La madre di tutte le battaglie: la lotta ai cambiamenti climatici

La Cia, Confederazione agricoltori Italiani ha fatto ieri un caraggioso titolo per il suo giornale: “La Toscana a secco” http://www.ciatoscana.eu/home/estate-a-secco/ (La foto è ripresa da facebook)

La mia riflessione riguarda tutta quella popolazione, più povera, che non si rende conto del dramma dei cambiamenti climatici che condiziona pesantemente le produzioni agricole, soprattutto artigianali.

L’abitudine di acquistare i generi alimentari al supermercato senza quel sano rapporto diretto con i produttori di cibo, ha provocato uno scollamento con la realtà. La realtà  supera di molto la fantasia e le industrie agroalimentari cavalcano il fenomeno dei cambiamenti climatici facendo apparire che tutto sia sempre uguale e a portata di mano.

Un recente articolo apparso su intravino.com che riguarda la produzione e la trasformazione della pigna di agave per la produzione di tequila, fotografa la situazione internazionale di un singolo prodotto agricolo ma che può essere replicata per qualsiasi altro prodotto alimentare http://www.intravino.com/primo-piano/tequila-e-sai-cosa-bevi-o-forse-no-intravino-indaga/

Oggi l’industria (e il capitale che rappresenta) produce in qualsiasi modo quello che la natura non riesce più a produrre: il cibo, spesso spacciato per espressioni tradizionali delle culture popolari.

Le masse si adeguano, oggi quasi inconsapevolmente, poiché non hanno i soldi per permettersi la qualità  e/o per la difficoltà  di reperire le produzioni tradizionali e culturali causa scarsità  di produzione.

I cambiamenti climatici possono rappresentare una vera e propria occasione per le industrie agroalimentari e il capitale di dominare i piccoli artigiani di cibo che non riescono più a produrre nel modo che sempre hanno conosciuto (vedi le ragioni delle recenti nuove politiche poco ambientaliste di Trump negli USA).

Le domande che mi faccio sono: i cambiamenti climatici sono dunque una ghiotta occasione per l’industria? La lotta ai cambiamenti climatici sono la madre di tutte le battaglie dei Millennials?

Credo che si, il futuro del Pianeta Terra dipenderà  dalle scelte future delle popolazioni più povere che con i suoi grandi numeri condizionano le politiche economiche ed ambientali.

E se la vita del vignaiolo fosse una gran cagata?

anticoE se la vita del vignaiolo fosse una gran cacata?
C’è solo il lavoro.
Mille problemi da risolvere, mille imprevisti, mille COSE DA PENSARE giorno e notte.
La vita privata che se ne va affanculo, lavori tutti i giorni, i festivi, quando gli altri sono in vacanza tu sei a lavorare come tutti gli altri giorni. Si è vero, è una scelta di vita e il lavoro nobilita, ma una volta era più semplice, non c’era da pensare troppo, non c’erano tutte le regole, le scadenze, gli aggiornamenti, che oggi tutti giorni dell’anno opprimono.
Non esistono le feste comandate, il vignaiolo lavora il 1 Maggio, il 25 Aprile, l’ultimo dell’anno e il primo dell’anno, e poi ogni domenica e ogni sabato, raro trovare un buco di tempo per te, per la tua famiglia. Non hai hobby, perché dopo il lavoro devi pensare, pensare per programmare da oggi a 10 anni: l’agricoltura è così.
Diventare dipendente potrebbe essere la soluzione, magari sottoposto a qualche danaroso che sà na sega come si fa, tanto è il sistema finanziario che deve funzionare. Però così puoi chiedere i tuoi giorni, trovare il tempo per i tuoi hobby, trovare il tempo di fare una vacanza di due settimane.
Alcuni vignaioli che conosco hanno scelto così: diventare sottoposti, cedere, lasciare una parte per recuperare una libertà che il sistema rattrappisce con le sue mille regole burocratiche.

Ma forse i vignaioli non esistono nella realtà, sono solo nell’immaginario, sono solo io che penso di esser un vignaiolo, in realtà sono un privilegiato, uno che in fondo ha scelto qualcosa, oppure sono gli altri che pensano che io sia un vignaiolo, insomma vorrei capire chi sono oggi alle soglie dei miei 60 anni. Eppoi c’è sempre di peggio, eccetera.
Evvabbè. Oggi sono stanco.

Domani vedrò la cosa in modo diverso, forse.

vino -cibo o da -meditazione ?

