Polemiche su Facebook

Recentemente ho letto alcuni post sul vino dove si sono scatenati centinaia di commenti, dove in pratica due visioni o meglio due narrazioni hanno determinato una specie di “guerra” (per fortuna solo verbale). Molti gli interventi solo per denigrare l’avversario (come, ahimè, in politica). L’auspicata discussione diventa una piccola rissa.
Questo accade anche con “firme” autorevoli, che usano FB come canale di visibilità, magari di un blog o di una testata giornalistica, ma che cadono in errori grossolani di comunicazione (secondo me, naturalmente!).
Chi legge i post e i commenti su FB, io compreso, spesso non si sofferma, non pondera, scrive di getto solo dopo aver “scrollato” cercando di carpire un senso per prendere una posizione, sopratutto quando ci sono centinaia di commenti che per leggerli tutti occorrerebbe troppo tempo (siamo tutti un po superficiali in FB).
Quindi io dico: grande attenzione su come e cosa scrivere nei post, perché se da un lato basta scatenare una polemica per tanti like, dall’altro si rischia però una semplificazione, tipica della piattaforma di FB che sta alla base del suo successo, ma che si ritorce sull’autore.

Pensierino della Notte

Riflessione di questa sera, dopo aver bevuto un paio di bicchieri di Caparsino Riserva 2010 (quando si parla di effetti psicotropici del vino….) sui cambiamenti climatici.

Bella la Natura, ma è crudele sia per motivi intrinsechi sia per cause umane. Se si analizza un arco temporale molto lungo le catastrofi naturali sono sempre avvenute e dopo sono avvenute le rinascite: vulcani o meteoriti o cambiamenti climatici fanno della Natura nel Tempo una forza in cui la vita cerca ad ogni costo di sopravvivere.
Noi umani stiamo commettendo tanti errori: con le nostre mani stiamo riuscendo in un arco di tempo molto breve a creare una condizione difficile per la nostra stessa sopravvivenza. E se un giorno la razza umana si dovesse estinguere, la Natura troverebbe le soluzioni alternative, magari in un tempo lungo, ma il tempo è relativo.
A mio avviso l’unico modo per gli umani di riuscire a sopravvivere a lungo in questa era dove i cambiamenti climatici sono a nostro sfavore sarà quello di compensare con soluzioni efficaci ciò che è stato distrutto o meglio, alterato. Saremo in grado di cambiare se si riuscisse a trovare le soluzioni compensative, come un cervello che se carente su alcuni funzioni altre parti compensano l’handicap.
Un grido di speranza?

La madre di tutte le battaglie: la lotta ai cambiamenti climatici

La Cia, Confederazione agricoltori Italiani ha fatto ieri un caraggioso titolo per il suo giornale: “La Toscana a secco” http://www.ciatoscana.eu/home/estate-a-secco/ (La foto è ripresa da facebook)

La mia riflessione riguarda tutta quella popolazione, più povera, che non si rende conto del dramma dei cambiamenti climatici che condiziona pesantemente le produzioni agricole, soprattutto artigianali.

L’abitudine di acquistare i generi alimentari al supermercato senza quel sano rapporto diretto con i produttori di cibo, ha provocato uno scollamento con la realtà. La realtà  supera di molto la fantasia e le industrie agroalimentari cavalcano il fenomeno dei cambiamenti climatici facendo apparire che tutto sia sempre uguale e a portata di mano.

Un recente articolo apparso su intravino.com che riguarda la produzione e la trasformazione della pigna di agave per la produzione di tequila, fotografa la situazione internazionale di un singolo prodotto agricolo ma che può essere replicata per qualsiasi altro prodotto alimentare http://www.intravino.com/primo-piano/tequila-e-sai-cosa-bevi-o-forse-no-intravino-indaga/

Oggi l’industria (e il capitale che rappresenta) produce in qualsiasi modo quello che la natura non riesce più a produrre: il cibo, spesso spacciato per espressioni tradizionali delle culture popolari.

Le masse si adeguano, oggi quasi inconsapevolmente, poiché non hanno i soldi per permettersi la qualità  e/o per la difficoltà  di reperire le produzioni tradizionali e culturali causa scarsità  di produzione.

