Alessandro Masnaghetti è più avanti di tutti

by 11. aprile 2014 09.27

L'immagine che ho di Alessandro Masnaghetti, editore di Enogea, giornalista di vino, recentemente incontrato a Radda in Chianti è quella di un uomo con lo zaino sulle spalle che si allontana per le scale, rifiutando tutte le offerte di invito di qualsiasi natura rivoltagli.

E' indipendente. L'indipendenza assoluta. Ma quel che più ammiro di lui è la lungimiranza. In questo mondo di vino fatto di troppe chiacchiere, lui agisce concretamente. Con le sue mappe delle zone dove si produce vino è più avanti di tutti. Le zonazioni dei territori come Valpolicella e Amarone, Barolo, Barbaresco, Bolgheri, Castiglione Falletto, La Morra, Roddi, Cherasco, Monforte D'Alba, Serralunga D'Alba, Verduno, Grinzane Cavour, Diano D'Alba, Valtellina, Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Panzano in Chianti, Radda in Chianti, Romagna Sangiovese, Alto Adige Mazzon, Dogliani, Clavesana, Farigliano, Barbaresco, Neive, Treiso, con le relative App e molte tradotte in inglese, rappresenta quel che di innovativo c'è in Italia sul vino. Solo recentemente infatti si parla dei territori vocati e dei grandi vini che ivi si producono, per la gioia di appassionati e "wine enthusiast" o semplici curiosi. Masnaghetti con le sue cartine indica le similitudini, le particolarità e le originalità e ognuno può fare la propria esperienza senza più bisogno di voti e giudizi spesso influenzati da mille fattori.

Queste considerazioni mi sono venute in mente quando recentemente Alessandro Masnaghetti a Radda ci ha mostrato la sua nuova cartina: quella del Chianti Classico. La zonazione del territorio del Chianti Classico è dunque fatta. Se ne parla da diverso tempo... il Consorzio è in ritardo naturalmente su questo aspetto, tutto intento a promuovere la Gran Selezione... ma stavolta ci siamo.

Credo che presenterà alcuni aspetti di questa nuova cartina durante il seminario che si terrà a Radda in Chianti il 31 Maggio durante "Radda nel Bicchiere", nalla speranza che qualche rappresentante del Consorzio Vino Chianti Classico partecipi...

 

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Personaggi

I vini di territorio sono rivoluzionari

by 18. marzo 2014 19.11


Pochi anni fa i territori vitivinicoli erano di esclusivo appannaggio di poche persone.
La maggior parte dei vini conosciuti erano espressione degli enologi. Pochi giornalisti veicolavano le informazioni e avevano il potere di esaltare a loro discrezione le realtà vinicole.
 Con l’avvento di internet e le tecnologie, i piccoli produttori, che sono gli alfieri di questa tipologia di vino, ma anche numerosi appassionati di ogni genere, stanno vivendo una vera rivoluzione.
I vignaioli stessi che vivono e lavorano nelle zone vitivinicole, SONO il territorio, l’indole e il carattere delle zone geografiche. E’ anche attraverso Facebook, Twitter, Blog, che oggi si riconosce l’identità di un territorio: la comunicazione diretta rende un valore aggiunto sconosciuto fino a qualche tempo fa.
Naturalmente nel vino delle diverse zone geografiche ci sono le influenze dei Suoli, del Clima, dei Cloni della vite, della Storia, della Cultura e della Tradizione, ma oggi possiamo dire anche che la comunicazione tecnologica può esaltare di più o di meno, secondo la qualità dell’insieme dei vignaioli di un determinato luogo, il valore di una tipologia di vino.
Questo è un concetto rivoluzionario, poiché costringe a far unione. E l’unione è forza.

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esternazioni | vino

Il bio- è a un buon punto!

by 11. marzo 2014 21.51

Sto constatando come il bio-, l'idea sana della produzione alimentare bio- (-logica o -dinamica), sia ormai una realtà affermata sopratutto nel mondo del vino italiano.

E' una grande sodddisfazione vedere come ormai il percorso verso logiche in cui la qualità si confonde con la salubrità nelle metodologie rispettose verso l'ambiente sia innegabilmente ad un buon punto. Ormai anche grandi aziende che conducono centinaia di ettari si sono infilate in questa logica; è bello e sano, e se qualcuno vede invaso un campo che si presume esclusivo per appartenenza politica o economica, si sbaglia di grosso.