Foto di Paolo Rinaldi
Foto di Paolo Rinaldi

Qualche giorno fa ho incontrato ad un evento presso l’enoteca Da David in via G. Carducci 37 a Pistoia un distinto anzianotto signore che, vicino a me in situazione conviviale, ci siamo scambiati pareri finanche accesi.
La questione riguardava come intendere l’atto del bere vino.
Io sono sempre stato convinto che il vino, soprattutto in Italia, è un complemento al cibo che regala attimi di gioia in quel contesto. La bellezza dell’Italia è proprio questa: ogni luogo ha la sua cucina, le sue pietanze connesse con il vino del posto, magari orribile in una degustazione alla cieca, ma se vissuto in quel momento con quella particolare pietanza è e sarà unico e fantastico. Dunque un’espressione culturale, ambientale e tradizionale con la salubrità del vino che dipende anche dal consumo contestuale ai pasti.
Lui, anzianotto, convinto che il vino migliore deve essere bevuto in fase di meditazione, magari in conversazione con gli amici, ma senza alcuna connessione col cibo, poiché il cibo farebbe buono qualsiasi vino, soprattutto dopo un paio di bicchieri. Amante dei vini di Borgogna ha citato etichette e vini a me naturalmente sconosciuti, che sono grandi per questo motivo.
E’ scoppiata una piccola discussione, risolta dopo qualche bicchiere di Caparsino, che ancora mi fa pensare.
A chi la ragione?

Contadini nell’era moderna

antico

Contadino, nel medioevo, era l’abitante del contado, feudo di un conte. Ma il termine contadino, più genericamente lavoratore della terra, è anche stato usato come spregiativo: persona dai modi rozzi, grossolani e villani. Oggi il termine può descrivere efficacemente ancora qualcuno?

Premesso che tutti i lavori hanno pari dignità e valore, la domanda è chi oggi si può definire contadino. Molti imprenditori agricoli no: hanno modi gentili, garbati e non si sporcano le mani: forse i veri contadini sono gli operai che lavorano per lui; Altri si alzano tardi la mattina e fanno finta di esserlo; Altri ancora sono più signori che contadini, ma fa chic dirlo, magari con la speranza di andare a finire nel dating show “Il contadino cerca moglie”; Altri son sempre a zonzo per il mondo a cercar di vendere. Insomma tutti generalmente hanno una gran fretta, frenetica, e definire contadini qualcuno di questi è arduo.

Quindi, la parola contadino può essere nella maggior parte dei casi sostituita da artigiano.

Chi allora può essere definito contadino? Secondo me alcuni punti saldi per essere veri contadini sono quando qualcuno lascia raramente il fondo coltivato e si alza presto la mattina e va a letto presto la sera perché stanco, poi quando resiste sotto il sole cocente o sotto la pioggia, quando combatte le avversità della natura e mangia molto di quel che produce, e poi quando fa tanti figlioli, quando lavora in economia e sa far tutto. Poi si è contadini quando, anziani, si raccontano storie, si racconta il passato, si racconta fatti leggendari anche al limite del vero, quando accanto al fuoco d’inverno si sonnecchia senza televisione con intorno i bambini che fanno baccano. Si è contadini quando l’orsaggine del carattere prevale e quando l’epica contadina fa dire: li manderei tutti a zappare. Ma esistono ancora i contadini, oggi?

 

Si profilano ulteriori incombenze per l’etichettatura dei vini

i-valori-nutrizionali-dellolio-extravergine-di-olivaIngredienti e tabella nutrizionale da aggiungere alle etichette dei vini? In EU c’è una grande spinta per questo obbligo.

Con grande stupore ho letto che molti produttori di vino naturale, promuovono questo adempimento.  Si ritiene che differenziarsi dai vini prodotti dall’agroindustria, da molti artigiani ma anche dai vini certificati Bio, con l’obbligo di scrivere in etichetta gli ingredienti e la tabella nutrizionale sia necessario. Forse per vendere meglio? Non vedo altra spiegazione.

A mio avviso sarebbe una norma che si ritorcerà proprio su quei piccoli produttori di vino “naturale”. Lo spiega con chiarezza un mio collega vignaiolo, che vuol mantenere l’anonimato, che riporto integralmente:

“Ho affrontato il problema degli ingredienti in etichetta in seno alla FIVI. Non avevo condiviso la posizione della Presidenza FIVI, ma purtroppo dopo essermi andato a studiare la normativa (attuale) della normativa sull’etichettatura dei prodotti alimentari, ho capito che appoggiare quella legge avrebbe giocato a nostro svantaggio.

Mi spiego.

Ingredienti-additivi-coadiuvanti

La legge che vogliono venga applicata al vino è la stessa degli alimenti. UGUALE. Questa normativa afferma che vanno indicati in etichetta gli ingredienti e gli additivi. Ma non vanno assolutamente indicati i coadiuvanti. Quali sono i coadiuvanti? Quei prodotti/tecniche che non rimanendone traccia nel prodotto finito, sono di ausilio alla sua produzione: lieviti, alimenti, enzimi, tannini, chiarificanti (tranne quelli allergenici tipo l’albumina o la caseina), bentonite, e tutti i prodotti simili.

Alla fine un industriale, ma badate bene anche chi fa 5.000 bottiglie usando le stesse tecniche dell’industria  (e c’è ne sono tantissimi), andrebbe a scrivere sull’etichetta INGREDIENTI: Uva, acido tartarico, gomma arabica.

