La convivenza con i moscerini

Oggi al radiogiornale Rai una grande notizia: i moscerini sono utilissimi. Se leggete qui http://gradientitemporali.wordpress.com/fermenti-di-vita ci si può rendere ben conto come il rapporto vignaiolo/moscerino sia unico. In vendemmia, ma sopratutto durante la fermentazione del vino in cantina, i moscerini si nutrono dei lieviti. Orde di moscerini che entrano nel naso, nei bicchieri e nelle sputacchiere: quando un enoappassionato vuol assaggiare i tuoi vini in cantina in quel periodo… insomma la convivenza con i moscerini è d’obbligo tra noi vignaioli. Ho visto, nei miei cinquanta anni di vendemmie tappeti neri di moscerini, aggrappati sulla pressa, volare e posarsi dappertutto in ogni operazione durante la fermentazione. Il disgusto può essere forte per alcuni “uomini” ma non per la Natura. Io a volte ci parlo per convincerli ad andar via. A volte ci riesco, lo giuro… ma leggere “I moscerini si nutrono di lievito e il lievito trae vantaggio dagli spostamenti dei moscerini” mi riempie di gioia. Probabilmente le cantine moderne adottano protocolli contro questi (utili) insetti, ma da me a Caparsa i moscerini son di casa, basta che non lo sappia l’ASL. Quindi secondo gli studi… i moscerini sono indice di salubrità… in quanto diffondono i lieviti nell’ambiente contribuendo alla salubrità ambientale e del vino (quello spontaneo).


 

Come superare il concetto della qualità dell’annata

Da decenni si parla della vendemmia del secolo, oppure della vendemmia triste. Credo che superare i pregiudizi sia la sfida per il futuro.

Ogni anno racchiude un essenza esclusiva propria dell’annata. I miei ricordi: la 2002 e la 2003. Annate opposte. La prima solo due settimane di sole, poi pioggia sempre, la seconda caldo estremo e siccitoso con 42 e più gradi per due mesi e mezzo. Vini completamente differenti, ma proprio per questo, in diversi casi, unici e ottimi. Si perchè il lavoro dell’uomo PUO’ condizionare in modo vantaggioso il corso della Natura. Ho assaggiato dei 2002 ottimi, eleganti e fini, ho assaggiato 2003 vigorosi, inebrianti e tosti.

Quello che vorrei sottolineare è come la capacità dell’uomo, magari un’azienda un’anno e l’altro anno un’altra, possa condizionare in modo unico l’annata sfruttandone la peculiarità.

Le grandi annate, le piccole annate, sono concetti riduttivi modellati per un consumo veloce e superficiale, magari adatto a quella informazione scadente sempre più potente ai tempi nostri.

Quel che occorre secondo me è divulgare le specificità delle annate: come si fa a dire che è migliore un vino più esile che un vino più corposo? O roba del genere? Un vino è ottimo quando è salubre, quando ti ricordi il vino che hai bevuto, quando ti rende lucida la mente, quando ti rende positivo e elaborativo. L’annata PUO’ essere secondaria.

I vini complementari

La natura è nostra madre, per cui come tutte le mamme insegna nella buona e nella cattiva sorte. Annate come questa la natura ci dice che occorre abbandonare la fissazione di fare solo ed esclusivamente quei vini che siamo abituati a fare, ma occorre sforzarsi di allargare gli orizzonti. Significa dare valore a quei vini minori, a volte considerati sottoprodotti, che possono però ritmare quelle variazioni così care ai musicisti, rendendo un senso di completezza a questa annata, considerata mediamente di scarsa qualità. E così produrre anche spumanti, bianchi, rosati e addirittura vendemmie tardive, può dare un grande significato al lavoro di chi, lottando ogni giorno, ha messo in condizioni la vite di esprimere complessità nel frutto sacro dell’uva.

Il galestro nel Chianti Classico: suolo top nel 2014

Il galestro è un suolo che ha un inconveniente: l’erosione. Ma il galestro in annate piovose e umide è il TOP. Non trattiene la pioggia, l’acqua percola, l’aridità del suolo conferisce poca energia alle viti e non ci cresce erba. E’ dunque particolarmente adatto nelle annate fresche e piovose come quest’anno. In questi terreni ci sono uve spettacolari.