I cambiamenti climatici possono rappresentare una vera e propria occasione per le industrie agroalimentari e il capitale di dominare i piccoli artigiani di cibo che non riescono più a produrre nel modo che sempre hanno conosciuto (vedi le ragioni delle recenti nuove politiche poco ambientaliste di Trump negli USA).

Le domande che mi faccio sono: i cambiamenti climatici sono dunque una ghiotta occasione per l’industria? La lotta ai cambiamenti climatici sono la madre di tutte le battaglie dei Millennials?

Credo che si, il futuro del Pianeta Terra dipenderà  dalle scelte future delle popolazioni più povere che con i suoi grandi numeri condizionano le politiche economiche ed ambientali.

Contadini nell’era moderna

antico

Contadino, nel medioevo, era l’abitante del contado, feudo di un conte. Ma il termine contadino, più genericamente lavoratore della terra, è anche stato usato come spregiativo: persona dai modi rozzi, grossolani e villani. Oggi il termine può descrivere efficacemente ancora qualcuno?

Premesso che tutti i lavori hanno pari dignità e valore, la domanda è chi oggi si può definire contadino. Molti imprenditori agricoli no: hanno modi gentili, garbati e non si sporcano le mani: forse i veri contadini sono gli operai che lavorano per lui; Altri si alzano tardi la mattina e fanno finta di esserlo; Altri ancora sono più signori che contadini, ma fa chic dirlo, magari con la speranza di andare a finire nel dating show “Il contadino cerca moglie”; Altri son sempre a zonzo per il mondo a cercar di vendere. Insomma tutti generalmente hanno una gran fretta, frenetica, e definire contadini qualcuno di questi è arduo.

Quindi, la parola contadino può essere nella maggior parte dei casi sostituita da artigiano.

Chi allora può essere definito contadino? Secondo me alcuni punti saldi per essere veri contadini sono quando qualcuno lascia raramente il fondo coltivato e si alza presto la mattina e va a letto presto la sera perché stanco, poi quando resiste sotto il sole cocente o sotto la pioggia, quando combatte le avversità della natura e mangia molto di quel che produce, e poi quando fa tanti figlioli, quando lavora in economia e sa far tutto. Poi si è contadini quando, anziani, si raccontano storie, si racconta il passato, si racconta fatti leggendari anche al limite del vero, quando accanto al fuoco d’inverno si sonnecchia senza televisione con intorno i bambini che fanno baccano. Si è contadini quando l’orsaggine del carattere prevale e quando l’epica contadina fa dire: li manderei tutti a zappare. Ma esistono ancora i contadini, oggi?

 

La rabbia cresce tra i piccoli viticoltori

Registro_telematico_convegnoE’ una rabbia che cresce, cresce, come la lava di un vulcano prima di scoppiare e chissà che non scoppi davvero.
E’ come se un disegno, una certosina strategia, sia in atto per l’eliminazione dei piccoli vignaioli (48.000!).
Un insieme di burocrazie che in contemporanea sta esasperando i piccoli produttori che si sentono abbandonati, che non si sentono ascoltati e tanto meno rappresentati perché davvero il malessere non è appieno compreso  da chi lavora in poltrona, da chi decide magari sotto pressioni di lobby, o accecato da visioni parziali.

E’ molto interessante questa mobilitazione senza guide politiche, redigere una lettera indirizzata firmata da 200 vignaioli al Ministro Martina non è cosa da poco, se si contano anche le continue adesioni, centinaia, che ogni giorno arrivano, addirittura dall’estero.

In fondo a questo post riporto la lettera inviata al Ministro Martina.

Segnalo anche un post su Slow Wine, dove alcuni interventi sono rabbiosi e Slow Food ha avuto il coraggio di non censurare.

Segnalo infine una petizione per chi crede che possa aiutare, e una mail list dei contadini che spontaneamente hanno redatto la lettera:

LETTERA APERTA
Al sig. Ministro dell’Agricoltura On. Maurizio Martina
Presso MIPAAF Roma

Italia, 05 marzo 2017

Oggetto: dematerializzazione registri vinicoli e burocrazia
Il vino buono non si fa con la burocrazia che uccide i piccoli
produttori
Non accettiamo l’imposizione dei registri dematerializzati! Non vogliamo
alimentare un’economia virtuale e parassitaria. E’ necessaria
un’inversione di tendenza, una rivoluzione delle norme; dobbiamo dire
forte e chiaro che bisogna interrompere questo stillicidio di procedure,
obblighi, corsi, patentini, registri che stanno strangolando le nostre
aziende.

