Le UGA dei compromessi

Le UGA è l’acronimo di Unità Geografiche Aggiuntive. Dopo anni di discussioni all’interno del CdA del Consorzio Chianti Classico, sarà proposta all’Assemblea nei prossimi giorni la proposta di riservarle per il momento solo alla Gran Selezione, la tipologia più costosa del vino Chianti Classico.
Se deve essere un’operazione di territorio, dove i territori nel Chianti sono anche molto diversi e proprio questo è il bello, la si vuol far partire solo sul 5% dell’imbottigliato.
A mio parere l’operazione di inizio zonazione partirebbe zoppa. Meglio aspettare che maturi bene, piuttosto che il compromesso complichi una buona zonazione.
In effetti mi sono rotto le scatole dei compromessi.
A parte il fatto che io non faccio Gran Selezione e quindi mi semplifico la vita, ma vi immaginate spiegare le differenze tra Chianti, Chianti Classico, Chianti Classico Riserva, Chianti Classico Gran Selezione, Chianti Classico Gran Selezione di Gaiole, Radda, Castellina, Panzano, Greve, Lamole, ecc.?
Un marasma comunicativo.
Semplice e più efficace la comunicazione e il valore aggiunto con l’applicazione delle UGA su tutte le tipologie di Chianti Classico e se non ci si arriva, allora meglio continuare così come siamo.

Tempi naturali e tempi economici

Nel nostro mondo diVino mi sembra che a volte il vignaiolo per rincorrere i tempi economici, le guide, le manifestazioni, insomma il marketing cerca di seguire quei tempi, per lo più. Le guide partono puntualmente ogni anno a Marzo e Aprile, ogni giornalista chiede nello stesso periodo ogni anno i campioni, ecc.
Ecco, ho come l’impressione che a volte si seguono quei tempi lì, sacrificando i tempi che le singole annate con le loro differenze ci suggerirebbero.
Per cui alcuni piccoli produttori (e mi ci metto anch’io, naturalmente) cercano di forzare tempistiche che i vini, conseguenze delle vendemmie e quindi degli andamenti stagionali e del lavoro umano, magari sono differenti.
Uscire obbligatoriamente entro quel tempo lì con quel vino lì, con quella riserva lì per assecondare guide e manifestazioni a mio parere può essere controproducente.


Riuscire a imporre i tempi della Natura del vigneto e di conseguenza il vino (e badate bene la Natura è anche il ciclo del vignaiolo, la famiglia, le necessità e le priorità), sarebbe meglio. Insomma dare tempo al tempo, sgombri dalle influenze esterne.

Qualcuno potrà dire: ma io non ho la forza di farlo! Ecco che qui si sbaglia: imporre sul mercato i tempi del vignaiolo, interprete del proprio territorio, della fatica e delle annate può essere vincente, alla faccia delle rigide tempistiche annuali degli altri che girano intorno a questo mondo.


Chiaramente questa riflessione non riguarda i vini poco espressioni del territorio… 😉

Amore

E’ l’amore che contraddistingue molti vignaioli nell’approccio che hanno verso le viti.
Tutti gli esseri viventi sono intrecciati in infiniti collegamenti tra milioni di sistemi ecologici che interagiscono in un vigneto, i quali risentono delle pratiche e dei tempi che il vignaiolo sceglie secondo le tradizioni, le sue concezioni, il luogo di produzione e la sua personalità.


E’ ormai risaputo come i boschi e non solo, hanno una rete comunicativa non solo a livello fogliare, ma anche attraverso la rete del micelio, che fa sì che i sistemi abbiano una sorta di conoscenza di ciò che accade intorno a loro. Come esseri umani abbiamo altri tipi di comunicazione ma la realtà non è solo la nostra, esisteranno moltissime altre realtà che i nostri sensi non possono percepire.

In un vigneto le viti comunicano attraverso il suolo, le foglie e tutto il resto: ci sarà chi opera bene e chi provoca danno, ma il sistema è quello.


Se porto per esempio l’amore verso i propri cari malati, verso il nostro partner ma pure i cani e i gatti, chiunque si rende conto che esso rappresenta, con azioni o parole a volte apparentemente semplici una forza per lottare e cercare di contribuire alla buona reciprocità, migliorando le probabilità di sopravvivenza e qualità.


