Asimov sul NY Times: il problema del vino é l’anzianità

Sul New York Times è apparso questo articolo: https://www.nytimes.com/2023/01/26/dining/drinks/american-wine-industry.html sul problema dell’anzianità dei consumatori di vino.

Articolo ripreso recentemente da Intravino: https://www.intravino.com/primo-piano/intrawine-16-vino-per-vecchi-la-cina-e-vicina-nigeria-spagna-bottiglie-di-carta-e-pay-for-play/

Come anziano produttore di vino mi sento di dire che il problema non riguarda solo i consumatori. Guardandosi intorno i problemi di anzianità sono tra i produttori, tra i comunicatori, tra gli operatori. Il problema di anzianità riguarda solo l’Occidente e tutti i settori economici ed esistenziali, riguarda un modello sociale e riguarda una piccola percentuale degli abitanti del Pianeta Terra.

Il ricambio c’è, esiste nel 95% del Mondo, ma gli anziani (come me) tendono a preservarsi, a non lasciare per sentirsi vivi e utili, a volte sacrificando spazi ai giovani.

Ma il problema vero è che i giovani credono che i figli siano una spesa, una fonte di infelicità e di stress, invece di essere un piacere.

Il trattore non è un’automobile

Un mio precedente post parlava della carenza di trattoristi in agricoltura. Sicuramente la carenza di personale per i lavori manuali è sempre più un problema. Ma oggi vorrei rilevare quanto la progettazione di un trattore influenzi l’operatività.

I trattori, sopratutto nelle zone svantaggiate e più difficili, sono quei mezzi che dovrebbero assicurare affidabilità, durata, efficienza e praticità per condurre quegli attrezzi che servono per fare agricoltura.

Però negli ultimi tempi i nuovi trattori assomigliano sempre più a automobili: confort, computerizzazione, automatismi, sistemi elettronici e tanto altre innovazioni tecnologiche MA CHE SI SCONTRANO CON LA REALTA’ DELLE COSE.

I trattori operano in situazioni spesso molto estreme: sassi, declivi, agenti atmosferici difficili, operatività a temperature ambientali elevatissime o bassissime, fango, ricoveri in ambienti esterni, ecc., insomma si rompono. Fino a qualche tempo fa si potevano riparare in campo, con la meccanica. Oggi si devono riparare con i computer. Le tempistiche delle lavorazioni sono essenziali per una buona agricoltura e se le riparazioni devono attendere settimane o mesi perché occorre trovare l’informatico che individui il problema e poi trovare qualcuno che lo possa risolvere, questo è un problema enorme.

C’è chi dice che la tecnologia ci salverà, ma non credo che i trattori ipertecnologici ci salveranno.

Questo è un invito a progettare trattori più pratici, più terra – terra. I trattori non possono essere automobili.

Assicurazione sulla grandine da rivedere

L’Assicurazione sulla grandine, dal punto di vista del vignaiolo, era un valido strumento per diminuire i rischi economici per questa calamità.

Molti anni fa la perizia era affidata a tecnici che in modo spesso generoso, riconoscevano il danno REALE, cioè la perdita di reddito, ma sopratutto la perdita di quella parte di cuore che ogni coltivatore mette nel suo lavoro.

Il 50% del costo della polizza è poi sostenuto da finanziamenti statali alle compagnie di assicurazione. Facile capire che moltissimi vignaioli e imprese vitivinicole si assicuravano.

Ma non oggi: perchè?

Perchè la maggior parte dei vignaioli non produce solo uve da vendere, ma imbottiglia una parte o tutta la produzione, il che significa che i valori delle uve riconosciuti per rifondare il danno si basano su stime mercuriali dell’uva che è molto bassa, anche se alcuni punti di percentuale sono riconosciuti come perdita di qualità, in confronto ai valori aggiunti di chi imbottiglia.

Morale della favola, non conviene stipulare l’assicurazione, perchè le perizie sono ormai diventate solo tecniche ma anche perchè si tratta di un giro di soldi tra consorzi, assicurazioni e anni di attesa per ricevere l’indennizzo. Inoltre la perdita di quantità dovrà essere, chiaramente, riportata sulle denunce di produzione.

La tentazione di non stipulare assicurazione sulla grandine potrebbe poi essere giustificata da un rimpiazzo fraudolento dell’uva o del vino comperato senza tracciatura, sicuramente molto vantaggioso poichè assicura costi ridotti per la piena produzione.

