La burocrazia che mette ansia

 

Di questi tempi i soloni dell’informazione commentano, prevedono e giudicano, dall’alto
della loro supponenza, sicuri di avere un reddito per qualsiasi sentenza, previsione e
commento. O.k. Il mondo è bello perchè vario.
Chi però è abituato a vivere basandosi sul concreto e sulla praticità, sulla quotidianità della
vita, i figli, la compagna o il compagno, la scuola, i conti e quant’altro si vuole, quando si
imbatte nella burocrazia, nelle assurde migliaia di scadenze, obblighi, sanzioni, regole e
contro regole, balzelli di ogni genere, in una parola la BUROCRAZIA, la depressione
aumenta fino a desiderare la morte.
Si perché la crisi è anche figlia della Burocrazia. La burocrazia uccide chi produce:
sia imprese che agricoltura. Quindi la burocrazia uccide tutti.
Sarà perfettamente inutile rinegoziare il debito italiano in UE se non si dimezzano almeno
le incombenze per produrre. Le sapienze e le conoscenze di meravigliosi artigiani sono
bruciati da burocrazia e burocrati: la mancanza di credito, questione centrale degli opinionisti, è solo un aspetto molto parziale del problema.
Ma allora cosa si aspetta ancora?
Mettere insieme tutte le forze per uccidere la burocrazia, ora, subito, altrimenti son cazzi
amari per tutti.
Capito cari partiti?

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2 pensieri riguardo “La burocrazia che mette ansia”

  1. Se sei d’accordo con questi punti organizzati ci sono altri vignaioli che la pensano come te!

    5) La burocrazia e le frodi

    Partecipanti: Alessandro Dettori (Tenute Dettori), Gianmarco Antonuzi (Le Coste di Gradoli, Siena), Andrea Kihlgren (Santa Caterina, Sarzana), un agente delle Frodi, Dario Bevilacqua (Ministero dell’Agricoltura).

    Per Dettori i probemi sono:

    1. Troppi Enti che assillano il vignaiolo su controlli formali senza essere efficaci sui controlli sostanziali. In questo modo non fanno gli interessi dei consumatori (poiché le frodi non vengono perseguite) e appesantiscono e rallentano l’apparato economico.

    2. Troppi controlli senza proporzionalità alle quantità di produzione e ai rischi produttivi. Un’azienda da 70.000 bottiglie che subisce 10 controlli all’anno dovrebbe significare che chi ne produce 700.000 dovrebbe riceverne 100. Non è affatto così.

    3. Interpretazione talvolta selvaggia e fine a se stessa delle norme da parte dei preposti, con enormi difformità tra le regioni e le aziende.

    4. Scarsa aderenza alla realtà e mancanza di buon senso in presenza di un rischio statistico per la salute del consumatore molto basso. Soprattutto nel caso dei vignaioli che controllano la filiera integralmente.

    5. Non economicità dei controlli burocratici formali, poiché i costi dei controlli superano enormemente i benefici reali per i contribuenti.

    6. Che cessi la presunzione di colpevolezza e che avvenga la presunzione di innocenza.

    7. Evitare che si proceda a chiudere stabilimenti e sequestrare partite di vini, salvo che non siano dannosi alla salute del consumatore o in presenza di frodi alimentari, senza aver dato la possibilità di riparare all’errore in un tempo ragionevole.

    Tratto da:

    http://www.beacon.it/wordpress/territorioparmaovest/8040/legittimita-culturale-e-illegalita-contadina-a-bologna#more-8040

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