Arriverà sempre il momento di sconforto

Arriveranno sempre, a chiunque, i momenti in cui si pensa di arrendersi.

Una battaglia continua occorre affrontare ogni giorno, ma a volte lo sconforto prende il sopravvento. Nel mio caso i daini, i caprioli, i cinghiali, la peronospora, l’oidio, il mal dell’esca, la grandine e via così, che capitano o che ti frullano per la testa  con la paura e che devi affrontare anche se sei stanco: per affrontarli occorre un sacco di energie.

Naturalmente ognuno deve affrontare le proprie croci e un antico proverbio afferma: mai prendere le croci degli altri.

Penso a quei poveri disgraziati che affrontano l’ignoto con i viaggi della speranza, penso a coloro che perdono in un attimo familiari o si ritrovano disperati per qualsiasi motivo.

I motivi di sconforto sono molteplici e dipendono da chi sei, dove sei nato, cosa hai vissuto, cosa la vita ti ha riservato.

Io son nato destinato ad esser vignaiolo artigiano, ma mi raccomando non crediate che questo lavoro sia privilegiato rispetto agli altri.

 

Dove si ammette che gli artigiani del vino fanno tendenza

 

 

 

In questo video, in un twitter di oggi 23/5/2018 del Consorzio Chianti Classico, https://twitter.com/chianticlassico/status/999320471563882503
un curatore del Gambero Rosso, Antonio Boco, ammette che i piccoli produttori, gli  artigiani del vino che operano nel territorio del Chianti Classico hanno tracciato un percorso d’avanguardia con i loro vini, ormai seguito e imitato anche da aziende che posseggono i “grandi” numeri.

Bisognerebbe allora che le grandi aziende riconoscessero il lavoro dei tanti bravi piccoli vignaioli che operano nei territori, che si mettono in gioco in prima persone, divulgando, comunicando e che si impegnano per esaltare la specificità dei luoghi dove operano, pagando il giusto prezzo per la qualità dei vini sfusi ma anche favorendo la nascita delle Menzioni Geografiche Aggiuntive.

 

Gesù è morto: che significa qualità?

Immagine free presa da Internet

Cosa significa qualità?

E’ inutile che mi vengano a dire che qualità nei vini, o nel cibo in generale, significa più speziatura, oppure più finezza, oppure varie cazzate, oppure Gesù morto, oppure quelle ragioni commerciali che fanno la differenza a scapito della salubrità.

La salubrità di un vino, del cibo, che spesso è espressione di un territorio con tradizioni millenarie in Italia se ben interpretate, di cultura,  espressioni locali sane, magari semplici, significa per me e spero non solo, espressione di un modo di vedere la vita e il mondo che contrasta con le culture dominanti. Culture dominanti dove il farmaco, il fitofarmaco di sintesi, protocolli applicati ad ogni situazione risolvono le sintomatologie, temporaneamente, ma che alla lunga creano contraddizioni in termini di difesa immunitaria, per tutti.

La difesa immunitaria è la base di qualsiasi organismo vivente. Difesa immunitaria significa che lo stile di vita, la felicità del momento, la reazione, magari dettata  da condizioni ambientali estreme, è alla base di ogni organismo vivente nella difesa dello sforzo comune della vita di preservarsi.

Difesa immunitaria, che significa nel nostro tempo lotta al deficit immunitario  derivante da abusi di farmaci o fitofarmaci (nel mio caso specifico come produttore di vino), oppure da condizioni igieniche precarie o stili divisa estremi, oppure da stress psicologici derivanti dai modelli sociali, sono la base della comprensione della “psicologica” della vita.

Se il business farmacologico (fitofarmologico nel mio caso specifico come produttore di vino) può migliorare da un lato alcune situazioni difficili, può peggiorare le situazioni della vita quando l’uso indiscriminato risulta eccessivo per l’ambiente in cui la vita vive.

L’immunodepressione è la malattia del nostro tempo. L’immunodepressione si può combattere solo con culture sgombre da TROPPI interessi economici che spesso dettano leggi proprie, ma svincolate dal bene collettivo.

Amen.

 

 

Blockers e il Gallo

IMG_2786Passeggiando per Manhattan mi i sono imbattuto in una locandina di un film di prossima uscita : Blockers (vedi il trailer in lingua originale), in Italiano “Giù le mani dalle nostre figlie”. Come vedete dalla foto c’è un gallo, del tutto uguale al Gallo simbolo del nostro territorio e vino Chianti Classico. In effetti nella locandina in italiano non è presente, ma possiamo notare come nel trailer in lingua originale appare proprio il gallo nero, marchio famoso in tutto il mondo.

Non so cosa pensare, certo è che copiare il marchio è cosa molto strana, soprattutto quando mi ritorna in mente la causa persa a suo tempo dal Consorzio Chianti Classico Gallo Nero nei confronti della famiglia Gallo produttori di vino in USA che consideravano la parola nero un dispregiativo. Costò molte centinaia di milioni di Lire all’epoca, e il Consorzio non ha più potuto usare la parola Gallo Nero in qualsiasi pubblicazione.

 

Insofferenze emergenti

vino in bicchiereComincio ad essere un po perplesso per le troppe persone sui social enoici, Instagram, Facebook, Twitter, insomma i “protagonisti” del mondo vino, i professionisti della comunicazione o persone amanti del vino o produttori che raccontano con le immagini le proprie storie, le proprie bevute, che troppo spesso fotografano, lodano, esaltano  le bevute con i (soliti) vini di lusso, costosissimi, irraggiungibili (ma evidentemente non tanto data la frequenza di visibilità). Non è invidia, intendiamoci, (“lui in fondo è un contadino”) ma a me sembra, dal tono, che vogliono comunicare un fondamento: voi siete i poveracci che si accontentano, noi siamo quelli che si permettono certi vini costosissimi e dunque “io sono io e voi non siete un cazzo” (Marchese del Grillo Cit.).

