La durata di un vigneto

Ho letto da qualche parte che dopo venti anni, un vigneto è obsoleto e quindi da sostituire.

Mi sembra una follia, la solita propaganda di chi riceve profitti dalla velocità economica. Infatti non è possibile dare un termine ad un vigneto, poichè esistono migliaia di fattori che influenzano la resistenza dei vitigni e del vigneto.

A Caparsa i vigneti piantati negli ultimi anni ’60 e inizio ’70 hanno resistito più di trenta anni e ancora ho un vigneto di quarantacinque anni. Purtroppo l’approccio della produzione in quell’epoca non ha niente a che fare con quella di oggi. Si spingeva con composti azotati, si operava con macchine operatrici arcaiche, non c’era la ricerca della qualità, insomma le vigne non erano state concepite per durare a lungo. Oggi mi pare che con una conduzione SLOW, con significativi restauri dei vigneti, la concimazione organica, la ricerca della qualità, ci siano molte opportunità di longevità. Oltretutto i costi ambientali per rifare un vigneto sono enormi. Sarebbe quindi opportuno indirizzare la viticoltura verso un rinnovo lento e molto rado. In Francia ci sono vigneti centanari mi pare, in Italia quasi nulla… c’è solo la frenesia dei soldi.

 

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10 pensieri riguardo “La durata di un vigneto”

  1. E soprattutto bisogna abituarsi ad eliminare le fallanze man mano che inevitabilmente si creano, al pari della sostituzione dei pali rotti/marci da fare OGNi inizio stagione come manutenzione ordinaria.

  2. Ci vuole poi la cultura della manutenzione, cosa che purtroppo in Italia si è persa. Basta guardare i pali delle linee del telefono che cascano e nessuno sà chi li deve riparare… a dirne solo una!

  3. Si forse hai ragione ma per quanto riguarda la longevita’ di una pianta sta’ tutto nella Potatura e come si tratta la vigna, vedi Etna Sicilia e in Trentino con in vitigno Versoaln Alto Adige che hanno piu’ di 250 anni, con la Potatura corta senza far subire dei drastici tagli la Vite patisce molto meno e di conseguenza si rimargina piu’ velocemente.
    Molti Vignaioli hanno nei loro impianti vecchie vigne e il risultato? Migliori vini di qualita’
    Percui la Potatura e’ l’artefice per una lunga vita alla pianta…O no ?

  4. Dire che dopo vent’anni un vigneto è da estirpare, secondo me, è capzioso e nasconde un interesse sotteso. Ma come, a tutti i livelli ci viene detto che un vigneto vecchio dona naturale equilibrio all’uva, le radici sono alla profondità giusta… insomma al di là del sistema di potatura e di tutti i costi di gestione, avere un vigneto vecchio è una benedizione. Sbaglio?

  5. Esatto, un vigneto non troppo giovane è una ricchezza, se mantiene una produzione sufficiente. In Italia ce ne sono ancora di centenari, particolarmente al sud…
    Ulivi e querce centenarie sono protette, perchè non fare lo stesso con le vecchie viti?

  6. Sergio, ti do ragione, e’ certo che la potatura influenza la longevita’, ma non e’ l’unico aspetto.
    Per quanto riguarda la piu’ qualita’ di un vigneto vecchio anche qui intervengono molti fattori a determinarlo. Non sempre le vecchie viti producono alte qualita’. Sono senza dubbio piu’ resistenti alle avversita’ climatiche, poiche’ hanno una memoria che gli permette di reagire meglio di una vite giovane (come noi umani!), ma non sempre i cloni sono migliori di quelli attuali.
    La mia esperienza mi dice che il Sangiovese della mia vigna vecchia, per parlare qui solo di un aspetto, ha tannini piu’ ruvidi, mentre i nuovi cloni tannini piu’ levigati.
    Pero’ sono consapevole che le vecchie vigne rapprestano informazioni clonali cosi’ ampie , cosi’ storihe e diversificate, chiamiamola complessita’ di patrimonio genetico, che sarebbe un peccato perderle, in nome di una massificazione clonale.

