E’ pericoloso

images-1Qualcuno sussurra all’orecchio mentre dormo, come in un sogno al di là della realtà, che il mondo del vino con quest’annata (maledetta 2017), si presta a vivere falsità a dir poco inquietanti.
Vini che si vendono come l’acqua, anzi molto meglio, che hanno pagato l’uva fuori della zona di produzione anche 4 euro al kg, se non addirittura uva proveniente dall’estero, a sostituire la drammatica carenza di produzione causata dalle gelate primaverili, dalla grandine e poi la grande siccità. Ma quel che è più grave sono le voci di politici che nel mio sogno hanno stoppato i controlli nel periodo vendemmiale per permettere questo malaffare. Il business è business e il business non guarda in faccia nessuno.
Non voglio credere a queste voci. Certo è che se la realtà fosse questa, il pericolo di “scoppi” dannosi, imprevedibili, danneggerà anche chi, stoicamente in solitudine, cerca di perseguire la legalità.
Non domandate a me nulla, perché questo che racconto è solo un brutto sogno.

La frustrazione degli esclusi nelle guide

Non avrei mai pensato alla tanta partecipazione con numerosi interventi a un post su Facebook, in cui si affronta l’argomento degli esclusi nelle guide del vino.

Il nocciolo, in sintesi, è questo: molti produttori sono esclusi dalle recensioni delle guide, nonostante l’invio dei campioni. Legittimo, dipende dalla linea editoriale e degustativa: qualcuno è premiato in una guida mentre in altre non è nemmeno recensito, come me, oppure altri purtroppo non sono mai stati recensiti da nessuno.

Ma il fatto che i curatori delle guide non spieghino perché dell’esclusione nonostante i vini inviati come da loro richiesto, questo è sicuramente frustrante per qualsiasi produttore bravo o non bravo, noto o sconosciuto. In effetti un cenno, una telefonata, due righe gentili darebbe certezza al produttore che il suo vino è stato degustato, ma anche sarebbe un’incentivo a far meglio, a capire dove si sbaglia per migliorare e una piccola soddisfazione dal sapere che si esiste.

Polemiche su Facebook

Recentemente ho letto alcuni post sul vino dove si sono scatenati centinaia di commenti, dove in pratica due visioni o meglio due narrazioni hanno determinato una specie di “guerra” (per fortuna solo verbale). Molti gli interventi solo per denigrare l’avversario (come, ahimè, in politica). L’auspicata discussione diventa una piccola rissa.
Questo accade anche con “firme” autorevoli, che usano FB come canale di visibilità, magari di un blog o di una testata giornalistica, ma che cadono in errori grossolani di comunicazione (secondo me, naturalmente!).
Chi legge i post e i commenti su FB, io compreso, spesso non si sofferma, non pondera, scrive di getto solo dopo aver “scrollato” cercando di carpire un senso per prendere una posizione, sopratutto quando ci sono centinaia di commenti che per leggerli tutti occorrerebbe troppo tempo (siamo tutti un po superficiali in FB).
Quindi io dico: grande attenzione su come e cosa scrivere nei post, perché se da un lato basta scatenare una polemica per tanti like, dall’altro si rischia però una semplificazione, tipica della piattaforma di FB che sta alla base del suo successo, ma che si ritorce sull’autore.

Drastico calo delle produzioni di uve da vino

E’ molto probabile, previsionando oggi. Sempre possibile un recupero, la vite possiede risorse incredibili, ma ad oggi con la mancanza di pioggia e calura e non solo, perchè anche gli animali selvatici come i caprioli e i cinghiali spinti dalla fame potrebbero fare tabula rasa in prossimità  della vendemmia, la produzione dovrebbe diminuire e di molto.

Meno male che ci sono le giacenze che possono smorzare l’effetto di questa annata, ma il prezzo sui mercati del vino “vecchio” dovrebbe avere notevoli aumenti.

“Gallina vecchia fa buon brodo”: questo proverbio non sarà  tanto vero come mai quest’anno.

Naturalmente io non conosco la situazione nazionale, conosco quello che mi succede intorno, ma sarò curioso di leggere le previsioni che annualmente l’assoenologi formula i primi di settembre (che dovrebbero anticipare a causa dell’anticipo dell’annata).

Pensierino della Notte

Riflessione di questa sera, dopo aver bevuto un paio di bicchieri di Caparsino Riserva 2010 (quando si parla di effetti psicotropici del vino….) sui cambiamenti climatici.

