L’autenticità dei vini

E’ il momento di approfondire l’argomento autenticità anche nel mondo del vino. Lo spunto l’ho avuto dalla lettura del libro di Paolo Degli Antoni e Sandro Angiolini “Cambiamenti nel paesaggio rurale Toscano dal 1954 al 2014”.

L’abuso della generalizzante parola “qualità” del vino a mio avviso deve essere superata dalla visione a 360 gradi che la parola “autenticità” possiede. L’indice di qualità può essere riduttivo poichè si basa sempre su fondamenti soggettivi o condizionato dal sentire più o meno comune del momento storico e culturale. Per esempio la percezione gustativa dei viticoltori Etruschi o Romani era sicuramente diversa tra loro e da quella attuale.

Autenticità significa invece, come nel Paesaggio, apprezzare un’esperienza complessa “nella quale percezioni, stati d’animo, ricordi, conoscenze ed esperienze si organizzano sino a poter giudicare, dare valore o non riconoscere affatto, a ciò che si presenta ai sensi (Cit.)”.

Il vino autentico dovrebbe dunque discostarsi dagli stereotipi abusati, dovrebbe essere originale, sinceramente il risultato senza forzature di quello che si è e si ha.

Nei vini occorre rafforzare la riconoscibilità e la distinzione, e quindi il giudizio deve originarsi da uno sforzo interpretativo della realtà gustativa su basi non solo organolettiche ma anche culturali, ecologiche e storiche.

Riusciranno le nostre guide nazionali di prossima uscita a cogliere questo aspetto?

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