I dissidenti

Questa sera ci sarà una cena presso la trattoria da Burde di circa tredici produttori del Chianti Classico, alternativa alla cena organizzata dal Consorzio Chianti Classico presso La Stazione Leopolda dove oggi è iniziata l’iniziativa che proseguirà domani con l’apertura al pubblico “interessato” (bisogna accreditarsi).

La cena, con numerosi giornalisti anche stranieri oltre che semplici appassionati (ad ora oltre 130 persone), nasce spontanea poichè questo gruppo di produttori si ritrovano spesso a dissentire sulle politiche del Consorzio. Il Consorzio prevalentemente decide a favore delle grandi industrie vinicole, in quanto maggiormente rappresentati nel CdA con il loro peso finanziario. Non sto qui ad entrare in dettagli, ma basta pensare che, nel caso della Chianti Classico Collection, solo dopo forti insistenze abbiamo ottenuto la differenzazione dei territori anzichè l’elenco alfabetico delle aziende presenti. Oppure, il costo di partecipazione per questo e altri eventi: uguale per chi è piccolo e chi è grande. Un po come la burocrazia dove le stesse sante regole sono applicate sia per chi produce poche migliaia di bottiglie sia chi invece produce milioni di bottiglie. Queste le aziende partecipanti:
Michele Braganti MONTERAPONI + Paolo Cianferoni CAPARSA + Roberto Bianchi VAL DELLE CORTI + Martino Manetti MONTEVERTINE + Giovanna Morganti LE BONCIE + Luca Martini di Cigala SAN GIUSTO A RENTENNANO + Filippo Cintolesi PODERE ERBOLO + Susanna Grassi I FABBRI + Paolo Socci FATTORIA DI LAMOLE + Sean O’Callaghan RIECINE + Natasha Rossini PODERE LA CAPPELLA + CASTELLINUZZA E PIUCA, di Lamole + ISPOLI Cristiano Castagno

 

Il vignaiolo è un precario?

Il vignaiolo è colui che spesso mescola la vita familiare col lavoro, colui che non riesce a distinguere il denaro per il lavoro con il denaro per la famiglia.

C’è sempre la paura di sbagliare, di commetere errori, di non riuscire a continuare. Certezze non ci sono: una grandinata, una gelata, un imprevisto può compromettere un anno e più di lavoro. Certezze sul reddito nemmeno, i prezzi possono essere remunerativi, ma più spesso scendono sotto livelli inimmaginabili. Quando si va a letto i pensieri, le preoccupazioni, sono quindi le stesse di un precario, sempre sul filo dell’incertezza.

Tutto questo proviene da una condizione d’animo personale, oppure da un’insicurezza generale dei nostri tempi e della nostra politica?

Anteprima 2007 di Caparsa alla Collection

Ci siamo quasi. Il 15 e il 16 Febbraio presenterò la mia nuova annata con il Riserva 2007 Doccio a Matteo  e il Riserva 2007 Caparsino.

L’anteprima, chiamata “Chianti Classico Collection” sarà l’occasione per il lancio del 2007 per me molto favorevole. La speranza di ricevere giudizi positivi è forte, anche perchè a questo punto mi sentirei veramente demoralizzato per proseguire dopo trenta anni di lavoro.

Quest’anno dopo molti anni ci sarà l’occasione di riconoscere le differenze di territorio nella manifestazione, in quanto i produttori sono raggruppati in zone di produzione (riconoscibilità comunali). Sono convinto che i vini di Radda in Chianti richiameranno molta attenzione, per la loro identità, riconoscibilità, e un denominatore comune; questo piccolo territorio del Chianti Classico è molto omogeneo e ricco di piccole realtà impegnate a cercare di valorizzare non solo il proprio marchio, ma il territorio di Radda. Ormai si sta facendo largo l’idea che l’unità degli operatori nei territori, invece di procedere in ordine sparso all’interno di una grande zona di denominazione meno identitaria, sia più proficuo per tutti. La realtà dura è che il comparto vino in Toscana sta subendo una crisi così forte, che ormai si tentano tutte le strade possibili e tante decisioni arrivano e arriveranno causate da uno stato di crisi economica chiara. Purtroppo la stragrande maggioranza dei produttori non ce la fa più e a volte presi dalla frenesia di fare qualcosa di utile, si finisce per fare cose sbagliate…

 

La durata di un vigneto

Ho letto da qualche parte che dopo venti anni, un vigneto è obsoleto e quindi da sostituire.

