Tempi naturali e tempi economici

Nel nostro mondo diVino mi sembra che a volte il vignaiolo per rincorrere i tempi economici, le guide, le manifestazioni, insomma il marketing cerca di seguire quei tempi, per lo più. Le guide partono puntualmente ogni anno a Marzo e Aprile, ogni giornalista chiede nello stesso periodo ogni anno i campioni, ecc.
Ecco, ho come l’impressione che a volte si seguono quei tempi lì, sacrificando i tempi che le singole annate con le loro differenze ci suggerirebbero.
Per cui alcuni piccoli produttori (e mi ci metto anch’io, naturalmente) cercano di forzare tempistiche che i vini, conseguenze delle vendemmie e quindi degli andamenti stagionali e del lavoro umano, magari sono differenti.
Uscire obbligatoriamente entro quel tempo lì con quel vino lì, con quella riserva lì per assecondare guide e manifestazioni a mio parere può essere controproducente.


Riuscire a imporre i tempi della Natura del vigneto e di conseguenza il vino (e badate bene la Natura è anche il ciclo del vignaiolo, la famiglia, le necessità e le priorità), sarebbe meglio. Insomma dare tempo al tempo, sgombri dalle influenze esterne.

Qualcuno potrà dire: ma io non ho la forza di farlo! Ecco che qui si sbaglia: imporre sul mercato i tempi del vignaiolo, interprete del proprio territorio, della fatica e delle annate può essere vincente, alla faccia delle rigide tempistiche annuali degli altri che girano intorno a questo mondo.


Chiaramente questa riflessione non riguarda i vini poco espressioni del territorio… 😉

Amore

E’ l’amore che contraddistingue molti vignaioli nell’approccio che hanno verso le viti.
Tutti gli esseri viventi sono intrecciati in infiniti collegamenti tra milioni di sistemi ecologici che interagiscono in un vigneto, i quali risentono delle pratiche e dei tempi che il vignaiolo sceglie secondo le tradizioni, le sue concezioni, il luogo di produzione e la sua personalità.


E’ ormai risaputo come i boschi e non solo, hanno una rete comunicativa non solo a livello fogliare, ma anche attraverso la rete del micelio, che fa sì che i sistemi abbiano una sorta di conoscenza di ciò che accade intorno a loro. Come esseri umani abbiamo altri tipi di comunicazione ma la realtà non è solo la nostra, esisteranno moltissime altre realtà che i nostri sensi non possono percepire.

In un vigneto le viti comunicano attraverso il suolo, le foglie e tutto il resto: ci sarà chi opera bene e chi provoca danno, ma il sistema è quello.


Se porto per esempio l’amore verso i propri cari malati, verso il nostro partner ma pure i cani e i gatti, chiunque si rende conto che esso rappresenta, con azioni o parole a volte apparentemente semplici una forza per lottare e cercare di contribuire alla buona reciprocità, migliorando le probabilità di sopravvivenza e qualità.


Dunque, a mio parere, anche nei vigneti alcuni interventi o azioni considerati carenti dal punto di vista scientifico possono però avere dei risvolti positivi, poiché l’amore le piante, le viti, e tutto ciò che vive, lo conosce: la scienza difficilmente potrà anche con un super-computer calcolare gli effetti dell’amore degli esseri viventi, che rimane e sarà sempre una forza.

Cambio di passo

Passano i mesi, il Coronavirus e le tematiche collegate come corvi del malaugurio dominano le azioni degli uomini, sopratutto quelli occidentali.

C’è un cambio di passo che difficilmente poteva essere prevedibile solo 10/11 mesi fa, in tutti i settori. Un cambio di passo che significa un cambio epocale di vivere ciò che noi (vecchi) abbiamo visto e vissuto.

Tecnologie telematiche sempre più usate e raffinate, lavoro da remoto, scuola da remoto, algoritmi e DEGUSTAZIONI ON-LINE: Si, l’ho scritto in lettere maiuscole, apposta.

Il mondo del vino e non solo evidentemente sta cambiando radicalmente. Oggi decide tutto la comunicazione e la pubblicità in settori di nicchia: i social. Ma con qualche distinguo. Occorre infatti capacità e visioni molto diverse da quelle del passato. Sono i giovani che fanno le tendenze e sono i giovani quelli più sensibili al cambiamento di passo.