La mia proposta è semplice: Assicurazioni sulla grandine che prendino in considerazione i valori medi del vino imbottigliato dell’operatore danneggiato e non solo dell’uva.

Ma non credo che alle compagnie assicurative piaccia una simile proposta.

2022: Preoccupazione per le falde acquifere

Siamo a inizi di Maggio: le pioggie invernali sono state insufficienti, ma anche quelle di inizio primavera. Qualche piccola pioggia è capitata, ma la terra in profondità è pressochè arida.

Al momento nulla di grave per gli alberi, le piante arboree e i prati, ma la domanda è: saremo in grado di affrontare carenze significative di acqua questa estate?

Tutti noi siamo distratti dalla guerra in Ucraiana, situazione dificile ma tangilibile nell’immediato. Nessuno però che rileva una situazione difficile in prospettiva: la Guerra alle nostre porte e non solo quella, sta bruciando ingenti quantità di energia da carbone con aumentate emissioni di Co2 di gas serra, non avvertite nell’immediato dalla popolazione del Mondo.

Secondo molti studiosi era possibile invertire la concentraziomne di C02 del pianeta con buone pratiche agronomiche con l’accumolo del carbonio nel suolo attraverso sistemi agricoli (guardate Kiss the Ground su Netflix, www.kisstheground.com).

Ma alla luce di quanto sta accadendo, non vorrei che la speranza di ridurre i gas serra siano inutili: i Cambiamenti Climatici con le relative immigrazioni da terre sempre più aride, eventi climatici sempre più estremi anche nelle regioni temperate e le guerre per il controllo dell’acqua (e non solo dell’energia) sarà peggio di quanto oggi avvertiamo nell’immediato?

(l’immagine riprodotta è tratta dal seguente articolo: https://www.galileonet.it/terra-arida-cambiamento-climatico/ )

Tempi naturali e tempi economici

Nel nostro mondo diVino mi sembra che a volte il vignaiolo per rincorrere i tempi economici, le guide, le manifestazioni, insomma il marketing cerca di seguire quei tempi, per lo più. Le guide partono puntualmente ogni anno a Marzo e Aprile, ogni giornalista chiede nello stesso periodo ogni anno i campioni, ecc.
Ecco, ho come l’impressione che a volte si seguono quei tempi lì, sacrificando i tempi che le singole annate con le loro differenze ci suggerirebbero.
Per cui alcuni piccoli produttori (e mi ci metto anch’io, naturalmente) cercano di forzare tempistiche che i vini, conseguenze delle vendemmie e quindi degli andamenti stagionali e del lavoro umano, magari sono differenti.
Uscire obbligatoriamente entro quel tempo lì con quel vino lì, con quella riserva lì per assecondare guide e manifestazioni a mio parere può essere controproducente.


Riuscire a imporre i tempi della Natura del vigneto e di conseguenza il vino (e badate bene la Natura è anche il ciclo del vignaiolo, la famiglia, le necessità e le priorità), sarebbe meglio. Insomma dare tempo al tempo, sgombri dalle influenze esterne.

Qualcuno potrà dire: ma io non ho la forza di farlo! Ecco che qui si sbaglia: imporre sul mercato i tempi del vignaiolo, interprete del proprio territorio, della fatica e delle annate può essere vincente, alla faccia delle rigide tempistiche annuali degli altri che girano intorno a questo mondo.


Chiaramente questa riflessione non riguarda i vini poco espressioni del territorio… 😉

Amore

E’ l’amore che contraddistingue molti vignaioli nell’approccio che hanno verso le viti.
Tutti gli esseri viventi sono intrecciati in infiniti collegamenti tra milioni di sistemi ecologici che interagiscono in un vigneto, i quali risentono delle pratiche e dei tempi che il vignaiolo sceglie secondo le tradizioni, le sue concezioni, il luogo di produzione e la sua personalità.


E’ ormai risaputo come i boschi e non solo, hanno una rete comunicativa non solo a livello fogliare, ma anche attraverso la rete del micelio, che fa sì che i sistemi abbiano una sorta di conoscenza di ciò che accade intorno a loro. Come esseri umani abbiamo altri tipi di comunicazione ma la realtà non è solo la nostra, esisteranno moltissime altre realtà che i nostri sensi non possono percepire.

