Siamo alle porte di numerosi eventi dedicati al vino.
Tutte le maggiori fiere, come il Vinitaly, stanno organizzando incontri, seminari sul tema e anche degustazioni.
Le novità sono sempre state e saranno oggetto di importanti rimbalzi di comunicazione, sempre alla ricerca di notizie da rivendere in qualsiasi forma.
Recentemente ho assaggiato vini a bassa gradazione ottenuti con vendemmia precoce che in verità mi hanno davvero schifato, ma non mi sono mai azzardato ad assaggiare vini dealcolati.
Questi i miei motivi:
- vieterei la parola vino, magari la chiamerei “bevanda con ingrediente d’uva”: da quando il mondo è mondo la fermentazione è fenomeno naturale, ma la dealcolizzazione decisamente no, quindi lo sbaglio nel definire “vino” la bevanda dealcolizzata è concettualmente errata.
- Fino ad oggi sono stati interessati alla dealcolizzazione le partite più scadenti.
- Per sostituire la dolcezza dell’alcool occorre ricorrere agli zuccheri aggiunti
- La motivazione di salubrità di una bevanda dealcoolizzata, causa la tossicità dell’alcool si sacrifica con il processo industriale, attraverso l’uso di additivi, gli ingredienti, le manipolazioni fisiche e chimiche. Un giorno, per curiosità, voglio leggere l’etichetta ambientale di questi troiai, cioè gli ingredienti e l’energia nutrizionale, sempre che siano veritieri e paragonarli con il vero vino… Ma non lo farò mai, perché io berrò sempre il vino vero, quello buono, meglio se poi è pulito e giusto.
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