Dove si ammette che gli artigiani del vino fanno tendenza

 

 

 

In questo video, in un twitter di oggi 23/5/2018 del Consorzio Chianti Classico, https://twitter.com/chianticlassico/status/999320471563882503
un curatore del Gambero Rosso, Antonio Boco, ammette che i piccoli produttori, gli  artigiani del vino che operano nel territorio del Chianti Classico hanno tracciato un percorso d’avanguardia con i loro vini, ormai seguito e imitato anche da aziende che posseggono i “grandi” numeri.

Bisognerebbe allora che le grandi aziende riconoscessero il lavoro dei tanti bravi piccoli vignaioli che operano nei territori, che si mettono in gioco in prima persone, divulgando, comunicando e che si impegnano per esaltare la specificità dei luoghi dove operano, pagando il giusto prezzo per la qualità dei vini sfusi ma anche favorendo la nascita delle Menzioni Geografiche Aggiuntive.

 

Blockers e il Gallo

IMG_2786Passeggiando per Manhattan mi i sono imbattuto in una locandina di un film di prossima uscita : Blockers (vedi il trailer in lingua originale), in Italiano “Giù le mani dalle nostre figlie”. Come vedete dalla foto c’è un gallo, del tutto uguale al Gallo simbolo del nostro territorio e vino Chianti Classico. In effetti nella locandina in italiano non è presente, ma possiamo notare come nel trailer in lingua originale appare proprio il gallo nero, marchio famoso in tutto il mondo.

Non so cosa pensare, certo è che copiare il marchio è cosa molto strana, soprattutto quando mi ritorna in mente la causa persa a suo tempo dal Consorzio Chianti Classico Gallo Nero nei confronti della famiglia Gallo produttori di vino in USA che consideravano la parola nero un dispregiativo. Costò molte centinaia di milioni di Lire all’epoca, e il Consorzio non ha più potuto usare la parola Gallo Nero in qualsiasi pubblicazione.

 

Insofferenze emergenti

vino in bicchiereComincio ad essere un po perplesso per le troppe persone sui social enoici, Instagram, Facebook, Twitter, insomma i “protagonisti” del mondo vino, i professionisti della comunicazione o persone amanti del vino o produttori che raccontano con le immagini le proprie storie, le proprie bevute, che troppo spesso fotografano, lodano, esaltano  le bevute con i (soliti) vini di lusso, costosissimi, irraggiungibili (ma evidentemente non tanto data la frequenza di visibilità). Non è invidia, intendiamoci, (“lui in fondo è un contadino”) ma a me sembra, dal tono, che vogliono comunicare un fondamento: voi siete i poveracci che si accontentano, noi siamo quelli che si permettono certi vini costosissimi e dunque “io sono io e voi non siete un cazzo” (Marchese del Grillo Cit.).

Ecco, questa la volevo proprio dire.

Inaccettabili le quotazioni dell’olio extravergine di oliva

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E’ inaccettabile che, oggi, sul mercato all’ingrosso l’olio extravergine di oliva costi Euro/Kg 4,75 e quello bio Euro/Kg 5,50 e con prezzi in diminuzione!
1° considerazione: ci si meraviglia dello schiavismo e del mercato del lavoro in nero? (Ma fatemi il piacere)
2° considerazione: ma quante cisterne arrivano dall’estero? (Mi sa che sono tante)
3° considerazione: mi pareva che quest’anno ci fosse penuria di produzione…
Mettere in ginocchio questa agricoltura italiana è da perfetti stupidi.

E’ pericoloso

images-1Qualcuno sussurra all’orecchio mentre dormo, come in un sogno al di là della realtà, che il mondo del vino con quest’annata (maledetta 2017), si presta a vivere falsità a dir poco inquietanti.
Vini che si vendono come l’acqua, anzi molto meglio, che hanno pagato l’uva fuori della zona di produzione anche 4 euro al kg, se non addirittura uva proveniente dall’estero, a sostituire la drammatica carenza di produzione causata dalle gelate primaverili, dalla grandine e poi la grande siccità. Ma quel che è più grave sono le voci di politici che nel mio sogno hanno stoppato i controlli nel periodo vendemmiale per permettere questo malaffare. Il business è business e il business non guarda in faccia nessuno.
Non voglio credere a queste voci. Certo è che se la realtà fosse questa, il pericolo di “scoppi” dannosi, imprevedibili, danneggerà anche chi, stoicamente in solitudine, cerca di perseguire la legalità.
Non domandate a me nulla, perché questo che racconto è solo un brutto sogno.

