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10. giugno 2013 14.37

L'idea che i Piccoli produttori di vino siano solo una palla al piede di una denominazione, sta dilagando tra burocrati, ideologi o politici che siano.
I Piccoli produttori: vociano, protestano, non hanno mai idee uniformi, hanno solo piccole partite da vendere, non hanno un marketing aggressivo, hanno difficoltà ad accedere ai contributi e ai finanziamenti, hanno costi troppo alti, sono tirchi e cercano di risparmiare, polverizzano e destabilizzano le denominazioni con le loro proposte...
insomma sono da eliminare, schiacciarli come mosche per respirare nuova aria facendo rimanere solo due o tre grandi produttori / imbottigliatori, con notevoli vantaggi:
solo due o tre interlocutori, accesso facile ai finanziamenti e ai contributi grazie ai grandi numeri, controllo totale dei dipendenti con minor costo burocratico unitario, prezzi stracciati, uniformità di prodotti (e senza tutto quel marasma di gusti dei produttori bio- ), ma sopratutto grandi amici che non romponio i coglioni alle dirigenze...
FACCIAMO SPARIRE I PICCOLI PRODUTTORI DI VINO: SONO SOLO MOSCHE NOIOSE!
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5. giugno 2013 13.21

Il Vino Chianti Classico, oltre alla confusione col Vino Chianti, ha la classificazione “Annata”, "Riserva" e "Gran Selezione": vallo a spiegare al consumatore... spesso occorre delle mezz'ore per spiegare le differenze: i clienti fanno si col capo per non passar da scemi, facendo finta di capire. Se poi si comincia a tentar di spiegare gli Igt con tutte le loro classificazioni si rischia di farli fuggire a gambe levate...
Invece di semplificare, riconoscendo semplicemente i vini prodotti nel Chianti Classico nei singoli distretti comunali (zone ben distinte) si è preferito riconoscere le qualità nel senso di azione umana ed enologica (Gran Selezione), sacrificando così il territorio nella sua varietà (il riconoscimento zonale).
Le menzioni comunali e sottocomunali incrementerebbero la comunicazione e la valorizzazione dei territori e dei comuni anche quelli ritenuti a torto "inferiori": ritengo una boiata affermare che, ad es., S.Casciano o Barberino non producono vini di grande valore, ci sono fior fiore di aziende ovunque!; inoltre le menzioni comunali incentiverebbero l'aggregazione di produttori, fenomeno estremamente positivo (l'ultima aggregazione è a Lamole, ma anche a Radda si è a un buon punto).
Tra l'altro con la creazione delle menzioni, potrebbero innestarsi circoli virtuosi per la creazione e valorizzazione di distretti bio, modello Panzano: I distretti bio sono e saranno sempre più importanti nel mercato di qualità, tralasciando qui i benefici ambientali, ma sempre che la denominazione Chianti Classico voglia andare davvero verso alte vette!
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30. maggio 2013 14.32

Si stà avvicinando l'appuntamento di Radda nel Bicchiere del 1 e 2 Giugno 2013. Non sto qui ad annoiare scrivendo del programma, lo trovate ovunque qui in internet.
Certo è che con questa stagione così particolare i vini di Sangiovese di Radda potranno esprimersi al meglio. Il Sangiovese, con la sua aridità, fatica un poco quando le temperature meteo sono calde, quando in realtà si preferisce bevande fresche come un buon vino Bianco o Rosato. Quest'anno sarà quindi una edizione particolarmente adatta alla degustazione dei nostri vini di pregio.
Comunque a Radda nel Bicchiere ci sarà anche una esperienza degustativa organizzata dai produttori dei Rosati di Radda: una bella novità e sopratutto gratuita!
Questa è una delle novità, ma la notizia in anteprima è questa: i produttori di Radda si stanno organizzando in un gruppo che dovrebbe inserirsi nell'organizzazione dell'evento dalla prossima edizione 2014, sollevando almeno in parte l'organizzazione fin qui condotta dalla ProLoco di Radda. Insomma ne vedremo delle belle!
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21. maggio 2013 08.32