In un vigneto le viti comunicano attraverso il suolo, le foglie e tutto il resto: ci sarà chi opera bene e chi provoca danno, ma il sistema è quello.


Se porto per esempio l’amore verso i propri cari malati, verso il nostro partner ma pure i cani e i gatti, chiunque si rende conto che esso rappresenta, con azioni o parole a volte apparentemente semplici una forza per lottare e cercare di contribuire alla buona reciprocità, migliorando le probabilità di sopravvivenza e qualità.


Dunque, a mio parere, anche nei vigneti alcuni interventi o azioni considerati carenti dal punto di vista scientifico possono però avere dei risvolti positivi, poiché l’amore le piante, le viti, e tutto ciò che vive, lo conosce: la scienza difficilmente potrà anche con un super-computer calcolare gli effetti dell’amore degli esseri viventi, che rimane e sarà sempre una forza.

Cambio di passo

Passano i mesi, il Coronavirus e le tematiche collegate come corvi del malaugurio dominano le azioni degli uomini, sopratutto quelli occidentali.

C’è un cambio di passo che difficilmente poteva essere prevedibile solo 10/11 mesi fa, in tutti i settori. Un cambio di passo che significa un cambio epocale di vivere ciò che noi (vecchi) abbiamo visto e vissuto.

Tecnologie telematiche sempre più usate e raffinate, lavoro da remoto, scuola da remoto, algoritmi e DEGUSTAZIONI ON-LINE: Si, l’ho scritto in lettere maiuscole, apposta.

Il mondo del vino e non solo evidentemente sta cambiando radicalmente. Oggi decide tutto la comunicazione e la pubblicità in settori di nicchia: i social. Ma con qualche distinguo. Occorre infatti capacità e visioni molto diverse da quelle del passato. Sono i giovani che fanno le tendenze e sono i giovani quelli più sensibili al cambiamento di passo.

In questo contesto sono i marchi più forti che possono ancor più valorizzare la propria forza.

Il fatto che nel vino le denominazioni più “deboli” stanno soffrendo moltissimo a differenza delle denominazioni storiche già conosciute da tempo che resistono ai forti cambiamenti di mercato e consumi è ormai consolidato: il mio importatore di New York, Rober Mackin, in una lettera a tutti i suoi esportatori lo dice chiaramente.

Dunque il distanziamento sociale e la difficoltà delle relazioni fisiche sta condizionando il tipo di consumo, nel bene e nel male.

Il video in questi giorni trasmesso su SKY del Consorzio Vino Chianti Classico, che si è affidato ad una agenzia locale (Swolly, nata a Greve in Chianti), per la realizzazione dello spot indica esattamente come la comunicazione del vino stia cambiando.

Uno spot dove gli stereotipati paesaggi e castelli del chianti non vengono presi in considerazione ma si punta su un messaggio che punta sul logo (facilmente riconoscibile) e sull’eleganza intrigante, curiosa, dell’attore Maurizio Lombardi che in qualche modo impersona uno qualunque ma in modo originale, spiazzante, con una eleganza, appunto, sorprendente.

Insomma un attore italiano, toscano, che potrebbe esser scambiato con un americano in un contesto scenografico molto semplice è una visione innovativa che solo pochi mesi fa non veniva nemmeno presa in considerazione.

Io, Coltivatore Diretto, Vignaiolo di Radda in Chianti, questo penso, oggi.

Il Tempo scorre e i tralci della vigna si allungano rapidamente in questo periodo primaverile, fresco, del 2020.

Il Coronavirus ha lasciato segni profondi che costringono a continui slalom tra cambiamenti ancora da scoprire. Parole nuove come Webinar o fatturazioni di eventi cancellati o il crollo delle vendite tradizionali stanno, insieme a mille altri motivi scombussolando i piani di imbottigliamento, le programmazioni degli eventi e tutto ciò che riguarda questo mondo (del vino).

Chiaramente le preoccupazioni sono molte, ma ogni periodo ha in fondo le sue…. per cui non mi preoccupo poi così tanto (scusate il gioco di parole). Il fatto è che navigo a vista ma siamo tutti sulla stessa barca e questo è di conforto.