La frustrazione degli esclusi nelle guide

Non avrei mai pensato alla tanta partecipazione con numerosi interventi a un post su Facebook, in cui si affronta l’argomento degli esclusi nelle guide del vino.

Il nocciolo, in sintesi, è questo: molti produttori sono esclusi dalle recensioni delle guide, nonostante l’invio dei campioni. Legittimo, dipende dalla linea editoriale e degustativa: qualcuno è premiato in una guida mentre in altre non è nemmeno recensito, come me, oppure altri purtroppo non sono mai stati recensiti da nessuno.

Ma il fatto che i curatori delle guide non spieghino perché dell’esclusione nonostante i vini inviati come da loro richiesto, questo è sicuramente frustrante per qualsiasi produttore bravo o non bravo, noto o sconosciuto. In effetti un cenno, una telefonata, due righe gentili darebbe certezza al produttore che il suo vino è stato degustato, ma anche sarebbe un’incentivo a far meglio, a capire dove si sbaglia per migliorare e una piccola soddisfazione dal sapere che si esiste.

Polemiche su Facebook

Recentemente ho letto alcuni post sul vino dove si sono scatenati centinaia di commenti, dove in pratica due visioni o meglio due narrazioni hanno determinato una specie di “guerra” (per fortuna solo verbale). Molti gli interventi solo per denigrare l’avversario (come, ahimè, in politica). L’auspicata discussione diventa una piccola rissa.
Questo accade anche con “firme” autorevoli, che usano FB come canale di visibilità, magari di un blog o di una testata giornalistica, ma che cadono in errori grossolani di comunicazione (secondo me, naturalmente!).
Chi legge i post e i commenti su FB, io compreso, spesso non si sofferma, non pondera, scrive di getto solo dopo aver “scrollato” cercando di carpire un senso per prendere una posizione, sopratutto quando ci sono centinaia di commenti che per leggerli tutti occorrerebbe troppo tempo (siamo tutti un po superficiali in FB).
Quindi io dico: grande attenzione su come e cosa scrivere nei post, perché se da un lato basta scatenare una polemica per tanti like, dall’altro si rischia però una semplificazione, tipica della piattaforma di FB che sta alla base del suo successo, ma che si ritorce sull’autore.

Pensierino della Notte

Riflessione di questa sera, dopo aver bevuto un paio di bicchieri di Caparsino Riserva 2010 (quando si parla di effetti psicotropici del vino….) sui cambiamenti climatici.

Bella la Natura, ma è crudele sia per motivi intrinsechi sia per cause umane. Se si analizza un arco temporale molto lungo le catastrofi naturali sono sempre avvenute e dopo sono avvenute le rinascite: vulcani o meteoriti o cambiamenti climatici fanno della Natura nel Tempo una forza in cui la vita cerca ad ogni costo di sopravvivere.
Noi umani stiamo commettendo tanti errori: con le nostre mani stiamo riuscendo in un arco di tempo molto breve a creare una condizione difficile per la nostra stessa sopravvivenza. E se un giorno la razza umana si dovesse estinguere, la Natura troverebbe le soluzioni alternative, magari in un tempo lungo, ma il tempo è relativo.
A mio avviso l’unico modo per gli umani di riuscire a sopravvivere a lungo in questa era dove i cambiamenti climatici sono a nostro sfavore sarà quello di compensare con soluzioni efficaci ciò che è stato distrutto o meglio, alterato. Saremo in grado di cambiare se si riuscisse a trovare le soluzioni compensative, come un cervello che se carente su alcuni funzioni altre parti compensano l’handicap.
Un grido di speranza?

