Quelli che... il vino

by 15. maggio 2015 18.50

Quelli che mettono i voti sui vini... quelli che hanno un blog... quelli che ti taggano... quelli che scrivono di vino.... quelli che spingono... oooyeahh!

Quelli che hanno la cravatta... quelli che non sudano mai... quelli che non si sporcano le mani... quelli che pubblicano la foto... oooyeahh!

Quelli che sanno tutto... quelli che giudicano... quelli che sono influenti... quelli che si sentano famosi... quelli che cercano di viverci... oooyeahh!

Quelli che sono invidiosi... quelli che sono spavaldi... quelli che sono vanitosi... quelli che sono seri... quelli che sono finti... oooyeahh!

Quelli che il vino lo portano... quelli che il vino lo scroccano... quelli che il vino lo sputano... quelli che il vino lo bevano e basta... oooyeahh!

Insomma, il mondo del vino è un gran minestrone! Scusami Jannacci! Wink

Il vino di stagione

by 29. aprile 2015 18.56

Per mangiare e vivere bene occorre  consumare il cibo di stagione. Ogni stagione, ogni annata, segna con le influenze climatiche e non solo, gli indirizzi che favoriscono più un determinato cibo che un'altro.
Il compito dell'uomo, del contadino, è (o è stato!) proprio quello di riuscire a cercar di prendere il meglio dell'annata per assecondare ciò che l'annata esprime.
Anche il vino non è immune da questa caratteristica: ogni anno la vite reagendo diversamente, porta il vignaiolo ad assecondare le differenze. Dunque il vignaiolo difficilmente riesce a standardizzare la quantità e il numero delle bottiglie prodotte (a meno che non ricorra al mercato), oppure la qualità, oppure è costretto a saltare alcune annate, oppure produce vini che si riesce a fare solo in determinate condizioni e annate. In poche parole le produzioni sono scostanti.
Purtroppo mi rendo conto che tutto questo fa fatica ad essere compreso, sopratutto in Italia. I mercati vogliono il solito numero di bottiglie, la solita qualità e sopratutto lo stesso prezzo. Insomma non si riconoscono i tempi e i modi della Natura. Mi dicono in proposito che in Francia usualmente cambia il prezzo secondo le differenze, mentre in Italia questo non è tollerato. Forse perchè si riconosce lì il valore del vino artigianale rispetto a quello industriale e quì no? Non saprei, ma probabilmente è perchè pochi sanno spiegare tutto questo.
Per quanto mi riguarda, l'annata 2014 l'ho interpretata producendo 500 litri di Sangiovese con metodo Champenoise (uscita prevista 2017/18) e producendo 5000 litri di Rosato, produzioni che non credo riuscirò a ripetere facilmente. Oppure l'annata 2010, quando a causa della peronospora larvata ho perso il 75% di produzione riuscendo però a produrre un Chianti Classico Caparsino Riserva eccellente

Vino e finanza: boh!

by 18. aprile 2015 12.49

Ho letto un interessante articolo apparso su Repubblica  sulle scommesse finanziarie sul vino (non so perchè ma quando si parla di scommesse mi viene in mente sempre il gioco del poker, dove si vince ma sopratutto si perde).

Per dire la verità non sono un esperto, anzi probabilmente non ho capito molto, ma forse la sostanza è questa:

C'è una corrente di pensiero nel mondo finanziario che comincia a scommettere nelle quotazioni dei fondi di investimento nel vino, come gli impianti e le reti di vendita, completamente staccata dalla produzione e dalle vigne. Si pensa in pratica che si può fare soldi con le azioni che investono in questo tipo di attività.

Nello stesso articolo si sottolinea come i nostri produttori siano agli antipodi rispetto ai produttori americani, sud africani o cinesi: siamo tanti, piccoli, legati alla vigna, alla terra, seguiamo logiche di rendita poco moderne e immobilizziamo grossi capitali.

E' come dire che molti di noi produttori italiani non sappiamo fare finanza per cui, in parole povere, siamo "troppo contadini", e i contadini è risaputo tendono a conservare, come le formiche non come le cicale.

