La finanzializzazione del vino

Fino a diversi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale in Italia il vino era un prodotto alimentare ambito e necessario per condurre vite e lavori spesso molto pesanti e manuali.
Da un ventina d’anni e oltre, il vino è diventato prodotto voluttuario, non più necessario come in passato anche perchè i lavori manuali e di fatica si sono notevolmente ridotti.
Contemporaneamente, da una produzione di vino da agricoltura prevalentemente promiscua e famigliare si è passati a una produzione intensiva, dove le proprietà si sono adeguate ai cambiamenti imposti in qualche modo dalla globalizzazione.
Sopratutto nei luoghi più prestigiosi di produzione di vino, oggi, grandi gruppi finanziari investono quei denari frutto della creatività monetaria, e non più frutto di una economia reale.
A mio modesto parere, a fronte di innegabili vantaggi, questi sono i rischi legati alla finanzializzazione del comparto:
– perdita delle relazioni sociali
– aumento del costo della vita
– sfruttamento di manodopera che lavora senza affezione ai luoghi
– perdita della manodopera locale
– difficoltà nei passaggi generazionali
– omologazione dei vini
– riduzione dei consumi

A mio parere la fianzializzazione e la speculazione sta anche causando una generale diminuzione dei consumi causata da linguaggi obsoleti dei portatori di storie, magari laureati in marketing ma spesso scollegati con il reale.

Chiaro è che esiste una grande dinamicità, molti giovani provano a entrare in questo mondo spesso con successo ed esiste quindi senz’altro la speranza di un futuro alternativo e roseo poichè siamo tutti collegati.

Cambio di proprietà a Caparsa

Dopo 42 anni di conduzione, sono ad annunciare il cambio di proprietà di Caparsa. Alla morte dei miei genitori, la proprietà si era divisa tra i miei due fratelli ed io.
Ho trascorso un paio d’anni di grandi preoccupazioni, la scelta era quella di vendere per soddisfare le quote dei fratelli oppure trovare una soluzione.
La soluzione, sofferta, l’abbiamo trovata senza il ricorso di legali. Consultando i miei cinque figli che hanno espresso la volontà di continuare il sogno di mio padre e proseguito dal 1982 da me e Gianna, la mia compagna di vita, nonostante che tutti lo sconsigliavano (“Ma che fai, vai a fare il contadino in quel posto pieno di sassi e abbandonato dal Mondo?”), mi sono caricato le responsabilità di acquisire le quote dei miei due fratelli. Dal 23 Aprile 2025 sono l’unico proprietario di Caparsa.
Spero che sia stata una decisione sensata, anche se l’esborso è senz’altro oltre le mie reali possibilità: non sono un fondo di investimento, un grande gruppo, una banca o un’assicurazione, sono un coltivatore diretto. A quasi 67 anni mi toccherà morire qui lavorando e sodo, ma i miei cinque figli avranno una buona carta per vivere e proseguire nel solco iniziato nel 1965 da mio padre Prof. Reginaldo Cianferoni. Nella speranza che i vini di Caparsa regalino, sempre, quelle emozioni necessarie che illuminano ogni tanto le difficoltà della vita.
Un particolare ringraziamento alla mia compagna di vita Gianna che, senza la sua energia, forza, caparbietà e sacrifici non sarebbe stato possibile costruire questa realtà a Radda in Chianti.