Vignaioli a rischio?

by 19. ottobre 2014 21.51

I Vignaioli, noi vignaioli quelli che vivono in prima persona “il vino”, siamo preparati ad affrontare i lampi del “successo”? Mi sembra di notare, io compreso, accenni di difficoltà di gestione di una notorietà che con merito oppure no questo mondo di vino a volte provoca.

Anche altre professioni, come gli attori o cantanti o personaggi politici si lasciano trascinare dalle stalle alle stelle ma con grande facilità si può tornare dalle stelle alle stalle.

Questo per esprimere un concetto che la mia compagna Gianna mi ripete spesso: è importante la consapevolezza di essere quel che si è, riconoscendo i propri limiti e difetti. Nel mondo dei vini l'IO (vignaiolo) può diventare pericoloso e abnorme. Un aspetto è la capacità lavorativa e imprenditoriale, ma un'altro aspetto è l'apparente capacità oltre misura a cui si può essere attribuiti da un mondo che macina per macinare e retribuire se stesso.

Premi e espressioni di sussiego, attribuzioni di magnificenze e perfezione, possono danneggiare il vero spirito dei vignaioli (io compreso!).

Meglio forse una certa lentezza e linearità e costanza piuttosto che cedere a improvvisi successi e lusinghe che durano qualche anno ma che possono provocare danni alla lunga.

La convivenza con i moscerini

by 9. ottobre 2014 21.54

Oggi al radiogiornale Rai una grande notizia: i moscerini sono utilissimi. Se leggete qui http://gradientitemporali.wordpress.com/fermenti-di-vita ci si può rendere ben conto come il rapporto vignaiolo/moscerino sia unico. In vendemmia, ma sopratutto durante la fermentazione del vino in cantina, i moscerini si nutrono dei lieviti. Orde di moscerini che entrano nel naso, nei bicchieri e nelle sputacchiere: quando un enoappassionato vuol assaggiare i tuoi vini in cantina in quel periodo... insomma la convivenza con i moscerini è d'obbligo tra noi vignaioli. Ho visto, nei miei cinquanta anni di vendemmie tappeti neri di moscerini, aggrappati sulla pressa, volare e posarsi dappertutto in ogni operazione durante la fermentazione. Il disgusto può essere forte per alcuni “uomini” ma non per la Natura. Io a volte ci parlo per convincerli ad andar via. A volte ci riesco, lo giuro... ma leggere "I moscerini si nutrono di lievito e il lievito trae vantaggio dagli spostamenti dei moscerini" mi riempie di gioia. Probabilmente le cantine moderne adottano protocolli contro questi (utili) insetti, ma da me a Caparsa i moscerini son di casa, basta che non lo sappia l'ASL. Quindi secondo gli studi… i moscerini sono indice di salubrità... in quanto diffondono i lieviti nell'ambiente contribuendo alla salubrità ambientale e del vino (quello spontaneo).


 

Come superare il concetto della qualità dell'annata

by 26. settembre 2014 19.58

Da decenni si parla della vendemmia del secolo, oppure della vendemmia triste. Credo che superare i pregiudizi sia la sfida per il futuro.

Ogni anno racchiude un essenza esclusiva propria dell'annata. I miei ricordi: la 2002 e la 2003. Annate opposte. La prima solo due settimane di sole, poi pioggia sempre, la seconda caldo estremo e siccitoso con 42 e più gradi per due mesi e mezzo. Vini completamente differenti, ma proprio per questo, in diversi casi, unici e ottimi. Si perchè il lavoro dell'uomo PUO' condizionare in modo vantaggioso il corso della Natura. Ho assaggiato dei 2002 ottimi, eleganti e fini, ho assaggiato 2003 vigorosi, inebrianti e tosti.

Quello che vorrei sottolineare è come la capacità dell'uomo, magari un'azienda un'anno e l'altro anno un'altra, possa condizionare in modo unico l'annata sfruttandone la peculiarità.

Le grandi annate, le piccole annate, sono concetti riduttivi modellati per un consumo veloce e superficiale, magari adatto a quella informazione scadente sempre più potente ai tempi nostri.

Quel che occorre secondo me è divulgare le specificità delle annate: come si fa a dire che è migliore un vino più esile che un vino più corposo? O roba del genere? Un vino è ottimo quando è salubre, quando ti ricordi il vino che hai bevuto, quando ti rende lucida la mente, quando ti rende positivo e elaborativo. L'annata PUO' essere secondaria.

I vini complementari

by 16. settembre 2014 10.50

La natura è nostra madre, per cui come tutte le mamme insegna nella buona e nella cattiva sorte. Annate come questa la natura ci dice che occorre abbandonare la fissazione di fare solo ed esclusivamente quei vini che siamo abituati a fare, ma occorre sforzarsi di allargare gli orizzonti. Significa dare valore a quei vini minori, a volte considerati sottoprodotti, che possono però ritmare quelle variazioni così care ai musicisti, rendendo un senso di completezza a questa annata, considerata mediamente di scarsa qualità. E così produrre anche spumanti, bianchi, rosati e addirittura vendemmie tardive, può dare un grande significato al lavoro di chi, lottando ogni giorno, ha messo in condizioni la vite di esprimere complessità nel frutto sacro dell'uva.