In questo contesto sono i marchi più forti che possono ancor più valorizzare la propria forza.

Il fatto che nel vino le denominazioni più “deboli” stanno soffrendo moltissimo a differenza delle denominazioni storiche già conosciute da tempo che resistono ai forti cambiamenti di mercato e consumi è ormai consolidato: il mio importatore di New York, Rober Mackin, in una lettera a tutti i suoi esportatori lo dice chiaramente.

Dunque il distanziamento sociale e la difficoltà delle relazioni fisiche sta condizionando il tipo di consumo, nel bene e nel male.

Il video in questi giorni trasmesso su SKY del Consorzio Vino Chianti Classico, che si è affidato ad una agenzia locale (Swolly, nata a Greve in Chianti), per la realizzazione dello spot indica esattamente come la comunicazione del vino stia cambiando.

Uno spot dove gli stereotipati paesaggi e castelli del chianti non vengono presi in considerazione ma si punta su un messaggio che punta sul logo (facilmente riconoscibile) e sull’eleganza intrigante, curiosa, dell’attore Maurizio Lombardi che in qualche modo impersona uno qualunque ma in modo originale, spiazzante, con una eleganza, appunto, sorprendente.

Insomma un attore italiano, toscano, che potrebbe esser scambiato con un americano in un contesto scenografico molto semplice è una visione innovativa che solo pochi mesi fa non veniva nemmeno presa in considerazione.

Io, Coltivatore Diretto, Vignaiolo di Radda in Chianti, questo penso, oggi.

Il Tempo scorre e i tralci della vigna si allungano rapidamente in questo periodo primaverile, fresco, del 2020.

Il Coronavirus ha lasciato segni profondi che costringono a continui slalom tra cambiamenti ancora da scoprire. Parole nuove come Webinar o fatturazioni di eventi cancellati o il crollo delle vendite tradizionali stanno, insieme a mille altri motivi scombussolando i piani di imbottigliamento, le programmazioni degli eventi e tutto ciò che riguarda questo mondo (del vino).

Chiaramente le preoccupazioni sono molte, ma ogni periodo ha in fondo le sue…. per cui non mi preoccupo poi così tanto (scusate il gioco di parole). Il fatto è che navigo a vista ma siamo tutti sulla stessa barca e questo è di conforto.

L’unica cosa da fare è proseguire con l’impegno di produzione di qualità: quando il prodotto è buono prima o poi si vende sempre, quando il vino è scadente le difficoltà sono tante. Cerco di stare alla finestra e osservare attentamente ciò che accade senza far passi più lunghi della gamba. La demoralizzazione va scacciata in tutti i modi, nonostante ogni tanto faccia capolino. Fare quindi molta attenzione a non fare passi falsi potrebbe significare la sopravvivenza, ma non sarà facile.

Le vigne dei coltivatori diretti sono ben assistite

Nel tempo del coronavirus gli appassionati di vino possono domandarsi: ma come procedono i lavori in vigna? Posso rispondere per me, ma mi sono accorto da telefonata di un collega stamani che le cose stanno andando più o meno allo stesso modo qui in Chianti.
Chiusi in casa, noi (pochi) coltivatori diretti che prevalentemente coltiviamo con le forze familiari, non ci stiamo. Ora che non c’è bisogno di viaggiare per cercar di vendere, non c’è bisogno di star dietro ai turisti, non c’è fretta nella burocrazia, addirittura non riceviamo più neanche le telefonate pubblicitarie inutili, abbiamo tempo. Tempo che dedichiamo alla cura del vigneto, per sistemare, per riparare, per sentirsi vivi e finalmente quel senso di contatto vero con madre Natura, senza frenesie, che mi vede ormai da quaranta anni qui a Caparsa.
Detto questo è probabile addirittura che l’annata qualitativa sia eccezionale proprio per il privilegio che noi coltivatori diretti (alias contadini) abbiamo in questo periodo storico per la cura individuale del podere.
Naturalmente le ombre commerciali sono molto lunghe, ma per il momento possiamo andare avanti meglio di tante altre categorie che, riconosco, non hanno la stessa “fortuna”.

