Assicurazione sulla grandine da rivedere

L’Assicurazione sulla grandine, dal punto di vista del vignaiolo, era un valido strumento per diminuire i rischi economici per questa calamità.

Molti anni fa la perizia era affidata a tecnici che in modo spesso generoso, riconoscevano il danno REALE, cioè la perdita di reddito, ma sopratutto la perdita di quella parte di cuore che ogni coltivatore mette nel suo lavoro.

Il 50% del costo della polizza è poi sostenuto da finanziamenti statali alle compagnie di assicurazione. Facile capire che moltissimi vignaioli e imprese vitivinicole si assicuravano.

Ma non oggi: perchè?

Perchè la maggior parte dei vignaioli non produce solo uve da vendere, ma imbottiglia una parte o tutta la produzione, il che significa che i valori delle uve riconosciuti per rifondare il danno si basano su stime mercuriali dell’uva che è molto bassa, anche se alcuni punti di percentuale sono riconosciuti come perdita di qualità, in confronto ai valori aggiunti di chi imbottiglia.

Morale della favola, non conviene stipulare l’assicurazione, perchè le perizie sono ormai diventate solo tecniche ma anche perchè si tratta di un giro di soldi tra consorzi, assicurazioni e anni di attesa per ricevere l’indennizzo. Inoltre la perdita di quantità dovrà essere, chiaramente, riportata sulle denunce di produzione.

La tentazione di non stipulare assicurazione sulla grandine potrebbe poi essere giustificata da un rimpiazzo fraudolento dell’uva o del vino comperato senza tracciatura, sicuramente molto vantaggioso poichè assicura costi ridotti per la piena produzione.

La mia proposta è semplice: Assicurazioni sulla grandine che prendino in considerazione i valori medi del vino imbottigliato dell’operatore danneggiato e non solo dell’uva.

Ma non credo che alle compagnie assicurative piaccia una simile proposta.

La geografia dei migliori vigneti è cambiata

Potremo risalire al 2003, annata particolarmente calda con temperature di 43 gradi per un paio di mesi e oltre, l’inizio evidente del processo in corso. Da allora sempre più frequenti annate si succedono con ondate di calore, ma soprattutto l’innalzamento della temperatura media ha modificato la geografia delle migliori vigne.
Qui in Chianti fino alla fine del millennio le migliori esposizioni erano nelle zone sud, dove il sangiovese si esprimeva meglio in quanto vitigno tardivo, per cui le maturazioni erano ottimali. Ritengo anche che la zona di Montalcino, a Sud di Siena, zona molto più calda del Chianti sia stata baciata da quel clima che permetteva di esprimere annate memorabili in finezza, eleganza e equilibrio. Non dico che oggi in quella zona non ci siano vini anche oggi altrettanto fini, ma dico che sicuramente gli interventi in cantina sono molto più necessari rispetto al passato a causa dei cambiamenti climatici.
Dunque la geografia delle migliori vigne è cambiata radicalmente, come anche la visione delle conduzioni agronomiche, come la resa per vite che, quando troppo scarsa, produce vini molto alcolici e con concentrazioni che valevano negli anni duemila ma che oggi fanno fatica a imporsi.
Quando si voleva fare vini concentrati e opulenti nelle zone più fresche era un’impresa, oggi che si vuol fare vini eterei, fini e freschi è più semplice in quei vigneti.
Forse qualcuno si arrabbierà per quel che dico, ma chi non si è accorto che le grandi calure penalizzano una parte considerevole del vigneto Italia e che la geografia dei migliori vigneti è cambiata?

2022: Preoccupazione per le falde acquifere

Siamo a inizi di Maggio: le pioggie invernali sono state insufficienti, ma anche quelle di inizio primavera. Qualche piccola pioggia è capitata, ma la terra in profondità è pressochè arida.

Al momento nulla di grave per gli alberi, le piante arboree e i prati, ma la domanda è: saremo in grado di affrontare carenze significative di acqua questa estate?