Fuori dal coro

by 28. agosto 2014 12.17

Mi dispiace ma mi sento fuori dal coro. L'annata è difficile, ma come tutte le annate occorre risolvere stoicamente situazioni sempre diverse. Ho scritto "mi dispiace" perchè capisco perfettamente quei viticoltori che hanno vissuto una stagione catastrofica per la grandine, per la pioggia a catinelle, per la peronospora e a cui l'antico proverbio "mal comune mezzo gaudio" istintivamente viene in mente. Ma non è così: L'Italia è lunga e i microclimi sono tantissimi, per fortuna.

Oggi mi sento di dover dire che sono molto soddisfatto qui a Caparsa: uva abbondante e maturazione che procede, grazie a molta fortuna e probabilmente alle temperature notturne molto basse di quest'anno che hanno evitato l'insorgere della peronospora anche grazie a pochi ma perfetti trattamenti antiporonosporici e al duro lavoro della legatura delle viti. Unica preoccupazione è la botritys, che condizionerà l'epoca della vendemmia. Epoca che al momento è impossibile prevedere. Giorno per giorno occorrerà giudicare per fare i giusti compromessi e decidere l'inizio. Si prevede un Settembre e un Ottobre nella norma, per cui, intrecciamo le dita!

Il galestro nel Chianti Classico: suolo top nel 2014

by 21. agosto 2014 13.35

Il galestro è un suolo che ha un inconveniente: l'erosione. Ma il galestro in annate piovose e umide è il TOP. Non trattiene la pioggia, l'acqua percola, l'aridità del suolo conferisce poca energia alle viti e non ci cresce erba. E' dunque particolarmente adatto nelle annate fresche e piovose come quest'anno. In questi terreni ci sono uve spettacolari.

Sui Monti del Chianti il galestro si trova nella dorsale che da Mercatale va verso Panzano. A Greve in Chianti nelle zone sopra Querciabella e Melazzano. A Radda in Chianti nella zona Nord, come qui a Caparsa, Docciole e Val Delle Corti. A Gaiole in Chianti, nelle zone alte come Monti, Cacchiano e S. Martino ma anche a S. Donato in Perano.

Dunque, riflettendo su quest'annata particolarmente piovosa e fresca, esistono luoghi dove sarà possibile fare eccellenze, nonostante tutto. I territori vocati si riconoscono anche in questo: se da millenni il vino viene lì fatto ci sarà una ragione...

Mi dispiace per quei viticoltori che in particolare al Nord stanno vivendo una situazione particolarmente difficile, per la sfortuna di avere avuto la grandine o per troppa piovosità, ma dire che l'annata 2014 non sarà una bella annata per tutti è sbagliato. Le macchie di leopardo esistono e sempre esisteranno, sia in annate caldissime e siccitose, sia in annate fresche e piovose. Occorre coraggio e perseveranza: in agricoltura si devono fare le media di 10 anni almeno per capire le tendenze. Io, ad esempio, nel 2010 ero disperato: oltre il 75% di produzione portata via dalla peronospora larvata, ma in quelle 4700 bottiglie che ho potuto imbottigliare c'è un qualcosa che non sarebbe stato possibile avere senza quella perdita.

Lezioni di vita.

Vino libero, Vino occupato

by 31. luglio 2014 07.09

Ieri sono andato all'IKEA ed ho scoperto L'Associazione Vino Libero. E davvero sono rimasto imbambolato a leggere e rileggere il manifesto che troneggia sul dispenser di vino a bicchiere. La prima cosa che ho pensato è che, io produttore BIO, mi sia perso qualcosa. La seconda è che, leggendo la tabella comparativa tra i vini convenzionali , vini bio e vini liberi, il Biologico sia una presa di culo. Nella tabella comparativa si legge chiaramente che il vino convenzionale può contenere fino a 150 mg/l di solforosa, quelli bio fino a 100 mg/l e quelli liberi fino a 90 mg/l (questo leggendo la prima linea, poi ci sono altri quattro linee di esempi, ma sempre sullo stesso tono). In pratica si distrugge l'immagine del vino (e non solo) Bio.

La terza cosa che ho pensato è che sono proprio bischero: pago fior fiore di soldi per essere controllato per avere la certificazione BIO, senza contare la burocrazia necessaria, per poi essere superato a sinistra da una semplice comunicazione pubblicitaria (con la domanda che sorge spontanea: chi controlla il vino libero?).

Allora, siccome ad esempio io non arrivo mai con i miei vini a 60/65 mg/l di solforosa, perchè non lanciare l'Associazione vino felice dove stabiliamo che la solforosa non raggiunge i 60 mg/l ?

Sorpasso a destra con scappellatura a sinistra....

...e se Caparsa sparisse?

by 14. luglio 2014 11.39

Sarebbe una sconfitta. Ma sicuramente qualcuno gioirebbe, vedrebbe aumentare i propri spazi, meno concorrenza, un piccolo produttore rompicoglioni in meno.

