Zonazione del Chianti Classico in alto mare?

Tra pochi giorni, il 6 Giugno 2019, ci sarà l’assemblea del Consorzio Vino Chianti Classico. Purtroppo, secondo almeno le mie informazioni, ancora non c’è alcun accordo per iniziare un percorso di zonazione per la Denominazione per esempio con le Menzioni Geografiche Aggiuntive. Tutto tace e l’argomento circolante che solo il 2% dei consumatori del vino Chianti Classico riuscirebbe ad apprezzare il percorso di zonazione, mentre il restante 98% ancora non riesce a distinguere il vino Chianti Classico dal vino Chianti oppure non conosce neppure lontanamente la zona del Chianti, sarebbe dominante.
Mi domando allora: e le differenze tra base, Riserva e Gran Selezione allora a chi si rivolgono? Perché c’è paura di cambiare (in meglio)? Perché si vuol continuare a lasciare tutto com’è mentre quel 2% potrebbe influenzare tutta la denominazione? Domande che attendono una risposta.

Radda come Montalcino di 30 anni fa

Lungi da me fare contrapposizioni o confronti astrusi è certo però, per me, che i cambiamenti climatici stiano dando una mano ai vini prodotti nelle zone più interne e fresche del territorio Chianti, in particolare a Radda in Chianti. A Radda si vendemmiava a ottobre inoltrato e nonostante questo non ovunque si raggiungevano gradazioni di alcool di 12,5° e sempre nei vigneti esposti a sud, le zone più calde e quindi con maturazioni ottimali.
Dagli inizi degli anni 2000 assistiamo a una maturazione precoce del Sangiovese e le maturazioni avvengono molto anticipatamente rispetto al passato, tanto che e la vendemmia inizia a settembre ormai sempre più regolarmente con gradazioni che superano i 13,5° superando a volte i 15°.
Questo fatto suggerisce che le condizioni climatiche in zone notoriamente più calde, come Montalcino dove il sangiovese maturava con equilibri fantastici che hanno reso famoso il Brunello di Montalcino, oggi favoriscono eccessi di alcool rispetto agli equilibri del passato. Mentre zone fresche come Radda ne beneficiano. E’ come se a Radda si facessero oggi i vini di 30 e oltre anni fa a Montalcino.
Queste mie considerazioni non devono essere intese come dire che i vini di Radda sono più buoni di quelli di Montalcino, ma devono essere intese come denuncia ai Cambiamenti Climatici, che stanno scompigliando il mondo che conosco, quello del vino

Il Bio- sotto attacco

Ho sempre creduto che il cibo bio-dinamico o bio-logico fossero una forma alternativa alle produzioni dominate dalla scienza, un “dogma” troppo spesso motivato da interessi economici, seppur fondamentale e utile.

Nel mio campo tanti fattori stanno ostacolando l’idea bio-, che è soltanto un’idea in effetti. Ultimamente, ci sono difficoltà crescenti di produrre cibo in modo bio tradizionale e culturale causate dai cambiamenti climatici.

Inoltre ci sono difficoltà di produrre prodotti “simili” a quelli convenzionali, (dato che sono questi ultimi quelli che condizionano i gusti e le scelte alimentari). Ci sono difficoltà di comunicare le imperfezioni organolettiche e/o fisiche, spesso appunto intrinseche nelle produzioni bio-. Ci sono difficoltà a far capire che i prodotti antiparassitari di contatto usati  in vigna non hanno impatti devastanti come i prodotti di sintesi.

E per continuare a far esempi nel mio campo: la quercetina  e il brettanomyceto sono problemi che, fino a una decina di anni fa non esistevano in questo mondo ma che oggi sono sempre più “pesanti”. (Ma anche in vigna!: il Mal del L’Esca, vendemmie sempre più precoci, PH innaturali o alcol esagerati).

In conclusione, si parla oggi di produrre cibo senza terra, e sicuramente sarà possibile, ma mi suona come una rassicurazione per chi in futuro prossimo
non potrà permettersi cibo prodotto con la terra. 