Bella la Natura, ma è crudele sia per motivi intrinsechi sia per cause umane. Se si analizza un arco temporale molto lungo le catastrofi naturali sono sempre avvenute e dopo sono avvenute le rinascite: vulcani o meteoriti o cambiamenti climatici fanno della Natura nel Tempo una forza in cui la vita cerca ad ogni costo di sopravvivere.
Noi umani stiamo commettendo tanti errori: con le nostre mani stiamo riuscendo in un arco di tempo molto breve a creare una condizione difficile per la nostra stessa sopravvivenza. E se un giorno la razza umana si dovesse estinguere, la Natura troverebbe le soluzioni alternative, magari in un tempo lungo, ma il tempo è relativo.
A mio avviso l’unico modo per gli umani di riuscire a sopravvivere a lungo in questa era dove i cambiamenti climatici sono a nostro sfavore sarà quello di compensare con soluzioni efficaci ciò che è stato distrutto o meglio, alterato. Saremo in grado di cambiare se si riuscisse a trovare le soluzioni compensative, come un cervello che se carente su alcuni funzioni altre parti compensano l’handicap.
Un grido di speranza?

La madre di tutte le battaglie: la lotta ai cambiamenti climatici

La Cia, Confederazione agricoltori Italiani ha fatto ieri un caraggioso titolo per il suo giornale: “La Toscana a secco” http://www.ciatoscana.eu/home/estate-a-secco/ (La foto è ripresa da facebook)

La mia riflessione riguarda tutta quella popolazione, più povera, che non si rende conto del dramma dei cambiamenti climatici che condiziona pesantemente le produzioni agricole, soprattutto artigianali.

L’abitudine di acquistare i generi alimentari al supermercato senza quel sano rapporto diretto con i produttori di cibo, ha provocato uno scollamento con la realtà. La realtà  supera di molto la fantasia e le industrie agroalimentari cavalcano il fenomeno dei cambiamenti climatici facendo apparire che tutto sia sempre uguale e a portata di mano.

Un recente articolo apparso su intravino.com che riguarda la produzione e la trasformazione della pigna di agave per la produzione di tequila, fotografa la situazione internazionale di un singolo prodotto agricolo ma che può essere replicata per qualsiasi altro prodotto alimentare http://www.intravino.com/primo-piano/tequila-e-sai-cosa-bevi-o-forse-no-intravino-indaga/

Oggi l’industria (e il capitale che rappresenta) produce in qualsiasi modo quello che la natura non riesce più a produrre: il cibo, spesso spacciato per espressioni tradizionali delle culture popolari.

Le masse si adeguano, oggi quasi inconsapevolmente, poiché non hanno i soldi per permettersi la qualità  e/o per la difficoltà  di reperire le produzioni tradizionali e culturali causa scarsità  di produzione.

I cambiamenti climatici possono rappresentare una vera e propria occasione per le industrie agroalimentari e il capitale di dominare i piccoli artigiani di cibo che non riescono più a produrre nel modo che sempre hanno conosciuto (vedi le ragioni delle recenti nuove politiche poco ambientaliste di Trump negli USA).

Le domande che mi faccio sono: i cambiamenti climatici sono dunque una ghiotta occasione per l’industria? La lotta ai cambiamenti climatici sono la madre di tutte le battaglie dei Millennials?

Credo che si, il futuro del Pianeta Terra dipenderà  dalle scelte future delle popolazioni più povere che con i suoi grandi numeri condizionano le politiche economiche ed ambientali.

E se la vita del vignaiolo fosse una gran cagata?

anticoE se la vita del vignaiolo fosse una gran cacata?
C’è solo il lavoro.
Mille problemi da risolvere, mille imprevisti, mille COSE DA PENSARE giorno e notte.
La vita privata che se ne va affanculo, lavori tutti i giorni, i festivi, quando gli altri sono in vacanza tu sei a lavorare come tutti gli altri giorni. Si è vero, è una scelta di vita e il lavoro nobilita, ma una volta era più semplice, non c’era da pensare troppo, non c’erano tutte le regole, le scadenze, gli aggiornamenti, che oggi tutti giorni dell’anno opprimono.
Non esistono le feste comandate, il vignaiolo lavora il 1 Maggio, il 25 Aprile, l’ultimo dell’anno e il primo dell’anno, e poi ogni domenica e ogni sabato, raro trovare un buco di tempo per te, per la tua famiglia. Non hai hobby, perché dopo il lavoro devi pensare, pensare per programmare da oggi a 10 anni: l’agricoltura è così.
Diventare dipendente potrebbe essere la soluzione, magari sottoposto a qualche danaroso che sà na sega come si fa, tanto è il sistema finanziario che deve funzionare. Però così puoi chiedere i tuoi giorni, trovare il tempo per i tuoi hobby, trovare il tempo di fare una vacanza di due settimane.
Alcuni vignaioli che conosco hanno scelto così: diventare sottoposti, cedere, lasciare una parte per recuperare una libertà che il sistema rattrappisce con le sue mille regole burocratiche.