Dunque, a mio parere, anche nei vigneti alcuni interventi o azioni considerati carenti dal punto di vista scientifico possono però avere dei risvolti positivi, poiché l’amore le piante, le viti, e tutto ciò che vive, lo conosce: la scienza difficilmente potrà anche con un super-computer calcolare gli effetti dell’amore degli esseri viventi, che rimane e sarà sempre una forza.

Non tutti i mali vengono per nuocere: riflessione sul futuro della promozione del vino

E’ oggi la notizia dell’annullamento del Vinitaly 2021, ma da oltre un anno tutte le fiere e gli eventi legati al vino non si sono e non si svolgeranno.
Disperazione? No, almeno non per me e vi spiego il perché.


Sicuramente il business che gira intorno a quegli eventi provoca perdite di lavoro e introiti storicamente importanti. Ma nulla è per sempre.


Il metodo di promozione legato agli eventi e alle fiere che abbiamo vissuto negli ultimi 25 anni ha delle contraddizioni importanti, sopratutto ambientali e economici per i produttori. Viaggi, pernottamenti, quote di adesione, moltissime bottiglie di vino sparse qua e là (la maggior parte come se fossero state buttate via), stress da prenotazioni, da logistica, biglietti aerei, burocrazia contributiva, servizi di ogni genere, inquinamento, montagne di spazzatura, ecc. tutto questo si è fermato.


Paradossalmente guadagno più ora che ho meno spese, che quando partecipavo (raramente in verità) agli eventi. E il mercato non è diminuito, anzi.
Inoltre le esportazioni tirano molto bene, senza finalmente dover continuamente cercare l’evento di vino dove aver chance di vendita: i consumatori non hanno smesso di bere e comprano il vino per molti canali, che prontamente i più svegli e attivi hanno attivato, sopratutto all’estero. Dunque, si risparmia e si vende lo stesso.


Forse non tutti hanno “seminato” bene nel passato, qualcuno è in profonda crisi, ma non credo di essere solo io a viverla così. Il dato che il Brunello di Montalcino abbia aumentato la consegna delle fascette Docg del 12% nel corso dell’ultimo anno, è un’indicazione di come occorrerà profondamente ripensare a ciò che è stato e probabilmente non sarà più. I nostalgici piangeranno, ma non fare la fila per trovare parcheggio al Vinitaly e utilizzare quel tempo per potare o per migliorare la produttività o per promuovere il vino con altri mezzi meno invasivi, è fantastico.


Prevedo che saranno proprio i territori la fonte principale della valorizzazione dei produttori e sempre meno gli eventi distanti.

Cambio di passo

Passano i mesi, il Coronavirus e le tematiche collegate come corvi del malaugurio dominano le azioni degli uomini, sopratutto quelli occidentali.

C’è un cambio di passo che difficilmente poteva essere prevedibile solo 10/11 mesi fa, in tutti i settori. Un cambio di passo che significa un cambio epocale di vivere ciò che noi (vecchi) abbiamo visto e vissuto.

Tecnologie telematiche sempre più usate e raffinate, lavoro da remoto, scuola da remoto, algoritmi e DEGUSTAZIONI ON-LINE: Si, l’ho scritto in lettere maiuscole, apposta.

Il mondo del vino e non solo evidentemente sta cambiando radicalmente. Oggi decide tutto la comunicazione e la pubblicità in settori di nicchia: i social. Ma con qualche distinguo. Occorre infatti capacità e visioni molto diverse da quelle del passato. Sono i giovani che fanno le tendenze e sono i giovani quelli più sensibili al cambiamento di passo.

In questo contesto sono i marchi più forti che possono ancor più valorizzare la propria forza.

Il fatto che nel vino le denominazioni più “deboli” stanno soffrendo moltissimo a differenza delle denominazioni storiche già conosciute da tempo che resistono ai forti cambiamenti di mercato e consumi è ormai consolidato: il mio importatore di New York, Rober Mackin, in una lettera a tutti i suoi esportatori lo dice chiaramente.

Dunque il distanziamento sociale e la difficoltà delle relazioni fisiche sta condizionando il tipo di consumo, nel bene e nel male.

Il video in questi giorni trasmesso su SKY del Consorzio Vino Chianti Classico, che si è affidato ad una agenzia locale (Swolly, nata a Greve in Chianti), per la realizzazione dello spot indica esattamente come la comunicazione del vino stia cambiando.