La cosa più stravagante sarebbe veramente la gomma arabica che l’industria potrebbe tranquillamente trovare un escamotage, per creare un prodotto con le stesse caratteristiche classificabile come coadiuvante.

Una nuova normativa? Non serve e lo racconto dopo.

So2

Da anni l’industria lavora per realizzare vini senza solfiti aggiunti. Facile facile: basta creare (e lo hanno fatto) dei lieviti selezionati capaci di generare bassissimi livelli di acidità volatile.

Pertanto in etichetta non solo scriveranno Ingredienti/Additivi: Uva. Ma metteranno anche “senza solfiti aggiunti” 🙂

Ecco chi sono:   

http://wineresearchteam.it/      

http://www.cronachedigusto.it/component/content/article/10386-i-vini-senza-solfiti-di-riccardo-cotarella.html

Inutile pensare di poter cambiare la normativa europea sull’etichettatura sugli alimenti per adeguarla alle nostre esigenze.

Ed infatti arriviamo al punto: noi cosa vogliamo dimostrare? Che non usiamo niente. FACCIAMOLO!!!!

Io dall’annata 2005 indico in etichetta gli ingredienti: uva. Dal 2010 scrivo ingredienti/additivi: uva.

Inoltre scrivo che sia in vigna che in cantina non è stato utilizzato nessun additivo e coadiuvante…ecc. ecc.

Nelle prossime etichette grazie a questa discussione, anziché sprecare 4 righe delle etichette in descrizioni di quel che faccio in vigna e cantina, scriverò semplicemente: 

INGREDIENTI/ADDITIVI/COADIUVANTI: UVA.

Come faccio a mettere gli ingredienti? Da sempre scrivo (scrivevo) in ogni riga dei registri cartacei: “non è stato utilizzato niente oltre all’uva. Ingredienti/additivi: uva.”

Lo scrivo anche nel registro di preparazione del bio.

Questo basta per passare indenni ad un controllo della repressione frodi, che non può far altro che verificare le fatture di acquisto (come fa il bio).

Quindi tutti noi possiamo farlo senza aspettare una legge inutile per noi e solo a vantaggio di chi non è come noi.

Non sono d’accordo ai pittogrammi calorici perché è l’anticamera all’indicazione: NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE come per le sigarette. “

La rabbia cresce tra i piccoli viticoltori

Registro_telematico_convegnoE’ una rabbia che cresce, cresce, come la lava di un vulcano prima di scoppiare e chissà che non scoppi davvero.
E’ come se un disegno, una certosina strategia, sia in atto per l’eliminazione dei piccoli vignaioli (48.000!).
Un insieme di burocrazie che in contemporanea sta esasperando i piccoli produttori che si sentono abbandonati, che non si sentono ascoltati e tanto meno rappresentati perché davvero il malessere non è appieno compreso  da chi lavora in poltrona, da chi decide magari sotto pressioni di lobby, o accecato da visioni parziali.

E’ molto interessante questa mobilitazione senza guide politiche, redigere una lettera indirizzata firmata da 200 vignaioli al Ministro Martina non è cosa da poco, se si contano anche le continue adesioni, centinaia, che ogni giorno arrivano, addirittura dall’estero.

In fondo a questo post riporto la lettera inviata al Ministro Martina.

Segnalo anche un post su Slow Wine, dove alcuni interventi sono rabbiosi e Slow Food ha avuto il coraggio di non censurare.

Segnalo infine una petizione per chi crede che possa aiutare, e una mail list dei contadini che spontaneamente hanno redatto la lettera:

LETTERA APERTA
Al sig. Ministro dell’Agricoltura On. Maurizio Martina
Presso MIPAAF Roma

Italia, 05 marzo 2017

Oggetto: dematerializzazione registri vinicoli e burocrazia
Il vino buono non si fa con la burocrazia che uccide i piccoli
produttori
Non accettiamo l’imposizione dei registri dematerializzati! Non vogliamo
alimentare un’economia virtuale e parassitaria. E’ necessaria
un’inversione di tendenza, una rivoluzione delle norme; dobbiamo dire
forte e chiaro che bisogna interrompere questo stillicidio di procedure,
obblighi, corsi, patentini, registri che stanno strangolando le nostre
aziende.

CHI SIAMO
Siamo duecento Vignaioli, agricoltori di ogni Regione. Siamo innamorati
della terra, del cielo, delle piante e del nostro lavoro che vorremmo
continuare a svolgere.