L'obbiettivo di base delle produzioni bio- sono infatti quelle di diffondere una cultura di produzione e di consumo differente rispetto a quello che normalmente ci viene proposto: la quantità indiscriminata e il consumo fino a se stesso che finisce per creare una economia insostenibile.

E' interessante osservare anche come ognuno percorre il percorso a modo suo, ma l'importante è IL PERCORSO, che sicuramente non si fermerà mai e conoscerà sempre nuovi aspetti.

Uno degli aspetti più rilevanti nel mondo del vino, affascinante, è il territorio. In Italia ormai si apprezza sempre meno (quasi!) uno stile di vino uniforme, di genere, come invece spesso avviene in molti Paesi del Mondo. Si comincia ad apprezzare i vini come espressione dei suoli, dei climi, dei produttori, delle metodologie agronomiche ed enologiche. Tutto questo aiuta molto l'idea Bio- poichè solo i vini di territorio godono della qualità e della sostenibilità nel territorio: è un circolo virtuoso.

 

La proposta di zonazione del vino Chianti Classico fin dal 2010!

by 13. febbraio 2014 08.45

 

http://www.youtube.com/watch?v=PXbKlGhyf5A&feature=em-upload_owner

Ricevo da Daniele Ciampi, questo video in cui si dimostra come la proposta di zonazione, iniziando dalle Menzioni Comunali, sia stata fatta già quattro anni fà, in sede istituzionale in occasione dell'Assemblea dei Soci del Consorzio Vino Chianti Classico.

Secondo voi quanti anni ancora occorreranno per arrivare a un risultato positivo? Oppure: Sarà possibile che tra 100 anni qualcosa succederà?

 

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vino

Roma.

by 27. gennaio 2014 21.16

Sono appena tornato da Roma, dall'evento Sangiovesepurosangue e devo ammettere il mio disorientamento rispetto a quanto ho vissuto insieme a Gianna.

A perte gli ottimi vini all'evento, ho vissuto una Roma e forse un mondo italico, davvero strano. Ricordavo Roma viva e piena di pulsazioni, ho trovato una Roma mezza morta, dove non si vede l'ora di vendere qualsiasi cosa ai Cinesi che pagano in contanti per andare via. Depressione, valori morti, il vuoto. Appena si può si approfitta su qualsiasi cosa, anche solo per pochi centesimi, nessuna dignità e non solo gli stranieri... anzi. Alcuni esempi capitati in poche ore:

Mentre passeggiavamo verso il Colosseo un distinto signore, italiano, ruba un quotidiano da un'edicola, è rincorso dal giornalaio che gli esclama "Se ci riprovi ti tiro un pugno...", lui risponde, tranquillo e indifferente "Embe?...". Finisce lì e continua a camminare come se nulla fosse.

Prendiamo un taxi, il tassista, italiano, gioca (mentre guida!) con un computer, sbircio e sta giocando con il "Solitario di windows"... e ci chiacchiera pure.

Prendiamo un'altro taxi e il tassista, italiano, stavolta gioca con un telefonino su una mano, mentre con l'altra gira il volante. Non riesce neanche a parlare: grugnisce. Senza parole.

Andiamo al mercato Esquilino proprio accanto al'evento vinoso, inutile dire che il quartiere è come Chinatown e alla domanda da dove proviene quella zucca il ragazzo risponde "dalla Thainlandìia...", "..e come si cucina?","... Boh, io sono Indiano...". A bocca aperta.

Abbiamo visto negli occhi della italica gente rassegnazione e occhi di giovani italiani che comprano roba per sballare, abbiampo visto negli occhi degli stranieri la voglia di lavorare nonostante tutto ma anche abbiamo visto occhi senza scrupoli.

Anche all'evento, piccole cose disorientanti: abbiamo pagato lo stesso piatto di formaggi il primo giorno 15 euro, il secondo 10 euro... poi al parcheggio dopo essersi messi verbalmente daccordo su 18 euro, al ritiro hanno voluto 23 euro.. insomma che dire?

Non ci capisco più nulla.. meglio andare sul trattore, và.