La madre di tutte le battaglie: la lotta ai cambiamenti climatici

La Cia, Confederazione agricoltori Italiani ha fatto ieri un caraggioso titolo per il suo giornale: “La Toscana a secco” http://www.ciatoscana.eu/home/estate-a-secco/ (La foto è ripresa da facebook)

La mia riflessione riguarda tutta quella popolazione, più povera, che non si rende conto del dramma dei cambiamenti climatici che condiziona pesantemente le produzioni agricole, soprattutto artigianali.

L’abitudine di acquistare i generi alimentari al supermercato senza quel sano rapporto diretto con i produttori di cibo, ha provocato uno scollamento con la realtà. La realtà  supera di molto la fantasia e le industrie agroalimentari cavalcano il fenomeno dei cambiamenti climatici facendo apparire che tutto sia sempre uguale e a portata di mano.

Un recente articolo apparso su intravino.com che riguarda la produzione e la trasformazione della pigna di agave per la produzione di tequila, fotografa la situazione internazionale di un singolo prodotto agricolo ma che può essere replicata per qualsiasi altro prodotto alimentare http://www.intravino.com/primo-piano/tequila-e-sai-cosa-bevi-o-forse-no-intravino-indaga/

Oggi l’industria (e il capitale che rappresenta) produce in qualsiasi modo quello che la natura non riesce più a produrre: il cibo, spesso spacciato per espressioni tradizionali delle culture popolari.

Le masse si adeguano, oggi quasi inconsapevolmente, poiché non hanno i soldi per permettersi la qualità  e/o per la difficoltà  di reperire le produzioni tradizionali e culturali causa scarsità  di produzione.

I cambiamenti climatici possono rappresentare una vera e propria occasione per le industrie agroalimentari e il capitale di dominare i piccoli artigiani di cibo che non riescono più a produrre nel modo che sempre hanno conosciuto (vedi le ragioni delle recenti nuove politiche poco ambientaliste di Trump negli USA).

Le domande che mi faccio sono: i cambiamenti climatici sono dunque una ghiotta occasione per l’industria? La lotta ai cambiamenti climatici sono la madre di tutte le battaglie dei Millennials?

Credo che si, il futuro del Pianeta Terra dipenderà  dalle scelte future delle popolazioni più povere che con i suoi grandi numeri condizionano le politiche economiche ed ambientali.

Contadini nell’era moderna

antico

Contadino, nel medioevo, era l’abitante del contado, feudo di un conte. Ma il termine contadino, più genericamente lavoratore della terra, è anche stato usato come spregiativo: persona dai modi rozzi, grossolani e villani. Oggi il termine può descrivere efficacemente ancora qualcuno?

Premesso che tutti i lavori hanno pari dignità e valore, la domanda è chi oggi si può definire contadino. Molti imprenditori agricoli no: hanno modi gentili, garbati e non si sporcano le mani: forse i veri contadini sono gli operai che lavorano per lui; Altri si alzano tardi la mattina e fanno finta di esserlo; Altri ancora sono più signori che contadini, ma fa chic dirlo, magari con la speranza di andare a finire nel dating show “Il contadino cerca moglie”; Altri son sempre a zonzo per il mondo a cercar di vendere. Insomma tutti generalmente hanno una gran fretta, frenetica, e definire contadini qualcuno di questi è arduo.

Quindi, la parola contadino può essere nella maggior parte dei casi sostituita da artigiano.

Chi allora può essere definito contadino? Secondo me alcuni punti saldi per essere veri contadini sono quando qualcuno lascia raramente il fondo coltivato e si alza presto la mattina e va a letto presto la sera perché stanco, poi quando resiste sotto il sole cocente o sotto la pioggia, quando combatte le avversità della natura e mangia molto di quel che produce, e poi quando fa tanti figlioli, quando lavora in economia e sa far tutto. Poi si è contadini quando, anziani, si raccontano storie, si racconta il passato, si racconta fatti leggendari anche al limite del vero, quando accanto al fuoco d’inverno si sonnecchia senza televisione con intorno i bambini che fanno baccano. Si è contadini quando l’orsaggine del carattere prevale e quando l’epica contadina fa dire: li manderei tutti a zappare. Ma esistono ancora i contadini, oggi?