Ma forse i vignaioli non esistono nella realtà, sono solo nell’immaginario, sono solo io che penso di esser un vignaiolo, in realtà sono un privilegiato, uno che in fondo ha scelto qualcosa, oppure sono gli altri che pensano che io sia un vignaiolo, insomma vorrei capire chi sono oggi alle soglie dei miei 60 anni. Eppoi c’è sempre di peggio, eccetera.
Evvabbè. Oggi sono stanco.

Domani vedrò la cosa in modo diverso, forse.

vino -cibo o da -meditazione ?

Foto di Paolo Rinaldi
Foto di Paolo Rinaldi

Qualche giorno fa ho incontrato ad un evento presso l’enoteca Da David in via G. Carducci 37 a Pistoia un distinto anzianotto signore che, vicino a me in situazione conviviale, ci siamo scambiati pareri finanche accesi.
La questione riguardava come intendere l’atto del bere vino.
Io sono sempre stato convinto che il vino, soprattutto in Italia, è un complemento al cibo che regala attimi di gioia in quel contesto. La bellezza dell’Italia è proprio questa: ogni luogo ha la sua cucina, le sue pietanze connesse con il vino del posto, magari orribile in una degustazione alla cieca, ma se vissuto in quel momento con quella particolare pietanza è e sarà unico e fantastico. Dunque un’espressione culturale, ambientale e tradizionale con la salubrità del vino che dipende anche dal consumo contestuale ai pasti.
Lui, anzianotto, convinto che il vino migliore deve essere bevuto in fase di meditazione, magari in conversazione con gli amici, ma senza alcuna connessione col cibo, poiché il cibo farebbe buono qualsiasi vino, soprattutto dopo un paio di bicchieri. Amante dei vini di Borgogna ha citato etichette e vini a me naturalmente sconosciuti, che sono grandi per questo motivo.
E’ scoppiata una piccola discussione, risolta dopo qualche bicchiere di Caparsino, che ancora mi fa pensare.
A chi la ragione?

Contadini nell’era moderna

antico

Contadino, nel medioevo, era l’abitante del contado, feudo di un conte. Ma il termine contadino, più genericamente lavoratore della terra, è anche stato usato come spregiativo: persona dai modi rozzi, grossolani e villani. Oggi il termine può descrivere efficacemente ancora qualcuno?

Premesso che tutti i lavori hanno pari dignità e valore, la domanda è chi oggi si può definire contadino. Molti imprenditori agricoli no: hanno modi gentili, garbati e non si sporcano le mani: forse i veri contadini sono gli operai che lavorano per lui; Altri si alzano tardi la mattina e fanno finta di esserlo; Altri ancora sono più signori che contadini, ma fa chic dirlo, magari con la speranza di andare a finire nel dating show “Il contadino cerca moglie”; Altri son sempre a zonzo per il mondo a cercar di vendere. Insomma tutti generalmente hanno una gran fretta, frenetica, e definire contadini qualcuno di questi è arduo.

Quindi, la parola contadino può essere nella maggior parte dei casi sostituita da artigiano.

Chi allora può essere definito contadino? Secondo me alcuni punti saldi per essere veri contadini sono quando qualcuno lascia raramente il fondo coltivato e si alza presto la mattina e va a letto presto la sera perché stanco, poi quando resiste sotto il sole cocente o sotto la pioggia, quando combatte le avversità della natura e mangia molto di quel che produce, e poi quando fa tanti figlioli, quando lavora in economia e sa far tutto. Poi si è contadini quando, anziani, si raccontano storie, si racconta il passato, si racconta fatti leggendari anche al limite del vero, quando accanto al fuoco d’inverno si sonnecchia senza televisione con intorno i bambini che fanno baccano. Si è contadini quando l’orsaggine del carattere prevale e quando l’epica contadina fa dire: li manderei tutti a zappare. Ma esistono ancora i contadini, oggi?