Italia: il mondo contadino in estinzione

Un post del 2017 recentemente rilanciato su FB dove si raccontano episodi del mondo dell’alpeggio dove gli stessi anziani operatori distruggono piccoli edifici rurali, quel che resta ancora in piedi della loro memoria per non riuscire a pagare professionisti, geometri e burocrati mi riempie di lacrime.
E’ solo una storia ma che fa parte della vera storia che stiamo vivendo. Diciamola tutta: il ritorno verso la campagna è un’invenzione dei giornalisti. Numeri alla mano è facile dimostrare come gli abitanti e gli operatori in campagna sono sempre meno e sopratutto sempre più vecchi.
I pochi giovani, con le dovute eccezioni, sono sempre più attratti da altri lavori, più sedentari, in città, tecnologici. La manualità artigiana, spesso rustica ma ricca di radici che hanno costruito la nostra Italia si sta esaurendo. La burocrazia ne è la causa. La manualità “autoctona” è sostituite da persone che provengono da altri Paesi, spesso di buona volontà, ma senza le stesse radici di sapienza, tradizione locale che nei secoli ha saputo costruire opere fantastiche, integrate nella natura agricola dei luoghi.
Anche qui in Chianti stiamo assistendo all’esaurimento di forze una volta manualmente forti: fabbri, meccanici, falegnami, idraulici, muratori che gradualmente stanno cedendo il passo. A Radda ha chiuso il vecchio fabbro capace di costruire e riparare manufatti e macchine agricole, c’è però l’ultimo meccanico capace di riparare un trattore rotto nel campo, un’altro ha chiuso, anche molti falegnami artigiani hanno chiuso battente, gli idraulici artigiani sono pochi come i muratori: solo grandi ditte che lavorano per somme enormi. In agricoltura stiamo assistendo sempre più ad acquisizioni di aziende piccole che non riescono ad affrontare competitivamente tutte le regole imposte (la stesse regole sono incomprensibilmente per chi imbottiglia 1000 bottiglie o dieci milioni di bottiglie!) Insomma quel che volevo dire è che quel mondo contadino, che da ragazzo mi ha insegnato tanto, ormai non esiste più. Ragazzi, perdere le radici vuol dire perdere conoscenze, culture e persone che sanno raccontare storie e emozioni che sono quei valori aggiunti, non anonimi, non asettici, ma veri, che fanno la differenza. Meditate gente, meditate.
Io mi considero contadino, ma capisco da sorrisi qui e là colti, che pochi ci credono. Allora io dico: provateci voi, PERDIO, provateci!

Una spiegazione al possibile aumento del 100% di tasse sul vino in USA

L’amministrazione Trump ha previsto di incrementare fino al 100% le tasse su molti prodotti dell’UE, tra le quali il vino.
Sicuramente avrebbe ripercussioni drammatiche notevoli sia in EU sia in USA, ma sopratutto l’Italia con i suoi meravigliosi prodotti agricoli ne sarebbe pesantemente colpita.
Ho ricevuto da un mio importatore in america la seguente spiegazione, che potete tradurre facilmente, che illustra una possibile spiegazione naturalmente tutta da dimostrare, ma che indica come la preoccupazione stia crescendo.
Io continuo a sperare che l’Italia non subisca tale “rappresaglia” ma molti interlocutori la pensano diversamente.

“I want to call your attention to the possibility of stock manipulation and/or insider trading on the part of the Whitehouse and/or President Trump. This is all related to the proposed increase to 100% Tariffs on EU products and the longstanding (2004) WTO dispute between Boeing and Airbus.

It should be noted here that the sole beneficiary of these tariffs (should they be effective) would be Boeing and its shareholders. More on that later.

I’ve been surprised frankly that the proposed tariffs have not gotten more attention from mainstream media and cable news. Should they be enacted, it will put tens of thousands of US workers out of work and bankrupt thousands of US and EU businesses. That would mean the EU will likely fall into a real recession and either trigger or exacerbate the long overdue US recession.

Backing up a step, in case this issue has not yet caught your attention, the proposed tariffs effect a broad category of products, the majority of which have a common thread of being high value-added, agriculturally based products. Wine, Cheese, Prosciutto, Salami, Whiskey, Wool either as fabric or finished clothing etc, etc . You get the picture. Additionally I think that Trump’s base cares little about such things and he knows that.