CHI SIAMO
Siamo duecento Vignaioli, agricoltori di ogni Regione. Siamo innamorati
della terra, del cielo, delle piante e del nostro lavoro che vorremmo
continuare a svolgere.

LA SITUAZIONE ATTUALE In Italia ci sono 52 mila produttori e di questi
48 mila imbottigliano meno di 1000 ettolitri, il 53% della produzione è
ottenuta dalle cantine cooperative, mentre la superficie media è di soli
1,6 Ha. Rappresentiamo quindi circa il 90% dei produttori e non più del
30% della produzione totale. Perché allora non pensare un sistema adatto
alle esigenze del maggior numero di produttori? Siamo quelli che
abitano e conservano i borghi rurali e i loro territori che, senza di
noi, andrebbero irrimediabilmente in abbandono. La burocrazia sta
uccidendo le nostre aziende e il nostro sistema agricolo, fatto
esclusivamente di micro imprese. Crediamo che si debba rallentare
questa corsa alla burocratizzazione estrema, dove per ogni azione
concreta sono richieste decine di pezzi di carta e gigabyte che tanti di
noi non hanno la possibilità di seguire, di compilare e di pagare: i
nostri piccoli numeri ci impongono delle scelte, e noi alla fine
dobbiamo scegliere sempre la terra, la pianta, il vino. Inoltre, non
siamo più disposti a dover pagare corsi e consulenti per poter fare il
nostro lavoro. In pratica, non vogliamo mantenere un’economia virtuale e
parassitaria, spesso rappresentata dalle associazioni di categoria,
sindacati o società di consulenza.
Il tutto col beneplacito di chi avrebbe dovuto difendere la nostra vita
e il nostro lavoro: si chiamino associazioni di categoria, sindacati o
altro ancora, di antica o recente costituzione. Vogliamo
reagire,rispondere, non per ottenere qualche mediocre compromesso, ma
per imporre la nostra idea di lavoro, di rapporti umani; per
riappropriarci del nostro tempo. A questo si aggiunge il fatto che
delegare tutti gli adempimenti a servizi on line richiede una
connessione potente e veloce e forse non ci si rende conto di quale sia
lo stato delle ADSL nelle campagne italiane. Non si comprende perché le
uniche esenzioni concesse siano a favore delle piccole produzioni che
effettuano vendita diretta in azienda o per quelle fino a 1000/hl che
non imbottigliano. Sembra che l’obiettivo sia quello di ostacolare la
partecipazione delle piccole aziende al Mercato Globale, riservandolo
così alle grandi imprese.

QUESTI GLI ENTI E ORGANISMI CHE CI CONTROLLANO
1- ICQRF
2- Guardia Forestale
3- Organismo controllo per certificazione Dop, Igp
4-Organismo controllo per certificazione Bio
5- HACCP controllo igiene in cantina
6- Sicurezza sul lavoro: organismi vari
7- Agea ed Enti regionali collegati./CAF.
8- Asl: normative sanitarie.
9- Province, esistono ancora e spesso hanno mantenuto le deleghe per la
viticoltura.
10- Valoritalia, TCA, ecc.
Organismi o Enti diversi che ci richiedono sempre le stesse cose, di
produrre sempre gli stessi documenti .

QUESTI ALCUNI DEI VARI PATENTINI CHE DOBBIAMO CONSEGUIRE:
Alimentarista, HACCP, utilizzo fitosanitari. taratura botte irrorazione,
patentino guida trattore…
Poi ci sono i Consorzi di Tutela, le Associazioni, i Sindacati ecc.
Questo impegno corrisponde in termini temporali a quasi un mese di
lavoro ed indicativamente a 2000-3000€ ogni anno, una cifra troppo
importante per chi fattura poche decine di migliaia di euro.

