Siamo una banda di alcolizzati?

by 17. maggio 2012 18.23

A volte mi domando se tutti coloro che si occupano di vino, produttori compresi, non siano in realtà una banda di alcolizzati. Con la scusa del buon bere, con la scusa della cultura, con la scusa delle verticali, con la scusa delle comparazioni, con la scusa delle guide, con la scusa di rimediare qualche bottiglia, con la scusa di essere giornalista o blogger, con la scusa del concorso, con la scusa di rimorchiare, con la scusa di essere enologo, con la scusa di essere produttore (e qui mi fermo...),

ogni momento è buono per bere vino.

Non sarà che la verità è molto più semplice di quanto vuol apparire?: il vino piace, garba l'ebbrezza, e ormai senza vino non si riesce più a stare. Io a cinquantaquattro anni pensare di pasteggiare senza vino, pittosto mi suicidio... :) .

Tutto questo vuol dire essere alcoolizzati, punto e basta. Non diamoci più scuse...

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Le regole del gioco

by 12. maggio 2012 21.32

 

Le regole mi fanno impazzire. Ho passato gli anni settanta, andavo in lambretta in tre, conducevo la cinquecento in sei, si beveva in compagnia, e tutto era mormale, nessuno ci voleva far profitto. Oggi l'ipocrisia ci circonda, tutto è ben regolato in funzione del guadagno, uscire di testa è consentito, uscire dalle regole non è consentito, tutto regolato in funzione delle regole economiche. Forme, musiche, status symbol, sono al servizio di un modo malsano del buon vivere. I giovani non riescono facilmente a trovare una propria strada, tutte le strade sono invase da messaggi virtuali, non vere. Il controllo di tutto e tutti mi fa paura. È la distruzione della fantasia. Però i semi di una nuova era ci saranno da qualche parte. I semi in natura non aspettano altro che condizioni favorevoli si verifichino per germinare e poi vivere.

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Equilibri

by 30. aprile 2012 21.33

Equilibrio di mercato; equilibrio mentale; equilibrio familiare; equilibrio generazionale; equilibrio nel vino; equilibrio nel Consiglio di Amministrazione; equilibrio tra moglie e marito; equilibrio sociale; equilibrio tra popoli; equilibrio politico; equilibrio fisico; equilibrio energetico; equilibrio del pensiero; equilibrio delle forze di gravità; equilibrio sentimentale; equilibrio psicologico; equilibrio economico; equilibrio di giudizio; equilibrio morale; equilibrio finanziario; equilibrio di luci; equilibrio naturale; equibrio ambientale; equilibrio fogliare; equilibrio tra razze; equilibrio cellulare; equilibrio universale;
equilibrio del c***o;

 

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Ho fatto un sogno

by 22. aprile 2012 19.50

Ho fatto un sogno. Attraverso una porta ho visto i produttori del vino Chianti Classico che si appropriavano di quei valori necessari per creare positività nel comune sentire e agire. Uniti in quel magnifico territorio dei Monti del Chianti per esprimere il frutto di un lavoro iniziato prima di noi, al tempo degli Etruschi e forse prima.

Uniti senza leggi, lacci e lacciuoli, dove l'egoismo del proprio orticello non esisteva, dove il senso della comunità prevaleva sui piccoli interessi personali e quindi le regole non servivano.

Il sogno continuava con un veloce e trionfale raggiungimento di traguardi qualitativi e mercantili, mai visti in un territorio di vino. Il vino Gallo Nero ai vertici mondiali dove l'efficienza, la solidarietà tra produttori, l'unicità di tutti i vini espressi in quei Monti era riconosciuta e apprezzata, raggiungendo quotazioni impensabili fino a qualche mese prima.

Ho fatto un sogno.

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Responsabilità e irresponsabilità

by 19. aprile 2012 10.21

Quando una denominazione come quella del Chianti Classico soffre sul mercato è perchè esistono, o per lo meno sono esistiti, atteggiamenti di irresponsabilità tra i produttori.

I produttori e gli imbottigliatori, hanno sempre pensato e agito per conto proprio, senza mai avere una linea comune, senza mai sacrificare qualcosa, magari un po di produzione più scadente, senza avere una forte identità di riconoscibilità del territorio nella denominazione Chianti Classico.

Per questo motivo alla lunga molti Brend aziendali hanno finito di valere più che i vini supercontrollati Docg, mescolandosi e confondendosi tra loro.

Quindi la responsabilità di questa situazione è riconducibile anche agli stessi produttori che hanno agito irresponsabilmente, attratti da facili guadagni. Per rimediare, l'unico percorso fattibile è la riconoscibilità per il consumatore del vino integralmente prodotto insieme alla menzione comunale e poi, successivamente, arrivare alla zonazione.