The % of GDP that these sorts of things represent in the EU is some multiple of what they do here in the US. Most of the producers are small to medium sized family businesses without large capital reserves. The loss of a primary export market in the US (which a 100% tariff will definitely kill) will send many of these companies over the cliff. The EU has not enjoyed the same slow and steady growth since the 2008 financial crises that we have and such a rash of bankruptcies would certainly be the straw that breaks the camel’s back.

In the US, many to most importers of EU goods will also go bankrupt. (like me!) Also many of the marketing chain partners downstream like distributors and retailers will too.

Back to Boeing and how this connects;

In December 2016 President elect Trump issues several Tweets attacking both Boeing and Lockheed Martin. Boeing, over Air Force One pricing principally and Lockheed over the F 35 fighter jet. Setting a general tone of going after profits at defense contractors. Stock prices of defense contractors tumble (including Boeing and Lockheed) as a result.

In Feb of 2017 Trump visits the new Boeing plant in SC that is building the new 787-10 (Dreamliner) and praises it and Boeing profusely. Boeing shares SOAR. I mean the old adage is buy low and sell high right? If one man and his tweets can first depress a stock and then make it soar, the situation is ripe for exploitation. I would love to know who bought Boeing between 12/12/16 and 2/17/17. Trump, his family or friends? I don’t know how to check that out. Your investigators do.

Fast fwd to late 2018 and the first of two crashes in the 737 MAX debacle. There are some 300+ planes sold but grounded and another 400 finished at the plant but not salable until some fix can be divined and implemented if that’s possible. This represents $90.3 Billion in unsalable merchandise and suddenly Boeing stock isn’t looking that great. Suddenly thereafter (coincidentally???) the 15 year old dispute between Boeing and Airbus takes high priority in the Trump administration and in October they issue 25% tariffs on some EU products almost immediately. Announced Oct 9th and enacted Oct 18th. Noteworthy is that goods already in shipment on the 9th (by ships) were caught unexpectedly by the new tariffs at the port when they arrived. It seems rather rushed to me. Then after less than 2 months without the first round of tariffs moving the needle any in talks about what is already a 15 year old dispute, the USTR announces that they are considering expanding the list of products and increasing the rate to 100%.

Again Boeing would be the sole beneficiary of the pressure these tariffs create in the EU. Why would this 15 year old issue so suddenly become a front burner, super urgent issue for the administration if not for Trump, his family and or friends having bought up Boeing shares between 12/12/16 and 2/17/17? I can’t think of any other plausible explanation.”

Vivere in una casa sparsa a Radda in Chianti (e non solo)

Tutti guardano alla vita in campagna come un idillio, senza stress e ansie a differenza dello stress cittadino.
Si, per certi versi è vero, ma ci sono tante problematiche che solo la caparbietà e la natività riescono a superare.
La spinta a scrivere questo post mi viene da quanto accaduto per l’ennesima volta oggi. Come sapete chi mi legge, io con Gianna abbiamo costruito quasi quaranta anni fa una famiglia con cinque figli di cui gli ultimi nati sono gemelli che, quest’anno, hanno scelto di frequentare la scuola superiore che si trova a Firenze, nel comune di Bagno a Ripoli.
Se la scelta fosse stata Siena, nulla sarebbe cambiato. Infatti Radda in Chianti si trova esattamente a metà strada tra le due città, difficilmente raggiungibili: ci sono solo due collegamenti, una la mattina e una la sera con la Sita.

Tanto per intendersi i miei figli, tutti da chi oggi ha trenta anni a chi ne ha quattordici, si sono alzati o si alzano alle sei del mattino per poi ritornare a casa alle 15 o alle 15:30 del pomeriggio per raggiungere le stazioni della Sita.

