Burocratizzata anche l'assicurazione contro la grandine!

by 28. luglio 2015 14.57

Eh sì! L'anno scorso assicurarsi contro la grandine era relativamente facile per noi agricoltori.

Quest'anno dopo aver fatto la domanda al CO.DI.PRA. e fatto la domanda di pre-adesione a ARTEA, occorre fare la domanda su ARTEA, poi si dovrà presentare il PAI (che cazzo è il PAI ancora non lo so, sicuramente non son patatine...), che andrà firmato in luoghi tenebrosi poichè occorre firmarlo sul SIAN...

Insomma sto cazzo di agricoltura 2.0 mi sta facendo innervosire.

 

 

L'autenticità dei vini

by 11. luglio 2015 16.57

E' il momento di approfondire l'argomento autenticità anche nel mondo del vino. Lo spunto l'ho avuto dalla lettura del libro di Paolo Degli Antoni e Sandro Angiolini "Cambiamenti nel paesaggio rurale Toscano dal 1954 al 2014".

L'abuso della generalizzante parola "qualità" del vino a mio avviso deve essere superata dalla visione a 360 gradi che la parola "autenticità" possiede. L'indice di qualità può essere riduttivo poichè si basa sempre su fondamenti soggettivi o condizionato dal sentire più o meno comune del momento storico e culturale. Per esempio la percezione gustativa dei viticoltori Etruschi o Romani era sicuramente diversa tra loro e da quella attuale.

Autenticità significa invece, come nel Paesaggio, apprezzare un'esperienza complessa "nella quale percezioni, stati d'animo, ricordi, conoscenze ed esperienze si organizzano sino a poter giudicare, dare valore o non riconoscere affatto, a ciò che si presenta ai sensi (Cit.)".

Il vino autentico dovrebbe dunque discostarsi dagli stereotipi abusati, dovrebbe essere originale, sinceramente il risultato senza forzature di quello che si è e si ha.

Nei vini occorre rafforzare la riconoscibilità e la distinzione, e quindi il giudizio deve originarsi da uno sforzo interpretativo della realtà gustativa su basi non solo organolettiche ma anche culturali, ecologiche e storiche.

Riusciranno le nostre guide nazionali di prossima uscita a cogliere questo aspetto?

Io mi chiamo nessuno

by 1. luglio 2015 21.29

Forse perchè ho mal di schiena. Forse perchè è caldo. Forse perchè le responsabilità si sono moltiplicate. Forse perchè sono alcolizzato.

Il mal di schiena proviene dal lavoro in vigna sul trattore, il caldo con la fatica contribuisce all'intolleranza verso tutto e tutti, le responsabilità aumentano con l'avanzare degli anni. Di vino ne bevo 0,75 litri al giorno.

A pensarci bene 0,75 litri di vino equivalgono a 0,095 litri di alcool al giorno, al mese 2,92 litri, all'anno 34 litri (se non sbaglio!). Io lo ammetto. Ma quante persone in questo mondo del vino lo sanno?

Le conseguenze: cambi di umore? Depressione? Ma a volte mi domando cosa succede a tanti altri: quanto alcool a dismisura viene consumato senza un minimo di consapevolezza? Quanta depressione o sbalzi di umore provengono dalla nicotina (sigarette)? fumo (marjuana)? coca?

Insomma vivo e viviamo un tempo in cui ci si sdrena. Alcuni con Fair Play, altri con intellettualità, altri con inconsapevolezza: io lo ammetto.

E nei momenti di sconforto, l'idea di lasciar tutto e di mandare tutto al diavolo, anche se stessi, si fa grande. E le idee si confondono: l'interessante braccio di ferro tra un minimo di speranze e ideali (vedi Tsipras e situazione Greca) con la logica del mercato e del denaro mi affascina. Forse non centra nulla, ma sicuramente per me conciliare il mio sogno di vita facendo l'agricoltore e rimanere nel sistema economico così competitivo e spietato è un forte stress.