LA SITUAZIONE ATTUALE In Italia ci sono 52 mila produttori e di questi
48 mila imbottigliano meno di 1000 ettolitri, il 53% della produzione è
ottenuta dalle cantine cooperative, mentre la superficie media è di soli
1,6 Ha. Rappresentiamo quindi circa il 90% dei produttori e non più del
30% della produzione totale. Perché allora non pensare un sistema adatto
alle esigenze del maggior numero di produttori? Siamo quelli che
abitano e conservano i borghi rurali e i loro territori che, senza di
noi, andrebbero irrimediabilmente in abbandono. La burocrazia sta
uccidendo le nostre aziende e il nostro sistema agricolo, fatto
esclusivamente di micro imprese. Crediamo che si debba rallentare
questa corsa alla burocratizzazione estrema, dove per ogni azione
concreta sono richieste decine di pezzi di carta e gigabyte che tanti di
noi non hanno la possibilità di seguire, di compilare e di pagare: i
nostri piccoli numeri ci impongono delle scelte, e noi alla fine
dobbiamo scegliere sempre la terra, la pianta, il vino. Inoltre, non
siamo più disposti a dover pagare corsi e consulenti per poter fare il
nostro lavoro. In pratica, non vogliamo mantenere un’economia virtuale e
parassitaria, spesso rappresentata dalle associazioni di categoria,
sindacati o società di consulenza.
Il tutto col beneplacito di chi avrebbe dovuto difendere la nostra vita
e il nostro lavoro: si chiamino associazioni di categoria, sindacati o
altro ancora, di antica o recente costituzione. Vogliamo
reagire,rispondere, non per ottenere qualche mediocre compromesso, ma
per imporre la nostra idea di lavoro, di rapporti umani; per
riappropriarci del nostro tempo. A questo si aggiunge il fatto che
delegare tutti gli adempimenti a servizi on line richiede una
connessione potente e veloce e forse non ci si rende conto di quale sia
lo stato delle ADSL nelle campagne italiane. Non si comprende perché le
uniche esenzioni concesse siano a favore delle piccole produzioni che
effettuano vendita diretta in azienda o per quelle fino a 1000/hl che
non imbottigliano. Sembra che l’obiettivo sia quello di ostacolare la
partecipazione delle piccole aziende al Mercato Globale, riservandolo
così alle grandi imprese.

QUESTI GLI ENTI E ORGANISMI CHE CI CONTROLLANO
1- ICQRF
2- Guardia Forestale
3- Organismo controllo per certificazione Dop, Igp
4-Organismo controllo per certificazione Bio
5- HACCP controllo igiene in cantina
6- Sicurezza sul lavoro: organismi vari
7- Agea ed Enti regionali collegati./CAF.
8- Asl: normative sanitarie.
9- Province, esistono ancora e spesso hanno mantenuto le deleghe per la
viticoltura.
10- Valoritalia, TCA, ecc.
Organismi o Enti diversi che ci richiedono sempre le stesse cose, di
produrre sempre gli stessi documenti .

QUESTI ALCUNI DEI VARI PATENTINI CHE DOBBIAMO CONSEGUIRE:
Alimentarista, HACCP, utilizzo fitosanitari. taratura botte irrorazione,
patentino guida trattore…
Poi ci sono i Consorzi di Tutela, le Associazioni, i Sindacati ecc.
Questo impegno corrisponde in termini temporali a quasi un mese di
lavoro ed indicativamente a 2000-3000€ ogni anno, una cifra troppo
importante per chi fattura poche decine di migliaia di euro.

COSA CHIEDIAMO
E’ urgente unificare quanto più possibile i vari Enti deputati al
controllo: è auspicabile un unico organismo che esegua tutti i
controlli. Per tutto ciò chiediamo:
1) Abolizione dei registri di cantina: ognuno di noi è obbligato a
compilare ogni dicembre la denuncia di produzione delle uve e a fine
luglio la dichiarazione di giacenza del vino. Se a questi due documenti
affianchiamo le fatture di vendita, abbiamo tutte le informazioni
necessarie per effettuareil controllo delle produzioni. Senza
considerare che tutte queste informazioni vengono ripetute nei documenti
del Sistema di Controllo del Biologico, nei manuali HACCP,Valor Italia,
TCA ecc
Per i piccoli produttori (entro i 1000 Hl/anno) che non acquistano vino
i registri non servono.
In subordine proponiamo di mantenere i registri cartacei ed agevolarne
la tenuta al produttore che non acquista vino, posticipando il termine
ultimo per la compilazione del registro di vinificazione al momento
della dichiarazione di produzione; per imbottigliamento e tagli al
momento della denuncia di giacenza. Proponiamo inoltre di eliminare
l’obbligo di tenuta del registro di commercializzazione sotto i 1000 hl:
è un duplicato del registro di vinificazione/imbottigliamento e dei
movimenti già tracciati con altri documenti.
2) Anche per l’olio extra vergine di oliva chiediamo di portare il
limite per l’esenzione dalla compilazione dei registri telematici dagli
attuali 350 Kg a 3500 Kg/annui di produzione di olio.
3) Chiediamo per chi è Imprenditore Agricolo a titolo Professionale da
almeno 5 anni di sostituire con un’autodichiarazione i corsi e i
relativi patentini per guida trattori. Se lo scopo dichiarato è
aumentare la sicurezza dei lavori in campagna, allora si diano
contributi diretti per l’adeguamento delle macchine.
4) Esenzione totale dal patentino fitofarmaci nel caso in cui si
utilizzino esclusivamente fitofarmaci a base di sali di rame e/o zolfo.
5) Eliminazione delle prestazioni viniche obbligatorie che sono misure
anacronistiche. Inoltre, eliminando la distillazione obbligatoria delle
vinacce (cioè regalare le vinacce alle distillerie) si creerebbe un
valore di mercato per tutti i prodotti agricoli destinati alla
distillazione. Proponiamo di eliminare l’obbligo di dichiarazione
preventiva, incentivando il procedimento di smaltimento agronomico delle
vinacce.
6) Proponiamo la semplificazione del modello INTRASTAT (basterebbe un
elenco delle fatture inviate con PEC) e scadenza annuale per i vignaioli
che producono meno di 1000 hl.
7) Chiediamo che in vendemmia e per la raccolta delle olive si possa
ricorrere alla manodopera parentale e amicale con assicurazioni
agevolate, con un forfettario assicurativo proporzionato alle dimensioni
aziendali.
8) Chiediamo che su base volontaria e non obbligatoria sia possibile
riportare nelle etichette del vino la lista degli ingredienti.