Tutti noi siamo distratti dalla guerra in Ucraiana, situazione dificile ma tangilibile nell’immediato. Nessuno però che rileva una situazione difficile in prospettiva: la Guerra alle nostre porte e non solo quella, sta bruciando ingenti quantità di energia da carbone con aumentate emissioni di Co2 di gas serra, non avvertite nell’immediato dalla popolazione del Mondo.

Secondo molti studiosi era possibile invertire la concentraziomne di C02 del pianeta con buone pratiche agronomiche con l’accumolo del carbonio nel suolo attraverso sistemi agricoli (guardate Kiss the Ground su Netflix, www.kisstheground.com).

Ma alla luce di quanto sta accadendo, non vorrei che la speranza di ridurre i gas serra siano inutili: i Cambiamenti Climatici con le relative immigrazioni da terre sempre più aride, eventi climatici sempre più estremi anche nelle regioni temperate e le guerre per il controllo dell’acqua (e non solo dell’energia) sarà peggio di quanto oggi avvertiamo nell’immediato?

(l’immagine riprodotta è tratta dal seguente articolo: https://www.galileonet.it/terra-arida-cambiamento-climatico/ )

Scelte energetiche

Nessuno ha la sfera di cristallo: il Covid e ora la guerra in Ucraina stanno cambiando o hanno già cambiato il Mondo, come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 50 anni.

Le carte in tavola sono tante e ognuno ha il suo Asso, ma anche il rischio dell’imprevisto.

Per crescere i compromessi sono in definitiva alla base dei sistemi umani: le mediazioni, dove ognuno secondo visione cala la propria carta e giustifica azioni e comportamenti, sono l’unico strumento per scovare le migliori soluzioni per la convivenza tra comunità anche molto diverse.

Nel conflitto odierno tra Ucraina (e Nato) e Russia si moltiplicano gli intrecci politici, economici e culturali: la Cina, l’UE, gli USA, l’Asia e perchè no l’Africa, e poi gli armamenti che una volta fabbricati devono essere utilizzati, insomma un gran calderone dove ognuno rivendica la propria giustizia nei confronti del nemico hanno e avranno effetti sui modelli sociali ed economici del Pianeta Terra.

Sostenazialmente però tutto è riconducibile, semplificando, al controllo dell’energia e dell’acqua.

Nel campo energetico è stato fin qui scelto l’indirizzo di mega centrali di produzione, facilmente controllabili dai poteri centrali e facilmente adoperabili per i condizionamenti delle popolazioni. Lo scotto di queste scelte sono le crescenti tensioni tra le diverse Nazioni con notevoli impatti ambientali, meglio dire impatti ambientali globali, che modificano gli ambienti naturali a scapito della qualità e della felicità della vita umana e non solo, sul Pianeta Terra.

Favorire localmente le produzioni energetiche con tante micro centrali che si adattano ai luoghi e alle culture locali, più flessibili e sostenibili, potrebbe alleviare notevolmente le conflittualità globali che attualmente, ma direi più periodicamente, sfociano nelle guerre.

Vino: bevanda con proprietà curative

Sappiamo che la molecola dell’alcool è tossica, ma è anche vero che nel vino oltre a questa molecola si trovano tante proprietà benefiche e curative.
Solitamente si cita il resveratrolo (con proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e vasoprotettive), le vitamine e la quercetina (antiossidante e usata in campo oncologico. Addirittura uno studio internazionale cui partecipa l’Istituto di nanotecnologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha scoperto che la quercetina funge da inibitore specifico per il virus responsabile del COVID-19, mostrando un effetto destabilizzante sulla 3CLpro, una delle proteine fondamentali per la replicazione del virus. Lo studio è pubblicato sull’International Journal of Biological Macromolecules).
Detto questo, aggiungo che le quantità contenute nel vino sono sostanzialmente omeopatiche, ma esistono e questo è importante.