 

 

La vocazione di un territorio

by 15. giugno 2015 19.37

Vocazione. Questo vocabolo non solo si usa nell'ambito religioso, ma può essere validamente usato per definire alcuni dei territori vitivinicoli italiani.

Vocazione al vino di un territorio significa un luogo dove da migliaia di anni la vitis vinifera ha vissuto e vive, presidiando una ecologia che la comprende da migliaia di anni. Significa che i microorganismi, i funghi, i batteri, gli insetti, e tutti gli esseri viventi hanno e continuano ad interagire tra loro e la vite. Significa che il vino prodotto in tali zone può essere prodotto spontaneamente. Significa che la vite interagisce in simbiosi con la vita essendo essa stessa vita. Significa salubrità.

Quando si parla di territori vocati al vino si racconta dunque la bellezza delle differenze, le caratteristiche, le peculiarità ambientali che la vite col suo frutto apporta nel vino e si lega con la locale cultura, le tradizioni, i paesaggi, i cibi e la cucina.

Per questo è importante iniziare la zonazione di un territorio come il Chianti Classico: un territorio vocato.

A me pare che nel mondo ci siano tanti vigneti dove la vite non è mai esistita fino a pochi decenni fa e che certo lì i vini spontanei e salubri difficilmente si possono fare. Forse si possono fare vini tecnici, quelli si. Come si può pensare di impiantare vigne ovunque pensando che sia profittevole ovunque? Ci vorrebbe dunque, secondo me, una certa cautela sopratutto nei luoghi e nei Paesi dove la vite non è mai vissuta.

Gregory Dal Piaz, conosciuto wine writer americano, proprio oggi mi ha detto che in Napa Valley col caldo incredibile di oltre 40 gradi centigradi degli ultimi anni (vedi cambiamenti climatici) raramente si producono vini accettabili: tutti a 16 gradi.

 

La zonazione accantonata nel Chianti Classico

by 5. giugno 2015 15.05

Oggi si è svolta l'Assemblea del Consorzio Chianti Classico per l'elezione del nuovo Consiglio di Amministrazione.

Purtroppo devo registrare il congelamento della proposta di molti Soci, ma anche di una grande fetta di appassionati, di iniziare un percorso di zonazione all'interno della zona di produzione del vino Chianti Classico con le Menzioni Comunali.

E' noto come in una grande denominazione come il Chianti Classico esistano centinaia di punti di vista e centinaia di esigenze diverse. Così che, nonostante il vento favorevole per questo tipo di iniziativa, all'interno del vecchio Consiglio non si sia potuto trovare alcun punto di accordo. La squadra non è riuscita a giocare con spirito collettivo, ma anzi l'individualità ha avuto il sopravvento. Nessuna decisione è stata presa.

O forse nessuna decisione sarà presa. La Gran Selezione assorbe le risorse finanziarie e l'impegno delle recenti attività del Consorzio. Le Menzioni Comunali sono l'ultima delle questioni che si vuole affrontare senza unanimità.

A me dispiace, ma la maggioranza contina a decidere di non decidere. Amen: ma si perde una opportunità e il tempo giusto che la Storia ci ha offerto.

Quelli che... il vino

by 15. maggio 2015 18.50

Quelli che mettono i voti sui vini... quelli che hanno un blog... quelli che ti taggano... quelli che scrivono di vino.... quelli che spingono... oooyeahh!

Quelli che hanno la cravatta... quelli che non sudano mai... quelli che non si sporcano le mani... quelli che pubblicano la foto... oooyeahh!

Quelli che sanno tutto... quelli che giudicano... quelli che sono influenti... quelli che si sentano famosi... quelli che cercano di viverci... oooyeahh!

Quelli che sono invidiosi... quelli che sono spavaldi... quelli che sono vanitosi... quelli che sono seri... quelli che sono finti... oooyeahh!

Quelli che il vino lo portano... quelli che il vino lo scroccano... quelli che il vino lo sputano... quelli che il vino lo bevano e basta... oooyeahh!