 

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Meglio un bicchiere di vino che una canna

by 22. gennaio 2014 19.49

Lo posso tranquillamente affermare. Un bicchiere di vino, meglio se buono, ti lascia felice e loquace, lucido e pieno di energia, positivo verso il mondo e le persone che ti amano. Una canna ti lascia disorientato e confuso, ti assorbe energia, puoi entrare in confusione e perdere lucidità nell'indifferenza di chi ti circonda.

Qualcuno potrà controbattere, perchè difende ciò che per lui è la normalità. Ma ragazzi, datemi retta: scoprite il buon vino, forse non lo avete mai apprezzato perchè lo avete ingurgitato sempre senza prestare attenzione oppure non vi è mai stato offerto un vino d'eccellenza.

Ci sono diverse occasioni di avvicinarsi al vino, e sempre in compagnia; il vino offre occasioni più ghiotte alla luce del sole. Col fumo ci si avvicina e si prosegue solo per essere accettati, nell'appiattimento generale, oppure in solitario, nell'imbambolamento personale. E diciamolo pure: chi fuma conclude poco.

Chi invece gioisce di un buon bicchiere di vino ha il mondo alla sua portata...

Se potete raggiungere Roma giusto questo weekend, andate a Sangiovesepurosangue: con 25 euro, capirete. Oppure mille di queste simili iniziative in ogni parte d'Italia. Tutto L'anno.

Il vino è il nostro sangue, sangue Italiano, non lasciatevi ingannare da culture che in fondo non ci appartengono.

 

 

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Un groppo alla gola

by 17. gennaio 2014 17.21

E' vero: quando vendo il vino, mi viene un groppo alla gola: mi dispiace. Mi dispiace separarmi da quella roba che ho seguito fin dal concepimento, la vigna, le lavorazioni, i trattamenti, la potatura, la legatura e la vendemmia e poi ho seguito la nascita, la fermentazione nei tini di cemento e poi lo sviluppo e la maturazione nelle botti e poi ho seguito il momento della prova scolastica prima, durante e dopo l'imbottigliamento fino allo stoccaggio e alle varie movimentazioni.

Dopo tutto questo, come si fa a separarsi come un oggetto qualsiasi e spesso acquistato come un prodotto qualsiasi? Mi ritornano in mente le persone che insieme a me si sono succedute nel farlo, la fatica, la paura di non farcela... e forti emozioni mi assalgono quando viene il momento di lasciarci.

Non sarà mica per gelosia che mio figlio mi manda a quel paese? O forse son matto solo io... :)

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esternazioni

Sappiatelo: nei vini con le bolle c'è più solforosa

by 14. gennaio 2014 20.01

Con questo post probabilmente mi attirerò le ire dei produttori dei vini con le bollicine.

Ma è un dato di fatto che per produrre certi corretti vini bianchi con le bollicine occorre un contenuto di solforosa libera alta in confronto ai vini rossi che, contenendo i tannini, non hanno bisogno di concentrazioni molto alte di solforosa.

Intendiamoci: è solo informazione. Se penso ad alcuni vini francesi come i fantastici Souterns, ma anche moltissimi italiani, ma con contenuti di solforosa molto alta, me ne frego o per lo meno ne sono consapevole.

Ma siamo sicuri che a parità di prezzo a volte non sia più salutare vino rosso, invece che vino sparkling?

Pubblicità progresso, la mia.

Interessante anche sapere che, oltre all'indubbio successo dei vini con le bolicine nel mondo, ci sono mercati che preferiscono, anzi secondo le previsioni preferiranno sempre più, il vino rosso fermo come la Cina.

 

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esternazioni

Tappo a vite: un tabu?

by 8. gennaio 2014 20.59

Una notizia forse passata sottotono riguarda la tappatura delle bottiglie di vino. Infatti il decreto UE del 16 Settembre 2013 modifica le norme cancellando la regola generale che prevedeva per i vini Docg solo il tappo di sughero (regolamenti 1234/2007 e 607/2009).