Ecco, questa la volevo proprio dire.

La Quercetina nel Sangiovese: pregio o difetto?

Da alcuni anni, una preoccupazione si aggiunge a tutte le altre tra i produttori sopratutto artigianali di sangiovese. A causa dei cambiamenti climatici, si manifesta nel vino un precipitato in sospensione o sotto il tappo filamentoso e vaporoso che è appunto una sostanza chiamata quercetina. E’ un flavonoide prodotto dalla frutta. Viene venduta anche su Amazon ad un costo che supera anche i 70 euro per 200 capsule. E’ usata come antiossidante e come anticancro.

Mentre generalmente i precipitati tartarici nel vino sono accettati tra i consumatori evoluti, nel caso della quercetina non esiste una sufficiente informazione per cui il rischio è di vedersi tornare indietro il vino per questo difetto, che non altera né il sapore né il gusto. Al momento solo il PVPP, molecola di sintesi vietata nel biologico, ne assicura l’eliminazione o il contenimento ma ad un costo organolettico pazzesco.

In particolare i vini del 2014 possono manifestare la quercetina in bottiglia ma il fenomeno lo si registra anche in alcune annate precedenti e successive. Pare che la formazione fuori misura di questa sostanza, partendo dall’uva fino ai processi di fermentazione, si origini dalla luce, dalla radiazione solare, ma naturalmente tanti altri fattori entrano in gioco come la conduzione agronomica, i cloni, la composizione del suolo, e tanti altri motivi. Anche i chimici enologici per ora brancolano nel buio e la soluzione migliore sembra al momento quella di ritardare l’imbottigliamento.

A me piace invece sottolineare come questo fenomeno debba essere semplicemente comunicato per aumentare la conoscenza e la cultura del consumatore, oltretutto quando si parla di una sostanza…. benefica.

Dunque, nella scheda del vino Caparsino 2014 ho scritto: “Questo vino può manifestare dei precipitati in bottiglia di quercetina (un flavonoide molto salutare per le sue proprietà antiossidanti e anticancro), in sospensione o sotto il tappo, senza compromettere la qualità del vino.” e in inglese: “This wine can show precipitate in bottle of quercetin (a very healthy flavonoid for its antioxidant and anticancer properties), in suspinsion or under the cap, without compromising the quality of the wine.”

In trepida attesa

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Ancora sembra che non ci sono dati certi sulle quantità di vino dichiarate in fase di denuncia di produzione in Artea dell’annata 2017. Parlo di vino Chianti Classico Docg, che a mio parere nella realtà dovrebbe aggirarsi sul 40% sul massimo consentito. Il mercato dello sfuso sembra stia a guardare questo dato. E’ tutto fermo.
Si perché la diminuzione potrebbe essere del 15, del 20, del 30 o del 40% e qui si tratta di milioni e milioni di bottiglie di differenza.
Capisco la difficoltà di mercato delle imprese con diminuzioni del 40%, costretti a reperire quantità non prodotte o carenti. Posso capire la disperazione di dover far funzionare la macchina con il 40% di vino in meno, ma capisco anche che finalmente una volta ogni tanto la verità sulle produzioni sia a favore di chi tribola ogni anno per produrre ottimi vini per poi vendere a prezzi spesso inferiori ai costi di produzione.

Buone Feste!

Non amo inviare gli Auguri, poiché quelle che ricevo io per e-mail sono numerosissime e già devo selezionare OGNI Giorno le centinaia di email per scovare quelle buone.
Quindi scrivo questo post per un abbraccio ideale, un augurio di serenità a coloro che hanno intersecato la mia vita, che vale non solo per Natale o per l’ultimo dell’anno, ma sempre.
In c***o il tempo che scorre inesorabile.

Inaccettabili le quotazioni dell’olio extravergine di oliva

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E’ inaccettabile che, oggi, sul mercato all’ingrosso l’olio extravergine di oliva costi Euro/Kg 4,75 e quello bio Euro/Kg 5,50 e con prezzi in diminuzione!
1° considerazione: ci si meraviglia dello schiavismo e del mercato del lavoro in nero? (Ma fatemi il piacere)
2° considerazione: ma quante cisterne arrivano dall’estero? (Mi sa che sono tante)
3° considerazione: mi pareva che quest’anno ci fosse penuria di produzione…
Mettere in ginocchio questa agricoltura italiana è da perfetti stupidi.

E’ pericoloso

images-1Qualcuno sussurra all’orecchio mentre dormo, come in un sogno al di là della realtà, che il mondo del vino con quest’annata (maledetta 2017), si presta a vivere falsità a dir poco inquietanti.
Vini che si vendono come l’acqua, anzi molto meglio, che hanno pagato l’uva fuori della zona di produzione anche 4 euro al kg, se non addirittura uva proveniente dall’estero, a sostituire la drammatica carenza di produzione causata dalle gelate primaverili, dalla grandine e poi la grande siccità. Ma quel che è più grave sono le voci di politici che nel mio sogno hanno stoppato i controlli nel periodo vendemmiale per permettere questo malaffare. Il business è business e il business non guarda in faccia nessuno.
Non voglio credere a queste voci. Certo è che se la realtà fosse questa, il pericolo di “scoppi” dannosi, imprevedibili, danneggerà anche chi, stoicamente in solitudine, cerca di perseguire la legalità.
Non domandate a me nulla, perché questo che racconto è solo un brutto sogno.