Uno spot dove gli stereotipati paesaggi e castelli del chianti non vengono presi in considerazione ma si punta su un messaggio che punta sul logo (facilmente riconoscibile) e sull’eleganza intrigante, curiosa, dell’attore Maurizio Lombardi che in qualche modo impersona uno qualunque ma in modo originale, spiazzante, con una eleganza, appunto, sorprendente.

Insomma un attore italiano, toscano, che potrebbe esser scambiato con un americano in un contesto scenografico molto semplice è una visione innovativa che solo pochi mesi fa non veniva nemmeno presa in considerazione.

La vinificazione artigianale prima e dopo i cambiamenti climatici, secondo me.

Premetto che non sono un enologo, ho solo avuto “influenze” formative contadine, spontanee, intuitive, pratiche, territoriali e dai miei 62 anni e oltre ho visto e praticato vinificazioni dalla metà degli anni ’60 fino ad oggi.
Cambiamenti enormi: una volta, per lo meno qui in Chianti, la vinificazione si svolgeva prevalentemente spontaneamente, protetta da acidità alte e ph bassi dei vini, e i problemi erano prevalentemente causati dalla fermentazione malolattica che spesso era difficoltosa, ma i fermenti spontanei della fermentazione alcolica del vino, i Saccharomyces Cerevisiae sempre o quasi avevano la meglio sui fermenti “cattivi” come i Brettanomyces.
Oggi con maturazioni sempre più spinte, ph alti e acidità basse, i secondi (i Brettanomyces) possono prevalere, creando qualche problema.

Nei vini spontanei gli equilibri di questi due tipi di lieviti sono sempre “guidati” dal modo di fare agricoltura, qualità dell’uva, di vinificazione più lunga, più corta, all’aria, al chiuso, masse grandi, masse piccole, pulizia nei processi, pulizia dei contenitori, travasi e quindi ossigenazioni più frequenti o più occasionali, insomma il “terroir”.

Dal punto di vista tecnico enologico i lieviti Brettanomyces sono visti e trattati come il diavolo. Sicuramente questi lieviti ove sono massicciamente presenti, condizionano i profumi (ad esempio il famoso “sudore di cavallo”) e tutta una serie di parametri organolettici, che nella maggior parte dei degustatori è considerata, sempre, come un errore, un difetto. Forse è questo il motivo principale per cui le fermentazioni spontanee sono considerate a rischio, ma secondo me anche a causa delle semplificazioni ecologiche per l’uso di molecole sintetiche nella coltivazione che influenzano le fermentazioni spontanee, causando ad esempio anche arresti delle fermentazioni.

Questo sta preoccupando molti produttori che operano nella “spontaneità”, nella “naturalità”, nel biologico e nel biodinamico poiché il vino non deve sfociare in difetto. Occorre dunque accettare e rassegnarsi a una certa contaminazione senza che questa però sia dominante.
Come è possibile dunque una vinificazione spontanea senza cadere nel difetto?
Sicuramente acquistando sicurezza con il succedersi delle annate, con pratiche igieniche sempre più attente, ma anche conoscere e accettarne l’esistenza, per cercare di contenere il fenomeno che può addirittura significare un segno positivo distintivo di territorialità e originalità.
Quindi: i cambiamenti climatici stanno condizionando le vinificazioni, ma è possibile sfruttare questa condizione con buone pratiche, senza farsi condizionare dal tecnicismo omologante.

La rivoluzione nella nuova guida Slow Wine 2021

La guida Slow Wine nuovamente sorprende per la capacità di innovazione e interpretazione della realtà dei tempi.
All’alba di undici anni fà riuscì a spostare l’attenzione da un’analisi quasi sistematica sui vini portata avanti dalle altre guide verso tutti quei valori aggiunti che una bottiglia di vino rappresenta sopratutto in Italia: sostenibilità, paesaggio, autenticità dei produttori, interpretazione dei territori, cultura, cibo e, diciamolo, l’emozione che una bottiglia di vino deve scatenare.
Quest’anno, con la nuova guida Slow Wine 2021, un’altra intuizione che sicuramente proseguirà perfezionandola negli anni: l’introduzione di un qr code su quasi un migliaio di schede, che rimanda ad una intervista dove la faccia del produttore si vede, dove si sentono le parole, dove si esprimono Storie.
In sintesi una guida cartacea, che si tocca, abbinata al mondo via internet.
Nell’anno del Covid, dove anche le aziende stesse hanno dovuto sforzarsi per presentare in tempo almeno su qualche guida i nuovi vini, dove il tracollo del mercato Ho.Re.Ca ha prodotto notevoli difficoltà tra gli operatori del settore, insomma tra mille difficoltà, questa è una nuova positiva luce in Italia per questo nostro amato mondo enoico.
Quindi vorrei esprimere un sincero ringraziamento e un incoraggiamento a tutto lo Staff di Slow Wine, che possano proseguire in questa avventura con sempre tanto entusiasmo, come noi produttori tentiamo sempre di fare.

