E se la vita del vignaiolo fosse una gran cagata?

anticoE se la vita del vignaiolo fosse una gran cacata?
C’è solo il lavoro.
Mille problemi da risolvere, mille imprevisti, mille COSE DA PENSARE giorno e notte.
La vita privata che se ne va affanculo, lavori tutti i giorni, i festivi, quando gli altri sono in vacanza tu sei a lavorare come tutti gli altri giorni. Si è vero, è una scelta di vita e il lavoro nobilita, ma una volta era più semplice, non c’era da pensare troppo, non c’erano tutte le regole, le scadenze, gli aggiornamenti, che oggi tutti giorni dell’anno opprimono.
Non esistono le feste comandate, il vignaiolo lavora il 1 Maggio, il 25 Aprile, l’ultimo dell’anno e il primo dell’anno, e poi ogni domenica e ogni sabato, raro trovare un buco di tempo per te, per la tua famiglia. Non hai hobby, perché dopo il lavoro devi pensare, pensare per programmare da oggi a 10 anni: l’agricoltura è così.
Diventare dipendente potrebbe essere la soluzione, magari sottoposto a qualche danaroso che sà na sega come si fa, tanto è il sistema finanziario che deve funzionare. Però così puoi chiedere i tuoi giorni, trovare il tempo per i tuoi hobby, trovare il tempo di fare una vacanza di due settimane.
Alcuni vignaioli che conosco hanno scelto così: diventare sottoposti, cedere, lasciare una parte per recuperare una libertà che il sistema rattrappisce con le sue mille regole burocratiche.

Ma forse i vignaioli non esistono nella realtà, sono solo nell’immaginario, sono solo io che penso di esser un vignaiolo, in realtà sono un privilegiato, uno che in fondo ha scelto qualcosa, oppure sono gli altri che pensano che io sia un vignaiolo, insomma vorrei capire chi sono oggi alle soglie dei miei 60 anni. Eppoi c’è sempre di peggio, eccetera.
Evvabbè. Oggi sono stanco.

Domani vedrò la cosa in modo diverso, forse.

Sempre più vendite tra le proprietà dei vignaioli

euro_banknotes_2002

In Chianti, come in altri territori come in Barolo, sta accadendo un fenomeno sempre più diffuso: la vendita delle proprietà a magnati stranieri e/o cordate finanziarie quasi sempre straniere.

I piccoli vignaioli italiani si ripetano tra i denti “Ma chi me lo fa fare…”, e dopo molte decine di anni magari di ottime performance, si vende.

Le ragioni possono essere molteplici, ma tre spiccano secondo me:

Il passaggio generazionale; l’impossibilità di vedere nei figli una continuazione del proprio lavoro, oppure una difficoltà di dialogo tra i figli, oppure difficoltà di giusti accordi tra gli eredi, possono davvero far muovere la molla della vendita. Ma anche il fatto che l’età del vignaiolo capo avanza e vedere la propria vita completamente dipendente da questo tipo di lavoro può ad un certo punto essere determinante.

La burocrazia; ogni giorno, ogni settimana, ogni mese e ogni anno le regole cambiano, gli impegni burocratici sopratutto formali (e noi italiani siamo grandi in questo) si moltiplicano e con essi lo stress e i rischi collegati alla propria attività. Non è possibile agli occhi di chi ha sempre lavorato nel vigneto e nella cantina veder sacrificare questa esperienza a favore dei lavori formali. Altra importante ragione di sceglier di vendere tutto.

La finanza; La liquidità, spesso capitali di origine misteriosa o dubbia, ha bisogno di investire per vederne il frutto. Il settore dove le tasse sono più agevolate è l’agricoltura, e le aziende vitivinicole familiari in particolare sono davvero allettanti. Inoltre, fino ad oggi, tale investimento rappresenta una sicurezza molto più elevata rispetto ad altri settori. Vedersi offrire tanti soldi, oltre quanto si possa immaginare, può essere un altro punto determinante.