COSA CHIEDIAMO
E’ urgente unificare quanto più possibile i vari Enti deputati al
controllo: è auspicabile un unico organismo che esegua tutti i
controlli. Per tutto ciò chiediamo:
1) Abolizione dei registri di cantina: ognuno di noi è obbligato a
compilare ogni dicembre la denuncia di produzione delle uve e a fine
luglio la dichiarazione di giacenza del vino. Se a questi due documenti
affianchiamo le fatture di vendita, abbiamo tutte le informazioni
necessarie per effettuareil controllo delle produzioni. Senza
considerare che tutte queste informazioni vengono ripetute nei documenti
del Sistema di Controllo del Biologico, nei manuali HACCP,Valor Italia,
TCA ecc
Per i piccoli produttori (entro i 1000 Hl/anno) che non acquistano vino
i registri non servono.
In subordine proponiamo di mantenere i registri cartacei ed agevolarne
la tenuta al produttore che non acquista vino, posticipando il termine
ultimo per la compilazione del registro di vinificazione al momento
della dichiarazione di produzione; per imbottigliamento e tagli al
momento della denuncia di giacenza. Proponiamo inoltre di eliminare
l’obbligo di tenuta del registro di commercializzazione sotto i 1000 hl:
è un duplicato del registro di vinificazione/imbottigliamento e dei
movimenti già tracciati con altri documenti.
2) Anche per l’olio extra vergine di oliva chiediamo di portare il
limite per l’esenzione dalla compilazione dei registri telematici dagli
attuali 350 Kg a 3500 Kg/annui di produzione di olio.
3) Chiediamo per chi è Imprenditore Agricolo a titolo Professionale da
almeno 5 anni di sostituire con un’autodichiarazione i corsi e i
relativi patentini per guida trattori. Se lo scopo dichiarato è
aumentare la sicurezza dei lavori in campagna, allora si diano
contributi diretti per l’adeguamento delle macchine.
4) Esenzione totale dal patentino fitofarmaci nel caso in cui si
utilizzino esclusivamente fitofarmaci a base di sali di rame e/o zolfo.
5) Eliminazione delle prestazioni viniche obbligatorie che sono misure
anacronistiche. Inoltre, eliminando la distillazione obbligatoria delle
vinacce (cioè regalare le vinacce alle distillerie) si creerebbe un
valore di mercato per tutti i prodotti agricoli destinati alla
distillazione. Proponiamo di eliminare l’obbligo di dichiarazione
preventiva, incentivando il procedimento di smaltimento agronomico delle
vinacce.
6) Proponiamo la semplificazione del modello INTRASTAT (basterebbe un
elenco delle fatture inviate con PEC) e scadenza annuale per i vignaioli
che producono meno di 1000 hl.
7) Chiediamo che in vendemmia e per la raccolta delle olive si possa
ricorrere alla manodopera parentale e amicale con assicurazioni
agevolate, con un forfettario assicurativo proporzionato alle dimensioni
aziendali.
8) Chiediamo che su base volontaria e non obbligatoria sia possibile
riportare nelle etichette del vino la lista degli ingredienti.

Comunichiamo che se non otterremo quanto richiesto, avvieremo una
Campagna di DISOBBEDIENZA CIVILE invitando tutti i vignaioli italiani a
non ottemperare alle richieste di adeguamento ai registri telematici.

Il cuore della nostra protesta è comunque quello di mettere in evidenza
il ruolo centrale che le piccole aziende svolgono nella salvaguardia
dell’ambiente e del territorio nel suo complesso. Il soffocamento di
queste piccole realtà non potrà che passare la mano ad un tipo di
agricoltura che inevitabilmente distruggerà la risorsa primaria.

Egregio Ministro, in pochissimi giorni su questa proposta abbiamo
raccolto 200 adesioni; con altrettanto poco tempo siamo certi di poter
coinvolgere migliaia di agricoltori.

VIGNAIOLI UNITI contadinicritici@inventati.org
Seguono le adesioni dei titolari 200 aziende agricole