A mio parere ci si dimentica però che "finanza" è spesso sinonimo di speculazione o di ricchezze che si basano sulla carta, tanta carta riservata a pochi completamente slegata dalle vere realtà produttive: è spesso un cancro del mondo contemporaneo.

Dunque, a mio avviso la fortuna del vino italiano può dipendere proprio dal fatto che siamo diversi da tutto il mondo: conserviamo ancora (non so per quanto) il senso della terra, del buon vino e del buon cibo. Che qualcuno ne renda merito.

Oltremodo tannico?

by 9. aprile 2015 19.35

Ottima espressione, colta qua e là, per descrivere alcuni miei vini Chianti Classico. L'eccesso, che ha contraddistinto alcune annate dei miei vini ha origine da diverse ragioni che non giudico, ma che cercherò di spiegare.

Spiegare i vini e il proprio operato in trasparenza è sempre utile. Ognuno potrà dare giudizi, ma l'importante non è nascondersi o aver paura o non saper accettare le critiche quali che siano. Mai peccare di presunzione,  a mio avviso.

Provo quindi a spiegare qualcosa:

- L'origine. La natura del Sangiovese piantato nelle vigne negli anni 60 era molto rustico. Ho continuato a coltivare quelle vigne fino al 1999, anno in cui ho cominciato gradualmente le estirpazioni reimpiantando cloni selezionati (Chianti Classico 2000) e che ormai hanno sostituito tutti i vecchi impianti. All'epoca quei cloni così rustici avevano un senso in quanto il Sangiovese nel Chianti si poteva vinificare insieme a due vitigni a bacca bianca: il Trebbiano e la Malvasia che "diluivano" quei tannini così spesso oltremodo presenti nell'uva di Sangiovese.

- La macerazione, che avveniva con pompe troppo veloci, estraendo a volte in eccesso.

- le condizioni orografiche e climatiche di Caparsa, situata in zona Nord-Est di Radda in Chianti che impedivano maturazioni perfette in annate particolari, aiutate dai cinghiali che di notte "sceglievano" le uve migliori (oggi le vigne sono protette da recinzioni e recinzioni elettriche). Negli ultimi anni la zona, condizionata dai cambiamenti climatici e in particolare dall'aumento della temperatura media, si è ormai allineata su standard di maturazione fonologica radicalmente più elevata che nel passato.

- I quattrini, che hanno condizionato alcune scelte. Ho sempre usato risorse provenienti dalla mia attività di contadino e non ho mai avuto entrate o appoggi esterni. Dunque, senza mai fare il passo più lungo della gamba (tipico della cultura contadina... l'opposto della cultura della finanza).

- I Periodi Storici. I fusti piccoli hanno condizionato per almeno un decennio i vini del Chianti ed anche me. "Seccavano" oltremodo i vini. Per fortuna le barriques sono in fortissima decadenza nel Chianti ed anche io, oggi, ormai uso solo botti di grande capacità (a Caparsa da 10 o 18 Hl per la maturazione del Sangiovese).

- La mia indole, che solo negli ultimi anni si stà parzialmente ammorbidendo.

- Il percorso dell'esperienza, cioè il cammino che una persona vive nell'intreccio delle relazioni affettive e delle esperienze, che si riflettono particolarmente nelle capacità lavorative sopratutto dei vignaioli e più in generale di tutti gli uomini.

In conclusione... io ci metto tutto il mio cuore e se qualcuno mi critica... è il benvenuto!

Mannaggia a me, non riesco a separarmi!

by 30. marzo 2015 18.16

Non riesco a separarmi dal vino che produco. Faccio di tutto per conservarlo, evidentemente inconsciamente. Mi dispiace staccarmene: vedere quel liquido che mi abbandona, magari in pochi minuti, dove ho riposto tutte le mie energie, il lavoro, le passioni, le incazzature e le gioie, l'ho visto nascere e crescere, l'ho curato, odiato, amato e vezzeggiato. Non sarà mica una malattia? Magarai una sindrome rara?

