Le differenze sono nei vini, oppure no?

Pare che lo sforzo di argomentazione per convincere i possibili acquirenti del vino siano molto fantasiosi, per tutti.

A parte l’ultima trovata del Consorzio Chianti Classico il quale nella pubblicità mostra solo le gambe di una ragazza (Sic!), molti produttori usano e tentano o hanno tentato strade e argomenti tra i più svariati, alcuni legittimi e seri, alcuni strani o dettate da mode passeggere. Provo ad elencarne qualcuno: densità extra-large nei vigneti, vigneti bassi, vigneti tondi, cloni super-autoctoni, cloni antichi, vini veri, vini bio-dinamici e bio-logici, vini artigianali, naturali, vini non filtrati, vini col brettanomiceto, musica nei vigneti, musica in cantina, maturazioni in barriques, legno in un modo, legno in un altro, in botte grande, o solo in vasche di cemento, in forma ovale, oppure anfore, macerazioni super-extra lunghe, solo con l’uso delle mani, vini col sedimento, uve iper-selezionate, tappi di sughero super-extra lunghi, bottiglie super-extra pesanti, rivestimenti di pergamena delle bottiglie, diamanti sulle bottiglie… insomma una miriade si argomentazioni per cercare di differenziarsi.

Ma alla fine è il vino che deve fare la differenza… oppure no?

 

Ennesima burocrazia: nuova misurazione dei vigneti

Tante misurazioni sono state fatte, non passa qualche anno senza che qualcuno misuri gli stessi vigneti, con apparecchi GPS e con le foto aeree: la Provincia, il tuo agronomo, La Regione, AGEA, ARTEA.

In Toscana, proprio il sistema ARTEA sembrava quello definitivo, i rilievi di ogni genere hanno portato negli ultimi quattro anni a completare lo schedario dei vigneti non dico semplice, ma sempre aggiornato.

Pochi mesi fa la Giunta Regionale Toscana ha approvato il “Piano operativo per l’allineamento tra le superfici registrate a vigneto nello schedario regionale e le relative foto” alla data 2010. Sì perchè il SIAN, ma anche il SIGC, devono produrre il GIS! Roba da matti.

Da matti, perchè io ad esempio ho gli aggiornamenti del 2012, per cui ci saranno errori nell’allineamento dei dati 2010/2012!

A me sembra che in pratica è stato escogitato l’ennesima burocrazia per finanziare lavori inutili sulle spalle dei viticoltori. Infatti si verificheranno differenze anche di pochi metri quadri in più o in meno su superfici di tanti ettari, che i professionisti dovranno sanare anche se siamo più aggiornati di loro. Per la gioia di tutti quei funzionari della Regione, di Artea, delle Amministrazioni Provinciali e dai rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole e cooperative che finalmente hanno qualcosa da fare nella loro vita. E forse per la gioa di qualche grande azienda che si potrà ritrovare una superficie più grande di quella odierna.

Possibile che nessuno ci lasci in pace con i nostri sorrisi?

 

 

Se viene la grandine è come se…

Per noi agricoltori vignaioli la grandine è una sciagura. Non esiste un risarcimento adeguato, nemmeno se si è assicurati. Per questo non sono assicurato.

Ieri mi è giunta notizia di alcune grandinate avvenute nei giorni scorsi nel Nord Italia. Nel cuore ho chi ha ricevuto questo evento nefasto.

Dopo tanta fatica, dopo tanto tribolare, dopo tante bestemmie per avere un’uva bellina, se viene la grandine in quel momento è come se…

muore un proprio caro,

ci si spezza non una gamba ma tutte due,

ci crolla la casa per il terremoto,

ci sparano addosso,

 lo Stato Italiano va in bancarotta,

 i figli si drogano,

ci diagnosticano l’AIDS.

Poi però si va avanti lo stesso e si fa il meglio possibile per salvare il salvabile. Resta solo la consapevolezza che gli altri non potranno mai capire cosa si prova quando la grandine arriva sui nostri vigneti.

La durata di un vigneto

Ho letto da qualche parte che dopo venti anni, un vigneto è obsoleto e quindi da sostituire.

Mi sembra una follia, la solita propaganda di chi riceve profitti dalla velocità economica. Infatti non è possibile dare un termine ad un vigneto, poichè esistono migliaia di fattori che influenzano la resistenza dei vitigni e del vigneto.

A Caparsa i vigneti piantati negli ultimi anni ’60 e inizio ’70 hanno resistito più di trenta anni e ancora ho un vigneto di quarantacinque anni. Purtroppo l’approccio della produzione in quell’epoca non ha niente a che fare con quella di oggi. Si spingeva con composti azotati, si operava con macchine operatrici arcaiche, non c’era la ricerca della qualità, insomma le vigne non erano state concepite per durare a lungo. Oggi mi pare che con una conduzione SLOW, con significativi restauri dei vigneti, la concimazione organica, la ricerca della qualità, ci siano molte opportunità di longevità. Oltretutto i costi ambientali per rifare un vigneto sono enormi. Sarebbe quindi opportuno indirizzare la viticoltura verso un rinnovo lento e molto rado. In Francia ci sono vigneti centanari mi pare, in Italia quasi nulla… c’è solo la frenesia dei soldi.

 

L’invasione dei caprioli

E’ un incubo. Ricordate un famoso film intitolato “L’invasione degli ultracorpi”? Extraterrestri entrano nella personalità degli uomini, di notte, attraverso un fagiolo.

Gli agricoltori qui in toscana sognano continuamente questo film solo che invece del fagiolo ci sono i caprioli o i daini. Sono dappertutto, si sono moltiplicati in modo abnorme, entrano, saltano, mangiano i germogli dei boschi, dei vigneti, mangiano i germogli delle barbatelle appena piantate, provocano incidenti sulle strade. Il contenimento con la caccia di selezione praticamente non esiste; predatori naturali, il lupo, non esiste. Esistono solo le bestemmie degli agricoltori che devono far fronte anche a questo problema con spray, recinzioni, scacci: tutto inutile, i caprioli sono capre. Un grido con tanta disperazione si ode nelle campagne: NO AI CAPRIOLI.

 

La storia di Caparsa, di Roberto Giuliani, Lavinium.com

Con grandissimo piacere è stato pubblicato su Lavinium.com, uno dei migliori siti di giornalismo enogastronomico, la Storia di Caparsa e di Paolo Cianferoni.

Con grande emozione riporto il link di accesso:

http://www.lavinium.com/simposi2010/giuliani_doppia_verticale_doccio_a_matteo_caparsino_2010.shtml