Ho fatto un sogno

Ho fatto un sogno. Attraverso una porta ho visto i produttori del vino Chianti Classico che si appropriavano di quei valori necessari per creare positività nel comune sentire e agire. Uniti in quel magnifico territorio dei Monti del Chianti per esprimere il frutto di un lavoro iniziato prima di noi, al tempo degli Etruschi e forse prima.

Uniti senza leggi, lacci e lacciuoli, dove l’egoismo del proprio orticello non esisteva, dove il senso della comunità prevaleva sui piccoli interessi personali e quindi le regole non servivano.

Il sogno continuava con un veloce e trionfale raggiungimento di traguardi qualitativi e mercantili, mai visti in un territorio di vino. Il vino Gallo Nero ai vertici mondiali dove l’efficienza, la solidarietà tra produttori, l’unicità di tutti i vini espressi in quei Monti era riconosciuta e apprezzata, raggiungendo quotazioni impensabili fino a qualche mese prima.

Ho fatto un sogno.

Responsabilità e irresponsabilità

Quando una denominazione come quella del Chianti Classico soffre sul mercato è perchè esistono, o per lo meno sono esistiti, atteggiamenti di irresponsabilità tra i produttori.

I produttori e gli imbottigliatori, hanno sempre pensato e agito per conto proprio, senza mai avere una linea comune, senza mai sacrificare qualcosa, magari un po di produzione più scadente, senza avere una forte identità di riconoscibilità del territorio nella denominazione Chianti Classico.

Per questo motivo alla lunga molti Brend aziendali hanno finito di valere più che i vini supercontrollati Docg, mescolandosi e confondendosi tra loro.

Quindi la responsabilità di questa situazione è riconducibile anche agli stessi produttori che hanno agito irresponsabilmente, attratti da facili guadagni. Per rimediare, l’unico percorso fattibile è la riconoscibilità per il consumatore del vino integralmente prodotto insieme alla menzione comunale e poi, successivamente, arrivare alla zonazione.

Ma la pioggia?

Tutti qui in Chianti ormai guardano il cielo, nella speranza di trovare qualche avvisaglia di pioggia. Qualcuno comincia a pensare che bisognerà organizzare qualche danza propiziatoria. A parte gli scherzi, tutto l’inverno e in particolare Gennaio e Febbraio hanno visto mancare le precipitazioni tra il 30% e il 40% sopratutto nelle zone centro-settentrionali, con punte di oltre il 60%. A Febbraio le nevicate non sono state utili al trecupero del deficit idrico accumulato fino ad oggi. Anche Marzo si stà rivelando avaro di piogge. Probabilmente Aprile tornerà nella media delle precipitazioni del periodo, ma non sufficienti a colmare l’attuale deficit idrico.

Scenari: 1) Non cambierà nulla, tanto il tempo si rifarà prima o poi e il problema si potrebbe capovolgere per la troppa pioggia in autunno 2) La siccità sarà così devastante da compromettere qualità e produzione delle uve in Toscana 3) Si fa finta di nulla e si va avanti il meglio possibile, cercando di apprezzare quotidianamente quelle piccole gioie che fanno la differenza tra felicità e depressione 4) Una bottiglia di acqua da 0,5 litri costerà quanto una bottiglia piena di vino…

La qualità non esiste nel vino

Appena tornato da Terre di Toscana, mi sono domandato cosa vuol dire qualità. Tutti i produttori ne parlano, ma secondo me qualità significa sopratutto salubrità e mancanza di difetti evidenti nel vino. Il resto son tutte storie, e l’importante è che ognuno orgogliosamente rivendichi la propria identità. Oggi occorre fare gruppo, non è possibile pensare di andare in ordine sparso per vendere, e le differenze notevoli tra i vini, le interpretazioni, i territori sono risorse fondamentali. Quando un’azienda produce vini rotondi, speziati, setosi al palato, usa vitigni internazionali, ecc. vale quanto un’altra azienda produce vini ignoranti, provocatori, con acidità elevate, rustici, ecc. . La capacità di comunicare il “gruppo produttori italia”, o Toscana, insomma gruppi di produttori organizzati, vale più che l’impegno a volte abnorme di una comunicazione di una singola azienda.

