Zonazione del Chianti Classico in alto mare?

Tra pochi giorni, il 6 Giugno 2019, ci sarà l’assemblea del Consorzio Vino Chianti Classico. Purtroppo, secondo almeno le mie informazioni, ancora non c’è alcun accordo per iniziare un percorso di zonazione per la Denominazione per esempio con le Menzioni Geografiche Aggiuntive. Tutto tace e l’argomento circolante che solo il 2% dei consumatori del vino Chianti Classico riuscirebbe ad apprezzare il percorso di zonazione, mentre il restante 98% ancora non riesce a distinguere il vino Chianti Classico dal vino Chianti oppure non conosce neppure lontanamente la zona del Chianti, sarebbe dominante.
Mi domando allora: e le differenze tra base, Riserva e Gran Selezione allora a chi si rivolgono? Perché c’è paura di cambiare (in meglio)? Perché si vuol continuare a lasciare tutto com’è mentre quel 2% potrebbe influenzare tutta la denominazione? Domande che attendono una risposta.

Anche i pettegolezzi nel mondo del vino sono importanti

Conoscere vita, morte e miracoli degli attori del vino aiutano a venderlo meglio.

Da alcuni anni mi rendo conto che chi vende il vino, insomma chi ha un qualsiasi business in questo campo,  deve conoscere tutto o presumere di conoscere tutto sulle persone del vino: con chi lavora, lo stile di vita, il tenore di vita, la composizione famigliare o aziendale, le superfici, quante bottiglie, cosa comprano, cosa hanno venduto, quanta liquidità, quanto capitale, che auto posseggono, quante vacanze, dove fanno le vacanze,  l’abbigliamento, ma anche cose che riguardano la sfera affettiva: le mogli, i mariti, i figli, i fratelli, gli zii, gli amori, gli adulteri, le separazioni, le unioni ma anche la simpatia, l’antipatia, la supponenza o la modestia… e tanto altro.

E’ dunque la conoscenza che si arricchisce attraverso le chiacchiere, ma anche i pettegolezzi, che crea un’immagine, un’opinione, un brand, un  “modus operandi”, cioè l’insieme di scelte e di comportamenti diretti a programmare e svolgere il proprio lavoro.

Chi investe ha bisogno di conoscere ogni particolare degli altri, ogni dettaglio della concorrenza per decidere le mosse, se acquistare cosa, a quanto e quando oppure disinvestire o vendere, oppure creare un vino o un altro.

L’outlook, la previsione basata sui pettegolezzi è dunque fondamentale per affrontare il mercato.

Senza pettegolezzi il mondo del vino non sarebbe lo stesso.

Radda come Montalcino di 30 anni fa

Lungi da me fare contrapposizioni o confronti astrusi è certo però, per me, che i cambiamenti climatici stiano dando una mano ai vini prodotti nelle zone più interne e fresche del territorio Chianti, in particolare a Radda in Chianti. A Radda si vendemmiava a ottobre inoltrato e nonostante questo non ovunque si raggiungevano gradazioni di alcool di 12,5° e sempre nei vigneti esposti a sud, le zone più calde e quindi con maturazioni ottimali.
Dagli inizi degli anni 2000 assistiamo a una maturazione precoce del Sangiovese e le maturazioni avvengono molto anticipatamente rispetto al passato, tanto che e la vendemmia inizia a settembre ormai sempre più regolarmente con gradazioni che superano i 13,5° superando a volte i 15°.
Questo fatto suggerisce che le condizioni climatiche in zone notoriamente più calde, come Montalcino dove il sangiovese maturava con equilibri fantastici che hanno reso famoso il Brunello di Montalcino, oggi favoriscono eccessi di alcool rispetto agli equilibri del passato. Mentre zone fresche come Radda ne beneficiano. E’ come se a Radda si facessero oggi i vini di 30 e oltre anni fa a Montalcino.
Queste mie considerazioni non devono essere intese come dire che i vini di Radda sono più buoni di quelli di Montalcino, ma devono essere intese come denuncia ai Cambiamenti Climatici, che stanno scompigliando il mondo che conosco, quello del vino

Il vino è lusso? La damigiana certamente no.

Qualche giorno fa mi è capitato che qualcuno al banchino di assaggio mi abbia detto che il vino è diventato un lusso, come a dire “io il tuo vino non me lo posso permettere”.