Insomma, il mondo del vino è un gran minestrone! Scusami Jannacci! Wink

Il vino di stagione

by 29. aprile 2015 18.56

Per mangiare e vivere bene occorre  consumare il cibo di stagione. Ogni stagione, ogni annata, segna con le influenze climatiche e non solo, gli indirizzi che favoriscono più un determinato cibo che un'altro.
Il compito dell'uomo, del contadino, è (o è stato!) proprio quello di riuscire a cercar di prendere il meglio dell'annata per assecondare ciò che l'annata esprime.
Anche il vino non è immune da questa caratteristica: ogni anno la vite reagendo diversamente, porta il vignaiolo ad assecondare le differenze. Dunque il vignaiolo difficilmente riesce a standardizzare la quantità e il numero delle bottiglie prodotte (a meno che non ricorra al mercato), oppure la qualità, oppure è costretto a saltare alcune annate, oppure produce vini che si riesce a fare solo in determinate condizioni e annate. In poche parole le produzioni sono scostanti.
Purtroppo mi rendo conto che tutto questo fa fatica ad essere compreso, sopratutto in Italia. I mercati vogliono il solito numero di bottiglie, la solita qualità e sopratutto lo stesso prezzo. Insomma non si riconoscono i tempi e i modi della Natura. Mi dicono in proposito che in Francia usualmente cambia il prezzo secondo le differenze, mentre in Italia questo non è tollerato. Forse perchè si riconosce lì il valore del vino artigianale rispetto a quello industriale e quì no? Non saprei, ma probabilmente è perchè pochi sanno spiegare tutto questo.
Per quanto mi riguarda, l'annata 2014 l'ho interpretata producendo 500 litri di Sangiovese con metodo Champenoise (uscita prevista 2017/18) e producendo 5000 litri di Rosato, produzioni che non credo riuscirò a ripetere facilmente. Oppure l'annata 2010, quando a causa della peronospora larvata ho perso il 75% di produzione riuscendo però a produrre un Chianti Classico Caparsino Riserva eccellente

Vino e finanza: boh!

by 18. aprile 2015 12.49

Ho letto un interessante articolo apparso su Repubblica  sulle scommesse finanziarie sul vino (non so perchè ma quando si parla di scommesse mi viene in mente sempre il gioco del poker, dove si vince ma sopratutto si perde).

Per dire la verità non sono un esperto, anzi probabilmente non ho capito molto, ma forse la sostanza è questa:

C'è una corrente di pensiero nel mondo finanziario che comincia a scommettere nelle quotazioni dei fondi di investimento nel vino, come gli impianti e le reti di vendita, completamente staccata dalla produzione e dalle vigne. Si pensa in pratica che si può fare soldi con le azioni che investono in questo tipo di attività.

Nello stesso articolo si sottolinea come i nostri produttori siano agli antipodi rispetto ai produttori americani, sud africani o cinesi: siamo tanti, piccoli, legati alla vigna, alla terra, seguiamo logiche di rendita poco moderne e immobilizziamo grossi capitali.

E' come dire che molti di noi produttori italiani non sappiamo fare finanza per cui, in parole povere, siamo "troppo contadini", e i contadini è risaputo tendono a conservare, come le formiche non come le cicale.

A mio parere ci si dimentica però che "finanza" è spesso sinonimo di speculazione o di ricchezze che si basano sulla carta, tanta carta riservata a pochi completamente slegata dalle vere realtà produttive: è spesso un cancro del mondo contemporaneo.

Dunque, a mio avviso la fortuna del vino italiano può dipendere proprio dal fatto che siamo diversi da tutto il mondo: conserviamo ancora (non so per quanto) il senso della terra, del buon vino e del buon cibo. Che qualcuno ne renda merito.

Oltremodo tannico?

by 9. aprile 2015 19.35

Ottima espressione, colta qua e là, per descrivere alcuni miei vini Chianti Classico. L'eccesso, che ha contraddistinto alcune annate dei miei vini ha origine da diverse ragioni che non giudico, ma che cercherò di spiegare.