Sui Monti del Chianti il galestro si trova nella dorsale che da Mercatale va verso Panzano. A Greve in Chianti nelle zone sopra Querciabella e Melazzano. A Radda in Chianti nella zona Nord, come qui a Caparsa, Docciole e Val Delle Corti. A Gaiole in Chianti, nelle zone alte come Monti, Cacchiano e S. Martino ma anche a S. Donato in Perano.

Dunque, riflettendo su quest’annata particolarmente piovosa e fresca, esistono luoghi dove sarà possibile fare eccellenze, nonostante tutto. I territori vocati si riconoscono anche in questo: se da millenni il vino viene lì fatto ci sarà una ragione…

Mi dispiace per quei viticoltori che in particolare al Nord stanno vivendo una situazione particolarmente difficile, per la sfortuna di avere avuto la grandine o per troppa piovosità, ma dire che l’annata 2014 non sarà una bella annata per tutti è sbagliato. Le macchie di leopardo esistono e sempre esisteranno, sia in annate caldissime e siccitose, sia in annate fresche e piovose. Occorre coraggio e perseveranza: in agricoltura si devono fare le media di 10 anni almeno per capire le tendenze. Io, ad esempio, nel 2010 ero disperato: oltre il 75% di produzione portata via dalla peronospora larvata, ma in quelle 4700 bottiglie che ho potuto imbottigliare c’è un qualcosa che non sarebbe stato possibile avere senza quella perdita.

Lezioni di vita.

Il Far West esiste ed è ora.

In questo periodo non sono riuscito a scrivere nulla. Pre-vendemmia, caprioli, burocrazia e vendemmia mi hanno assorbito. Tra l’altro sto ricevendo una abnorme massa di spam in questo blog e non sò se riuscirò a continuare a lungo con questa piattaforma. Mi scuso per quei ca**o di interventi che l’antispam non riesce più a contenere.

Ma veniamo alla riflessione che ho maturato in questo ultimo mese.

Il Far West esiste ed è ora.

Ho partecipato a un incontro tra Presidente Provincia di Siena, Capo della Polizia Provinciale di Siena, Sindaco di Radda in Chianti, Capitano della Stazione Forestale di Radda per la questione “caprioli” sfuggita di mano in Toscana (per inciso noi vignaioli abbiamo minacciato di arrivare ad invadere con i trattori piazza Piazza Duomo a Firenze per sollevare il problema, altrimenti nessuno si muove…). Ho poi avuto numerose discussioni con i vendemmiatori, con colleghi vignaioli, con la mia famiglia. Conclusione: troppe leggi, troppe norme, ognuno deve cercare da sè la soluzione dei problemi. E poi la questione della normale violenza della Natura che molti uomini e animalisti non riescono a comprendere e che credono che la salvezza di un animale sia più importante del Mondo intero; E poi l’incapacità di risposte veloci della politica; E poi l’assoluto egoismo sociale dove non c’è più lungimiranza nè ideali per operare meglio possibile; E poi si potrebbe continuare all’infinito con le tasse, per arrivare a dire che, oggi in Italia e forse nel Mondo intero, c’è Il Far West (ognuno per conto suo e poi si vedrà). E’ questo il sentimento dei vignaioli che accompagna questi giorni (piovosi).

L’importante è la salute, e questo ci deve bastare.

Come procede la maturazione del Sangiovese a Caparsa

Come si evidenzia nel grafico della temperatura media degli ultimi 30 gg., si nota come l’escursione termica a Caparsa è molto elevata. Questo fa pensare al momento a una maturazione con forti caratteristiche aromatiche e fini del Sangiovese che sicuramente verrà raccolto in Ottobre.
Anche le precipitazioni come nel grafico allegato sembrano estremamente in armonia per proseguire la maturazione lenta ma inesorabile, qui a 450 metri nel cuore dei Montri del Chianti.

 

 

Chianti Classico: si avvicina l’ora della verità

 

Il 15 gennaio è la scadenza ultima per le denunce vitivinicole, cioè le dichiarazioni di produzione.

Quest’anno questa denuncia sarà in pratica una riprova delle tante discussioni che si sono svolte all’interno del corpo sociale del Consorzio Vino Chianti Classico.