Per certi versi è vero: il vino lo si fa in vigna per produrlo e naturalmente i costi sono notevoli anche per la ricerca della qualità, per la logistica, per il confezionamento, per la pubblicità, per la distribuzione e qualcos’altro. Si, questo è vino di lusso dove una bottiglia può costare oltre 10/15/30 euro.  (Certamente quando si superano i 100,00 euro allora è una pazzia.)

Ma attenzione: in generale il vino in Italia non è un lusso. Esiste ancora il vino sfuso, quello che una volta veniva venduto in damigiane da 54 litri! Molti se ne sono dimenticati. Una volta le famiglie andavano per fattorie, compravano una decina di damigiane (la quantità necessaria per un anno), lo si infiascava e i costi erano ridotti. Come lo sono ancora tutt’oggi se si continuasse a farlo. Io per esempio vendo il vino sfuso (diciamo il vino quotidiano) a euro 3,00 il litro. Questo significa che costa molto poco in confronto ad esempio a un pacchetto di sigarette.

Oggi però i comportamenti sono cambiati: in  molti si sono abituati alla comodità. Guardiamo il caso del caffè: fino a qualche anno fa esisteva solo il caffè moka, oggi le capsule di caffè la fanno da padrone per la facilità d’uso e perché assomiglia al caffè del bar ma i costi sono altissimi, come e più la differenza tra vino in damigiana e imbottigliato.

Insomma, il vino non è obbligatoriamente un lusso.

Il Bio- sotto attacco

Ho sempre creduto che il cibo bio-dinamico o bio-logico fossero una forma alternativa alle produzioni dominate dalla scienza, un “dogma” troppo spesso motivato da interessi economici, seppur fondamentale e utile.

Nel mio campo tanti fattori stanno ostacolando l’idea bio-, che è soltanto un’idea in effetti. Ultimamente, ci sono difficoltà crescenti di produrre cibo in modo bio tradizionale e culturale causate dai cambiamenti climatici.

Inoltre ci sono difficoltà di produrre prodotti “simili” a quelli convenzionali, (dato che sono questi ultimi quelli che condizionano i gusti e le scelte alimentari). Ci sono difficoltà di comunicare le imperfezioni organolettiche e/o fisiche, spesso appunto intrinseche nelle produzioni bio-. Ci sono difficoltà a far capire che i prodotti antiparassitari di contatto usati  in vigna non hanno impatti devastanti come i prodotti di sintesi.

E per continuare a far esempi nel mio campo: la quercetina  e il brettanomyceto sono problemi che, fino a una decina di anni fa non esistevano in questo mondo ma che oggi sono sempre più “pesanti”. (Ma anche in vigna!: il Mal del L’Esca, vendemmie sempre più precoci, PH innaturali o alcol esagerati).

In conclusione, si parla oggi di produrre cibo senza terra, e sicuramente sarà possibile, ma mi suona come una rassicurazione per chi in futuro prossimo
non potrà permettersi cibo prodotto con la terra. 

Nei vini naturali la stabilizzazione tartarica è sempre più difficile a causa dei cambiamenti climatici

La stabilizzazione tartarica è il processo per cui i vini producono precipitazioni (tartrati) per cui dopo l’imbottigliamento non seguirà una precipitazione in bottiglia. Per ottenere la stabilità in via naturale (senza refrigerazioni artificiali oppure senza trattamenti con sostanza chimiche) il freddo dell’inverno è l’antico rimedio. I cambiamenti cimatici però, con temperature molto più miti di un passato anche recente, provocano un aumento delle temperature in cantina (anche d’inverno) quando solitamente le rigidi temperature determinavano le precipitazioni tartariche in botte o in vasca. Quindi sempre più spesso nei vini più artigianali si possono riscontrare cristalli sul fondo bottiglia.
Nulla di che, però vorrei sottolineare come questo è un aspetto che fino a ieri era spesso superato naturalmente, oggi è difficile superare in modo naturale. Si può ovviare con l’uso di frigoriferi, oppure in sostanze capaci di inibire le precipitazioni (alcune ammesse altre non ammesse nel bio-) ma il fatto rimane: negli ultimi anni è sempre più difficile raggiungere la stabilità tartarica in modo naturale. Questo è una delle tante conseguenze dei cambiamenti climatici che qualsiasi vignaiolo deve affrontare oppure comunicare. Per cui: se a fine bottiglia trovate dei sedimenti non spaventatevi, si possono eliminare con il travaso (decanter) oppure con un’accorta gestione della bottiglia.