Oggi, come altre volte è accaduto, la ressa all’uscita della scuola ha impedito di riuscire ad entrare nella Sita di ritorno, zeppa fino all’inverosimile, per cui morale della favola il figlio è riuscito a ritornare alle ore 18:00 grazie a mamma Gianna Uber. Si, perché è lei che ogni giorno li portata la mattina e li riprende la sera a Panzano in Chianti (frazione distante 12 km) in quanto non esistono coincidenze per arrivare a Radda.
Insomma, le vie di comunicazione sono estremamente difficoltose, particolarmente qui a Radda in Chianti: chi ha percorso le strade per visitare Caparsa si rende ben conto di quante curve e strade impervie occorre percorrere per arrivare!
Dunque il primo punto di difficoltà sono i collegamenti, che badate bene, non fanno tanto paura per chi ha scelto di fare la vita in campagna magari automuniti tra i 25 e i 50 anni, ma fanno paura quando l’età avanza e non è più possibile guidare oppure quando si è in giovane età per raggiungere la scuola o gli amici.
Per carità tutto è possibile, anzi le difficoltà forgiano il carattere!
Ma c’è un’altro punto di difficoltà che sono i costi per spostarsi: per un abbonamento Sita occorrono 7/800 euro l’anno a persona (calcolate per 3 che sono i miei figli che ne usufruiscono). Da considerare poi i costi per i mezzi di trasporto in famiglia che devono essere proporzionali ai membri in funzione del lavoro.

Insomma, bellissimo posto la casa sparsa a Radda in Chianti, ma vivere annualmente non è cosa facile.
Il pensiero corre verso quei posti rurali, quelle case sparse in luoghi d’Italia impervi più poveri e ancor più difficili da raggiungere.

Ebbene, non ci si meravigli che le campagne si spopolano. I giovani vanno verso la città, i lavori moderni sono lì, i vecchi rimarranno finche possono, ma la vedo sempre più bigia sta vita in campagna.

Paolo Cianferoni, Case Sparse Caparsa, 47 – Radda in Chianti (Siena)

Guida ai Giornalisti del Vino d’Italia 2020

Alcuni anni fa ebbi l’idea di realizzare questa guida, purtroppo mai realizzata per mancanza di tempo.

Ma urge un nuovo impegno in proposito.

I giornalisti, insieme ai blogger e i Sommelier, sono sempre più numerosi. Una folla incredibile che aumenta sempre più, forse perché in questo settore circolano più soldi di altri.

Ormai le guide si sono moltiplicate come pesci, ci sono quelle cartacee e/o online, poi ci sono i magazine, i concorsi enologici, gli eventi sul vino e ci sono moltissime richieste di forniture di articoli o post su internet a pagamento che quotidianamente giungono negli uffici dei produttori. Un caos che non è facile gestire. Certo è che una cernita, una selezione è necessaria per non disperdere al vento le energie dei produttori, che rischiano di affogare in questo mondo così competitivo.

E’ per questo che l’idea di realizzare e pubblicare una guida dedicata a tutti gli attori di comunicazione sarebbe davvero utile e necessaria. Si potrebbe anche fare un’operazione alla rovescia: premiare i migliori con riconoscimenti alla stregua dei produttori di vino.

Ricordo che quando lanciai l’idea alcune aziende mi chiamarono pronte all’acquisto, credendo che la guida esistesse davvero.

Quindi, chi se la sente di iniziare questa iniziativa?

Anche i pettegolezzi nel mondo del vino sono importanti

Conoscere vita, morte e miracoli degli attori del vino aiutano a venderlo meglio.

Da alcuni anni mi rendo conto che chi vende il vino, insomma chi ha un qualsiasi business in questo campo,  deve conoscere tutto o presumere di conoscere tutto sulle persone del vino: con chi lavora, lo stile di vita, il tenore di vita, la composizione famigliare o aziendale, le superfici, quante bottiglie, cosa comprano, cosa hanno venduto, quanta liquidità, quanto capitale, che auto posseggono, quante vacanze, dove fanno le vacanze,  l’abbigliamento, ma anche cose che riguardano la sfera affettiva: le mogli, i mariti, i figli, i fratelli, gli zii, gli amori, gli adulteri, le separazioni, le unioni ma anche la simpatia, l’antipatia, la supponenza o la modestia… e tanto altro.

E’ dunque la conoscenza che si arricchisce attraverso le chiacchiere, ma anche i pettegolezzi, che crea un’immagine, un’opinione, un brand, un  “modus operandi”, cioè l’insieme di scelte e di comportamenti diretti a programmare e svolgere il proprio lavoro.

Chi investe ha bisogno di conoscere ogni particolare degli altri, ogni dettaglio della concorrenza per decidere le mosse, se acquistare cosa, a quanto e quando oppure disinvestire o vendere, oppure creare un vino o un altro.

L’outlook, la previsione basata sui pettegolezzi è dunque fondamentale per affrontare il mercato.

Senza pettegolezzi il mondo del vino non sarebbe lo stesso.