ABRUZZO
– Stefano De Fermo – Az. Agr. De Fermo
– Mariapaola Di Cato – Az. Agr Di Cato Francesco
– Lorenza Ludovico – Az. Agr. Ludovico
– Sofia Pepe – Az. Agr. Emidio Pepe
– Stefania Pepe – Az. Agr. Stefania Pepe
– Enrico Gallinaro – Az. Agricola E. Gallinaro
– Massimiliano D’Addario – Az. Agr. Marina Palusci
BASILICATA
– Antonio Cascarano – Az. Agr. Camerlengo
– Elisabetta – Az. Agr. Musto Carmelitano
CALABRIA
– Santino Lucà – Az. Agr. Cantine Lucà
– Luigi Viola – Az. Agr. Cantine Viola
CAMPANIA
– Giovanni Ascione – Az. Agr. Nanni Copè
– Ennio Romano Cecaro – Az. Agr. Canlibero
– Elisabetta Iuorio – Az. Agr. Casebianche
– Raffaello Annicchiarico – Podere Veneri Vecchio
– Fortunato Rodolfo Arpino – Az. Agr. Montedigrazia
– Salvatore Magnoni – Az. Agr. Prima La Terra
– Diana Iannacone – Az. Agr. I Cacciagalli
– Sandro Lonardo – Az. Agr. Contrade di Taurasi
EMILIA ROMAGNA
– Alberto Carretti – Podere Pradarolo
– Laura Cardinali – Az. Agr. Cardinali
– Vittorio Graziano – Az. Agr. Graziano
– Mirco Mariotti – Az. Agr. Mariotti
– Elena Pantaleoni – Az. Agr. La Stoppa
– Federico Orsi – Vigneto S.Vito
– Denny Bini – Az. Agr. Podere Cipolla
– Francesco Torre – Az. Agr. Il Maiolo
– Marco Cordani – Az. Agr. Cordani
– Stefano Malerba – Az. Agr. Gualdora
– Vanni Nizzoli – Az. Agr. Cinque Campi
– Katia Babini – Az. Agr. Vigne dei Boschi
– Paolo Francesconi – Az. Agr. Francesconi
– Roberto Maestri – Az. Agr. Quarticello
– Andrea Cervini – Az. Agr. Il Poggio
– Massimiliano Croci – Az. Agr. Tenuta Croci
– Flavio Cantelli – Az. Agr. Maria Bortolotti
– Erica Tagliavini –Soc. Agr. Bedogni Barbaterre
– Romano Mattioli – Az. Agr. Terraquilia
– Ettore Matarese – Az. Agr. Il Palazzo
– Gianni Storchi – Az. Agr. Storchi
– Paolo Crotti – Az. Agr. Podere Giardino
– Alberto Anguissola – Az. Agr. Casè
– Flavio Restani – Az. Agr. Il Farneto
– Antonio Ognibene – Az. Agr. Gradizzolo
– Manuela Venti – Az. Agr. Villa Venti
– Susanna Diamanti – Az. Agr. Oro di Diamanti
– Andrea Berti – Soc. Agr. Folesano
– Marco Rizzardi – Az. Agr. Crocizia
FRIULI
– Gaspare Buscemi – Az. Agr. Buscemi
– Federica Magrini – Az. Agr. Vignai da Duline
– Franco Terpin – Az. Agr. Terpin
– Silvana Forte – Az. Agr. Le Due Terre
– Dario Princic – Az. Agr. Princic
– Fausto De Andreis – Az. Agr. Le Rocche del Gatto
– Fulvio L. Bressan – Az. Agr. Bressan Nereo
– Denis Montanar – Az. Agr. Denis Montanar
– Andrea Rizzo – Az. Agr. Feudo dei Gelsi
LAZIO
– Giuliano Salesi – Az. Agr.Podere Orto
– Andrea Occhipinti – Az. Agr. Occhipinti
– Chiara Bianchi – Az. Agr. Cantina Ribelà
– Daniele Manoni – Az. Agr. Il Vinco
– Marco Marrocco – Az. Agr. Palazzo Tronconi
– Antonio Cosmi – Az. Agr. Casale Certosa