Infatti due erano le questioni centrali: l’abnorme giacenza di vino e la mancanza di trasparenza di molti produttori (per dire un eufemismo) che avevano fatto precipitare negli ultimi quattro anni i prezzi del vino “atto a divenire”, costringendo la maggior parte dei produttori a svendere con gravi danni economici.

L’ultima vendemmia ha registrato, secondo gli osservatori sul campo ma anche istituzionali, mancate produzioni dal 50% al 15% sui Monti del Chianti e in Toscana rispetto all’anno scorso, addirittura ai livelli del 1975. Anche le produzioni in Europa sono scese di molto (si parla del 10% circa).

Per quanto mi riguarda, nonostante produca in zona fresca e ricca di acque sotterranee, la produzione quest’anno si assesta a circa 40 Hl/ha di vino Chianti Classico a fronte di circa 50 Hl/Ha del 2011 con un calo di circa il 20% (un dato che vorrei riportare quì è quello del 2010 dove ho prodotto, dichiarandolo, circa 12,5 Hl/Ha) . Sarebbe interessante raccogliere le testimonianza dei viticoltori….

A questo punto le considerazioni sono facili:

a fronte di una reale scarsa produzione e una presumibile riduzione delle giacenze i produttori, ma sopratutto i grandi produttori e le cooperative, adotteranno comportamenti trasparenti e orgogliosi per risollevare la denominazione? Oppure si continuerà a fare una politica miope e senza lungimiranza come fin qui adottata?

Staremo a vedere dopo il 15 Gennaio 2013 e vi terrò aggiornati.

 

Probabile forte diminuzione di produzione 2012

La situazione a fine Agosto nei vigneti lascia prevedere una quasi sicura forte diminuzione di produzione di uve da vino. Qualcuno parla fino al 50%. L’andamento stagionale sta letteralmente alleggerendo numerosi grappoli sopratutto in certe zone per composizione del suolo e per esposizione. Lo stress non è naturalmente uniforme, ma una qualche previsione di drastica generale diminuzione di produzione 2012 è da mettere in conto.

E se si fanno i conti con le alte giacenze dei vini delle annate precedenti, come ad esempio il Chianti Classico che ha condizionato al ribasso il prezzo del vino “atto a divenire” negli ultimi quattro anni, è facile prevedere un’impennata dei prezzi. Sempre se naturalmente….. Wink e non aggiungo altro.

In piena vendemmia

Ho veramente poco tempo, oggi ho raccolto sicuramente la miglior uva sangiovese dell’annata, come mostra la foto.

E’ molto bella l’uva, è una soddisfazione, ma io sono stanco. Il mio pensiero va a tutti gli amici produttori, nella mia stessa situazione. Meno male che qualche guida di vino ci dà un pacca sulle spalle, ogni tanto. Ecco, forse ai produttori l’unico motivo per partecipare alle guide è questo benedetto colpetto che aiuta ad andare avanti. Il resto è niente. Comunque, per chi non ha avuto premi o riconoscimenti dalle guide, va il mio pensiero e il mio affetto per quel che vale…

Non c’è certezza

Quest’annata viticola ci dimostra ancora una volta come non ci sono certezze. Quando si tuona contro luoghi presumibilmente non vocati alla produzione di qualità, quest’anno è stato contraddetto. Quest’anno le migliori produzioni di vino proverranno certamente da vigne in luoghi bassi, umidi e esposti a Nord. E questo si è verificato non solo una volta nel corso degli ultimi otto anni, ma direi certamente nel 2003, 2007 e 2011.

Quando si tuona contro la possibilità di usare qualche punto di percentuale di uve bianche, come l’antica ricetta di Bettino Ricasoli recita per fare il vino Chianti Classico, quest’anno ha sbagliato. Aver potuto vinificare il Sangiovese con un pochino di Malavasia Bianca, avrebbe potuto dare un tocco di eleganza a un uva di  Sangiovese che alcuni anni fa sarebbe parsa arrivare dalla Puglia o dalla Sicilia non certo dai Monti del Chianti.

Quindi, permettetemi di riportare un passo di Luigi Pirandello dal suo “Uno, Nessuno, Centomila”:

“La facoltà di illuderci che la realtà d’oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall’altro ci precipita in un vuoto senza fine, perchè la realtà d’oggi è destinata a scoprire l’illusione domani.”