L’unica cosa da fare è proseguire con l’impegno di produzione di qualità: quando il prodotto è buono prima o poi si vende sempre, quando il vino è scadente le difficoltà sono tante. Cerco di stare alla finestra e osservare attentamente ciò che accade senza far passi più lunghi della gamba. La demoralizzazione va scacciata in tutti i modi, nonostante ogni tanto faccia capolino. Fare quindi molta attenzione a non fare passi falsi potrebbe significare la sopravvivenza, ma non sarà facile.

Le vigne dei coltivatori diretti sono ben assistite

Nel tempo del coronavirus gli appassionati di vino possono domandarsi: ma come procedono i lavori in vigna? Posso rispondere per me, ma mi sono accorto da telefonata di un collega stamani che le cose stanno andando più o meno allo stesso modo qui in Chianti.
Chiusi in casa, noi (pochi) coltivatori diretti che prevalentemente coltiviamo con le forze familiari, non ci stiamo. Ora che non c’è bisogno di viaggiare per cercar di vendere, non c’è bisogno di star dietro ai turisti, non c’è fretta nella burocrazia, addirittura non riceviamo più neanche le telefonate pubblicitarie inutili, abbiamo tempo. Tempo che dedichiamo alla cura del vigneto, per sistemare, per riparare, per sentirsi vivi e finalmente quel senso di contatto vero con madre Natura, senza frenesie, che mi vede ormai da quaranta anni qui a Caparsa.
Detto questo è probabile addirittura che l’annata qualitativa sia eccezionale proprio per il privilegio che noi coltivatori diretti (alias contadini) abbiamo in questo periodo storico per la cura individuale del podere.
Naturalmente le ombre commerciali sono molto lunghe, ma per il momento possiamo andare avanti meglio di tante altre categorie che, riconosco, non hanno la stessa “fortuna”.

Italia: il mondo contadino in estinzione

Un post del 2017 recentemente rilanciato su FB dove si raccontano episodi del mondo dell’alpeggio dove gli stessi anziani operatori distruggono piccoli edifici rurali, quel che resta ancora in piedi della loro memoria per non riuscire a pagare professionisti, geometri e burocrati mi riempie di lacrime.
E’ solo una storia ma che fa parte della vera storia che stiamo vivendo. Diciamola tutta: il ritorno verso la campagna è un’invenzione dei giornalisti. Numeri alla mano è facile dimostrare come gli abitanti e gli operatori in campagna sono sempre meno e sopratutto sempre più vecchi.
I pochi giovani, con le dovute eccezioni, sono sempre più attratti da altri lavori, più sedentari, in città, tecnologici. La manualità artigiana, spesso rustica ma ricca di radici che hanno costruito la nostra Italia si sta esaurendo. La burocrazia ne è la causa. La manualità “autoctona” è sostituite da persone che provengono da altri Paesi, spesso di buona volontà, ma senza le stesse radici di sapienza, tradizione locale che nei secoli ha saputo costruire opere fantastiche, integrate nella natura agricola dei luoghi.
Anche qui in Chianti stiamo assistendo all’esaurimento di forze una volta manualmente forti: fabbri, meccanici, falegnami, idraulici, muratori che gradualmente stanno cedendo il passo. A Radda ha chiuso il vecchio fabbro capace di costruire e riparare manufatti e macchine agricole, c’è però l’ultimo meccanico capace di riparare un trattore rotto nel campo, un’altro ha chiuso, anche molti falegnami artigiani hanno chiuso battente, gli idraulici artigiani sono pochi come i muratori: solo grandi ditte che lavorano per somme enormi. In agricoltura stiamo assistendo sempre più ad acquisizioni di aziende piccole che non riescono ad affrontare competitivamente tutte le regole imposte (la stesse regole sono incomprensibilmente per chi imbottiglia 1000 bottiglie o dieci milioni di bottiglie!) Insomma quel che volevo dire è che quel mondo contadino, che da ragazzo mi ha insegnato tanto, ormai non esiste più. Ragazzi, perdere le radici vuol dire perdere conoscenze, culture e persone che sanno raccontare storie e emozioni che sono quei valori aggiunti, non anonimi, non asettici, ma veri, che fanno la differenza. Meditate gente, meditate.
Io mi considero contadino, ma capisco da sorrisi qui e là colti, che pochi ci credono. Allora io dico: provateci voi, PERDIO, provateci!