Capri espiatori

Sempre più in certi ambienti si demonizzano sostanze usate anche in agricoltura biologica, seppur con forti limitazioni:
Il rame e l’anidride solforosa.
Il rame si usa da secoli contro la peronospora della vite nei vigneti, mentre la solforosa si usa per proteggere da ossidazioni e cattive fermentazioni in cantina. Premettendo che secondo il mio parere la verità sta sempre un po nel mezzo tra le opinioni estreme, qui di seguito le mie considerazioni.

Questione rame. Quando ero ragazzo era proprio la poltiglia bordolese il prodotto più usato, miscela tra solfato di rame e calce i cui cristalli di solfato di rame si trovano facilmente nelle cave, come del resto la calce. Dalla fine degli anni ’60 le industrie chimiche, come Sandoz, sono riuscite a sostituire la poltiglia bordolese che agisce per contatto, con prodotti di sintesi citotropici come il Mancozeb e subito dopo con i sistemici (prodotti chimici che entrano nel circolo linfatico come il Cymoxanil). E’ indubbio che le dosi di rame nel passato erano alte e dunque pericolose per l’ambiente, ma oggi con la finezza dei nuovi formulati e con le macchine operatrici più efficienti se ne usa normalmente dosi infinitamente minori. Nel Bio max 5 Kg./Ha/anno. Dunque, se si calcola il peso di solo il primo cm di terreno di un Ha, significa max 5Kg su 200.000 Kg. che rende bene l’idea di ciò che intendo dire. Inoltre non è banale ricordare che il rame è inserito in tutti gli integratori alimentari, che dimostra come in piccole dosi il rame è addirittura necessario per il buon funzionamento del metabolismo umano. Lungi da me affermare che le sostanze di sintesi alternativi al rame non siano leciti, anche se tra me e me qualche perplessità ce l’ho sulla salubrità di queste sostanze, ma sentire che qualcuno si sta vantando di aver abolito il rame senza aggiungere cosa lo sostituisce, mi fa pensare alla malafede.


Passiamo alla solforosa. E’ noto che nel vino è l’acidità la componente più attiva contro le ossidazioni e la resistenza contro i batteri cattivi: l’acidità agisce poi come moltiplicatore dell’azione della solforosa presente nel vino sia di quella naturalmente prodotta dalla fermentazione che di quella aggiunta. Dunque, sopratutto nei vini di buona acidità, non serve aggiungere molta solforosa per raggiungere quei 18 mg/l di libera normalmente necessari all’imbottigliamento. Ma allora cos’è quel mal di testa che dopo una mezza bottiglia e oltre sistematicamente viene attributo alla presenza di solforosa? Certamente alcuni vini vengono addizionati di quantità notevoli di solforosa che può provocare inconvenienti, ma non è solo quello. E’ infatti, a mio avviso, una complessità di fattori che, insieme, provocano il malessere. Può essere infatti causato semplicemente dall’alcool, molecola tossica, o i tannini aggiunti, o le mannoproteine, o le resine filtranti, o i numerosi additivi per gli aromi, il corpo, la gomma arabica, insomma miriadi di sostanza che tutte insieme provocano il mal di testa. Perché far ricadere solo e sistematicamente sulla solforosa la causa? Probabilmente perché è più semplice una comunicazione superficiale piuttosto di una approfondita.


Evvabbè, questo è quel che penso.

2020: potrebbe essere un’annata memorabile

Non solo poiché si ricorderà nella Storia come l’anno del Coronavirus, ma anche per l’annata vitivinicola.

Durante il Lockdown gli agricoltori, avendo tutto il tempo per dedicarsi all’assistenza delle vigne, hanno impiegato tutte le energie per l’assistenza alle vigne, come mai hanno fatto.  Uscire per andare in vigna era possibile, altro non si poteva fare.