Un figlio mi rimprovera, l'altro mi guarda storto e tentenna la testa (come dire: così non và proprio, babbo!), mia moglie dice che sono strullo.

Ma oggi giorno ci sono sindromi davvero rare come quelle di Angelman, di Williams, di Rett, Prader-Willi, di Turner e altre. Secondo me la mia è la sindrome da produttore di vino, ancora da scoprire, ne sono certo.

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La Casa del Chianti Classico: male su Trip Advisor

by 22. marzo 2015 10.03

Mi sono imbattuto sulle recensioni della community di Trip Advisor sul Convento di S. Maria Novella, sede della Casa del Chianti Classico, dove alcuni commenti sono a dir poco catastrofici.

Un ambiente stupendo ma che ancora non riesce a decollare evidentemente per mancanza di un preciso spirito imprenditoriale ed entusiamo oltre che per mancanza di indicazioni chiare, come risulta chiaramete dalle recensioni. E' infatti un po tutto approssimato. Quale la causa? Forse la burocrazia? Forse l'incapacità? Forse il solito carrozzone?

E' il Consorzio Chianti Classico che si sobbarca di mantenere la struttura, evidentemente in gran passivo, dato che viene utilizzato anche scarsamente. Siamo dunque noi Soci che ce ne sobbarchiamo il mantenimento. E noi si paga.

Da una breve ricerca sembrerebbe che la struttura sarà rilanciata quest'anno sotto il nome di Gallo Nero Expo 2015 da MIlano a Radda, ma contemporaneamente la pagina Facebook è ferma al 1 Dicembre 2014. Non sarà mica un'altro flop, dove all'eventuale arrivo di finanziamenti pubblici il funzionamento della struttura sarà affidata a Godot?

A queste domande non posso certo rispondere io, ma posso solo sollecitare risposte tramite questo spazio...

Voti

by 8. marzo 2015 10.13

I voti si sprecano. Chi usa i centesimi, chi i ventesimi, chi i bicchieri, chi le corone, chi le bottiglie, chi le viti, chi le stelle e così via.

Quando ero studente i voti erano l'essenza del rendimento scolastico, salvo poi scoprire che a volte nella vita chi riceveva voti alti si è rivelato una frana nel lavoro reale e viceversa.

Il voto sintetizza un momento nel tempo, una interpretazione semplificativa che può essere smentita successivamente.

Quando leggo i voti ai vini miei e dei miei amici vignaioli, mi viene da sorridere pensando come non si riesce a far senza.

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vino

I misteri del vino

by 27. febbraio 2015 20.06

Tutti sanno che il vino si fa con l'uva. Ma esistono due modi di fare il vino: uno tecnico, l'altro naturale.

Dopo la seconda Guerra Mondiale si producono prevalentemente vini adottando le applicazioni della scienza. Prima di quel periodo si produceva vini solo naturali e inconsapevolmente biologici.

Negli anni, le tecniche enologiche hanno prodotto vini impeccabili anche quando le annate o i vini risulta(va)no malriusciti. Oggi si può affermare tranquillamente che i vini "tecnici" passano agevolmente le commissioni d'assaggio Docg. D'altra parte questi vini sono la maggior parte dei vini venduti, dove quasi sempre è solo il prezzo che fa la differenza nel mercato globale e così competitivo.

I vini prodotti nei luoghi "vocati", e per vocati voglio precisare territori dove il vino da sempre è stato un alimento indispensabile, complementare, necessario per la sopravvivenza delle popolazioni che coltiva(va) la vite, capace di prosperare in condizioni difficili e quindi relativamente facile da coltivare, sono quelli che in tanti modi si scontrano con i vini tecnici. I territori vocati sono territori dove da migliaia di anni il vino viene prodotto (a Radda in Chianti la testimonianza più antica trovata è datata 2300 anni). In questi territori la natura ha sviluppato una sorta di simbiosi con la vite, insieme ai boschi, agli animali, ai funghi, ai batteri e ai microorganismi e agli uomini. Questa si chiama salubrità.