Rimanere artigiani, oggi.

E’ sempre più difficile rimanere artigiani. Fatturazione elettronica, obblighi telematici con scadenze strettissime e tanto altro sembra tutto in funzione di un percorso verso l’eliminazione dei piccoli artigiani. Ascolto e osservo: solo i grandi gruppi con la loro economia finanziaria possono andare avanti e impongono le loro decisioni. Tutto deve implacabilmente crescere, sempre più, sempre più, a scapito degli artigiani che chiudono le attività senza ormai alcun ricambio generazionale e degli operai che guadagnano sempre meno (ci sarà infatti sempre qualcuno nel mondo a lavorare per meno). Un mondo che si basa sulla crescita, ma quale crescita e a quale prezzo?

Vendemmia 2018: le finestre operative molto strette

L’annata 2018 si è caratterizzata da frequenti piogge, umidità relative molto alte e caldo. Ancora una volta il Sangiovese, che solitamente qui a Caparsa a Radda in Chianti si raccoglie ad Ottobre, è stato raccolto nella quarta decade di Settembre, con un anticipo di due settimane.

Le finestre operative molto strette, tra una pioggia e l’altra, hanno messo a dura prova il vignaiolo e i suoi collaboratori. Soprattutto nelle coltivazioni bio i lavori per il controllo delle erbe infestanti con le lavorazioni meccaniche e poi i trattamenti contro le malattie della vite si sono caratterizzate da brevi periodi operativi che, se mancati o disattesi per qualsiasi motivo, hanno causato problemi.

Inoltre questa estremizzazione climatica, che forse chi vive in città non ha ben focalizzato, oltre a colpire le colture con più frequenza con la grandine,  favorisce la diffusione di insetti finora sconosciuti in molte zone. Parlo della Drosphila Suzuki, una mosca cinese, ed altri insetti che “bucano” gli acini e che favoriscono il marciume acido e la Botrytis Cynerea.

E’ occorso dunque intervenire con tempistiche giuste nelle finestre del tempo, che significa operare  con caparbietà e molto lavoro, al limite della sopportabilità. Siamo così riusciti a portare in cantina uve sane e ben mature anche grazie al bel tempo della seconda metà di Settembre proprio nel periodo vendemmiale.

W il 2018, W i vini di Radda in Chianti, W il Sangiovese

L’anima, la vita… e la vite

In ogni lavoro occorre metterci la vita e l’anima. Quest’ultima è uno stato d’animo fatto di istinto, fede, caparbietà, reazione alle avversità, praticità che provocano differenze nei risultati. L’anima negli esseri viventi è dunque una specie di distillato di stati d’animo differenti che se accompagnata da azioni congrue può dare soddisfazioni in ogni direzione della vita, nel tempo. La felicità è riuscire a dare il meglio di se stessi, pur nelle difficoltà. Anche le piante, e io lo osservo nelle viti tutti i giorni, hanno un’anima.
Pensierino della notte.

Arriverà sempre il momento di sconforto

Arriveranno sempre, a chiunque, i momenti in cui si pensa di arrendersi.

Una battaglia continua occorre affrontare ogni giorno, ma a volte lo sconforto prende il sopravvento. Nel mio caso i daini, i caprioli, i cinghiali, la peronospora, l’oidio, il mal dell’esca, la grandine e via così, che capitano o che ti frullano per la testa  con la paura e che devi affrontare anche se sei stanco: per affrontarli occorre un sacco di energie.

Naturalmente ognuno deve affrontare le proprie croci e un antico proverbio afferma: mai prendere le croci degli altri.

Penso a quei poveri disgraziati che affrontano l’ignoto con i viaggi della speranza, penso a coloro che perdono in un attimo familiari o si ritrovano disperati per qualsiasi motivo.

I motivi di sconforto sono molteplici e dipendono da chi sei, dove sei nato, cosa hai vissuto, cosa la vita ti ha riservato.

Io son nato destinato ad esser vignaiolo artigiano, ma mi raccomando non crediate che questo lavoro sia privilegiato rispetto agli altri.