L’annata poi, qui in terra di Chianti, è ad oggi soleggiata e a tratti piovosa: le viti hanno tutto il possibile, sole e acqua, senza mai un accenno di stress. La peronospora non è mai stata “cattiva”, solo l’oidio ha dato qualche piccolo problema.

Inoltre le escursioni termiche tra notte e giorno sono sempre, ad oggi, enormi. Questo è il dato certo su cui si basa la mia previsione e allego per dimostrarlo la tabella seguente che raccoglie alcuni dati della centralina meteo di Caparsa:

Notare il giorno 14 Luglio 2020: tra la notte e il giorno ben 22° C. di differenza! Ma anche gli altri giorni non scherzano.

Forse sto azzardando troppo, le previsioni di questo periodo possono poi essere smentite da un disastroso Settembre e Ottobre, però però dai se fossi a un tavolo di poker, azzarderei la mano…

L’impressionante elenco dei giudicanti

Mi sono imbattuto in un elenco dei concorsi dei vini, o rating o points dei vini così numerosi da rimanere allibiti. La lista qui sotto é per meglio capire questo mondo e per qualche collega che gliene fosse sfuggito qualcuno (Ahahahah!), o per qualche suggerimento…

A la Carte
AWC Vienna
Badische Gebietswein – und Sektpramier
Berliner Wine Trophy
Bettane and Desseauve
Bettane and Dessauve Medals
Bibenda.it Wine Guide
Chardonay du Monde
China Wine & Spirits Awards
Concours de Bordeauz Vins Aquitains

Concourse des Grands Vins de France Macon
Concours des Grands Vins du Beaujolais
Concours des grands vins du Languedoc-Roussillon
Concours des Vignerons Indipéntants
Concours General Agricole
Concours Mondial de Bruxelles
Concours Mondial des Féminalise
Concours National des Crémants
Concours National des IGP
CWSA
De Grote Hamersma
Decanter Medal
Decanter Points
Descorchados Wine Guide
Deutsche Landwirtscalsgesellschaft
Falstaff Wine Guide
Fernando Melo
FNB Top 10 Sauvignon Blanc
Gambero Rosso
Gault &Millau Points
General Agricultural Competition
GENUSS.Magazin Weintrophy
Giolbert & Gallard Medals
Gilbert & Gallard Rating
Grandes Escolhas
Guia Penin
Guide Hachette
Guide Hachette Winemaker of the year
I vini di Veronelli Golden Guide Rating
International Spirits Challenge (ISC)
International Wine & Spirits Competition (IWSC)
International Wine Cellar
International Wine Challenge (IWC)
James Halliday Wine Companion
James Suckling
Jancis Robinson
Jeb Dunnuck
La Revue du Vin de France
Landwirtschaftskammer Rheinland-Pfalz Auszeichnungen
Landwirtschaftskammer Rheinland-Pfalz Medaillen
Le mondial du Rosé
Luca Maroni
Michael Cooper’s Buyer’s Guide
Michelangelo International Wine and Spirits
Millésime Bio
Mondial des Pinots
MUNDUS vini award
MUNDUS vini points
National Wine Challenge
Nicolaas Klei Omfietswijngids
Old Mutual Trophy Wine Show
Onno Kleyn Rating
Palmarés National de l’AVGF

Pinotfile
Platter’s South African Wine Guide
Rivista de Vinhos
Rosé Rocks
Sakura Japan Women’s Wine Awards
SALON Osterreich Wein
Selection Mondiales du Vin
Slow Wine Guide
Sommelier Wine Awards
Stephen Tanzer Rating
Syrah du Monde
The Drinks Business
The Wine Advocate
The Wine Advocate Points
The Wine Merchant Top 100
Tim Atkin
UKVA UK Wine Awards
Ultimate Wine Challenge
Ultra Value Challenge
USA Wine Ratings
Veritas
Vinalies Internationales Medal
Vinaria Medals
Vinaria Rating
Vinous by Antonio Galloni
Vinum
Vivino Wine Rating
Wein-Plus
Wine Channel Best Italian Wine Selection
Wine & Spirits Magazine
Wine Enthusiast Points
Wine Spectator
Wine Spectator Points
Winemag.co.za Rating
Winesurf.it