la ripetitività

Tornato dalla Stazione Leopolda per l’evento Chianti Classico Collection, dove ho trovato ottimi risultati per i miei vini presentati, mi sono chiesto quanto la ripetitività delle azioni umane siano opprimenti. Ho visto infatti molti volti conosciuti che dopo molti anni che ripetono le solite azioni esprimevano sofferenza. L’entusismo che si esprime nell’affrontare le novità sono sempre positive e trascinanti, mentre l’abitudine e la ripetitività esprimono un senso negativo. Questo accade sopratutto dopo una certa età. Partecipare per molti anni a eventi come la Chianti Classico Collection, ma sopratutto il Vinitaly, può provocare una sorta di insofferenza. Addiritura plateale tra alcuni giornalisti “costretti” a una maratona di degustazioni di oltre 230 campioni di vino alla Collection.

Come risolvere la questione? Innanzitutto credo che dare spazio ai giovani è la prima condizione, ma credo anche che il rinnovamento e la sperimentazione di nuovi modi di svolgimento degli eventi, possa restituire un po di entusiasmo in un comparto che, diciamo la verità, comincia a saper di vecchio (… oh! Mi ci metto anch’io è… ). L’esperienza della cena da Burde del lunedì, con una sorta di competizione tra alcuni vini di Montalcino e del Chianti Classico (Guelfi contro Ghibellini) può essere una delle tante idee che si potrebbe applicare per dinamizzare la presentazione dei vini nelle anteprime.

Affollamenti di eventi vinosi

Sarà che con le nuove tecnologie tutte l’informazioni le riceviamo con la forza di una cascata, sarà che in tempo di crisi ognuno inventa un evento esclusivo, imperdibile, necessario, sarà stanchezza ma il flusso di eventi legati al vino è davvero enorme. Alla faccia dello “Slow”, tutto mi sembra accellerato: occorre confermare, occorre prenotare, occorre viaggiare, occorre pagare, occorre partecipare, occorre scegliere, occorre organizzare la logistica e i figli ma sopratutto occorre affrontare la moglie che deve rimanere a casa con i figli…

Io mi sto perdendo, davvero. Comunque, a quanto ho capito e se non sbaglio, questo è il calendario che mi riguarda nei prossimi giorni:

Partecipazione Lunedì prossimo alla Stazione Leopolda per Anteprima Chianti Classico, in serata cena al Ristorante da Burde per l’evento “Guelfi contro Ghibellini” organizzata da Enoclub Siena, il giorno dopo altra cena organizzata dal Consorzio al Ristorante Cammillo con i giornalisti, il giorno dopo altra giornata piena alla Stazione Leopolda; poi ci sarà l’evento Terre di Toscana a Lido di Camaiore l’11 e il 12 Marzo…

Insomma per me un tour de force, abituato a stare a casa a potare, a piegare, a travasare, a risolvere burocrazia, ma anche a far degustazioni qui a Caparsa… chissà se resisterò quest’anno. Una cosa è certa però: al Vinitaly non ci vado!

Abolite le Zone Svantaggiate

Le zone svantaggiatre, in agricoltura sono quelle caratterizzate da disparità strutturali e naturali.

I nostri nonni conoscevano bene la differenza tra queste zone e le zone agricole “privilegiate”, poichè per esempio le famiglie che lavoravano a mezzadria nei poderi svantaggiati stentavano, mentre nei poderi normali le famiglie potevano vivere dignitosamente. Ad oggi, poco è cambiato.

La pratica è evidente: chi cerca di produrre cibo in zone difficili, sassose o impervie, o declive o in situazioni di isolamento, quelle montagnose, quelle collinari esposte male, quelle insomma dove il costo di produzione di qualsiasi prodotto agricolo è alto, dove la produttività dell’ambiente è notevolmente inferiore alla media (magari il paesaggio bellissimo, ma viverci e lavorarci è dura..) è penalizzato. Queste zone che spesso hanno svantaggi specifici, e l’agricoltura è il solo mezzo per assicurare la conservazione dell’ambientre naturale, tutto questo non è più tutelato.