 

Si profilano ulteriori incombenze per l’etichettatura dei vini

i-valori-nutrizionali-dellolio-extravergine-di-olivaIngredienti e tabella nutrizionale da aggiungere alle etichette dei vini? In EU c’è una grande spinta per questo obbligo.

Con grande stupore ho letto che molti produttori di vino naturale, promuovono questo adempimento.  Si ritiene che differenziarsi dai vini prodotti dall’agroindustria, da molti artigiani ma anche dai vini certificati Bio, con l’obbligo di scrivere in etichetta gli ingredienti e la tabella nutrizionale sia necessario. Forse per vendere meglio? Non vedo altra spiegazione.

A mio avviso sarebbe una norma che si ritorcerà proprio su quei piccoli produttori di vino “naturale”. Lo spiega con chiarezza un mio collega vignaiolo, che vuol mantenere l’anonimato, che riporto integralmente:

“Ho affrontato il problema degli ingredienti in etichetta in seno alla FIVI. Non avevo condiviso la posizione della Presidenza FIVI, ma purtroppo dopo essermi andato a studiare la normativa (attuale) della normativa sull’etichettatura dei prodotti alimentari, ho capito che appoggiare quella legge avrebbe giocato a nostro svantaggio.

Mi spiego.

Ingredienti-additivi-coadiuvanti

La legge che vogliono venga applicata al vino è la stessa degli alimenti. UGUALE. Questa normativa afferma che vanno indicati in etichetta gli ingredienti e gli additivi. Ma non vanno assolutamente indicati i coadiuvanti. Quali sono i coadiuvanti? Quei prodotti/tecniche che non rimanendone traccia nel prodotto finito, sono di ausilio alla sua produzione: lieviti, alimenti, enzimi, tannini, chiarificanti (tranne quelli allergenici tipo l’albumina o la caseina), bentonite, e tutti i prodotti simili.

Alla fine un industriale, ma badate bene anche chi fa 5.000 bottiglie usando le stesse tecniche dell’industria  (e c’è ne sono tantissimi), andrebbe a scrivere sull’etichetta INGREDIENTI: Uva, acido tartarico, gomma arabica.

La cosa più stravagante sarebbe veramente la gomma arabica che l’industria potrebbe tranquillamente trovare un escamotage, per creare un prodotto con le stesse caratteristiche classificabile come coadiuvante.

Una nuova normativa? Non serve e lo racconto dopo.

So2

Da anni l’industria lavora per realizzare vini senza solfiti aggiunti. Facile facile: basta creare (e lo hanno fatto) dei lieviti selezionati capaci di generare bassissimi livelli di acidità volatile.

Pertanto in etichetta non solo scriveranno Ingredienti/Additivi: Uva. Ma metteranno anche “senza solfiti aggiunti” 🙂

Ecco chi sono:   

http://wineresearchteam.it/      

http://www.cronachedigusto.it/component/content/article/10386-i-vini-senza-solfiti-di-riccardo-cotarella.html

Inutile pensare di poter cambiare la normativa europea sull’etichettatura sugli alimenti per adeguarla alle nostre esigenze.

Ed infatti arriviamo al punto: noi cosa vogliamo dimostrare? Che non usiamo niente. FACCIAMOLO!!!!

Io dall’annata 2005 indico in etichetta gli ingredienti: uva. Dal 2010 scrivo ingredienti/additivi: uva.

Inoltre scrivo che sia in vigna che in cantina non è stato utilizzato nessun additivo e coadiuvante…ecc. ecc.

Nelle prossime etichette grazie a questa discussione, anziché sprecare 4 righe delle etichette in descrizioni di quel che faccio in vigna e cantina, scriverò semplicemente: 

INGREDIENTI/ADDITIVI/COADIUVANTI: UVA.

Come faccio a mettere gli ingredienti? Da sempre scrivo (scrivevo) in ogni riga dei registri cartacei: “non è stato utilizzato niente oltre all’uva. Ingredienti/additivi: uva.”

Lo scrivo anche nel registro di preparazione del bio.

Questo basta per passare indenni ad un controllo della repressione frodi, che non può far altro che verificare le fatture di acquisto (come fa il bio).

Quindi tutti noi possiamo farlo senza aspettare una legge inutile per noi e solo a vantaggio di chi non è come noi.

Non sono d’accordo ai pittogrammi calorici perché è l’anticamera all’indicazione: NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE come per le sigarette. “