La situazione mi ricorda molto quanto alcuni anni fa è successo nella distribuzione: la nascita dei centri commerciali ha ucciso il bottegaio di quartiere. E così sta accadendo in Italia nel mondo del vino.

Maurizio Gily ha scritto recentemente e giustamente in un post Facebook:

ciao ciao vignaiolo.

 

La convivenza con i moscerini

Oggi al radiogiornale Rai una grande notizia: i moscerini sono utilissimi. Se leggete qui http://gradientitemporali.wordpress.com/fermenti-di-vita ci si può rendere ben conto come il rapporto vignaiolo/moscerino sia unico. In vendemmia, ma sopratutto durante la fermentazione del vino in cantina, i moscerini si nutrono dei lieviti. Orde di moscerini che entrano nel naso, nei bicchieri e nelle sputacchiere: quando un enoappassionato vuol assaggiare i tuoi vini in cantina in quel periodo… insomma la convivenza con i moscerini è d’obbligo tra noi vignaioli. Ho visto, nei miei cinquanta anni di vendemmie tappeti neri di moscerini, aggrappati sulla pressa, volare e posarsi dappertutto in ogni operazione durante la fermentazione. Il disgusto può essere forte per alcuni “uomini” ma non per la Natura. Io a volte ci parlo per convincerli ad andar via. A volte ci riesco, lo giuro… ma leggere “I moscerini si nutrono di lievito e il lievito trae vantaggio dagli spostamenti dei moscerini” mi riempie di gioia. Probabilmente le cantine moderne adottano protocolli contro questi (utili) insetti, ma da me a Caparsa i moscerini son di casa, basta che non lo sappia l’ASL. Quindi secondo gli studi… i moscerini sono indice di salubrità… in quanto diffondono i lieviti nell’ambiente contribuendo alla salubrità ambientale e del vino (quello spontaneo).


 

Gli errori si pagano

 

Nella vita si commettono tanti errori, e il vignaiolo ne commette continuamente, almeno io è sicuro.

Si dice che dagli errori si impara o che dal fondo non si può che risorgere e crescere. Però in ambiente di lavoro gli errori si pagano. A volte gli errori sono originati da stanchezza, da depressione, a volte da autopunizioni, a volte superficialità o sottovalutazione o rutine. Provo ad elencarne qualcuno che mi è capitato quest’anno.

Vetro del trattore, in briciole, perchè rimasto aperto mentre caricavo sassi, Euro 800,00

Orologio da polso, perchè tirando botte sul tappo di silicone dei tonneau per chiuderli, i colpi l’hanno scassato, Euro 120,00

Vino nuovo 2012 perso nella fogna, 4 Hl il top, perchè nell’operazione di sgrandatura del tino che effettuo di notte per la pressatura delle vinacce non si è accesa la pompa colpevolmente rimasta spenta, Euro ???? (dai 400 ai 5.000 euro, impossibile il calcolo economico, ma mentalmente un disastro).

Tino di acciao Inox da 8 Hl, distrutto, si è afflosciato su se stesso, perchè travasando il vino non avevo tolto il tappo superiore per cui la depressione di aria ha causato il danno, Euro 1.600.

Gronde del tetto, urtate col muletto per scaricare i pallet di bottiglie, Euro che cazzo ne so.

Potrei continuare ma è meglio fermarsi qui. Infatti si potrebbe aggiungere le damigiane e i bicchieri rotti, i perni del trattore persi, ecc., per non dire due trattori a ruote completamente distrutti qualche anno fa (decine di migliaia di euro…).

