Campioni di Vino

Tutti vogliono i campioni di vino: giornalisti, enoteche, distributori, rappresentati, fiere, concorsi, proloco, iniziative promozionali, enti locali, associazioni di volontariato, associazioni sportive, camionisti… Poi ci sono i vini per le degustazioni, le più svariate, organizzate ormai in ogni angolo della Terra. Poi ci sono i regali ai parenti e agli amici. Tutto gratis. Occorre davvero una grande abilità per dare un senso logico ad un numero così elevato di richieste. Non è facile davvero. A occhio il cinquanta percento delle bottiglie “regalate” è come averle buttate via. Addirittura sò di numerosi casi che qualcuno ha il coraggio di rivendere (a nero) le bottiglie acquisite in vari modi, e questo veramente non va bene.

Probabilmente per l’industria vinicola su centinaia di migliaia o addirittura milioni di bottiglie il numero di quelle perse incide poco, ma per i vignaioli che imbottigliano 20-30.000 bottiglie e ne “regalano” mille la questione è gravosa. I problemi dei vignaioli sono anche questi…

 

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15 pensieri riguardo “Campioni di Vino”

  1. Tutto vero, hai ragione , piu’ le " Spese" delle varie manifestazioni vedi Vinitaly ( non vedo perche’ si devono spendere tutti quei soldi per pubblicizzare il vino , sommai sarebbero loro a darceli " i Soldi " per Partecipare ,questo sta’ a " Noi" basterebbe mettersi d’accordo tra produttori e vedrai che se nessuno non si " Presenta " corrono ai ripari e’ Difficile ,ci sono le Grandi Aziende ,ma siamo sempre noi che facciamo l’offerta. ) piu’ le varie feste di paese, ecc. ecc… Ciao Paolo

  2. E’ vero, è un argomento su cui ogni tanto si torna. Occorre fare un ragionamento sui costi-benefici. Se sono bottiglie buttate, quindi soldi buttati, si taglia la donazione. Ci vuole coraggio, ma da qualche parte bisogna partire, se è ncessario risparmiare qualcosa…

  3. Sante parole! ormai ti chiedono di continuo di dare il vino per la festa di questo e quello , io ogni tanto dico di no altrimenti il vino finisce…per le guide ,diciamo che li do solo a chi mi viene a trovare e a subirmi una buona mezzora in vigna….chi pretende solo i campioni – tipo quella guida con tanto di animale d’acqua di colore Rosso 🙂 :)- e sputano sentenza dalla poltrona di casa , se vogliono se li comprano .ciao GP

  4. Qui si può solo aggiungere fatti a quest’elenco… ;o) in più ogni tanto ci caschi, mandi dei campioni, – bisogna dire che la spedizione costa da 3 a 10 volte più delle bottiglie – e nemmeno "grazie ma il tuo vino non mi piace" silenzio devi chiamare te per sapere se l’hanno ricevuto… e se vuoi saperne di più dopo la degustazione….

    Non parliamo delle etichette e della segretaria che non ho, che mi servirebbe a chiudere le buste :-))))))

  5. Quel che dice Sergio, GianPaolo, Davide e Antoine è davvero giusto. Ricordo che solo 10/12 anni fa le fiere, i concorsi, le guide e tutto il resto si potevano contare con le dita delle mani. Oggi tutto è aumentato alla "n" potenza. Forse anche internet favorisce la comunicazione degli eventi e delle situazioni, ma credo di più al fatto che molti noi produttori siamo diventati fessi e creduloni, incapaci di organizzarsi insieme e quindi non riusciamo a imporre, NOI, le regole. Sono gli altri che impongono le loro regole… Siamo diventati come carne al sole, dove tutte le mosche si affollano.

  6. Leggermente OT, ma in fondo non troppo…
    … un’altro pensiero che mi frulla in testa da tempo e riguarda le manifestazioni del vino che vengono pagate dai produttori mediante i consorzi. Per fare partecipare i "giornalisti" bisogna invitarli, pagargli le spese di viaggio, vitto e alloggio, sperando poi che scrivino qualcosa di utile in cambio (?) , rischiando che non scrivino nulla oppure che addirittura dicano peste e corna in nome di una loro indipendenza.E’ un sistema malato.
    Quello che mi domando, da "macinato grosso"e ignorante che sono, è se questo si può definire ancora giornalismo?