Mi sembra una follia, la solita propaganda di chi riceve profitti dalla velocità economica. Infatti non è possibile dare un termine ad un vigneto, poichè esistono migliaia di fattori che influenzano la resistenza dei vitigni e del vigneto.

A Caparsa i vigneti piantati negli ultimi anni ’60 e inizio ’70 hanno resistito più di trenta anni e ancora ho un vigneto di quarantacinque anni. Purtroppo l’approccio della produzione in quell’epoca non ha niente a che fare con quella di oggi. Si spingeva con composti azotati, si operava con macchine operatrici arcaiche, non c’era la ricerca della qualità, insomma le vigne non erano state concepite per durare a lungo. Oggi mi pare che con una conduzione SLOW, con significativi restauri dei vigneti, la concimazione organica, la ricerca della qualità, ci siano molte opportunità di longevità. Oltretutto i costi ambientali per rifare un vigneto sono enormi. Sarebbe quindi opportuno indirizzare la viticoltura verso un rinnovo lento e molto rado. In Francia ci sono vigneti centanari mi pare, in Italia quasi nulla… c’è solo la frenesia dei soldi.

 

Campioni di Vino

Tutti vogliono i campioni di vino: giornalisti, enoteche, distributori, rappresentati, fiere, concorsi, proloco, iniziative promozionali, enti locali, associazioni di volontariato, associazioni sportive, camionisti… Poi ci sono i vini per le degustazioni, le più svariate, organizzate ormai in ogni angolo della Terra. Poi ci sono i regali ai parenti e agli amici. Tutto gratis. Occorre davvero una grande abilità per dare un senso logico ad un numero così elevato di richieste. Non è facile davvero. A occhio il cinquanta percento delle bottiglie “regalate” è come averle buttate via. Addirittura sò di numerosi casi che qualcuno ha il coraggio di rivendere (a nero) le bottiglie acquisite in vari modi, e questo veramente non va bene.

Probabilmente per l’industria vinicola su centinaia di migliaia o addirittura milioni di bottiglie il numero di quelle perse incide poco, ma per i vignaioli che imbottigliano 20-30.000 bottiglie e ne “regalano” mille la questione è gravosa. I problemi dei vignaioli sono anche questi…

 

Burocrazia: ora occorre “manifestare l’intenzione”

Continua la mia battaglia contro la buorcrazia. Qui segnalo l’ultimo obbligo burocratico da ottemperare entro il 31 Gennaio 2011.

Sulla base delle indicazioni previste dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate prot. N. 2010/188376 del 29-12-2010 è fatto obbligo ai contribuenti di MANIFESTARE L’INTENZIONE di voler porre in essere operazioni intracomunitarie. Questa intenzione occorre inviarla alla Agenzia delle Entrate.

Mi domando che cosa se ne fanno di tutte le dichiarazioni di coloro che “pensano” di esportare o acquistare qualcosa nella UE. Forse manca la carta igenica e pensano di risolvere in questo modo il problema?

 

L’effetto psicotropo del vino

Affrontai l’argomento nel 2008 nel post dal titolo “Coca e Droga”. Affermavo che c’è una grande differrenza tra il vino e le droghe: la cultura. Inoltre il vino è l’unica “droga” che coniuga energia con sostanze essenziali per la vita (aminoacidi, vitamine, polifenoli, sostanze anti-ossidanti, ecc.) e… felicità. Se la droga “vino” è ben prodotta poi, può favorire la comunicazione e la socialità tant’è vero che fiolosofi greci e romani ne facevano largamente uso. Mentre le altre droghe hanno fondamentalmente una funzione annebbiante, il vino può avere effetti sbrinanti benefici.