Spiegare i vini e il proprio operato in trasparenza è sempre utile. Ognuno potrà dare giudizi, ma l'importante non è nascondersi o aver paura o non saper accettare le critiche quali che siano. Mai peccare di presunzione,  a mio avviso.

Provo quindi a spiegare qualcosa:

- L'origine. La natura del Sangiovese piantato nelle vigne negli anni 60 era molto rustico. Ho continuato a coltivare quelle vigne fino al 1999, anno in cui ho cominciato gradualmente le estirpazioni reimpiantando cloni selezionati (Chianti Classico 2000) e che ormai hanno sostituito tutti i vecchi impianti. All'epoca quei cloni così rustici avevano un senso in quanto il Sangiovese nel Chianti si poteva vinificare insieme a due vitigni a bacca bianca: il Trebbiano e la Malvasia che "diluivano" quei tannini così spesso oltremodo presenti nell'uva di Sangiovese.

- La macerazione, che avveniva con pompe troppo veloci, estraendo a volte in eccesso.

- le condizioni orografiche e climatiche di Caparsa, situata in zona Nord-Est di Radda in Chianti che impedivano maturazioni perfette in annate particolari, aiutate dai cinghiali che di notte "sceglievano" le uve migliori (oggi le vigne sono protette da recinzioni e recinzioni elettriche). Negli ultimi anni la zona, condizionata dai cambiamenti climatici e in particolare dall'aumento della temperatura media, si è ormai allineata su standard di maturazione fonologica radicalmente più elevata che nel passato.

- I quattrini, che hanno condizionato alcune scelte. Ho sempre usato risorse provenienti dalla mia attività di contadino e non ho mai avuto entrate o appoggi esterni. Dunque, senza mai fare il passo più lungo della gamba (tipico della cultura contadina... l'opposto della cultura della finanza).

- I Periodi Storici. I fusti piccoli hanno condizionato per almeno un decennio i vini del Chianti ed anche me. "Seccavano" oltremodo i vini. Per fortuna le barriques sono in fortissima decadenza nel Chianti ed anche io, oggi, ormai uso solo botti di grande capacità (a Caparsa da 10 o 18 Hl per la maturazione del Sangiovese).

- La mia indole, che solo negli ultimi anni si stà parzialmente ammorbidendo.

- Il percorso dell'esperienza, cioè il cammino che una persona vive nell'intreccio delle relazioni affettive e delle esperienze, che si riflettono particolarmente nelle capacità lavorative sopratutto dei vignaioli e più in generale di tutti gli uomini.

In conclusione... io ci metto tutto il mio cuore e se qualcuno mi critica... è il benvenuto!

Mannaggia a me, non riesco a separarmi!

by 30. marzo 2015 18.16

Non riesco a separarmi dal vino che produco. Faccio di tutto per conservarlo, evidentemente inconsciamente. Mi dispiace staccarmene: vedere quel liquido che mi abbandona, magari in pochi minuti, dove ho riposto tutte le mie energie, il lavoro, le passioni, le incazzature e le gioie, l'ho visto nascere e crescere, l'ho curato, odiato, amato e vezzeggiato. Non sarà mica una malattia? Magarai una sindrome rara?

Un figlio mi rimprovera, l'altro mi guarda storto e tentenna la testa (come dire: così non và proprio, babbo!), mia moglie dice che sono strullo.

Ma oggi giorno ci sono sindromi davvero rare come quelle di Angelman, di Williams, di Rett, Prader-Willi, di Turner e altre. Secondo me la mia è la sindrome da produttore di vino, ancora da scoprire, ne sono certo.

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L'autore

Paolo Cianferoni è Coltivatore Diretto a Caparsa a Radda in Chianti dal 1982 con la sua compagna Gianna. Paolo ha un carattere impulsivo e ama profondamente la natura, le vigne e il vino. Il sito Web di Caparsa è www.caparsa.it oppure scrivi: caparsa@caparsa.it

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