LIGURIA
– Stefano Legnani – Az Agr. Legnani
– Andrea Marcesini – Az. Agr. La Felce
– Aris Blancardi – Az. Agr. Selvadolce
LOMBARDIA
– Emanuele Pelizzati Perego – Ar.Pe.Pe. srl
– Antonio Ligabue – Az. Agr. Ligabue
– Giacomo Baruffaldi – Az. Agr.Castello di Stefanago
MARCHE
– Alessandro Bonci – Az. Agr. La Marca di S. Michele
– Paolo Beretta – Az. Agr. Fiorano
– Maria Pia Castelli – Az. Agr. Maria Pia Castelli
– Corrado Dottori – Az. Agr. La Distesa
– Rocco Vallorani – Az. Agr. Vigneti Vallorani
– Igino Brutti – Az. Agr. Fontorfio
– Enrico Gabrielli – Az. Agr. Aurora
– Natalino Crgnaletti – Az. Agr. Fattoria S. Lorenzo
MOLISE
– Rodolfo Gianserra – Az. Agr. Vinica
PIEMONTE
– Guido Zampaglione – Tenuta Grillo
– Paolo Laiolo – Az. Ag. Laiolo Reginin
– Alessandro Barosi – Az. Agr. Cascina Corte
– Nicoletta Bocca – Az. Agr. San Fereolo
– Stefano Marelli e Enzo Kizito Volpi -Az. Agr. Corte Solidale
– Eleonora Costa – Az. Agr. Crealto
– Ezio Trinchero – Az. Agr. Trinchero
– Nadia Verrua – Cascina Tavijn
– Lucesio Az. Agr. Rocca Rondinaria
– Carlo Daniele Ricci – Az. Agr. Cascina S. Leto
– Paola e Elena Conti – Cantine del Castello Conti
– Andrea Fontana – Az. Agr. Platinetti Guido
– Claudio Rosso – Az. Agr. Cascina Roera
– Daniele Oddone – Az. Agr. Cascina Gentile
– Paolo Malfatti – Az. Agr. Cascina Zerbetta
– Daniele Saccoletto – Az. Agr. Saccoletto
– Fabrizio Iuli – Az. Agr. Iuli Fabrizio
– Rizzolio Giovanna – Az. Agr. Cascina delle rose
– Stefania Carrea – Az. Agr. Terre di Matè
– Paolo Veglio – Az. Agr. Cascina Roccalini
– Chiara Penati – Az. Agr. Oltretorrente
– Marta Rinaldi – Az. Agr. Rinaldi
– Guido Corino – Az. Agr. Case Corini
– Claudio Cepollina – Az. Agr. Casa Wallace
– Alfio Cavallotto – Tenuta Bricco Boschis
PUGLIA
– Natalino Del Prete – Az. Agr. Natalino Del Prete
– Francesco Marra – Az. Agr. Francesco Marra
– Marta Cesi – Az. Agr. Dei Agre
– Mimmo – Az. Agr. Pantun
SARDEGNA
– Alessandro Dettori – Tenute Dettori
– G. B. Columbu – Az. Agr. Malvasia Columbu
– Giovanni Montisci – Az. Agr. Cantina G. Montisci
– Francesco Sedilesu – Az. Agr. Giuseppe Sedilesu
– Maurizio Altea – Az. Agr. Altea Illotto
SICILIA
– Pierpaolo Badalucco – Az. Agr. Dos Tierras
– Gianfranco Daino – Az. Agr. Daino
– Guglielmo Manenti – Az. Agr. Manenti
– Giovanni Gurreri – Cantina Gurrieri Az. Agr. Battaglia Graziella
– Marco Sferlazzo – Az.Agr.Porta del Vento
– Alice Bonaccorsi – Az. Agr. A. Bonaccorsi
– Bruno Ferrara Sardo – Az. Agr. Bruno Ferrara
– Davide Bentivegna – Az. Agr. Etnella
– Paola Lantieri – Az. Agr. Punta dell’Ufala
– Nino Barraco – Az. Agr. Barraco
– Giovanni Scarfone – Az. Agr. Bonavita Faro
– Francesco Guccione – Az. Agr. Guccione
– Francesco Fenech – Az. Agr. F. Fenech