Però le altre proprietà benefiche che vorrei esaltare in questo post, dimenticate ma usate nel mondo contadino, sono le proprietà cicatrizzanti e balsamiche e ve le spiego.
Proprietà cicatrizzanti:
I mei primi tre figli sono nati in casa con una Ostetrica Condotta, professione scomparsa, e lei usò come cicatrizzante nel dopo parto il vino rosso, impacchi di vino che hanno velocemente risarcito le ferite provocate dal parto. Comprensibile: il tannino del vino rosso nella degustazione ha la funzione di astringenza, contrae e restringe le cellule e dunque anche sulle ferite il vino contrae le cellule e rimargina (oltre naturalmente alla funzione dell’alcol come disinfettante): tutti i vendemmiatori sanno che i piccoli tagli sulle mani in epoca vendemmiale si risarciscono velocemente, grazie al tannino contenuto nell’uva (le mani nere…).
Proprietà balsamiche:
nei raffreddori, nelle malattie respiratorie, si usava cuocere il vino rosso con i semi di lino: Raffreddandosi si ottiene una pasta calda e densa che si avvolge in un fazzoletto da mettere sul petto, come l’unguento Vicks VapoRub: ebbene i vapori alleviano la tosse e i raffreddori.

Ecco, forse ogni tanto ricordiamoci anche questo: il vino nella nostra cultura è anche una bevanda curativa, oltre che alimentare.

Tutto come prima? No, non può essere

Forse qualcuno non ha capito bene che il mondo è cambiato e che se si vuole davvero salvare il Pianeta (la famosa transizione ecologica) il Mondo non deve tornare come prima la pandemia.
Per esempio ricevo tanti inviti per eventi di vino all’estero, negli Stati Uniti d’America, con date e luoghi certi (a parte il fatto che negli US ancora ufficialmente non si può andare) e poi comunicazioni di contributi disponibili (vedi il bando di 8,5 milioni di euro per saloni e fiere in Paesi Extra-UE) e tanto altro che sembrano dire: ragazzi tutto è tornato come prima, continuiamo così, con i viaggi, lo spreco e il consumo.
Capisco che molte persone hanno vissuto e sperano di vivere come prima, ma spero proprio che non vada esattamente così.
Occorrerà infatti tanta fantasia, innovazione e cambio di abitudini se vogliamo contribuire a dare qualche speranza contro i cambiamenti climatici e l’inquinamento dello stesso posto dove tutti noi abitiamo. Alternative non ne vedo.

Io, vecchiaccio, un po di esperienza ce l’ho

Questa vendemmia 2021 è stata, come ogni vendemmia, molto particolare.
Qui a Caparsa si sta verificando “qulacosa” di difficile esternizzazione. Mi sembra, quest’anno, che il confine tra esperienza e gioventù (la ricchezza del fututo) risenti di conflittualità, ambizioni e speranze (legittime) che potrebbero sfociare in disarmonie.
E’ certo che l’amore per quel che si fa e l’amore verso chi ci circonda sia centrale, ma probabilmente profili bassi sia da una parte che dall’altra saranno decisivi per il fututo.
L’esperienza può aiutare a non prendere decisioni dettate da insicurezze, l’esperienza può semplificare decisioni e comportamenti. D’altra parte riconosco che senza sbagli è impossibile crescere, o senza regole, aimè, è impossibile affrontare la dura realtà che è fatta di sacrifici.
Credo nel futuro, che ormai non è più mio, ma per favore cerchiamo sintesi tra vecchio e nuovo. Reciprocità.
E questo non vale solo per Caparsa.

Slow Wine 2022: Chiocciola per Caparsa e Top Wine per Chianti Classico 2018 Caparsa