  7. Cristiano, è argomento pieno, IT 🙂
    In effetti, i produttori pagano per essere giudicati. L’alternativa è che gli sponsor coprano tutte le spese, sia che si tratti di pubblicazione o di manifestazione. In questo periodo di vacche magre non è facile. Per quello dicevo di ottimizzare le spese: rinunziare a manifestazioni inutili, tagliare gli assaggi inutili.
    Il giornalista è bene che possa parlare liberamente di quello che assaggia, lo reputo indispensabile. Il problema è l’opposto, e qui parlo da appassionato: è difficile trovare giornalisti in grado di stroncare ed esaltare vini con un minimo di obbiettività. Ammesso che parlare di obbiettività nel bicchiere abbia un senso.
    Problema non facile, penso che ogni azienda debba trovare la sua quadra. So di aziende che vendono benissimo ma spendono troppo per il marketing, chiudendo quindi l’annata in passivo. La domanda che si deve fare ognuno è essenzialmente cosa mi posso permettere e cosa no"? Se la risposta include la possibilità di andare in rosso, direi che va tuto bene. Se uno deve far campare la famiglia, bisogna ragionare da capofamiglia…

  8. Capofamiglia? Si l’economia del capofamiglia. Noi tutti lo sappiamo bene: io ho cinque figlioli (ma sono il più vechio) poi Cristiano ne ha tre (ed è il capofamiglia meno vecchio), e poi tu Davide ne hai due, (che sei giovane e hai ancora tempo); in tre padri di famiglia ci abbiamo 10 figlioli: di economia abbiamo il diritto di parlarne!
    Allora il problema dove è?: nell’economia di chi non ha figlioli…… 🙂

  9. Davide tocca proprio un punto dolente del nostro mestiere, che è probabilmente quasi unico nel mondo dell’agricoltura. Il "[i]capofamiglia[/i]" però si ritrova sullo stesso mercato di chi "[i]si può permettere di andare in rosso"[/i]!
    Non esite nella produzione di grano, patate, o ortaggi….
    Non c’è neanche tipologia di vino che scappi a questa logica, piccola o grande, bio o tradizionale….
    Forse si potrebbe fare delle guide per chi fa campare la famiglia con questo mestiere grande o piccolo non importa e chi lo fa solo per gioco. Sperando che tutti lo facciano con un po di passione ? (scherzo, perchè non ci credo…. mah in fondo!)

  10. Antoine, questo è un argomento da affrontare in un altro post. Voglio solo qui evidenziare la differenza che c’è tra vignaiolo (e qui bisogna fare una moderna e giusta definizione) e impresa (di vino). Il vignaiolo "capofamiglia" non ha e non può avere la stessa economina di una impresa, e purtroppo le regole sono uguali per entrambi .

  11. Si certo, che le regole del mercato sono uguali, la mia differenziazione non era nemmeno tra impresa e vignaiolo, ma tra chi ha come unica attività la produzione di vino impresa o vignaiolo che sia e chi "gioca" a fare agricoltura…
    Per tornare ai regali o campioni che siano, dal camionista, a chi è di passaggio credo che fa parte dell "inconscio collettivo" che in agricoltura cresce tutto da solo, dal kilo di ciliegie rubate, alle noci "che sono per terra" ai due grappoli d’uva presi dal cacciatore…. Il giornalista o l’importatore mi sembra un altra storia, nel senso che possiamo fare noi le scelte a chi darli e chi no!

  12. La vitivinicoltura, come l’agricoltura in generale,è un settore particolare: i capitali investiti come valori fondiari sono elevati, i redditi al netto dei costi d’esercizio modesti quando ultimamente non addirittura negativi, l’obbiettivo principale ricercato da taluni è individuato pricipalmente come incremento del valore del capitale e quindi indisponibile come reddito a meno di non vendere la proprietà . E’ ovvio che questo è ideale per chi ha la necessità di parcheggiare capitali ingenti ma diventa un problema per chi essenzialmente ci deve campare specialmente in considerazione del fatto che un eventuale guadagno è poi sempre più legato alla capacità imprenditoriale che non all’esercizio di una mera capacità agricola. Considerando poi che mettere in piedi una strategia efficace di marketing, (più o meno consapevolmente), è condizione sempre più necessaria per sopravvivere e che ha dei costi, si capisce che ci sono aziende che potrebbero permettersi di non guadagnare nel breve pur spendendo molto in marketing creando di fatti una situazione di concorrenza sleale con chi invece ci deve campare davvero (s)vendendo il proprio vino.

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