Oggi, con le recenti leggi, è stato abolito il riconoscimento di tali differenze.

AMEN, ma ricordiamoci tutti le conseguenze negative che potrebbe comportare questa decisione.

Le convivenze quotidiane del vignaiolo

Molti cittadini pensano che i rapporti con gli animali siano Disneyani, ma provate ad avere stretti, anzi strettissimi rapporti con:

 

  • Le zanzare, che in estate non ti danno tregua sopratutto di notte quando, stanchi, si vorrebe un po di tranquilità…
  • Le mosche e le moschine, che quando sei sudato in vigna sotto il sole ti ronzano intorno e si posano sul naso…
  • I tafani, che quando vai sul trattore in estate ti seguono come nuvole attirate dalle vibrazioni, e ti si posano alla caviglia e ti succhiano…
  • i ragni, piccoli, grandi, con le zampe lunghe o col corpo peloso che girano nelle camere da letto, sopratutto quelle dei figli, e ti tocca…
  • gli scorpioni, che si insinuano in casa tra le fessure dei muri…
  • le zecche, che quando d’estate ti piacerebbe stare senza calzini, occorre invece bardarsi come in inverno, ma nonostante tutto ti si attaccano sul cuoio capelluto o su un braccio…
  • i caprioli, che si scordano tutto, attirati solo dai germogli delle tue viti e dall’uva…
  • i daini, che saltano quattro metri per arrivare a mangiarti i rosi sotto casa, i tralci delle viti e l’uva…
  • i cinghiali, che di notte vengono a mangiare l’uva migliore (quella rossa, perchè quella bianca non gli garba)…
  • la volpe, che se ti provi a mettere due galline dopo due e tre volte che le ricompri fai il recinto, ma nonostante tutto (non si sa come) riesce a prenderle…
  • le cornacchie che ti volano intorno mentre sei sul trattore e vanno a mangiare le uova delle galline ovaiole…
  • i topi, che rosicchiano tutto, anche i cavi del telefono o la cinghia dell’auto, e devi mettere le esche, ma a volte per piccole disattenzioni ti cascano nel bidone dell’olio o della damigiana…
  • i serpenti, che strisciano e a volte ciondolano dal tetto di casa, oppure ti entrano proprio in casa e per buttarli fuori non basta dargli lo sfratto…
  • le vipere, che subdolamente stanno ferme e speri sempre che un bambio non le scambi per una cordicella…
  • L’istrici, che se ti azzardi a fare l’orto senza recinto il giorno dopo ti mangia tutto…
  • Il grillo talpa che se fai l’orto recintando come un bunker, da sotto terra ti distrugge le melanzane, i peperoni,i peperoncini… e allora giù a far buche per scovarli…
  • i bruchi, che dagli alberi ti si infilano nel collo e ti pizzica tutta la schiena…
  • i calabroni, che ti fanno il nido in dei posti così difficili e che se ti pizzicano ti viene un bubbone grosso così…
  • le vespe che ti fanno il nido sopra la finestra di camera…
Insomma è bello fare il vignaiolo…   Wink

 

 

Le dimensioni delle aziende vinicole

Esiste una campagna denigratoria contro i piccoli produttori. Chi produce sotto i due milioni di bottiglie viene considerato quasi un pezzente. Oggi poi qualcuno dice anche che la media della qualità dei piccoli è bassa, anzi scarsa….

Che dire? Non dire nulla, oppure ribattere che i piccoli, sopratutto quando riesciono a fare sistema, sono economicamente più flessibili, che possono aggredire il mercato da più punti, in modo più soft certo rispetto a chi si permette di investire milioni di euro, ma con quella bella qualità delle “differenze”, che secondo me è vincente? E poi che dire sulla qualità? Certo che alcuni piccoli producono male, a volte per lo strozzinaggio di chi compra all’ingrosso, a volte per incuria, a volte per presunzione, ma molti piccoli produttori (tantisssimi!) producono una qualità di eccellenza; i grandi produttori? Magari 1/10 di qualità e 9/10 di scarsa qualità. E allora come la mettiamo? Smettiamo di dire ca**ate e cominciamo a saper apprezzare i piccoli e i grandi.