Che palle, nessun Italiano!

Ricevo e pubblico… per far capire come gira il mondo del vino… neanche un Italiano… sono solo gli stranieri che decidono le sorti? Ma fatemi il piacere…

Spett.le Cantina, sono Export Manager e lavoro nel settore da molti anni. Ecc. Ecc….. Con la presente sto cercando i vini premiati con i punteggi superiori ai 90 punti per un importatore americano. Le guide con i punteggi superiori ai 90pts che cerco sono: Decanter Magazine, Robert Parker – Wine Advocate, Wine Spectator Magazine, Wine & Spirits Magazine, Wine Enthusiast magazine, International Wine Cellar, Vinous, Tim Atkins, James Suckling, Jancis Robinson, Gilbert & Gaillard, James Halliday, Connoisseur’s Guide, Rhone Report, Burghound. (piu’ bottiglie potete proporci piu’ siamo contenti). Se avete il vino/vini che cerchiamo allora vi prego di rivolgervi al mio indirizzo email oppure chiamarmi al cellulare che potete trovare nella firma…. Ecc, Ecc, Ecc, Ecc.

 

 

Il Davide Matassini Pensiero su manifestino contro i diserbanti

diserbante1

Cari Viticoltori, tutti,
Paolo Cianferoni che tutti conoscete, mi ha messo al corrente del “ grande scalpore” (al momento ben quattro commenti, un successo !!) che ha suscitato l’iniziativa locandina con annesse cartoline sul tema dell’ uso dei diserbanti in vigna.
In tutta sincerità Paolo ha scritto una risposta a questi commenti, un post mi ha detto, che gentilmente mi ha inviato per farmelo leggere e magari integrare.
Poiché sono abituato a farle da solo queste cose, le risposte, e tal volta anche le domande, ho ringraziato, ed ho chiesto a Paolo di attendere qualche giorno prima di inviare una risposta e darmi il tempo di farlo personalmente, chiedendogli gentile ospitalità all’interno del suo blog, spero di non sbagliare termini, blog, post ……
Il caro amico Paolo, mi ha anche consigliato di essere breve, perché? Perché, oggi si fa così mi ha detto e comunque già lo ringrazio.

Bene, ecco il  DavidMatassiniPensiero:

Paternità dell’ iniziativa: David Matassini. Nome in codice : TERRA CURATA TERRA INNAMORATA ovvero Noi: leggi PRODUTTORI il VINO nel CHIANTI lo facciamo senza quella roba là.
Motivazione: una mattina di primavera, questa, passeggiando sopra casa mia, zona S. Giusto in Salcio (Radda in Chianti) mi imbatto, in forte contrasto con la bella e rigogliosa vegetazione circostante, in una VIGNA trattata con DISERBO, con gli effetti che tutti voi potete immaginare (vi allego foto) diserbo_matassini
Reazione : Sdegno della REALTA’,(non delle cose, come in S. Agostino), ma DELLA VIGNA, e questa volta nel senso di S. Agostino. Elaborazione: CORAGGIO, ragazzi, le VIGNE (cose, in S. Agostino) si POSSONO CAMBIARE e anche questa volta nel senso di S. Agostino. Azione: Innocua, quasi puerile, (un educanda incazzata avrebbe concepito qualcosa di più incisivo), produzione di manifestino. Manifestino, sul quale si è aperto durante la sua preparazione ampio dibattito sui termini, sulle virgole, posizione dei nomi delle aziende e addirittura sui colori che avrebbero potuto infastidire l’uno o l’altro produttore, roba, vi assicuro da far rinunciare all’iniziativa. NON HO MOLLATO !! e il prodotto è quello che conoscete. Secondo me qualche casa produttrice di diserbanti ne risentirà fortemente.
Finalità : IO, non noi, VOGLIO, e non vorrei, che LA NOSTRA, e non mia o tua, TERRA NON sia PIU’ AVVELENATA !
Diserbante legale o illegale, che io beva VINO o ACQUA per me sempre VELENO E’.
Ricordiamolo, siamo sempre
solo dei PROVVISORI GESTORI di un vero BENE COMUNE, che tanto di moda è adesso. Anche un po’ di retorica che non guasta mai  :-  Quale TERRA vogliamo lasciare ai nostri figli e figlie ? È vero, andare troppo per il sottile è difficile, lo riconosco, e come diceva sempre l’Agostino, sono tempi cattivi, dicono gli uomini, VIVANO BENE ed i tempi saranno buoni. NOI SIAMO I TEMPI. Alla faccia dei primini della classe, degli esibizionisti, e anche di facebook…
A completa, e gratuita, disposizione per la prossima dirompente azione.
Saluti a TUTTI
David Matassini
Ps:, consiglio la lettura del bel libro di EMILIANO GUCCI ( ed. Laterza ),”Sui pedali tra i filari, da Prato al Chianti e ritorno“ soprattutto dei capitoli “Terre a mano in difesa della natura” e “ Convenzionale, naturale, bio VINO? “, notevoli, a riguardo del tema.