Comunichiamo che se non otterremo quanto richiesto, avvieremo una
Campagna di DISOBBEDIENZA CIVILE invitando tutti i vignaioli italiani a
non ottemperare alle richieste di adeguamento ai registri telematici.

Il cuore della nostra protesta è comunque quello di mettere in evidenza
il ruolo centrale che le piccole aziende svolgono nella salvaguardia
dell’ambiente e del territorio nel suo complesso. Il soffocamento di
queste piccole realtà non potrà che passare la mano ad un tipo di
agricoltura che inevitabilmente distruggerà la risorsa primaria.

Egregio Ministro, in pochissimi giorni su questa proposta abbiamo
raccolto 200 adesioni; con altrettanto poco tempo siamo certi di poter
coinvolgere migliaia di agricoltori.

VIGNAIOLI UNITI contadinicritici@inventati.org
Seguono le adesioni dei titolari 200 aziende agricole

ABRUZZO
– Stefano De Fermo – Az. Agr. De Fermo
– Mariapaola Di Cato – Az. Agr Di Cato Francesco
– Lorenza Ludovico – Az. Agr. Ludovico
– Sofia Pepe – Az. Agr. Emidio Pepe
– Stefania Pepe – Az. Agr. Stefania Pepe
– Enrico Gallinaro – Az. Agricola E. Gallinaro
– Massimiliano D’Addario – Az. Agr. Marina Palusci
BASILICATA
– Antonio Cascarano – Az. Agr. Camerlengo
– Elisabetta – Az. Agr. Musto Carmelitano
CALABRIA
– Santino Lucà – Az. Agr. Cantine Lucà
– Luigi Viola – Az. Agr. Cantine Viola
CAMPANIA
– Giovanni Ascione – Az. Agr. Nanni Copè
– Ennio Romano Cecaro – Az. Agr. Canlibero
– Elisabetta Iuorio – Az. Agr. Casebianche
– Raffaello Annicchiarico – Podere Veneri Vecchio
– Fortunato Rodolfo Arpino – Az. Agr. Montedigrazia
– Salvatore Magnoni – Az. Agr. Prima La Terra
– Diana Iannacone – Az. Agr. I Cacciagalli
– Sandro Lonardo – Az. Agr. Contrade di Taurasi
EMILIA ROMAGNA
– Alberto Carretti – Podere Pradarolo
– Laura Cardinali – Az. Agr. Cardinali
– Vittorio Graziano – Az. Agr. Graziano
– Mirco Mariotti – Az. Agr. Mariotti
– Elena Pantaleoni – Az. Agr. La Stoppa
– Federico Orsi – Vigneto S.Vito
– Denny Bini – Az. Agr. Podere Cipolla
– Francesco Torre – Az. Agr. Il Maiolo
– Marco Cordani – Az. Agr. Cordani
– Stefano Malerba – Az. Agr. Gualdora
– Vanni Nizzoli – Az. Agr. Cinque Campi
– Katia Babini – Az. Agr. Vigne dei Boschi
– Paolo Francesconi – Az. Agr. Francesconi
– Roberto Maestri – Az. Agr. Quarticello
– Andrea Cervini – Az. Agr. Il Poggio
– Massimiliano Croci – Az. Agr. Tenuta Croci
– Flavio Cantelli – Az. Agr. Maria Bortolotti
– Erica Tagliavini –Soc. Agr. Bedogni Barbaterre
– Romano Mattioli – Az. Agr. Terraquilia
– Ettore Matarese – Az. Agr. Il Palazzo
– Gianni Storchi – Az. Agr. Storchi
– Paolo Crotti – Az. Agr. Podere Giardino
– Alberto Anguissola – Az. Agr. Casè
– Flavio Restani – Az. Agr. Il Farneto
– Antonio Ognibene – Az. Agr. Gradizzolo
– Manuela Venti – Az. Agr. Villa Venti
– Susanna Diamanti – Az. Agr. Oro di Diamanti
– Andrea Berti – Soc. Agr. Folesano
– Marco Rizzardi – Az. Agr. Crocizia
FRIULI
– Gaspare Buscemi – Az. Agr. Buscemi
– Federica Magrini – Az. Agr. Vignai da Duline
– Franco Terpin – Az. Agr. Terpin
– Silvana Forte – Az. Agr. Le Due Terre
– Dario Princic – Az. Agr. Princic
– Fausto De Andreis – Az. Agr. Le Rocche del Gatto
– Fulvio L. Bressan – Az. Agr. Bressan Nereo
– Denis Montanar – Az. Agr. Denis Montanar
– Andrea Rizzo – Az. Agr. Feudo dei Gelsi
LAZIO
– Giuliano Salesi – Az. Agr.Podere Orto
– Andrea Occhipinti – Az. Agr. Occhipinti
– Chiara Bianchi – Az. Agr. Cantina Ribelà
– Daniele Manoni – Az. Agr. Il Vinco
– Marco Marrocco – Az. Agr. Palazzo Tronconi
– Antonio Cosmi – Az. Agr. Casale Certosa