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Un Chianti? No Grazie, un Chianti Classico!

by 12. aprile 2012 09.00

Il dibattito tra i Soci del Consorzio Chianti Classico sta proseguendo, le considerazioni sui singoli punti sollevati dal CdA e che andremo a votare presto sono diverse, ma l'unanimità del dibattito si converge sul fatto che occorrerà d'ora in avanti cercare di affrontare la questione del vino Chianti, unica denominazione in Italia che richiama il nome di un altro territorio. Infatti nel territorio del Chianti (geograficamente chiamato Monti del Chianti) si produce solo il vino Chianti Classico Docg e non il vino Chianti.

La madre di tutte le battaglie negli anni avvenire è proprio questa esosa questione: si può cercare di innalzare la "piramide qualitativa" del vino Chianti Classico, ma rimane tra la stragrande maggioranza dei consumatori la non facile distinzione tra vino Chianti e vino Chianti Classico. In questa ottica anche il marchio Gallo Nero, ritenuto dalla maggior parte dei Soci l'unica vera distinzione visiva tra i due vini, non sembra bastare. Interessante l'opinione di chi ritiene che il marchio Gallo Nero non serve a nulla, ed anzi trascini verso il basso tutti i vini in quanto è un marchio che non garantisce la qualità mentre oggi quel che conta è l'effettiva qualità del vino e il Marchio Aziendale non la denominazione.

I marchi aziendali, il prestigio di un'azienda produttrice, secondo voi, sono più o meno importanti di una denominazione? Vale la pena investire milioni di euro in un marchio di territorio e quasi nulla per la sua effettiva difesa?

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Una partecipazione rivoluzionaria all'Assemblea Chianti Classico

by 30. marzo 2012 17.05

Ci voleva forse la crisi degli ultimi tre anni per una smobilitazione così massiccia. Una partecipazione che ha visto oltre 200 Soci questa mattina all'Assemblea del vino Chianti Classico chiamata ad approvare un disegno di ristrutturazione della Denominazione.

Sembrava un assemblea di quaranta anni fà e se nella prima parte l'atmosfera è stata a tratti anche tesa, alla fine l'umiltà, l'identità e l'orgoglio ha preso il sopravvento. Volti nuovi e finalmente volti giovani si sono affacciati a questo importante evento che riguarda non solo i produttori, ma anche i loro figli, nipoti e il territorio tutto del Chianti Classico.

Le proposte del Consiglio sono state viste da diverse angolazioni e la conclusione pressochè unanime è stata quella di rimandare ogni decisione in modo da avere il tempo di affinare le decisioni e l'operatività.

La questione centrale, che riguarda l'intenzione di rafforzare sotto vari profili la denominazione per spingerla fortemente verso l'alto, trova l'approvazione unanime. Attraverso specifici strumenti, recuperando immagine ma sopratutto umiltà, identità e orgoglio (in un territorio dove ultimamente ognuno è andato per conto suo) sembra la volontà di tutti. Per ottenere questo nel migliore dei modi sono stati decisi ulteriori incontri tra i Soci per una veloce approvazione operativa più accuarata e meglio ponderata.

Ritengo che la partecipazione sia la base per una maggiore democraticità, ma sopratutto sia la base per migliorare. Speriamo che questa straordinaria partecipazione continui poichè è sicuramente la molla che darà fiducia ai produttori/imprenditori stessi ma anche al mercato per il bene di tutti. Solo così potremo assistere alla rinascita del vino Chianti Classico.

Devo riportare la dolente notizia di una dichiarazione del Presidente del Consorzio Chianti che ha sostenuto, in una intervista, che il territorio del Chianti Classico è una "sottozona" del Chianti, senza chiarire se intendeva il territorio o i vini. Una grave dichiarazione, poichè i Monti del Chianti, dove c'è Castellina in Chianti, Radda in Chianti, Gaiole in Chianti e Greve in Chianti, ecc. appaiono così denigrati. E' come sostenere che il Chianti, quello vero, sia in Provincia di Prato...

Ci potrebbero essere guai giudiziari, o per lo meno l'inizio di una bella guerra santa, come a dire: CHIANTI VS CHIANTI CLASSICO: facciamo chiarezza!

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Ma la pioggia?

by 21. marzo 2012 17.17

Tutti qui in Chianti ormai guardano il cielo, nella speranza di trovare qualche avvisaglia di pioggia. Qualcuno comincia a pensare che bisognerà organizzare qualche danza propiziatoria. A parte gli scherzi, tutto l'inverno e in particolare Gennaio e Febbraio hanno visto mancare le precipitazioni tra il 30% e il 40% sopratutto nelle zone centro-settentrionali, con punte di oltre il 60%. A Febbraio le nevicate non sono state utili al trecupero del deficit idrico accumulato fino ad oggi. Anche Marzo si stà rivelando avaro di piogge. Probabilmente Aprile tornerà nella media delle precipitazioni del periodo, ma non sufficienti a colmare l'attuale deficit idrico.