produrre BIO- è un lungo percorso ricco di contraddizioni, a volte di compromessi come l'uso del trattore oppure della monocultura, ma è importante ricordare il discorso sul perchè si intraprende questa pratica. Spero solo che la maggioranza dei produttori non si sia ispirato perchè ormai in molti lo fanno, oppure perchè è un mercato in espansione, bensì dal desiderio di cominciare e continuare culturalmente e praticamente a difendere l'ambiente dagli attacchi di uno sviluppo non sostenibile.
Come dice Antoine di Casina di Cornia, "Il Bio deve smettere di fare battaglie interne, magari tra logici e dinamici, oppure di piccoli contro i grandi, oppure i puri contro i compromessi; il Bio deve tornare ad essere un mezzo per "liberare" l'agricoltore dal monopolio dei prodotti chimici delle industrie famaceutiche ma sopratutto deve essere una posizione politica."
L'augurio è che molte generazioni si succederanno per migliorare le tecniche bio- fino ad arrivare a un risultato sempre più perfettibile nella speranza di un mondo migliore.
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3. maggio 2013 08.13

La targhetta posta accanto alla provetta recita: "Acini carbonizzati di Vitis Vinifera" scoperti sul Poggio alla Croce a Radda in Chianti, ma non dice che quei minuscoli tre acini hanno 2.400 anni. Penso che una testimonianza del genere così antica nessun territorio vitivinicolo, può vantare. Infatti la testimoianza più antica sembra sia una sostanza secca proveniente da uva rinvenuta in una giara datata 7.000 anni in Iran, ma certo lì il vino non è oggi prodotto.
Non è quindi un caso che Radda in Chianti e il suo territorio ancora oggi dopo migliaia di anni sia al centro dell'attenzione dei vini del mondo. La vite quì ha continuato in molti modi a perpetuarsi, fino ai nostri giorni. Pensare che gli Etruschi coltivavano la vite, consumavano e vendevano il vino fino a farlo giungere in luoghi impossibili da pensare, è entusiasmante. Dopo almeno 2.300 anni ancora accade, documentato.
Al Museo di Castellina in Chianti.
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14. aprile 2013 11.36

Passato il periodo euforico delle fiere, mi rendo conto come il mondo del vino possiede formidabili forze nell'apparire, nell'estetica, nell'ostentazione di finte patine di leggerezza che tendono a escludere e nascondere tante difficili realtà: ci si dimentica sempre delle migliaia o decine di migliaia degli operai che ogni giorno si occupano del lavoro in vigna e in cantina
In ogni azienda piccola o grande, il vino è sempre il risultato di tante storie diverse, spesso storie di sofferenze, di tragedie anche. Gli operai che si alzano ogni mattina, che spesso lavorano sotto la pioggia, il gelo o il sole cocente otto o più ore al giorno, manualmente, avrebbero tante storie da raccontare, ma nessuno si occupa di loro. Si intervista il vignaiolo, la proprietà, l'enologo, il responsabile delle relazioni, tutte le discussioni si basano sul territorio, esposizione dei vigneti, uso dei legni, tecnica si, tecnica no, bio, quale bio, enologo, agronomo, marketing, vino inteso e descritto in un modo o nell'altro ma mai una volta si raccontano le storie degli operai. Queste storie non sono mai prese in considerazione.
Forse questo strano mondo del vino dovrebbe ripartire da qui, andar per vigne e cantine ad ascoltare le storie dei semplici, che quotidianamente si spezzano la schiena per vivere, in silenzio, e che con il loro lavoro danno lavoro a tante persone che non hanno mai preso in mano una zappa.
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9. aprile 2013 08.21

Dopo gli ennesimi incidenti causati dal numero spropositato dei caprioli che lungo le strade della Provincia di Siena e non solo balzano improvvisamente davanti o di lato al passaggio di autoveicoli e moto, ma sopratutto danneggiano gravemente i boschi tagliati dove sistematicanmente mangiano i germogli degli alberi impedendone la regolare ricrescita, senza parlare dei danni agli alberi da frutto e ai vigneti, ho saputo uno dei motivi per cui non si riesce a diminuire il numero degli abbattimenti per limitare il fenomeno.
Le Provincie, organismi addetti al controllo della fauna selvatica, subiscono continue cause dalla LAV, in quanto hanno il patrocinio gratuito dello Stato. In sostanza si intentano cause per ostacolare in tutti i modi gli abbattimenti non tanto per motivi animalisti, ma perchè gli avvocati dispongono di questo strumento: ogni cittadino con le proprie tasse finanzia questa schiera di avvocati che non sanno far altro che intentare cause per il proprio profitto.
Vi pare giusto?
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5. aprile 2013 07.53