TOSCANA

– Antonio Giglioli – Az Agr Casale Giglioli
– Giovanni Borella – Az. Agr. Casale
– Valentina Baldini Libri – Fattoria Cerreto Libri
– Arnaldo Rossi – Taverna Pane e Vino
– Stefano Gonnelli – Az. Agr. Borgaruccio
– Giovanna Tiezzi – Az. Agr. Pacina
– Gabriele Buondonno – Az. Agr. Casavecchia alla Piazza
– Gabriele Da Prato- Az. Agr. Podere Concori
– Giuseppe Ferrua – Az. Agr. Fabbrica di S. Martino
– Francesco Carfagna – Az.Agr. Altura
– Stella di Campalto – Az. Agr. Podere S.Giuseppe
– Francesca Padovani – Az. Agr.Podere Fonterenza
– Marzio Politi – Coop. Agr. Voltumna
– Olivier Paul Morandini – Az. Agr. Fuorimondo
– Paolo Marchionni – Az. Agr. Vigliano
– Alessio Miliotti – Az. Agr. Tenuta di Sticciano
– Fabrizio Zanfi – Podere La Mercareccia
– Paolo Giuli – Az. Agr. Al Podere di Rosa
– Riccardo Papni – Az. Agr. La Pievuccia
– Francesco De Filippis – Az. Agr. Cosimo Maria Masini
– Sergio Falzari – Az. Agr. Il Giardino
– Carlo Parenti – Az. Agr. Macchion de Lupi
– Stefano Amerighi – Az. Agr. Amerighi
– Umberto Valle – Az. Agr. Poggio Trevvalle
– Francesco Anichini – Az. Agr. Vallone di Cecione
– Roberto Bianchi – Az. Agr.Podere Val delle Corti
– Luca Orsini – Az. Agr. Le Cinciole
– Monica Raspi – Az. Agr. Fattoria Pomona
– Patrizia Bruni – Az. Agr. Villa Bruni
– Marco Tanganelli – Az. Agr. Tanganelli
– Susanna Grassi – Az. Agr. I Fabbri
– Nadia Riguccini – Az. Agr. Campinuovi
– Maurizio Comitini – Az. Agr. Croce di Febo
– Luca Tomassini – Az. Agr. Sangervasio
– Paolo Socci – Az. Agr. Fattoria di Lamole
– Rossella Bencini – Az. Agr. Terreamano
– Massimo Pasquetti – Az. Agr. I Mandorli
– Michele Braganti – Az. Agr. Monteraponi
– Paolo Cianferoni – Az. Agr. Caparsa
– Jacy Farrel – Az. Agr. Monte Bernardi
– Moreno Panattoni – Az. Agr. Montechiari
– Giorgio Secchi – Az. Agr. Palmo di Terra
– Piero Tartagni – Az. Agr. Fattoria Colleverde
– Michele Guarino – Az. Agr. Tenuta Lenzini
– Stefano Grandi – Az. Agr. Canneta
– Emilio Falcione – Az. Agr. La Busattina
– Alessandro Sderci – Az. Agr. Podere il Palazzino
– Jan Hendrik Erbach – Az. Agr. Pian dell’Orino
– Katia Nussbaum – Az. Agr. San Polino
TRENTINO
– Stefano Bailoni – Az. Agr. Cantina Bionatura
VENETO
– Maurizio Donadi – Az. Agr. La Basseta
– Maia Gioia Rosellini – Az. Agr. Ca’ Orologio
– Carlo Venturini – Az.Agr. Monte Dall’Ora
– Giovanni Masini – Az. Agr. Cà de Noci
– Franco Masiero – Az. Agr. Masiero Verdugo
– Daniele Piccinin – Az. Agr. Le Carline
– Marinella Camerani – Az. Agr. Corte Sant’Alda
– Daniele D. Delaini – Az. Agr. Villa Calicantus
– Ernesto Cattel – Az. Agr. Costadilà

UMBRIA
– Paolo Bolla – Az Agr. Fontesecca
– Rocco Trauzzola – Fattoria Mani Luna di
– Jacopo Battista – Az. Agricola Ajola
– Clelia Cini – Az. Agr. La Casa dei Cini

Quando vengono ad assaggiare il vino i tuoi colleghi

vino in bicchiereAppena tornato dalla tre gironi di “Terre di Toscana”, da dietro il banchino insieme a tanti altri bravi produttori, mi viene in mente come noi vignaioli riceviamo sempre con piacere gli altri produttori nelle degustazioni. Sono soddisfazioni, perché persone come te si sacrificano, che sudano, che smadonnano, che devono affrontare gli stessi problemi e che vengono a degustare, significa emozionarsi insieme, significa scambio, significa arricchirsi, significa solidarietà, significa apprezzamento vero. Ho assaggiato volentieri i vini di Poggerino, Erta di Radda, Istine, Vecchie Terre di Montefili, Le Ragnaie e i vini di Stefano Amerighi che mi hanno davvero impressionato e poi tanti altri e tutti erano contenti di farmi assaggiare. Stesso sorriso, sempre. Stesso sorriso che mi sembra di aver comunicato io con tanti altri vignaioli che sono venuti al banchino ad assaggiare i miei vini! Soddisfazioni, intime, che forse molti non provano tanta è la spinta egocentrica e di rivalità che, seppur sana e legittima fino ad una certa misura, quando eccede non può che essere malsana.