Vorrei qui di nuovo riportare quello che Cristiano Castagno scrisse in risposta al mio post (con qualche piccola correzione per migliorare la leggibilità):

L’effetto psicotropo del vino è qualcosa che si ha pudore a parlarne. Sono convinto che vini diversi hanno effetti diversi. Troppi vini, celebrati per la presunta superiorità organolettica poi alla prova del bicchiere sono deludenti: dopo un paio di bicchieri viene sonno e magari qualche postumo negativo, zona fegato. Vini davvero superiori invece anche dopo aver vuotato la bottiglia, mangiando comunque qualcosa, in compagnia specialmente, aprono la mente e rispettano anche il metabolismo ma questi sono aspetti normalmente del tutto ignorati dalla critica enogastronomia ma assolutamente fondamentali! Credo che bisognerebbe rivoluzionare il modo di valutazione dei vini e diffidare di persone che hanno la presunzione di valutare, spesso con giudizi definitivi, decine e decine di vini in batteria e che in fondo rispecchiano il bisogno di consumismo della nostra società. Probabilmente qualche droga tipo coca (foglie non polvere), cannabis (come kif o charas, non certo come la “skunk”) e altre in altre culture, a noi precluse, possono rappresentare quello che per noi è il vino, frutto genuino della cultura e sacramento dionisiaco di piacere e non solo assunzione di alcol come oggi si sta cercando di inculcare nell’immaginario collettivo.

 

Un vignaiolo in vacanza

Sono stato in vacanza a Roma e dintorni, due giorni. Breve, ma meritato riposo se non che…

Se non che, mi incazzo per l’incuria generale di questo nostro Paese, dove le opere d’arte e le testimonianze storiche sono tristemente abbandonate a se stesse. Gli italiani hanno troppa arte ereditata dal passato, troppa antica cultura e la disprezzano sommegendola di spazzatura. Un esempio? Sono stato ad Anzio, conosciuta per lo sbarco degli alleati, ma anche per la Casa di Nerone che si affaccia su una bellissima (?) spiaggia e mare… peccato la spazzatura… ed io che mi arrabbio se nelle mie vigne si buttano i mozziconi di sigaretta! Meglio non arrabbiarsi, và.

Zone svantaggiate: tasse raddoppiate

Caparsa ricade in zona svantaggiata. Riporto la definizione di zona svantaggiata:

“In base al Reg. CE 1257/99, sono definite “zone svantaggiate” le zone di montagna, caratterizzate da una notevole limitazione delle possibilità di utilizzazione delle terre e da un notevole aumento del costo del lavoro (Art. 18), le zone minacciate di spopolamento e nelle quali è necessario conservare l’ambiente naturale (Art. 19) e le zone nelle quali ricorrono svantaggi specifici e nelle quali è opportuno che l’attività agricola sia continuata (Art. 20).”

Molti luoghi sono così difficili da abitare e da coltivare che basta un niente che la situazione agraria precipiti.

Ebbene, da Agosto 2010 i contributi (LAS) pagati per gli operai (e che prevedevano una riduzione del 50% per le zone svantaggiate), raddoppiano.

Bene, avanti così: tassiamo la manodopera e tassiamo chi sta peggio! Poi si vedrà.

 

Alla faccia del territorio

E’ già arrivata: la macchina che dealcolizza il vino di 1,5 – 2 Gradi. Finalmente è possibile trasformare il vino molto aloolico, in un vino meno alcolico, oggi di “moda”, addirittura lasciando inalterarte le altre proprietà.

La mia è naturalmente ironia. Dopo la macchina ad osmosi inversa, che irrobustisce il vino, ecco un’altra diavoleria. Si parla di territorio, di espressione della vigna e dell’uomo, ma sempre più la tecnica incide su questo mondo.