
L’agricoltura non è più considerata una questione strategica. Ormai culturalmente. Si pensa che sarà sempre possibile importare con la forza o con i quattrini il cibo. Si pensa che l’indirizzo industriale sia vincente. Si pensa che l’indirizzo Hi-Tech sia vincente. Perdere i piccoli produttori in Italia e nel mondo, quelli che fanno le noci, quelli che fanno le castagne, quelli che fanno il grano, l’erba medica, l’orzo, il vino, il latte, il grano, non interessa a nessuno. Tanto sta roba basta andare al supermercato a comperarla. Si pensa che l’industria agricola può sostituire le conoscenze individuali, territoriali e culturali tramandate di generazione in generazione.
Non sono d’accordo.
Mi rifiuto di pensare che il progresso non si basi anche su un’agricoltura diffusa piccola, sostenibile, anche microscopica a volte, ma sempre ricca di valori di conoscenza da proteggere gelosamente, valori su cui si fondano e si reggono le collettività.
E’ per questo che l’unità di tutti i piccoli agricoltori è e sarà decisiva per uno sviluppo più armonioso dell’Italia e di tutte le nazioni del mondo, al di là delle influenze politiche e religiose.
I piccoli potranno, se uniti, indirizzare le politiche agricole. Altrimenti, Addio.

E’ comunemente noto che i padroni in epoca mezzadrile tenevano accuratamente le famiglie in stato di debito permanente, con vari mezzi. Si cercava cioè di non dare alcuna dipendenza economica onde evitare la fine dei privilegi dei padroni. Il debito delle famiglie permetteva di ricattarli in ogni modo e permetteva di tenere a bada con semplicità tutta una classe sociale. L’incarico di tenere a debito le famiglie era quasi sempre dato al fattore, riuscendo così quasi a nascondere il vero “mandante” di questa metodologia.
L’agricoltura in Italia è considerata meno della merda. Nessun progetto, nessuna programmazione, tutto è affidato al caso. La burocrazia soffoca gli agricoltori. Tante chicchiere, quelle si, ma solo chiacchiere per il vento. In Italia non serve produrre, gli alimenti arrivano per gran parte da altre Nazioni, c’è più profitto, è sicuro il prezzo minimo di acquisto e il prezzo massimo vendibile senza sporcarsi le mani. L’agricoltura italiana è un hobby. L’agroindustria è “foraggiata” delle industrie farmaceutiche…