LIGURIA
– Stefano Legnani – Az Agr. Legnani
– Andrea Marcesini – Az. Agr. La Felce
– Aris Blancardi – Az. Agr. Selvadolce
LOMBARDIA
– Emanuele Pelizzati Perego – Ar.Pe.Pe. srl
– Antonio Ligabue – Az. Agr. Ligabue
– Giacomo Baruffaldi – Az. Agr.Castello di Stefanago
MARCHE
– Alessandro Bonci – Az. Agr. La Marca di S. Michele
– Paolo Beretta – Az. Agr. Fiorano
– Maria Pia Castelli – Az. Agr. Maria Pia Castelli
– Corrado Dottori – Az. Agr. La Distesa
– Rocco Vallorani – Az. Agr. Vigneti Vallorani
– Igino Brutti – Az. Agr. Fontorfio
– Enrico Gabrielli – Az. Agr. Aurora
– Natalino Crgnaletti – Az. Agr. Fattoria S. Lorenzo
MOLISE
– Rodolfo Gianserra – Az. Agr. Vinica
PIEMONTE
– Guido Zampaglione – Tenuta Grillo
– Paolo Laiolo – Az. Ag. Laiolo Reginin
– Alessandro Barosi – Az. Agr. Cascina Corte
– Nicoletta Bocca – Az. Agr. San Fereolo
– Stefano Marelli e Enzo Kizito Volpi -Az. Agr. Corte Solidale
– Eleonora Costa – Az. Agr. Crealto
– Ezio Trinchero – Az. Agr. Trinchero
– Nadia Verrua – Cascina Tavijn
– Lucesio Az. Agr. Rocca Rondinaria
– Carlo Daniele Ricci – Az. Agr. Cascina S. Leto
– Paola e Elena Conti – Cantine del Castello Conti
– Andrea Fontana – Az. Agr. Platinetti Guido
– Claudio Rosso – Az. Agr. Cascina Roera
– Daniele Oddone – Az. Agr. Cascina Gentile
– Paolo Malfatti – Az. Agr. Cascina Zerbetta
– Daniele Saccoletto – Az. Agr. Saccoletto
– Fabrizio Iuli – Az. Agr. Iuli Fabrizio
– Rizzolio Giovanna – Az. Agr. Cascina delle rose
– Stefania Carrea – Az. Agr. Terre di Matè
– Paolo Veglio – Az. Agr. Cascina Roccalini
– Chiara Penati – Az. Agr. Oltretorrente
– Marta Rinaldi – Az. Agr. Rinaldi
– Guido Corino – Az. Agr. Case Corini
– Claudio Cepollina – Az. Agr. Casa Wallace
– Alfio Cavallotto – Tenuta Bricco Boschis
PUGLIA
– Natalino Del Prete – Az. Agr. Natalino Del Prete
– Francesco Marra – Az. Agr. Francesco Marra
– Marta Cesi – Az. Agr. Dei Agre
– Mimmo – Az. Agr. Pantun
SARDEGNA
– Alessandro Dettori – Tenute Dettori
– G. B. Columbu – Az. Agr. Malvasia Columbu
– Giovanni Montisci – Az. Agr. Cantina G. Montisci
– Francesco Sedilesu – Az. Agr. Giuseppe Sedilesu
– Maurizio Altea – Az. Agr. Altea Illotto
SICILIA
– Pierpaolo Badalucco – Az. Agr. Dos Tierras
– Gianfranco Daino – Az. Agr. Daino
– Guglielmo Manenti – Az. Agr. Manenti
– Giovanni Gurreri – Cantina Gurrieri Az. Agr. Battaglia Graziella
– Marco Sferlazzo – Az.Agr.Porta del Vento
– Alice Bonaccorsi – Az. Agr. A. Bonaccorsi
– Bruno Ferrara Sardo – Az. Agr. Bruno Ferrara
– Davide Bentivegna – Az. Agr. Etnella
– Paola Lantieri – Az. Agr. Punta dell’Ufala
– Nino Barraco – Az. Agr. Barraco
– Giovanni Scarfone – Az. Agr. Bonavita Faro
– Francesco Guccione – Az. Agr. Guccione
– Francesco Fenech – Az. Agr. F. Fenech