Da oggi Caparsa apre il nuovo agriturismo. Un casina di 80 metri quadri tra trattori, vigne e vini. Dopo 8 anni di sospensione di questa attività causata dalla troppa burocrazia e dall'impossibilità di dedicare tempo a questa attività per la nascita dei quarti e quinti figli, ma sopratutto per dedicare le energie al vino e alle vigne, si ricomincia.
I ricordi tornano a venticinque anni fa quando nel Chianti c'erano moltissimi turisti che si raccomandavano di trovar da dormire, i pochi e primi agriturismi pieni zeppi, gli alberghi non c'erano (a Radda la Miranda e il Semplici) e molti costretti a dormire in macchina... Roba di altri tempi: in pochi anni al seguito del successo degli agriturismi, camere, alberghi, Bed and Brekfast, Case Vacanze si sono moltiplicati a dismisura fino a sentire le continue lamentele di questi anni difficili, di tutti. Ma noi italiani quando impareremo a operare con lungimiranza e con misura?
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23. marzo 2013 11.20

Di questi tempi i soloni dell'informazione commentano, prevedono e giudicano, dall'alto
della loro supponenza, sicuri di avere un reddito per qualsiasi sentenza, previsione e
commento. O.k. Il mondo è bello perchè vario.
Chi però è abituato a vivere basandosi sul concreto e sulla praticità, sulla quotidianità della
vita, i figli, la compagna o il compagno, la scuola, i conti e quant'altro si vuole, quando si
imbatte nella burocrazia, nelle assurde migliaia di scadenze, obblighi, sanzioni, regole e
contro regole, balzelli di ogni genere, in una parola la BUROCRAZIA, la depressione
aumenta fino a desiderare la morte.
Si perché la crisi è anche figlia della Burocrazia. La burocrazia uccide chi produce:
sia imprese che agricoltura. Quindi la burocrazia uccide tutti.
Sarà perfettamente inutile rinegoziare il debito italiano in UE se non si dimezzano almeno
le incombenze per produrre. Le sapienze e le conoscenze di meravigliosi artigiani sono
bruciati da burocrazia e burocrati: la mancanza di credito, questione centrale degli opinionisti, è solo un aspetto molto parziale del problema.
Ma allora cosa si aspetta ancora?
Mettere insieme tutte le forze per uccidere la burocrazia, ora, subito, altrimenti son cazzi
amari per tutti.
Capito cari partiti?
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10. marzo 2013 20.13
Si parla di cambiare il mondo, si parla del bio e del bio dinamico come sistema pulito e come stimolo a cambiamenti virtuosi per l'ambiente e l'economia verde.
E allora mi domando come il potente Vinitaly possa essere tramite di questi concetti, con Il suo Vivit (vigne vignaioli terroir), ma sopratutto chi con la partecipazione avvalla un sistema che si basa solo sul profitto, lecito per carità, ma sopratutto un sistema contrario a tutte le logiche del naturale: il traffico, i parcheggi, la grandezza abnorme della fiera dove migliaia di aziende si affollano per cercare di emergere dal magma, dove regna il valore dell'apparire, la poca sostanza, dove si ostenta giacca e cravatta e ragazze più o meno provocanti esibite a volte come statuine, insomma un'immagine che rappresenta in pieno gli ultimi venti anni dell'Italia. Vivit, un mondo a parte qualcuno potrebbe dire, ma per me un recinto che fa guadagnare chi vive di discorsi. Chi predica km 0, chi predica la naturalità o qualsiasi altro termine simile, siamo sicuri che la fiera di Verona sia il luogo adatto per questi argomenti? Non sarebbe meglio per diffondere i concetti di naturalità scegliere i luoghi dove si lavora, in vigna e in cantina, o eventi locali, di Paese, o manifestazioni più piccole, rassicuranti, meno inquietanti?
Non vorrei che qualcuno si offendesse per questo post, spero solo che si apra un dibattito pacifico.