Sono sempre stato diffidente rispetto alle chiusure alternative al sughero, ma mi sto rendendo conto che anche il tappo a vite offre innegabili vantaggi. Meglio del tappo in silicone è certo, perchè dopo qualche anno il tappo si indurisce e non tiene "trafilando" ossigeno se in verticale o perdendo vino se in orizzontale; meglio di molti tappi di sughero che cedono il tipico sapore di "tappo" è evidente, ma anche meglio di quei tappi di sughero che alterano le qualità organolettiche dei vini senza dar sapore di "tappo" (e questi sono proprio tappi "canaglia"); meglio anche di quei tappi che, seppur buoni, si rompano a metà, sciupando la bella magia sella "stappatura".

Proprio oggi Francesco gestore del Ristorante Albergaccio di Castellina in Chianti (a proposito: è un posto dove si mangia e si beve divinamente!), mi ha confessato che non vede l'ora che tutti i produttori si convertino al tappo a vite, anche per i vini di alto pregio. Anche il disciplinare del Chianti Clasico attualmente lo vieta. Lui è stanco di assaggiare ogni volta al tavolo per scoprire il tappo "canaglia" e si deprime quando apre la bottiglia con l'evidente sapor di tappo. Lui auspica, anche grazie alla recente normativa dell'UE, che in pochi anni anche i vini di pregio useranno questo tipo di chiusura. Servire al tavolo, senza la preoccupazione del sapor di tappo sarebbe meraviglioso!. A Francesco queste opinioni si sono oltremodo rafforzate parlando con Paolo De Marchi, il quale gli ha fatto assaggiare un vecchio vino, il Cepparello, imbottigliato per il mercato UK che pretende solo questo tipo di chiusura: è risultato fantastico, fresco e integro più dello stesso vino tappato con il sughero. Insomma un risultato sperimentale straordinario. E se poi lo dice Poalo De Marchi, è una garanzia.

Io ho fatto un vino eccellente, il 1999 Doccio a Matteo Riserva Chianti Classico (ho ancora pochissime bottiglie), che però ha avuto un'incidenza del 20% di sapor di tappo (evidente o canaglia): mi ha rovinato molti anni della mia vita e il dispiacere lo porto ancora dentro di me. Ho sempre dato la garanzia del cambio, ma non è una vita sana...

Quale produttore di vino può riportare esempi di casi simili? Tutti.

Tra l'altro anche il mondo di vinoappassionati sembra ormai non avere più preconcetti... vedi l'arrticolo su Intravino del 16 Nov 2011

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esternazioni

Vino, Lombrichi e Natale...

by 23. dicembre 2013 21.12

Il lombrico è un essere che non ispira schifezza a nessuno, come invece i ragni o i serpenti, anzi ispira simpatia ed anche una umiltà riconosciuta. In effetti ha un'importante funzione nell'ecologia del suolo. I lombrichi scavano mangiando il suolo (il "lombricus terrestris" in particolare perché raggiunge oltre 25 cm e lavora fino alla profondità di due metri), il materiale organico viene decomposto e lasciano permanentemente le loro gallerie nel suolo, arieggiandolo: insomma sono animaletti utili, anzi utilissimi.

Quando si parla di ecosistema, così importante nella vigna per la produzione dei vini di territorio, spesso ci si dimentica di loro. Si pensa prevalentemente al clima, ai cloni, alla struttura del suolo, ai funghi, ai batteri, alla flora e alla fauna, agli insetti, tutti collegati tra loro coordinati e sinergici.

Ma il buon vignaiolo di territorio ogni tanto si deve ricordare di loro, che se ci sono, non li vedi quasi mai, ma se non ci sono proprio un motivo ci sarà.

Questo post vuol ricordare i lombrichi, a tutti.

(Bello il commento di Anita Catinari su Facebook :

Nudi come vermi su una strada asfaltata, cerchiamo la terra fresca, buia e profumata, piena di vibrazioni. Spegnere la luce e ritrovarsi in una giornata di sole...Se non troverò la terra, il mio ultimo desiderio sarà quello di essere portata via da un merlo dal becco giallo)

Buon Natale!!

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ambiente | esternazioni

L'autore

Paolo Cianferoni è Coltivatore Diretto a Caparsa a Radda in Chianti dal 1982 con la sua compagna Gianna. Paolo ha un carattere impulsivo e ama profondamente la natura, le vigne e il vino. Il sito Web di Caparsa è www.caparsa.it oppure scrivi: caparsa@caparsa.it

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