  7. A distanza di qualche giorno aggiungo qualche considerazione, innanazittutto vorrei dire che molti parlano con "olimpica" certezza che "le cose sono sempre stare così". Niente di più falso.C’è chi dice che il Chianti Classico deve essere solo sangiovese in purezza, così è sempre stato. Niente di più falso. Le vigne vecchie di Chianti Classico, quelle di 20-30 anni e oltre sono le migliori. Niente di più falso. Ma ne siete proprio convinti ??

  8. Buon giorno Paolo,
    sono un produttore romagnolo, che coltiva in gran parte Sangiovese; avrei alcune domande da fare.
    Parto con una breve introduzione: purtroppo nelle ultime annate denoto un aumento esponenziale della percentuale di piante colpite in maniera più o meno evidente dal mal dell’esca. Io tutti gli anni, come scritto qui, le estirpo e faccio regolarmente le "rimesse". Ho paura però che si stia arrivando ad un punto di "non ritorno"; mi spiego meglio, ogni anno le rimesse aumentano e il problema non cala, fino ad arrivare a quest’anno, dove in 4 ettari di sangiovese devo ripiantare 400 barbatelle. Ergo, come faccio a far durare un impianto 30/40 e passa anni quando si debbono sostituire così tante piante? Alla fine l’impianto che ne risulta, non sarà mai quello originario!
    Che dipenda dalla forma di allevamento? Ho sia del cordone speronato, sia del guyot, ma le piante si ammalano allo stesso modo, praticamente le differenze di percentuale di piante colpite sono non significative.
    Ti chiedo (mi permetto di darti del tu, visto che siamo colleghi), se le altre varietà che hai in azienda, hanno la stessa suscettibilità al mal dell’esca del Sangiovese. Ad esempio, io ho il Merlot, il Trebbiano e l’Ancellotta che sono resistenti, ma il Cabernet S. e soprattutto l’Albana che sono come il Sangiovese.
    Grazie dell’attenzione.
    Gabriele Succi

  9. Questa la mia esperienza: ho provato a sotituire le piante malate di mal dell’esca in impianti di oltre venti anni, ma i costi di assistenza e la lentezza con cui crescono a causa della compattezza del terreno (ci vuole 7/8 anni prima di raccogliere qualcosa), mi hanno fatto abbandonare la pratica. Ho quindi cominciato il reimpianto dei vigneti.
    Il mal dell’esca spesso è già presente nelle barbatelle sopratutto fino a qualche anno fa, quando c’era la corsa al reimpianto per cui i vivaisti non controllavano a sufficienza. Negli ultimi anni ho notato un miglioramento da questo punto di vista.
    Secondo me per cercare di allungare la vita del vigneto occorre, oltre alle solite precauzioni dei tagli piccoli, la sostituzione delle piante malate anno dopo anno iniziando dalla nascita dell’impianto. Inoltre una coltivazione non spinta, favorisce una legnosità ridotta, che può evitare tagli grandi.
    Quindi in sintesi il mio modesto consiglio è: a un certo punto conviene rifare il vigneto e cercare di sostituire le piante malate da subito.
    Per quanto riguardo la sensibilità delle razze al fungo mi trovi daccordo con quanto dici.

  10. Ciao Paolo,
    grazie della risposta.
    Per le rimesse mi sono fatto un attrezzo che "lavora" il terreno fino a 90 cm di profondità e il problema della compattezza è superato, tant’è che dopo 4 anno riesco ad avere la vite formata; il guaio è che poi vanno curate come se fossero dei binbi, ancor più di un vigneto nuovo e si perde un sacco di tempo.
    L’altro problema è che ci sono impianti relativamente giovani che nonostante tutto si ammalano; forse è proprio come dici tu, le piante ammalate arrivavano così già dal vivaio (—> sono stati fatti nel periodo del "boom"). A presto.
    Gabriele Succi

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