Felice. Sono ormai oltre 10 anni che Caparsa riceve la chiocciola, riconoscimento per quelle aziende che operano in sintonia col sentire Slow Food: Buono, Pulito e Giusto.
E’ questo il centro di tutto: fare vino cercando il rispetto dell’ambiente, nel modo più naturale possibile e con le giuste retribuzioni dei collaboratori.
Il vino non è solo il liquido dentro la bottiglia, ma rappresenta un mondo e un modo di intendere la vita che può far scuola. E’ senz’altro l’ultima agricoltura non completamente in mano all’agroindustria, è senz’altro un baluardo di tradizioni dei territori che in armonia con la Natura e i cibi significa, anche nell’indotto, una valenza importantissima sopratutto in Italia, così ricca di bellezze e differenze culturali.
Nella mia vita di vignaiolo ho cercato sempre di dare un messaggio alternativo a certe pratiche invasive in vigna e in cantina, anche con vini altalenanti dal punto di vista tecnico ma sempre riconducibili all’essenza delle annate. Queste differenze sono il cuore dell’amatore e devo ammettere che, anche grazie a Slow Wine, mi sento in pace con ciò che ho fatto e per quello che farò, e ringrazio sinceramente le collaborazioni di tante persone che in qualche modo hanno ruotato e tuttora ruotano intorno a Caparsa con i quali, insieme, siamo cresciuti e cresceremo ancora con l’impegno di sempre.
Due parole sul vino premiato: Chianti Classico 2018 Caparsa. Ecco, si sente eccome la presenza di Fernando Pardini come coordinatore della guida per la Regione Toscana che ha sostituito l’ottimo Fabio Pracchia. Fernando ama i vini fini, bevibili anche in quantità, senza “pesi” esterni, senza fronzoli. Una linea seguita, a mio parere, anche in altri vini premiati. Mi domando che fine faranno i fabbricanti di botti di legno…
Infine, uno speciale ringraziamento di cuore a Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, i curatori pionieri della guida che con passione ogni anno riescono a realizzare questa pubblicazione, riferimento autorevole tra mille-e-uno guide del settore.

Le UGA dei compromessi

Le UGA è l’acronimo di Unità Geografiche Aggiuntive. Dopo anni di discussioni all’interno del CdA del Consorzio Chianti Classico, sarà proposta all’Assemblea nei prossimi giorni la proposta di riservarle per il momento solo alla Gran Selezione, la tipologia più costosa del vino Chianti Classico.
Se deve essere un’operazione di territorio, dove i territori nel Chianti sono anche molto diversi e proprio questo è il bello, la si vuol far partire solo sul 5% dell’imbottigliato.
A mio parere l’operazione di inizio zonazione partirebbe zoppa. Meglio aspettare che maturi bene, piuttosto che il compromesso complichi una buona zonazione.
In effetti mi sono rotto le scatole dei compromessi.
A parte il fatto che io non faccio Gran Selezione e quindi mi semplifico la vita, ma vi immaginate spiegare le differenze tra Chianti, Chianti Classico, Chianti Classico Riserva, Chianti Classico Gran Selezione, Chianti Classico Gran Selezione di Gaiole, Radda, Castellina, Panzano, Greve, Lamole, ecc.?
Un marasma comunicativo.
Semplice e più efficace la comunicazione e il valore aggiunto con l’applicazione delle UGA su tutte le tipologie di Chianti Classico e se non ci si arriva, allora meglio continuare così come siamo.

Tempi naturali e tempi economici

Nel nostro mondo diVino mi sembra che a volte il vignaiolo per rincorrere i tempi economici, le guide, le manifestazioni, insomma il marketing cerca di seguire quei tempi, per lo più. Le guide partono puntualmente ogni anno a Marzo e Aprile, ogni giornalista chiede nello stesso periodo ogni anno i campioni, ecc.
Ecco, ho come l’impressione che a volte si seguono quei tempi lì, sacrificando i tempi che le singole annate con le loro differenze ci suggerirebbero.
Per cui alcuni piccoli produttori (e mi ci metto anch’io, naturalmente) cercano di forzare tempistiche che i vini, conseguenze delle vendemmie e quindi degli andamenti stagionali e del lavoro umano, magari sono differenti.
Uscire obbligatoriamente entro quel tempo lì con quel vino lì, con quella riserva lì per assecondare guide e manifestazioni a mio parere può essere controproducente.


Riuscire a imporre i tempi della Natura del vigneto e di conseguenza il vino (e badate bene la Natura è anche il ciclo del vignaiolo, la famiglia, le necessità e le priorità), sarebbe meglio. Insomma dare tempo al tempo, sgombri dalle influenze esterne.

Qualcuno potrà dire: ma io non ho la forza di farlo! Ecco che qui si sbaglia: imporre sul mercato i tempi del vignaiolo, interprete del proprio territorio, della fatica e delle annate può essere vincente, alla faccia delle rigide tempistiche annuali degli altri che girano intorno a questo mondo.


Chiaramente questa riflessione non riguarda i vini poco espressioni del territorio… 😉