionali
– omologazione dei vini
– riduzione dei consumi

A mio parere la fianzializzazione e la speculazione sta anche causando una generale diminuzione dei consumi causata da linguaggi obsoleti dei portatori di storie, magari laureati in marketing ma spesso scollegati con il reale.

Chiaro è che esiste una grande dinamicità, molti giovani provano a entrare in questo mondo spesso con successo ed esiste quindi senz’altro la speranza di un futuro alternativo e roseo poichè siamo tutti collegati.

Cambio di proprietà a Caparsa

Dopo 42 anni di conduzione, sono ad annunciare il cambio di proprietà di Caparsa. Alla morte dei miei genitori, la proprietà si era divisa tra i miei due fratelli ed io.
Ho trascorso un paio d’anni di grandi preoccupazioni, la scelta era quella di vendere per soddisfare le quote dei fratelli oppure trovare una soluzione.
La soluzione, sofferta, l’abbiamo trovata senza il ricorso di legali. Consultando i miei cinque figli che hanno espresso la volontà di continuare il sogno di mio padre e proseguito dal 1982 da me e Gianna, la mia compagna di vita, nonostante che tutti lo sconsigliavano (“Ma che fai, vai a fare il contadino in quel posto pieno di sassi e abbandonato dal Mondo?”), mi sono caricato le responsabilità di acquisire le quote dei miei due fratelli. Dal 23 Aprile 2025 sono l’unico proprietario di Caparsa.
Spero che sia stata una decisione sensata, anche se l’esborso è senz’altro oltre le mie reali possibilità: non sono un fondo di investimento, un grande gruppo, una banca o un’assicurazione, sono un coltivatore diretto. A quasi 67 anni mi toccherà morire qui lavorando e sodo, ma i miei cinque figli avranno una buona carta per vivere e proseguire nel solco iniziato nel 1965 da mio padre Prof. Reginaldo Cianferoni. Nella speranza che i vini di Caparsa regalino, sempre, quelle emozioni necessarie che illuminano ogni tanto le difficoltà della vita.
Un particolare ringraziamento alla mia compagna di vita Gianna che, senza la sua energia, forza, caparbietà e sacrifici non sarebbe stato possibile costruire questa realtà a Radda in Chianti.

Dazi e rischi Usa

Io voglio molto bene agli americani, popolo godereccio, spendaccione e simpatico che a fine guerra hanno aiutato a liberare l’Italia dal Nazifascismo.
Questi giorni pieni di novità dagli USA, come i dazi che alterano profondamente gli equilibri economici mondiali sono la notizia che ogni giornale e ogni cittadino commenta.
La preoccupazione è all’ordine del giorno, specie l’agroalimentare italiano che ha una vocazione di esportazioni dove gli USA sono il mercato principale. Penso che quel mercato sia ed è stato una miniera d’oro, dove il prezzo dei prodotti spesso si è alterato al rialzo a volte, diciamola tutta, non giustificabile con la qualità ma solo dal punto di vista del business.
Per questo motivo intravedo una certa crisi per i prodotti di bassa qualità, che con i dazi potranno avere ripercussioni sopratutto sui cittadini americani meno abbienti, che sono la stragrande maggioranza e che mai si potrebbero permettere il Parmigiano Reggiano o il vino Chianti Classico di qualità.
Ma gli americani ricchi che si sono permessi e sempre si potranno permettere cibo di qualità a qualsiasi prezzo anche con i dazi esagerati, rischiano grosso.
Infatti a seguito dell’imposizione dei dazi, sopratutto chi produce qualità, salubrità, bio-, ecc. e più in generale l’agroindustria italiana (ed europea) si rivolgerà sempre più ai mercati finora sottovalutati: il mercato del Mondo è grandissimo. Fino ad oggi noi e tutto il settore vitivinicolo sempre ha preferito il mercato USA (tra l’altro molto divertente), ma che potrebbe succedere dopo alcuni anni di riposizionamento in altre zone del pianeta dei prodotti di qualità sui mercati mondiali? Se gli USA perderanno quote di mercato dei prodotti di qualità in poco tempo, saranno poi capaci di riacquisire quei prodotti che per natura qualitativa saranno scarsi? Un grande rischio che Trump dovrà valutare attentamente..