Mi raccomando

Una vigna diserbata
Una vigna diserbata

Mi raccomando, fate il vino con l’osmosi inversa e poi premiateli, fate il vino col glifosate e poi premiateli, fate il vino come un qualunque business e poi premiateli, fate il vino con gli additivi e poi premiateli.

Magari punite chi pratica il buon senso, che quello è morto cadavere. La cultura e le tradizioni e l’ambientalismo ci fanno un baffo.
Grandine o siccità o alluvioni in agricoltura, è meglio vivere e operare nella nostra amata agroindustria, mi raccomando. Le calamità e la cultura non devono incidere sul mercato globale, tanto si trova tutto a buon mercato ed è meglio tenere ignoranti tutti. La forza lavoro non manca, gli schiavi ricattabili li troviamo sempre, dunque non seguite i pazzi predicatori dei vini naturali. Anche loro un giorno si convertiranno oppure venderanno a noi. State tranquilli, abbiamo dalla nostra parte la politica, i telegiornali e i poveri.

“Chiuderemo le aziende!”

Registro_telematico_convegno

Risposta secca alla mia domanda “Che succede se le piccole aziende vitivinicole non riescono ad adeguarsi all’obbligo della tenuta del registro telematico nei termini?” (Ndr. 30 Dicembre 2016). Allorché mi sono alzato e uscito, senza parole, dall’Auditorium della Banca Chianti a San Casciano Val di Pesa, dove stamattina il Consorzio Chianti Classico ha organizzato un convegno con i funzionari del Ministero Agricoltura e della Repressioni Frodi.

Superfluo aggiungere altro. Ma mi dispiace davvero tanto per le piccole realtà virtuose, oggi, sparse in Italia, a meno che…

E’ tutto un gran mer…cato

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E’ tutto un marketing.  Al Giro d’Italia di domenica 15 maggio qui a Radda in Chianti ho visto carovane di camion carichi di pubblicità da smontare e rimontare ogni giorno, ho visto persone speranzose, solo quello poi, che una televisione si soffermasse sulla propria insegna. Nel mio mondo del vino le Guide dei vini offrono continuamente proposte pubblicitarie per il (loro) marketing, altre persone “addette ai lavori” pretendono che dedichi il mio tempo a loro, io che mi sembra di non aver più tempo per me, per la mia famiglia, per il mio lavoro che mi piace fare ossia in vigna e cantina.

Marketing, marketing e poi marketing. Sui siti in Internet è una continua pubblicità, devi stare attento a cliccare perché altrimenti ti appare la pubblicità dell’auto, della banca o del cazzo ritto. Come una folla con i depliant in mano che ti rincorre dietro, e te che cerchi si sguizzar via, di scappare cercando una via di fuga introvabile.

I social anche, devi avere mille accortezze per non farti entrare in dinamiche perverse dove sempre è la pubblicità che cerca di sopraffarti.

Insomma, quell’articolo  su Huffington Post “Il girono in cui ho smesso di dire sbrigati” è solo una parte di quanto c’è a giro. E nessuno, io compreso, ne è immune. La Natura con la recente grandinata forse mi sta sussurrando: chi te lo fa fare di correre così? Ma … Come rallentare?

il bello e il brutto di essere vignaiolo

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bella è la quiete, brutta è la grandine;
bello è lavorare fuori, brutto è lavorare in ufficio;
bello il sole sulle vigne, brutto il forte vento;
belli gli animali fuori dei vigneti, brutti gli animali dentro i vigneti;
bello veder crescere i figli, brutto vederli litigare;
belle le macchine per lavorare nuove; brutte le macchine vecchie;
bello quando non si rompono le macchine, brutto quando si rompono;
bello riposare, brutto vivere per lavorare;
bello rispondere al telefono, brutto rispondere al telefono mentre mangi;
bello il vigneto curato, brutto il vigneto diserbato;
bello l’amatore del tuo vino, brutto il denigratore del tuo vino;
bello bere vino ai pasti, brutto bere vino fuori pasto;
bello insegnare qualcosa, brutto non poterlo fare;
bello quando fai il vino, brutto doversene separare;
bella la gioia, brutta la depressione;
bello tornare stanchi dal lavoro, brutto non andare al lavoro;
belli i lavori manuali, brutta la burocrazia;
bella la vigna del vicino, brutta l’invidia;
bella la botte nuova, brutta la botte troppo vecchia;

bello il vino!