Le Prestazioni da vino

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Periodo di guide, di giudizi e di classifiche sui vini: si misurano le prestazioni dei vini. Sono convinto che noi produttori viviamo questo periodo con una certa ansia da prestazione. Si sbirciano le email, si sbirciano i social network nella speranza di avere qualche riconoscimento. Tutto ciò si può trasformare in ansia se non si è sufficientemente sereni e scoglionati.
Ho saputo poi di qualcuno che in un primo momento era presente in un elenco, poi smentito poco dopo da un altro elenco vedendosi “soffiare” l’ambito riconoscimento. Mi immagino la perplessità di questo qualcuno.
Mah, che dire, la giostra gira in quel modo, sempre veloce, senza fermarsi e il mio pensiero va a chi, bravo, non riesce mai ad accedere a quella giostra ma anche a chi rosica troppo, pur essendo premiato, senza davvero che ne valga la pena in entrambi i casi.

Radda in Chianti Superstar per il Gambero Rosso

radda-in-chianti

Si può essere daccordo oppure no sulle scelte, ma il Gambero Rosso ha premiato con i tre bicchieri ben 10 vini di aziende di Radda in Chianti nella prossima guida 2017, su 80 tre bicchieri in Toscana. Borgo Salcetino, Brancaia, Castello di Albola, Castello di Radda, Castello di Volpaia, Montevertine, Monteraponi, Poggerino, Istine, Val delle Corti.

Un record, credo.

Impressioni d’Agosto

Dopo un inverno estremamente mite, le viti si sono risvegliate dal letargo invernale con molto anticipo. Ma da inizio Maggio fino alla terza decade di Luglio pioggia e temperature al di sotto della media hanno annullato l’anticipo. Grandinate a macchia di leopardo molto gravi si sono verificate in quel periodo. Ma anche quando le condizioni si sono stabilizzate nella norma con temperature anche alte e giornate soleggiate da fine Giugno e tutto luglio, non sono mancati numerosi temporali, qui nel Chianti. Pregare tutte le volte che l’instabilità atmosferica non causi grandine è ormai abitudine. Però occorre ammettere che chi ha lavorato bene, con la fortuna, la qualità dell’annata promette grandi cose: caldo e piogge al momento giusto stanno creando condizioni ottimali per una ottima annata.

L’invasione dei turisti. Non so se è una mia impressione ma nell’ultimo mese assistiamo ad una specie di arrembaggio di turisti qui in Chianti: che abbiano tutti deciso all’ultimo momento di venire in Chianti? Che sia l’ottimo vino che si beve in Chianti? Strade intasate e ristoranti strapieni, ma forse una delle cause  principali è che l’Italia al momento è immune da attacchi terroristici; si preferisce spender di più ma rimanere in sicurezza (il Chianti per ragioni storiche è un territorio estremamente controllato e sicuro), piuttosto che raggiungere mete fino a ieri ambite ma oggi a rischio.

La vera sfida del futuro delle guide

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I litigi tra i curatori di alcune Guide Italiane del vino stanno dominando i social. Ognuno cerca di vendersi per quella fettina di mercato necessaria per sopravvivere, ostentando originalità e innovazione.

Tante davvero sono e saranno le parole spese per descrivere i vini. Ma son solo parole, argomenti parziali e provinciali di un mondo complesso.

E poi ci sono i numerosissimi concorsi di vino che forse servono agli addetti ai lavori ma servono poco ai più.

Il mondo cambia, ma la grande bellezza del vino artigianale complemento del cibo no, quello ancora a mio parere resiste in Italia per fortuna. Ma la comunicazione sul vino non sembra assecondare questa virtù: da Nord al Sud Italia ci sono infiniti gusti che si differenziano per tradizione e cultura e il vino rimane complemento importante di quelle culture: ogni luogo, ogni comunità ha le sue tradizioni di cibo e di vino, con oltre mille vitigni diversi e migliaia di ricette, ma poco sottolineato.

Le qualità dei vini osannate dai professionisti è troppo isolata dal contesto territoriale e dal cibo. Chi giudica il vino deve cominciare a guardare i contesti gastronomici: c’è un gran mondo e tanti spazi da scoprire con l’abbinamento vino-cibo- territori, ma pare che molta comunicazione si riduca a futili argomentazioni per sopravvivere, per spuntare social-audience, oppure protagonismi inutili.
Cultura e vocazione dei territori del vino con la gastronomia locale sarà l’argomento del futuro.