TOSCANA

– Antonio Giglioli – Az Agr Casale Giglioli
– Giovanni Borella – Az. Agr. Casale
– Valentina Baldini Libri – Fattoria Cerreto Libri
– Arnaldo Rossi – Taverna Pane e Vino
– Stefano Gonnelli – Az. Agr. Borgaruccio
– Giovanna Tiezzi – Az. Agr. Pacina
– Gabriele Buondonno – Az. Agr. Casavecchia alla Piazza
– Gabriele Da Prato- Az. Agr. Podere Concori
– Giuseppe Ferrua – Az. Agr. Fabbrica di S. Martino
– Francesco Carfagna – Az.Agr. Altura
– Stella di Campalto – Az. Agr. Podere S.Giuseppe
– Francesca Padovani – Az. Agr.Podere Fonterenza
– Marzio Politi – Coop. Agr. Voltumna
– Olivier Paul Morandini – Az. Agr. Fuorimondo
– Paolo Marchionni – Az. Agr. Vigliano
– Alessio Miliotti – Az. Agr. Tenuta di Sticciano
– Fabrizio Zanfi – Podere La Mercareccia
– Paolo Giuli – Az. Agr. Al Podere di Rosa
– Riccardo Papni – Az. Agr. La Pievuccia
– Francesco De Filippis – Az. Agr. Cosimo Maria Masini
– Sergio Falzari – Az. Agr. Il Giardino
– Carlo Parenti – Az. Agr. Macchion de Lupi
– Stefano Amerighi – Az. Agr. Amerighi
– Umberto Valle – Az. Agr. Poggio Trevvalle
– Francesco Anichini – Az. Agr. Vallone di Cecione
– Roberto Bianchi – Az. Agr.Podere Val delle Corti
– Luca Orsini – Az. Agr. Le Cinciole
– Monica Raspi – Az. Agr. Fattoria Pomona
– Patrizia Bruni – Az. Agr. Villa Bruni
– Marco Tanganelli – Az. Agr. Tanganelli
– Susanna Grassi – Az. Agr. I Fabbri
– Nadia Riguccini – Az. Agr. Campinuovi
– Maurizio Comitini – Az. Agr. Croce di Febo
– Luca Tomassini – Az. Agr. Sangervasio
– Paolo Socci – Az. Agr. Fattoria di Lamole
– Rossella Bencini – Az. Agr. Terreamano
– Massimo Pasquetti – Az. Agr. I Mandorli
– Michele Braganti – Az. Agr. Monteraponi
– Paolo Cianferoni – Az. Agr. Caparsa
– Jacy Farrel – Az. Agr. Monte Bernardi
– Moreno Panattoni – Az. Agr. Montechiari
– Giorgio Secchi – Az. Agr. Palmo di Terra
– Piero Tartagni – Az. Agr. Fattoria Colleverde
– Michele Guarino – Az. Agr. Tenuta Lenzini
– Stefano Grandi – Az. Agr. Canneta
– Emilio Falcione – Az. Agr. La Busattina
– Alessandro Sderci – Az. Agr. Podere il Palazzino
– Jan Hendrik Erbach – Az. Agr. Pian dell’Orino
– Katia Nussbaum – Az. Agr. San Polino
TRENTINO
– Stefano Bailoni – Az. Agr. Cantina Bionatura
VENETO
– Maurizio Donadi – Az. Agr. La Basseta
– Maia Gioia Rosellini – Az. Agr. Ca’ Orologio
– Carlo Venturini – Az.Agr. Monte Dall’Ora
– Giovanni Masini – Az. Agr. Cà de Noci
– Franco Masiero – Az. Agr. Masiero Verdugo
– Daniele Piccinin – Az. Agr. Le Carline
– Marinella Camerani – Az. Agr. Corte Sant’Alda
– Daniele D. Delaini – Az. Agr. Villa Calicantus
– Ernesto Cattel – Az. Agr. Costadilà

UMBRIA
– Paolo Bolla – Az Agr. Fontesecca
– Rocco Trauzzola – Fattoria Mani Luna di
– Jacopo Battista – Az. Agricola Ajola
– Clelia Cini – Az. Agr. La Casa dei Cini