Noia e riflessioni della vita contadina

Ho avuto il piacere di scambiare due parole con il Dott. Paolo Junior Mancini, autore del romanzo-saggio “Vita Contadina e diritti economici-sociali: noia e riflessioni in un villaggio agricolo”.
Un libro pubblicato appena precedente la protesta dei trattoristi italiani.
Il testo nasce come romanzo ambientato in campagna svelando i dettagli della vita agreste e delle realtà agricole tradizionali armai scomparse.
Si sviluppa successivamente come un saggio economico-sociale analizzando la crisi dell’agricoltura contemporanea, sempre più sottoposta a vincoli giuridici e cavilli burocratici, e le difficoltà che i “contadini” di oggi incontrano quotidianamente.
Il termine “noia”, presente nel sottotitolo, rappresenta qui l’angoscia dei lavoratori della terra. Il contadino annoiato sarebbe quindi un soggetto che non è più in grado di praticare una agricoltura fondata sulla produttività naturale del terreno e che, al tempo stesso, non vuole cedere il passo ad una agricoltura industriale ed intensiva.
Quest’ultima si è diffusa a seguito della rivoluzione industriale e, con essa, il fenomeno dell’urbanesimo..
Abbiamo affrontato anche l’argomento della fuga dei giovani dalla campagna a favore delle grandi città alla ricerca di un lavoro più rassicurante, stabile e meno manuale.
Allo stesso tempo è stata anche un’occasione per riflettere sul fatto che la viticoltura sia oggi l’unica coltura ancora in certe zone d’Italia libera da determinati vincoli e dunque in grado di coinvolgere le persone e, in particolare, i giovani.
Scopo del libro è il traghettamento della classe contadina, quasi in estinzione pressochè sfruttate dalle multinazionali e dal mercato globale, da uno stato di abbandono sociale ad un Welfare State attraverso la rinascita dei diritti sociali i quali rappresentano la manifestazione più diretta del principio di uguaglianza sostanziale, normato dal secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione Italiana.
Riuscirà quest’opera a dare voce alla classe contadina e ad una visione della vita e della produzione più diretto con la natura?
Difficile rispondere, però se qualcuno è interessato a questi argomenti, può acquistare il libro on line su Amazon, oppure Feltrinelli, Libraccio, ebay lbs.it, Unilibro, Libreria Universitaria. E’ inoltre ordinabile nelle librerie fisiche di tutta Italia.
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Email autore: pmj92@libero.it

Avviso ai naviganti alcolizzati di vino

Ok, diciamola tutta: il mondo del vino è popolato da alcolizzati. Dopo molti anni di bevute, possiamo noi rinunciare a uno o più bicchieri di vino? Magari per brevi periodi ci si prova, ma fondamentalmente prima o poi si ricomincia. E per fortuna il vino è troooooppo meglio dei superalcolici… a parte spesso il prezzo.
E’ un mondo fantastico, sopratutto in Italia, ricco di Tradizioni, Storie, Storia, Cibo, Paesaggi e Persone. E che fai, te ne privi?
No di certo, come recita il motto: “La vita è troppo breve per rinunciare al buon vino”.
Però, però, però. Siccome il vino è anche una forma di droga, come penso tutti i drogati sanno, c’è droga e droga. Quella buona e quella cattiva, Quella dove si vomita e quella che, il giorno dopo, ti ritrovi arzillo.
Dunque, secondo me, il vino ha effetti psicotropi, non solo per la molecola dell’alcool, ma anche per le tante, moltissime molecole in quantità omeopatiche nel liquido che fanno la differenza. Quando lui è autentico, in fondo, è sempre l’espressione delle relazioni tra uomo e natura, tra amore ed esseri viventi come le viti. E’ l’Amore, è l’Amore che fa la differenza!. La differenza tra le droghe “Naturali” e le droghe chimiche sono note tra i consumatori. Le differenze tra gli effetti nel nostro cervello e fisico nei vini non è materia mai stata raccontata, ma secondo me esiste.
Raccontare i vini solo dal punto di vista tecnico, profumo di là, sapore di qua, comincia ad essere veramente noioso. Raccontare le emozioni, le sensazioni, seguire l’istinto, raccontare gli amori e le avventure che con quel vino (e non con un’altro!), avete avuto sarebbe un bel passo avanti: basta con le sole descrizioni organolettiche.
Quindi, ragazzi: i vini tecnici, perfetti, frutto degli algoritmi, dei profitti, dell’intensivizzazione della produzione, quelli fatti secondo logiche commerciali, della pubblicità, magari costosi perché il Brand è determinante, frutto di alchimie chimiche, non saranno mai come quella droga pura, semplice, autentica e vera come è il vino quando è espressione dei territori, bio, che possono avere anche qualche difetto, ma che possono far sognare.

Un’annata ansiolitica

Mentre sui Social imperano foto di belle signorine e bei ragazzi col calice di vino in mano, gioiosi e spensierati, i vignaioli sono sempre più in ansia per l’approssimarsi della vendemmia.
Un’annata molto instabile, in tutti i sensi. Una buona primavera piovosa, con qualche spruzzata di grandine più o meno grave e un pò di peronospora, una estate torrida e siccitosa che ha fatto soffrire le zone più aride e poi l’inizio dell’autunno, piovoso, con grandine qua e là e infine il grande risveglio del verde mai osservato in questo periodo, hanno causato notevoli difformità tra le zone ma anche notevoli differenze all’interno dei vigneti. Le quantità di uva sono generose, ma ora tutti noi siamo a controllare le previsioni meteo per una vendemmia che si preannuncia, come al solito, diversa da tutte le altre fino ad ora osservate.
Niente di nuovo dunque, ma la sensazione di ansia quest’anno circola eccome poiché si deve combattere dal desiderio di assicurarsi la produzione ma anche una buona maturazione di fronte all’instabilità dell’annata e da uve che potrebbero velocemente muffare se il clima sarà inclemente e continuamente piovoso.

Ancora una volta la selezione in vigna e la velocità di prendere decisioni ed operare, l’intuito e la fortuna, faranno la differenza.
Da Radda in Chianti, Caparsa, questo è tutto.

Alcuni motivi di disperazione dei vignaioli in vigna

Peronospora
Oidio
Mal dell’Esca
Grandine
Flavescenza dorata
Scafoideo
cicalina
Drosophila
botrytis cinerea
marciume acido
Siccità
Gelo
brinata
bombe d’acqua
vento forte
erosione
fango
polvere
frane
Cinghiali
Caprioli
Daini
Tanto altro…
Ogni giorno una lotta estrema per salvare e portare a casa l’uva.
Ogni giorno una lotta.