Trentatre anni fa io e la mia compagna Gianna facemmo una scelta verso la Terra, che a parere di molti era sbagliata, poiché l'agricoltura e il vino non permettevano redditì soddisfacenti. Ma eravamo felici poiché i bisogni erano minori, il territorio del Chianti era più sobrio, i contatti umani erano semplici e sempre pieni di nuove esperienze, sopratutto con gli stranieri che cominciavano a venire nel Chianti. L'agriturismo nasceva in quegli anni e ci assicurava un reddito complementare alla produzione di vino, per continuare quella scelta di vita e di passione. Il vino si vendeva, non si vendeva, ma non era fonte di grande stress se non si vendeva. Oggi occorre comunicare sempre più e meglio, occorre passare un tempo infinito in ufficio, si passano ore davanti al computer e poi di corsa in vigna per fare il più velocemente possibile i lavori, e poi si rincorre la qualità e il mercato, e poi c'è la burocrazia da affrontare sempre più asfissiante, e poi le tasse e le scadenze, e poi gli innumerevoli eventi vinosi che portano via tempo, risorse e salute, e poi le permanenze turistiche ormai ridottissime che fanno forse felici gli albergatori, ma non certo i piccoli agricoltori, e poi le troppe regole sul lavoro... insomma una continua rincorsa per continuare a fare e vivere quel sogno che iniziammo tanto tempo fa. Ecco: il tempo, di tempo, oggi, c'è né sempre meno per la quantità di operazioni che occorre fare nel più breve tempo possibile.

Ma non crediate che ceda, resisterò con Gianna, come resisteranno quelli come me che hanno seminato tanto in questi decenni. Ormai siamo abituati a stringere i denti.

Le differenze sono nei vini, oppure no?

by 6. luglio 2014 07.09

Pare che lo sforzo di argomentazione per convincere i possibili acquirenti del vino siano molto fantasiosi, per tutti.

A parte l'ultima trovata del Consorzio Chianti Classico il quale nella pubblicità mostra solo le gambe di una ragazza (Sic!), molti produttori usano e tentano o hanno tentato strade e argomenti tra i più svariati, alcuni legittimi e seri, alcuni strani o dettate da mode passeggere. Provo ad elencarne qualcuno: densità extra-large nei vigneti, vigneti bassi, vigneti tondi, cloni super-autoctoni, cloni antichi, vini veri, vini bio-dinamici e bio-logici, vini artigianali, naturali, vini non filtrati, vini col brettanomiceto, musica nei vigneti, musica in cantina, maturazioni in barriques, legno in un modo, legno in un altro, in botte grande, o solo in vasche di cemento, in forma ovale, oppure anfore, macerazioni super-extra lunghe, solo con l'uso delle mani, vini col sedimento, uve iper-selezionate, tappi di sughero super-extra lunghi, bottiglie super-extra pesanti, rivestimenti di pergamena delle bottiglie, diamanti sulle bottiglie... insomma una miriade si argomentazioni per cercare di differenziarsi.

Ma alla fine è il vino che deve fare la differenza... oppure no?

 

Considerazioni bio

by 23. giugno 2014 12.49

Al ritorno dell'evento BioPride a Gaiole in Chianti, dove 52 aziende si sono proposte con i loro vini il 21 e 22 Giugno, alcune riflessioni le devo esternare.

I vini Bio, almeno tra tutte le aziende partecipanti all'evento, sono tutti buoni, è difficile individuare difetti o qualità scadenti come occasionalmente avveniva nel passato. Questo provocherà certamente un'evoluzione per un mercato che solitamente è sempre stato di nicchia.

Emerge inoltre la consapevolezza del concetto che ci conduce al "distretto territoriale bio-" che rappresenta la novità vera di questo mondo. Il mondo bio si è spesso contraddistinto per le polemiche, selvagge competizioni e credi diversi che hanno reso l'idea di frammentazione e di poca credibilità.

I bio distretti invece, dove le aziende possono superare insieme le regole più o meno rispettate delle certificazioni, possono essere l'evoluzione, il futuro: la condivisione, la solidarietà e l'appartenenza di un unico territorio che si sforza di produrre pulito, in un modello competitivo in cui il vicino non rappresenta più un nemico ma un'occasione per migliorare la metodologia, potrebbe abolire e rendere inutile l'ormai quasi obsoleta la parola Bio. Occorre infatti riconoscere che la legislazione non potrà mai definire la metodologia, per taluni troppo restrittivo e per altri troppo permissivo, mentre invece i territori sicuramente si. I benefici sarebbero oltre che dal punto di vista ambientale, anche dal punto di vista del mercato che individuerebbe non più la singola isolata azienda bio, ma interi territori.

L'autore

Paolo Cianferoni è Coltivatore Diretto a Caparsa a Radda in Chianti dal 1982 con la sua compagna Gianna. Paolo ha un carattere impulsivo e ama profondamente la natura, le vigne e il vino. Il sito Web di Caparsa è www.caparsa.it oppure scrivi: caparsa@caparsa.it

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