La dematerializzazione dei registri nel settore vitivinicolo: uno strumento per far chiudere i piccoli produttori

La scadenza per l’obbligatorietà del sistema è fissata per il 30 giugno. Molti piccoli produttori, io compreso, se non riusciranno a conformarsi per tutti i motivi possibili e immaginabili, rischiano di chiudere. Fa spavento questo cambiamento: se prima riuscivo a compilare i registri cartacei, ormai metodo consolidato, non potrò più farlo telematicamente perché io faccio l’agricoltore e non l’informatico/impiegato, a meno di smettere di lavorare in vigna e in cantina.
Sto prendendo in seria considerazione di smettere di imbottigliare e di vendere l’uva per evitare un infarto da carico di lavoro.

Le grandi aziende hanno vinto? probabile.
Il mio CAA, scrive tra l’altro: “Innanzitutto sarà richiesta un maggiore livello di dettaglio sulle registrazioni delle operazioni compiute in cantina che dovranno essere annotate tenendo conto delle tempistiche previste e della completezza dei dati richiesti dal sistema. Il mancato rispetto di queste caratteristiche comporterà infatti l’esposizione a sanzioni o blocchi delle lavorazioni (ad esempio la dimenticanza della annotazione dell’inizio del periodo di invecchiamento obbligatorio potrebbe portare all’impossibilità di imbottigliamento di un vino). Viene inoltre resa indispensabile l’aggiunta di una serie di informazioni molto dettagliate circa la caratterizzazione dei prodotti, tale da generare una proliferazione delle anagrafiche dei prodotti detenuti in cantina (per fare un parallelo con i registri cartacei aumenteranno le colonne dei registri).”
Maggiori dettagli qui (ed in particolare i files denominati “Guida rapida alla tenuta del registro” e “Modalità operativa per l’attivazione del registro di carico e scarico”)

Assicurazione grandine: solo un giro di soldi?

grandine

Sono il solito brontolone, ma sentite questa:

Ricevo numerosi inviti dal Co.Di.Pra. per rinnovare l’assicurazione sulla grandine per l’uva per il 2016 (scadenza 30 Aprile). Ma quest’anno ho deciso di non farla: rischio!. Si, perché per stipulare la polizza occorre aderire al Co.Di.Pra, poi fare domanda ad ARTEA, ma prima occorre fare il PAI che deve essere redatto dal mio CAA. Il tutto alla luce dell’esempio della campagna 2015: Pagare la polizza in acconto, pagare il saldo, ricevere la liquidazione parziale dei danni subiti (perché il danno si calcola solo dopo il 10%: la franchigia), e poi.. sto aspettando ancora la quota spettante da ARTEA che dovrebbe restituire il 60% del premio pagato.
Insomma, per chi non è addetto ai lavori non vi spaventate per le sigle, per chi è addetto ai lavori, una gran perdita di tempo per far funzionare l’ ennesima ruota burocratica.

We do not deny the origins

It seems that to submit to the dominant aesthetic culture, is all the rage. High Heels, lips redone, artifacts wines, great design, fiction, most of the substance would count.

Last year we were invited to Casole d’Elsa in one of the most luxurious hotels in the world, by Americans, my friend Richard, and I saw strange things: Americans are looking for authenticity, luxury ok, but always predisposed to pleasure , whatever the cost, no frills, also doing debts. The Italians have seen too obsequious them, attracted by the illusion, too attentive to formalities and niceties that (you think) are winning with the stranger.

A metaphor.
I think we can be proud of their origins, to remain what it is, without trying to be otherwise pseudo-elegant, it is much more rewarding and truly normal and winning, rather than pretending something we’re not. We are all human beings, and in our world today lacks authenticity. How to give birth to a calf.
The world of wine is the focus of this thought.

 

Non rinneghiamo le origini

Pare che sottomettersi alla cultura estetica dominante, sia di gran moda. Tacchi alti, labbra rifatte, vini artefatti, gran design, finzione, conterebbe più della sostanza.

L’anno scorso siamo stati invitati a Casole D’Elsa in uno dei più lussuosi hotel del mondo, da americani, il mio amico Richard, ed ho visto cose strane: americani alla ricerca di autenticità, nel lusso ok, ma sempre predisposti alla goduria, costi quel che costi, senza troppi fronzoli, anche facendo debiti. Gli Italiani li ho visti troppo ossequiosi, attratti dai miraggi, troppo attenti alle formalità e raffinatezze che (si pensa) siano vincenti con lo straniero.

Una metafora.

Penso che essere orgogliosi delle proprie origini, rimanere quel che si è, senza sforzarsi di essere diversamente pseudo-eleganti, sia molto più gratificante e vero e normale e vincente, piuttosto che fingere qualcosa che non siamo. Siamo tutti esseri umani, ed oggi nel nostro mondo manca autenticità. Come far nascere un vitello.

Il mondo del vino è al centro di questo pensiero.