Quando vengono ad assaggiare il vino i tuoi colleghi

vino in bicchiereAppena tornato dalla tre gironi di “Terre di Toscana”, da dietro il banchino insieme a tanti altri bravi produttori, mi viene in mente come noi vignaioli riceviamo sempre con piacere gli altri produttori nelle degustazioni. Sono soddisfazioni, perché persone come te si sacrificano, che sudano, che smadonnano, che devono affrontare gli stessi problemi e che vengono a degustare, significa emozionarsi insieme, significa scambio, significa arricchirsi, significa solidarietà, significa apprezzamento vero. Ho assaggiato volentieri i vini di Poggerino, Erta di Radda, Istine, Vecchie Terre di Montefili, Le Ragnaie e i vini di Stefano Amerighi che mi hanno davvero impressionato e poi tanti altri e tutti erano contenti di farmi assaggiare. Stesso sorriso, sempre. Stesso sorriso che mi sembra di aver comunicato io con tanti altri vignaioli che sono venuti al banchino ad assaggiare i miei vini! Soddisfazioni, intime, che forse molti non provano tanta è la spinta egocentrica e di rivalità che, seppur sana e legittima fino ad una certa misura, quando eccede non può che essere malsana.

I 2014 di Radda in Chianti mi fanno ritornare giovane

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Alla Stazione Leopolda, in occasione della Chianti Classico Collection del 13 Febbraio 2017, ho assaggiato numerosi vini Chianti Classico 2014. Ho davvero necessità di esprimere qui quali emozioni ho avuto perché la 2014 è stata un’annata difficile, in molti posti del Paese una tragedia, ma a Radda, miracolosamente, i bravi produttori sono riusciti, con tanto lavoro che voi umani non potrete mai capire 😉 , a produrre vini che mi rimandano a quando ero bambino e ragazzo.

Tempi molto diversi da oggi, il motorino Malanca era un miraggio per pochissimi ragazzi privilegiati, contadini che coltivavano ancora qualcuno c’era, nel paesaggio di Radda c’erano i campi di grano, di erba medica, di avena e le barche di covoni, i tanti vigneti promiscui, con i frutti e gli olivi, ma sopratutto c’era la gente schietta e abituata al lavoro, le donne ben sode, pratiche, senza trucco e senza tacchi e poi si andava per vigne a lavorare cantando col Beta tre marce 48 cc.

In quegli anni, che ho vissuto a Radda in Chianti, il vino assomigliava moltissimo al 2014 di oggigiorno, vini beverini, FINI, un piacere berli accanto al focolare con le castagne o con gli arrosti (magari di passerotti che all’epoca nidificavano in ogni tetto di casa colonica), senza fronzoli.

Insomma gli assaggi dei 2014 di Radda mi hanno ringiovanito.

Luis Vuitton a Radda in Chianti

Foto di Paolo Rinaldi
Foto di Paolo Rinaldi

Il gruppo francese LVMH (Moet Hennessy Louis Vuitton ), leader mondiale del lusso sbarca a Radda in Chianti. A Radda la società aprirà una pelletteria (Céline) in Loc La Villa, nemmeno un km da Radda.
Inutile aggiungere quanto già viene detto. Io vorrei solo far presente che LVMH è proprietaria di grandi marchi di vino: Chateau d’Yquem, Krug, Moet et Chandon (incluso Dom Perigon) e molti altri (vedi l’elenco, impressionante, su wikipedia).
Quindi, oltre al settore di Orologi, Gioielli e prodotti di moda, il vino e gli alcolici sono alla base di questa società con sede a Parigi.

Allora, quando una società del genera sbarca in un luogo come Radda in Chianti, ormai consolidatasi come luogo di produzione dei migliori vini del Chianti Classico, il pensiero non va subito al vino e alle aziende produttrici di vino, al di là delle borse? Non sarà questo sbarco un primo passo verso la conquista di qualche azienda di Radda? Vedremo.

Le imposizioni burocratiche a volte non tramandano cultura.

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Ogni giorno che passa assisto, qui i Chianti ma forse è uno specchio di quanto sta succedendo ovunque, dei passaggi economici tra aziende familiari condotte in regime di economia reale, in proprietà finanziarie. Cordate internazionali stanno acquisendo proprietà con investimenti che provengono da investitori che di sporcarsi le mani non gli è mai venuto in mente: delegano la finanza pur di avere buoni rendimenti speculativi (con quale provenienza poi i capitali provengono non potremo mai saperlo). La realtà delle cose oggi è questa: l’omologazione a scapito delle diversità.
Ok, capisco i vantaggi immediati, ma la depauperazione delle diversità delle nicchie produttive, nicchie che spesso provengono da culture e sapienze secolari, non lo accetto. La burocrazia, nel mio settore prevede in questi giorni l’attuazione dell’obbligo del passaggio dai registri di cantina cartacei a quelli telematici, è un esempio di strumento di questi cambiamenti verso le omologazioni. La burocrazia, nata per regolare, assicurare e controllare, spesso non coincide con la capacità di tramandare cultura.