Scenari: 1) Non cambierà nulla, tanto il tempo si rifarà prima o poi e il problema si potrebbe capovolgere per la troppa pioggia in autunno 2) La siccità sarà così devastante da compromettere qualità e produzione delle uve in Toscana 3) Si fa finta di nulla e si va avanti il meglio possibile, cercando di apprezzare quotidianamente quelle piccole gioie che fanno la differenza tra felicità e depressione 4) Una bottiglia di acqua da 0,5 litri costerà quanto una bottiglia piena di vino...

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Alla Pre-Assemblea del Chianti Classico

by 14. marzo 2012 18.26

Poco fa si è svolto il primo dei due incontri tra Base Sociale e CdA del Consorzio Chianti Classico a Radda in Chianti, in preparazione dell'assemblea indetta il 30 Marzo.

E' stato presentato un "pacchetto", che sarà sottoposto a votazione in Assemblea. Tre sono i punti importanti secondo me che riguardano la denominazione, mentre per quanto riguarda la gestione del Marchio Gallo Nero qui non mi soffermo.

Il primo punto, forse il più importante, riguarda l'obbligo di poter vendere il vino sfuso, oggi solitamente venduto come "atto a divenire", solo dopo certificazione "Chianti Classico". Questo comporta la speranza che ci sia un'innalzamento della qualità, senza possibilità di usare "l'atto a divenire" come paravento per vendere mediocrità, e questo lo ritengo un bene. Ma il rovescio della medaglia è che in prospettiva questa innovazione incentiverebbe la vendita delle uve e non la trasformazione, favorendo così la vinificazione e la gestione di tutti i processi tra pochi operatori (chi ha orecchi intenda).

Il secondo punto riguarda i driver, cioè l'individuazione di una cinquantina di vini che, sotto il profilo del numero, del prestigio, dell'etichetta, delle recensioni sulle guide, ecc. faccino da testa di sfondamento anche per tutti gli altri. Quindi negli eventi, nelle promozioni istituzionali, ecc. questi vini sarebbero quelli che farebbero da traino. Si vorrebbe matematicamente individuarli, ma è comprensibile come l'indirizzo (politico...) che si darebbe alla formula matematica influenzi questa scelta. Questo passo sarà sicuramente molto delicato, poichè nessuno, piccolo o grade produttore, vorrà rinunciare ad avere almeno un vino in questo particolare contenitore. La riflessione su questo tema sarà certamente interessante.

Il terzo punto riguarda la piramide delle denominazione, attualmente bloccata verso il basso. Infatti le Riserve erano state ridotte ad essere sacrificate come opzional aziendale, e nessun tentativo di zonazione è mai stato tentato. Da qui la proposta di innalzare la piramide qualitativa creando la categoria "Selezione" che si posizionerebbe ai vertici della piramide: vini integralmente prodotti e parametri organolettici e chimici basati sulla "struttura, speziatura, persistenza, con estratto secco più elevato, gradazione minima 13%", insomma roba da vini "ciccioni". Mi trovo in accordo per la realizzazione della "Selezione Chianti Classico" integralmente prodotto (ricordo che integralmente prodotto significa che le uve e il vino sono espressione di vigna senza alcun assemblaggio di zone diverse), ma non mi trova in accordo per quanto riguarda i parametri chimico fisici proposti: coma si fa a dire che il vino migliore debba essere speziato, o con estratto alto, o qualsiasi altra regola chimica?. Inoltre se le Riserve potranno essere messe in commercio dopo 2 anni e 3 mesi di affinamento, perchè non allungare fino a 3 anni e 3 mesi l'affinamento per differenziare ancor più la Selezione? Ricordo solo che diversi anni fa le Riserve potevano essere imbottigliate appunto dopo tre anni...

Comunque una cosa è certa: che per metter daccordo tutti non è facile, che non ci saranno cambiamenti epocali, che il periodo per digerire queste proposte dal corpo sociale è un pò breve.

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La qualità non esiste nel vino

by 13. marzo 2012 07.35

Appena tornato da Terre di Toscana, mi sono domandato cosa vuol dire qualità. Tutti i produttori ne parlano, ma secondo me qualità significa sopratutto salubrità e mancanza di difetti evidenti nel vino. Il resto son tutte storie, e l'importante è che ognuno orgogliosamente rivendichi la propria identità. Oggi occorre fare gruppo, non è possibile pensare di andare in ordine sparso per vendere, e le differenze notevoli tra i vini, le interpretazioni, i territori sono risorse fondamentali. Quando un'azienda produce vini rotondi, speziati, setosi al palato, usa vitigni internazionali, ecc. vale quanto un'altra azienda produce vini ignoranti, provocatori, con acidità elevate, rustici, ecc. . La capacità di comunicare il "gruppo produttori italia", o Toscana, insomma gruppi di produttori organizzati, vale più che l'impegno a volte abnorme di una comunicazione di una singola azienda.

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L'autore

Paolo Cianferoni è Coltivatore Diretto a Caparsa a Radda in Chianti dal 1982 con la sua compagna Gianna. Paolo ha un carattere impulsivo e ama profondamente la natura, le vigne e il vino. Il sito Web di Caparsa è www.caparsa.it oppure scrivi: caparsa@caparsa.it

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