Insomma, forse questo è uno sfogo, ma oggi mi sento così e così…

 

Quando arriva la demoralizzazione

Quando arriva pensi di abbandonare tutto, le vigne, il vino in cantina, abbandonare la vocazione di vignaiolo e pensi alle tue vigne che si riempiono di rovi, il terreno incolto, il vino che diventa aceto perchè ormai non lo curi più, non fai le colmature, non fai i travasi, tanto a che serve? Quando arriva pensi di smettere di combattere contro l’erosione, di ripristinare i fossi dopo ogni pioggia, di rimettere la strada per salire su a casa. Quando arriva pensi che tutto sia meglio vada al diavolo, che tutti coloro che parlano, bla bla, che controllano, che stanno negli uffici, coloro che comandano insieme alle banche che si fanno pagare carta straccia vadino a farsi fottere.

Ma poi come arriva, la demoralizazione se ne va, ci si rimbocca le maniche e si ricomincia con quella passione che solo l’amore può dare.

Internet e i vignaioli

  Internet, questo mezzo di comunicazione, sta rivoluzionando la vita dei vignaioli? Qualche anno fa le aziende si affidavano a un ufficio stampa, tuttora le grandi aziende usano prevalentemente questo mezzo. Di solito però chi gestisce l’ufficio non può dare notizie con il calore, con la passione di un vignaiolo. Anzi, la “patinatura” dei comunicati è ora considerata una minestra già assaggiata troppe volte e noiosa. Sempre più mi accorgo che i giornalisti prima di scrivere cercano in internet gli argomenti.

Il vignaiolo, attraverso una attiva partecipazione nei due sensi, consumatore-produttore e produttore-consumatore, sta lentamente democratizzando un sistema finora monopolizzato creando una certa confusione e sorpresa, sopratutto da chi gestisce le cose da molto e a volte troppo tempo.

C’è però un rischio in tutto questo, che la cosa diventi una sorta di schiavismo, di dipendenza. Il vignaiolo schiavo di intenet, dove il tempo vola, dove si dimenticano i rapporti umani, l’ansia delle “amicizie” e dove si può addiritture rovinare un rapporto d’amore…

 

Il vignaiolo è un precario?

Il vignaiolo è colui che spesso mescola la vita familiare col lavoro, colui che non riesce a distinguere il denaro per il lavoro con il denaro per la famiglia.

C’è sempre la paura di sbagliare, di commetere errori, di non riuscire a continuare. Certezze non ci sono: una grandinata, una gelata, un imprevisto può compromettere un anno e più di lavoro. Certezze sul reddito nemmeno, i prezzi possono essere remunerativi, ma più spesso scendono sotto livelli inimmaginabili. Quando si va a letto i pensieri, le preoccupazioni, sono quindi le stesse di un precario, sempre sul filo dell’incertezza.

Tutto questo proviene da una condizione d’animo personale, oppure da un’insicurezza generale dei nostri tempi e della nostra politica?

Il figlio vino

Il vino per me e molti vignaioli è come un figlio. La produzione in vigna è come un parto, la nascita è un’evento unico, la crescita è un’avventura.

Come per tutti i figli, qualche nascita è piena di problemi, altre più facili. La “gestazione” di quest’anno, a Caparsa, non è delle migliori a causa di diverse condizioni ambientali avverse, non certo per il poco amore o attenzioni. Se nascerà un figlio diversamente abile, oppure con qualsiasi altro problema, sarà sempre un mio figlio, un figlio da amare, fino in fondo.

Dopo questa metafora, vorrei invitare tutti coloro che mi domandano: “qual’è il vino o l’annata migliore?” a non farmi MAI questa domanda. Ogni vino, ogni annata è un’atto d’amore per questo prodotto: non ci sono nè ci potrebbero essere differenze. 

 

Le dannazioni del vignaiolo 2010

  • La grandine
  • I caprioli
  • I daini
  • La peronospora
  • La pioggia continua
  • La mancanza di Sole
  • Lo scasso che non si può fare per la terra bagnata
  • Il figlio che va male a scuola
  • Il sabato e la domenica a lavorare
  • Il mal di schiena
  • Il trattore che si rompe
  • Il litigio con la moglie
  • La malolattica
  • L’operaio che non vuol andare in pensione

Meno male che la sera c’è il vino a tavola! Laughing