Costano un pò di più (personalmenteo nel 2010 ho perso il 75% di produzione) e si scontrano spesso con i vini tecnici nelle chiacchiere tra gli addetti ai lavori e gli appassionati  Però è importante notare come i vini naturali (bio-logici o dinamici), di territorio, se pur qualche volta imperfetti, offorno emozioni e sensazioni non omologate e a volte emozionanti. Addirittura a volte non riescono paradossalmente a superare facilmente le commissionin di assaggiop per ottenere la Docg, così tanto il palato degli esaminatori è omologato. Ma sono salubri, sono alimenti, si bevono con il cibo, non sono vini voluttuari da potersi bere ovunque dove il rischio dell'alcoolismo è dietro l'angolo.

Per questo occorrerà lavorare tanto per far emergere sempre più questi vini (di territorio vocato) e con loro i produttori che li interpretano.

Le annate nel Chianti Classico: non confondiamo le zone!

by 17. febbraio 2015 21.58

Torno dal primo giorno di Chianticlassico Colletion, presso la fascinosa Stazione Leopolda a Firenze e penso come "gliè tutto sbagliato gliè tutto da rifare" (no, non tutto, dai!).

Il primo giorno è dedicato ai giornalisti che hanno una sala bellissima dove, basandosi sul catalogo del Consorzio, scelgono i vini per annata e categoria per poi dare i giudizi sulle annate in generale e sui singoli vini dell'intera denominazione. A volte non vorrei essere nei loro panni: spesso assaggiano oltre 200 vini!

Ma questi vini hanno talmente così grandi differenze qualitative tra territori che dare giudizi generali su un annata è fuorviante. Nel Chianti Classico le variabilità per produttori e per ambiente sono molto forti nelle singole annate: per esempio i vini di Castelnuovo Berardenga non si possono paragonare con i vini di Radda, i vini di Radda non si possono paragonare ai vini di Gaiole, ecc... In buona sostanza le condizioni climatiche e orografiche, condizionano così tanto i vini all'interno della Denominazione che non è giusto generalizzare.

E' quindi necessario restringere i giudizi sulle annate e sui produttori per singoli territori, almeno iniziando dai Comuni amministrativi (Radda in Chianti, Gaiole in Chianti, Castellina in Chianti, Castelnuovo Berardenga, Poggobonsi, Barberino Val D'Elsa, San Casciano, Greve in Chianti).

Ritengo che una suddivisione delle annate e delle tipologie dei vini per Comune sia importante per descrivere e comunicare al meglio le qualità, ormai diffusamente certe nel Chianti Classico. Il catalogo del Consorzio vino Chianti Classico al momento non offre questa possibilità.

Il vino senza fronzoli

by 13. febbraio 2015 19.32

Il vino è un qualcosa che va al di la della comprensione, è un mistero umano. Sentite questa:

Un vecchio contadino, il Gigli qui a Radda in Chianti, produttore di qualche quintale di vino per consumo, ma anche per la vendita, produceva vino che in alcuni anni gli veniva male. Normale, perchè chi produce vino senza tanti fronzoli, magari bio- o al risparmio, è più suscettibile delle differenze stagionali.

Insomma, per farla breve, anche quando il vino non era all'altezza, lui ci si abituava. Ci si abitua al gusto così tanto che è difficile cambiare. E lui si abituava così tanto, che se doveva andare a cena da qualcuno si portava il Suo vino, per non bere il vino degli altri e perdere l'abitudine di bere quel Suo vino, quel Suo Amore, che anche in annate difficili amava.

Una piccola storia.

L'autore

Paolo Cianferoni è Coltivatore Diretto a Caparsa a Radda in Chianti dal 1982 con la sua compagna Gianna. Paolo ha un carattere impulsivo e ama profondamente la natura, le vigne e il vino. Il sito Web di Caparsa è www.caparsa.it oppure scrivi: caparsa@caparsa.it

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