Nei vini naturali la stabilizzazione tartarica è sempre più difficile a causa dei cambiamenti climatici

La stabilizzazione tartarica è il processo per cui i vini producono precipitazioni (tartrati) per cui dopo l’imbottigliamento non seguirà una precipitazione in bottiglia. Per ottenere la stabilità in via naturale (senza refrigerazioni artificiali oppure senza trattamenti con sostanza chimiche) il freddo dell’inverno è l’antico rimedio. I cambiamenti cimatici però, con temperature molto più miti di un passato anche recente, provocano un aumento delle temperature in cantina (anche d’inverno) quando solitamente le rigidi temperature determinavano le precipitazioni tartariche in botte o in vasca. Quindi sempre più spesso nei vini più artigianali si possono riscontrare cristalli sul fondo bottiglia.
Nulla di che, però vorrei sottolineare come questo è un aspetto che fino a ieri era spesso superato naturalmente, oggi è difficile superare in modo naturale. Si può ovviare con l’uso di frigoriferi, oppure in sostanze capaci di inibire le precipitazioni (alcune ammesse altre non ammesse nel bio-) ma il fatto rimane: negli ultimi anni è sempre più difficile raggiungere la stabilità tartarica in modo naturale. Questo è una delle tante conseguenze dei cambiamenti climatici che qualsiasi vignaiolo deve affrontare oppure comunicare. Per cui: se a fine bottiglia trovate dei sedimenti non spaventatevi, si possono eliminare con il travaso (decanter) oppure con un’accorta gestione della bottiglia.

Rimanere artigiani, oggi.

E’ sempre più difficile rimanere artigiani. Fatturazione elettronica, obblighi telematici con scadenze strettissime e tanto altro sembra tutto in funzione di un percorso verso l’eliminazione dei piccoli artigiani. Ascolto e osservo: solo i grandi gruppi con la loro economia finanziaria possono andare avanti e impongono le loro decisioni. Tutto deve implacabilmente crescere, sempre più, sempre più, a scapito degli artigiani che chiudono le attività senza ormai alcun ricambio generazionale e degli operai che guadagnano sempre meno (ci sarà infatti sempre qualcuno nel mondo a lavorare per meno). Un mondo che si basa sulla crescita, ma quale crescita e a quale prezzo?

Vendemmia 2018: le finestre operative molto strette

L’annata 2018 si è caratterizzata da frequenti piogge, umidità relative molto alte e caldo. Ancora una volta il Sangiovese, che solitamente qui a Caparsa a Radda in Chianti si raccoglie ad Ottobre, è stato raccolto nella quarta decade di Settembre, con un anticipo di due settimane.

Le finestre operative molto strette, tra una pioggia e l’altra, hanno messo a dura prova il vignaiolo e i suoi collaboratori. Soprattutto nelle coltivazioni bio i lavori per il controllo delle erbe infestanti con le lavorazioni meccaniche e poi i trattamenti contro le malattie della vite si sono caratterizzate da brevi periodi operativi che, se mancati o disattesi per qualsiasi motivo, hanno causato problemi.

Inoltre questa estremizzazione climatica, che forse chi vive in città non ha ben focalizzato, oltre a colpire le colture con più frequenza con la grandine,  favorisce la diffusione di insetti finora sconosciuti in molte zone. Parlo della Drosphila Suzuki, una mosca cinese, ed altri insetti che “bucano” gli acini e che favoriscono il marciume acido e la Botrytis Cynerea.

E’ occorso dunque intervenire con tempistiche giuste nelle finestre del tempo, che significa operare  con caparbietà e molto lavoro, al limite della sopportabilità. Siamo così riusciti a portare in cantina uve sane e ben mature anche grazie al bel tempo della seconda metà di Settembre proprio nel periodo vendemmiale.

W il 2018, W i vini di Radda in Chianti, W il Sangiovese

Dove si ammette che gli artigiani del vino fanno tendenza

 

 

 

In questo video, in un twitter di oggi 23/5/2018 del Consorzio Chianti Classico, https://twitter.com/chianticlassico/status/999320471563882503
un curatore del Gambero Rosso, Antonio Boco, ammette che i piccoli produttori, gli  artigiani del vino che operano nel territorio del Chianti Classico hanno tracciato un percorso d’avanguardia con i loro vini, ormai seguito e imitato anche da aziende che posseggono i “grandi” numeri.

Bisognerebbe allora che le grandi aziende riconoscessero il lavoro dei tanti bravi piccoli vignaioli che operano nei territori, che si mettono in gioco in prima persone, divulgando, comunicando e che si impegnano per esaltare la specificità dei luoghi dove operano, pagando il giusto prezzo per la qualità dei vini sfusi ma anche favorendo la nascita delle Menzioni Geografiche Aggiuntive.

 

Insofferenze emergenti

vino in bicchiereComincio ad essere un po perplesso per le troppe persone sui social enoici, Instagram, Facebook, Twitter, insomma i “protagonisti” del mondo vino, i professionisti della comunicazione o persone amanti del vino o produttori che raccontano con le immagini le proprie storie, le proprie bevute, che troppo spesso fotografano, lodano, esaltano  le bevute con i (soliti) vini di lusso, costosissimi, irraggiungibili (ma evidentemente non tanto data la frequenza di visibilità). Non è invidia, intendiamoci, (“lui in fondo è un contadino”) ma a me sembra, dal tono, che vogliono comunicare un fondamento: voi siete i poveracci che si accontentano, noi siamo quelli che si permettono certi vini costosissimi e dunque “io sono io e voi non siete un cazzo” (Marchese del Grillo Cit.).

Ecco, questa la volevo proprio dire.

La Quercetina nel Sangiovese: pregio o difetto?

Da alcuni anni, una preoccupazione si aggiunge a tutte le altre tra i produttori sopratutto artigianali di sangiovese. A causa dei cambiamenti climatici, si manifesta nel vino un precipitato in sospensione o sotto il tappo filamentoso e vaporoso che è appunto una sostanza chiamata quercetina. E’ un flavonoide prodotto dalla frutta. Viene venduta anche su Amazon ad un costo che supera anche i 70 euro per 200 capsule. E’ usata come antiossidante e come anticancro.

Mentre generalmente i precipitati tartarici nel vino sono accettati tra i consumatori evoluti, nel caso della quercetina non esiste una sufficiente informazione per cui il rischio è di vedersi tornare indietro il vino per questo difetto, che non altera né il sapore né il gusto. Al momento solo il PVPP, molecola di sintesi vietata nel biologico, ne assicura l’eliminazione o il contenimento ma ad un costo organolettico pazzesco.

In particolare i vini del 2014 possono manifestare la quercetina in bottiglia ma il fenomeno lo si registra anche in alcune annate precedenti e successive. Pare che la formazione fuori misura di questa sostanza, partendo dall’uva fino ai processi di fermentazione, si origini dalla luce, dalla radiazione solare, ma naturalmente tanti altri fattori entrano in gioco come la conduzione agronomica, i cloni, la composizione del suolo, e tanti altri motivi. Anche i chimici enologici per ora brancolano nel buio e la soluzione migliore sembra al momento quella di ritardare l’imbottigliamento.

A me piace invece sottolineare come questo fenomeno debba essere semplicemente comunicato per aumentare la conoscenza e la cultura del consumatore, oltretutto quando si parla di una sostanza…. benefica.

Dunque, nella scheda del vino Caparsino 2014 ho scritto: “Questo vino può manifestare dei precipitati in bottiglia di quercetina (un flavonoide molto salutare per le sue proprietà antiossidanti e anticancro), in sospensione o sotto il tappo, senza compromettere la qualità del vino.” e in inglese: “This wine can show precipitate in bottle of quercetin (a very healthy flavonoid for its antioxidant and anticancer properties), in suspinsion or under the cap, without compromising the quality of the wine.”

In trepida attesa

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Ancora sembra che non ci sono dati certi sulle quantità di vino dichiarate in fase di denuncia di produzione in Artea dell’annata 2017. Parlo di vino Chianti Classico Docg, che a mio parere nella realtà dovrebbe aggirarsi sul 40% sul massimo consentito. Il mercato dello sfuso sembra stia a guardare questo dato. E’ tutto fermo.
Si perché la diminuzione potrebbe essere del 15, del 20, del 30 o del 40% e qui si tratta di milioni e milioni di bottiglie di differenza.
Capisco la difficoltà di mercato delle imprese con diminuzioni del 40%, costretti a reperire quantità non prodotte o carenti. Posso capire la disperazione di dover far funzionare la macchina con il 40% di vino in meno, ma capisco anche che finalmente una volta ogni tanto la verità sulle produzioni sia a favore di chi tribola ogni anno per produrre ottimi vini per poi vendere a prezzi spesso inferiori ai costi di produzione.