La finanzializzazione del vino

Fino a diversi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale in Italia il vino era un prodotto alimentare ambito e necessario per condurre vite e lavori spesso molto pesanti e manuali.
Da un ventina d’anni e oltre, il vino è diventato prodotto voluttuario, non più necessario come in passato anche perchè i lavori manuali e di fatica si sono notevolmente ridotti.
Contemporaneamente, da una produzione di vino da agricoltura prevalentemente promiscua e famigliare si è passati a una produzione intensiva, dove le proprietà si sono adeguate ai cambiamenti imposti in qualche modo dalla globalizzazione.
Sopratutto nei luoghi più prestigiosi di produzione di vino, oggi, grandi gruppi finanziari investono quei denari frutto della creatività monetaria, e non più frutto di una economia reale.
A mio modesto parere, a fronte di innegabili vantaggi, questi sono i rischi legati alla finanzializzazione del comparto:
– perdita delle relazioni sociali
– aumento del costo della vita
– sfruttamento di manodopera che lavora senza affezione ai luoghi
– perdita della manodopera locale
– difficoltà nei passaggi generazionali
– omologazione dei vini
– riduzione dei consumi

A mio parere la fianzializzazione e la speculazione sta anche causando una generale diminuzione dei consumi causata da linguaggi obsoleti dei portatori di storie, magari laureati in marketing ma spesso scollegati con il reale.

Chiaro è che esiste una grande dinamicità, molti giovani provano a entrare in questo mondo spesso con successo ed esiste quindi senz’altro la speranza di un futuro alternativo e roseo poichè siamo tutti collegati.

(Visited 27 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *