Questioni di certificazione

C’è un aspetto del mondo-vino sul bio-: molti produttori non sono certificati. Anche io sono stato molti anni senza certificazione, ma poi nel 2003 mi sono convertito accettando il controllo. Sostenevo che chi è bio- veramente non ha necessità di ulteriore burocrazia, che produrre bio doveva essere un qualcosa che viene da dentro e non imposto da motivi commerciali e quindi non dovevano servire certificazioni. Ottime riflessioni. Sono addiritturo finito nel 1997 a tutta pagina sul settimanale “Venerdì di Repubblica” , come uno dei pochi bio- in Chianti…

Poi mi sono accorto che chi molto seriamente è bio controllato e pagante una somma per questo, cominciava a guardarmi storto; allora qualche dubbio mi è venuto, domandandomi perchè mi guardasse storto. Sono arrivato alla conclusione che a parte gli utili contributi economici per chi si certifica, ho ritenuto che non si può continuare all’infinito a sostenere ai quattro venti di essere bio- senza una prova tangibile per il consumatore (anche se si può discutere del metodo: noi dobbiamo pagare il controllore…), ma sopratutto per motivi di correttezza nei confronti di chi si sottopone al controllo.

La questione non è di semplice soluzione, e il dibattito è aperto. Amici produttori che innegabilmente praticano il bio- mi chiedono un parere e io rispondo così, semplicemente: non si può raccontare all’infinito di essere bio- senza certificazione, arriva un momento però in cui bisogna farlo.

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37 pensieri riguardo “Questioni di certificazione”

  1. …conta più la loro parola ..della nostra chissà…,ad esempio,cosa raccontano in giappone ed in zone limitrofe…o più vicino ..in campania vicino alle numerose discariche..incendiate..

  2. Qui mi stuzzicate su due argomenti che mi stanno molto a cuore. Per fare breve e non scrivere un antologia, mi permetto di usare qualche concetto un po grandiloquente.
    Se esiste il Bio oggi e un mercato collegato é grazie al controllo, e per lo sforzo che hanno fatto i primi produttori a auto-imporsi un controllo, con la partecipazione di organizzazioni di consumatori. Se no ci fosse stato questo sforzo oggi "bio" sarebbe sempre e solo un concetto fumoso aperto a tutte le critiche, dal senso della parola al concetto stesso, e meno male questo oramai è stato digerito e elaborato da quasi tutti, rimane sempre qualche incolto che cerca di dire “ ma è tutto biologico”! Ma stanno per fortuna sparendo.
    Per cui Bio esiste solo se certificato, tutto il natural-modaiolo è solo lo sfruttare lavoro serio fatto da altri a puri fini comerciali.

    Su quello che dice Mario… Quando nacque il biologico fu per togliere l’uomo dalle preocupazioni principali della produzione e rimetterci l’ambiente tutto (con l’umano va da se), per cui quello che il consumatore premia quando consuma bio non è un prodotto sano, ma lo sforzo di mantenere sano un pezzetto di terra. Per me, è ho sempre diffeso a spada tratta quest’idea, anche se un produttore ha la “sfortuna” di possedere terreni lungo l’autostrada, e coltiva bio, il suo prodotto deve essere bio. NON è l’analisi che definisce il bio, ma bensi il metodo di produzione, il bio non vende salute ma ambiente più sano.
    Purtroppo la nostra “bella sociètà di consumo” recuperatrice di tutte le idee e di tutti gli ideali, per trasformarle in commercio, è riuscita a rimettere la piccola salute dell’uomo al centro delle mottivazioni dei consumatori di bio, ma è sbagliato, è sviare del tutto il fine per cui è nato il bio!! ma cosi va il mondo e lamentiamoci pure …?

  3. concordo che il bio e’ solo quello certificato perche’ oltre a un obbligo morale hai comunque degli obblighi verso l’ente e verso l’unione europea che cmunque due soldini te li da…..ma non facciamo dell’ipocrisia spicciola…..sappiamo benissimo noi produttori quanto sia semplice aggirare i controlli del bio…… da comprare prodotti non ammessi a far si che le visite siano mirate……..ritengo che sia sempre e comunque il vino a parlare per ultimo e a dire se chi lo produce e’ un furbacchione o meno….

  4. Ma certo che i furbacchioni esistono, esistono in tutti i metodi di produzione, ma questo non è un argomento valido per negare la validità del bio, come ogni tanto si sente.
    Io potrei anche rimpiangere il tempo nel quale ero contrario al "controllo ufficiale" ma diffendevo il controllo interno fatto da commissioni di produttori e consumatori, o sia il cosi detto "controllo sociale", dove ci si conosceva tutti…. per cui i furbi (ce ne sono stati) si finiva per scoprirli… Ma devo riconoscere che sicuramente sbagliavo e che senza il controllo ufficiale lo sviluppo del bio e la conseguente superficie coltivata senza inquinare, non ci sarebbe stato.
    Rimane valido che lo sviluppo della fiducia del consumatore, è una delle chiave di volta del successo, se il consumatore sta dall’altra parte del pianeta il controllo ufficiale è parte della costruzione di questa fiducia.
    Per questo mi sembra un furto, una violenza, una presa per il culo e un pericolo chi si definisce natural*** senza sottomettersi al controllo, perchè il giorno che esce uno scandalo, ed uscirà, quelli ci sputtanano tutti, si farà un amalgama. Ne usciremo, dallo scandalo, difendendo il controllo, ma dovendo remare per colpa di persone che hanno solo cavalcato l’onda senza aver dato niente per crearla.

  5. Grazie per essere qui a discutere positivamente, con serietà. E’ vero che "sottomettersi" ai controlli può essere considerato "pervenire ad una condizione peggiore di quanto non si sia senza controllo", e che ci possa essere un sentimento di ripudio verso le ufficialità, che l’anarchia sia migliore di una condizione di regole oppressive (e questi argomenti, assicuro sono nei nostri cuori),
    ma la certificazione è l’unico mezzo per non mistificare gli altri: consumatori e/o produttori bio- ufficiali.
    L’argomento della "furbizia" dei bio- certificati e dei non certificati riguarda un’altra sfera di ragionamento, che sfiora il qualunquismo ("Atteggiamento di critica generica e semplicistica o di indifferenza nei confronti dei problemi sociali, ecc.")

  6. …credo che non siano più tempi di imporci controlli da terzi..secondo me basta con controllori che sembrano veri e propri” badanti” (e basta soprattutto foraggiare questo sistema di badanti che spesso pùò diventare”perverso e deviato”) i ”veri agricoltori non devono mischiarsi con certe peripezie e sotterfugi burocratici..smettiamo di celarsi dietro pezzi di carta (” o rotoli” nel senso anche del” più usato”) ”CERTIFICATI”… basta e recuperiamo la nostra identità di veri ”custodi” come erano i nostri padri ..la terra ce l’hanno tramandata integra..sicuramente più di noi…..e con questo BUONA PASQUA

  7. Si i nostri nonni la terra c’è l’hanno tramandata più integra di come è oggi, ma non per presa di coscienza o per ideali filosofici che avevano elaborato, ma "solo" perchè non avevano i mezzi tecnici che hanno avuto i nostri padri poi noi. Chi ha usato i mezzi tecnici lo ha fatto in buona fede. Il problema nasce una volta che sai….
    Sul controllo… be… ci vorebbe una proposta che permette di stare nel mercato odierno, anche i "veri agricoltori" (io non so cosa siano… eppure mio nonno era contadino, mio padre pure, ed io non ho mai fatto altro che lavorare in agricoltura, ma ancora non ho capito che cos’è un "vero agricoltore"…) devono stare sul mercato, e sono stati sul mercato dai tempi preistorici.
    In un mondo nel quale barare è la regola, che sia sulla provenienza del prodotto vedi, DOCG, vedi biologico, vedi lavoro, ci sono due possibilità, il senzo dell’altro o senso civico o il controllo….. sarei curioso di capire la soluzione che proponi Mario?

  8. soluzioni?…non le creo chiaramente io ..e neanche da questo blog ….occorre però una cosa..”presa di coscienza” cari ” VERI agricoltori” e capire..e soprattutto decidere..quasi mi vien da dire:”O CON NOI O CONTRO DI NOI” (adesso mi prenderete x ”folle eversivo ”..) esempi? guardiamoci intorno..e giudicate.. E…sul biologico x rimanere in tema?bene è stato detto ..è un risultato ”commerciale”poco più..qualche spicciolo anche per ”il più veloce e ”furbo (o meglio più sveglio) agricoltore e soprattutto” foraggiamento x i ”controllori”..se va bene così.. continuate così..

  9. Non riesco bene a decodificare quello che vuoi dire….., ma guardiamo le cose in positivo, senza negare le problematiche e i compromessi imposti dal rispetto delle necessità di una sociètà nella quale il consumo in loco e cosi piccolo. Ma GRAZIE al biologico,quello vero + quello furbo + quello commerciale… ci sono decine di migliaia di ettari sui quali non si usa più prodotti chimici e senza limiti (anche il furbo deve stare attento!!!).

    Non ricordo con esatezza i numeri ma in Francia hanno fatto una previsione "ufficiale" che vicino al 2020 si potrebbe arrivare al 80% di vigneti bio "controllati" 😉 ma questo non è un risultato positivo???
    A me basta, ho vinto …. qualcosa….una bella battaglia…. certo ho abbandonato per strada il sogno "du grand soir" e della rivoluzione vinta….. ma questo aspetto esce dal tema!
    PS una domanda quando dici [i]o con noi o contro di noi [/i] a chi ti riferisci?
    Perchè per me è chiaro, il consumatore della società di consumo, è sempre stato contro di noi contadini, non c’è il minimo dubbio….. ma siamo il 2-3% della popolazione…. e il 97-98 non lo sa nemmeno che è contro di noi perchè ha perso i valori 2 secoli fa!

  10. 10000…20000….cosa sono ?..ettari di furbi?(furbi o svegli ”accaparratori di elemosine comunitarie..o denari pubblici” ,quindi anche miei e tuoi…di tutti..)…sicuramente anche di ”credenti”(nel” bio”)..ma c’è bisogno di tutte ”queste cerimonie burocratiche x essere rispettosi verso natura”? basterebbe una leggina che vieta ”i veleni”..invece no, occorre complicare la vita a tutti x far vivere chi produce ” veleni ed altre cose contro natura.” lo ripeto più forte ”O con noi o… contro di noi”…!

  11. Va be…. cita mi una sola attività produttiva che non prenda aiuti dallo stato!

    Possiamo anche vedere le cose all’incontrario, tutte sovvenzioni per abbassare il costo al consumo, per cui tutte [u]sovvenzioni al consumatore[/u]!!!

    Un agricoltura che non prende sovvenzioni, e che paga le tasse, sarebbe il sogno di tutti i contadini, perchè significherebbe che vendono i loro prodotti ad un prezzo che è più alto del costo di produzione, se no non potrebbe esistere.

    Una sociètà che sovvenziona la produzione agricola, la produzione di cibo, è una sociètà che dichiara appertamente DI NON PAGARE IL PREZZO GIUSTO PER CIBO E AMBIENTE. Per cui contro di "me" finchè avrò capito chi è NOI…

    ma non si parla più di biologico se ho capito bene!?

  12. Mah, scusa quale è il problema che fa che te la prendi cosi violentemente?
    – Temi il controllo, che ti paghi da te, per sostenere un tuo ideale?
    – Conosci tanti furbi? Allora denuncia li fa parte del senso civico, sgradevolissimo che sia!!!
    – Hai paura di fare la scelta di coltivare biologico? Informati meglio.
    – Vorresti un ministero dell’agricoltura e uno della salute che vietano tutti prodotti chimici, il "grand soir"?

    Per essere rispetosi della natura sul piano personale non c’è bisogno di cartaccia, serve solo per vendere dichiarando di essere rispetoso della natura…. ancora non riesco a vivere senza vendere!

  13. …certo smettiamo di ”sovvenzionare”almeno in questo modo…che genera ”tanto fumo e poco arrosto” anche x il consumatore finale….per risponderti ad alcune tue domande ti dico 1) che non voglio pagare dei ”bravi” (”in stile manzoniano”) mandati da ”famigerati enti” . 2)di furbi personalmente non li conosco..o meglio ad oggi chi ha scelto biologico ”comunitario”..per una buona metà ha fatto scelta di convenienza economica ”da furbo”(qualcuno vicino a me ..quest’anno ha smesso e si è ”sfogato” diserbando tutti i vigneti che appaiono tutti gialli) 3)paura nel biologico…? certamente farlo completo è difficile o quasi impossibile con la struttura aziendale che ho..4) sul divieto vorrei più forza e velocità di decidere da” un ministero o due”…resta il fatto che proibire di bere ci sono riusciti velocemente ,ne sappiamo qualcosa…

  14. Sul punto 2: con gli attuali prezzi del vino, generalmente un terzo dei costi di produzione, lasciare il bio per diserbare e al diavolo tutto e tutti, è un aspetto attualissimo…

  15. scusate, ma voglio essere antipatico, mi sembrano parecchio qualunquisti questi argomenti "contro".
    Che sia per convenienza che sia per convinzione, rimane il fatto che il bio porta diminuzione di uso di fitofarmaci, presa di coscienza da parte degli agricoltori, presa di coscienza da parte dei consumatori, presa di coscienza da parte dei ministeri (che non vuol dire soluzioni… ma intanto sappiamo se vogliamo ovvio vedi qua – http://www.mdrgf.org/ ).

    Sulla dimensione delle aziende sono solo giustificazione di comodo, ma va be.
    Sui costi provate pure a dimimuire i costi diserbando, è una visione talmente a breve termine che mi sembra nemeno utile diffendere il contrario!
    Sono da anni che studi economici fatti da enti statali esteri dimostrano che il redditto delle aziende bio ha un bilancio favorevole perchè ha costi di mezzi di produzione significativamente minori, e dunque con una resa anche un po più bassa finiscono con avere un bilancio migliore…
    Ma non sono un proselyta, non ho intenzione di convincere nessuno, difendo solo quello per il quale lavoro da più di 30 anni. Se i miei argomenti non convincono pace, andate pure avanti come prima. Intelletualmente mi piace anche l’idea di andare avanti a tutto chimico e nucleare, accelerando l’estinzione della specie umana, che sarà stata solo una breve parentesi nei tempi geologici. Non ho credenze alle quali devo sottostare pensando che siamo eterni….

  16. guarda,gentilissmo Antoine, che bio ”è bello”…e soprattutto deve essere ”cosa di tutti i giorni”..attuarlo .oggi,è difficile dal punto di vista”pratico-economico…”immaginiamo che tutti offriamo prodotti bio” ..il prezzo crollerebbe..invece siete pochi ,ancora,ed ecco che c’è ancora convenienza ..per i pochi..poi sicuramente entreranno altri fattori ,crisi e congiunture in primo piano….ed ecco apparire ”vigneti gialli”..

  17. Mario, guarda che se tutti diventassero bio- sarebbe un traguardo, un successo.
    Non credo che essere bio- sia un privilegio… se poi qualcuno pensa diversamente, cioè che essere bio- significa avere guadagni superiori al convenzionale, ha torto. Come ha torto colui che pensa di risolvere i problemi col diserbante…

  18. Ha raggione Paolo, sul piano mercato chi diventa bio credendo di avere un prezzo maggiore, si sbaglia di grosso.
    Ho sempre venduto meglio e a prezzi leggermente più alti nel mercato "normale" dove cerchi di diffenderti sulla qualità, il mercato bio tocca, generalizzando, persone che pensano troppo alla salute, non godono del mangiare e del bere, per cui vanno bene i vini semplici a prezzi bassi…! PURTROPPO! e se il consumatore del mio vino bio lo paga di più comprandolo nel negozio bio, dovrebbe sapere che l’importatore bio lo paga meno, dell’importatore non bio!
    Dove sarà il granello di sabbia??? 😉

  19. scusate ..ma non sono daccordo…sui prezzi bio…chi l’ha fatto ha preso di più..non confondiamo le idee..e se tutti lo facessero..il prezzo si abbassa ..questo è il mercato..per ”i primi è stato un businnes..non dimentichiamolo…..adesso ”siete in tanti e sicuramente non costerà di più..poi se siete bio ”rischiate grosso” in certe annate ..potete perdere anche parte del raccolto..se mantenete la lotta biologica ”senza deroghe”… problemi con il disseccante-diserbante ..non aumentano…anche con la ”lotta a calendario” non si aggravano i problemi del momento..

  20. dal 80 lo faccio, senza deroghe e dal 1996 senza rame, l’anno scorso ho perso un po di raccolto, ma ho sentito che c’è chi anche col rame, anche col sistemico ha perso tutto….
    Vivo solo di questo non ho altri redditti, 2 figli, che hanno fatto l’università e ora vogliono lavorare con me… il vino però l’ho sempre venduto nella media dei prezzi del chianti classico…. e si con sconti maggiori a questi ladri di importatori bio.
    I vicini, all’inizio mi dissero [i]vedrai tra qualche anno ti muoiono tutte le viti con quell’erba che lasci[/i]….dopo un po di anni di osservazioni mi dicevano,[i] mah lavori meno di me, tratti meno di me, vai anche in ferie e raccogli come me…![/i]

    Se facessimo tutti bio i prezzi aumentrebbero, perchè furbi non furbi, qualcosa della consapevolezza che i prezzi agricoli devono coprire le spese per offrire un prodotto mangiabile, passerebbe e forse di incavolati saremo di più!

  21. posso solo testimoniare, dal 80 coltivo in bio, scelta nata studiando con specializzazione in protezione delle piante. Ho una famiglia, 2 figli, nessun altro redditto. In vigna dal 1996 non uso più rame. I figli che hanno studiato tutti e due vogliono ora, ora, lavorare con me….
    Il vino l’ho sempre venduto nella media dei prezzi del chianti classico, mai tra i cari e mai tra i stracciati. E di sconti ho sempre dovuto farne di più agli acquirenti bio…

    Io penserei quasi il contrario, se diventassimo tutti bio, i prezzi aumentrebbero! Perchè furbi non furbi, la consapevolezza che i prezzi agricoli devono coprire i costi e far campare dignitosamente chi lavora nell’agricoltura, sarebbe molto più diffusa, e anche la consapevolezza che se vuoi un prodotto mangiabile che non ti avveleni devi pagare di più….

  22. e chi ha negato la validita’ del bio ho appena scritto che il bio certificato e’ l’unico che almeno e dico almeno ha un pochino di credibilita’……poi ci sono quelli che si comprano il sistemico a scontrino e lo danno poi……per i controlli si vedra’…idem per quelli che danno tannini e gomma arabica in cantina…….ripeto che e’ il vino che parla e che se hai un palato allenato si riconosce…..personalmnte vendo tutto il vino che produco solo a appassionati i quali constantemente mi fanno le pulci…..se mi mettessi a barare verrei sgamato immediatamente…….capisco pero’ che questo e’ realizzabile solo con piccole quantita’,io imbottiglio appena 26000 bottiglie…
    antoine come si chiama il tuo vino..??

  23. L’azienda si chiama Casina di Cornia, anchio produco 20-30000 bottiglie ma sarò meno bravo di te, non mi riesce a venderle tutte ad appassionati "controllori" 😉 devo per forza esportare l’80%
    Secondo me i furbi prima o poi si fanno tovare anche dal controllo tanto odiato, le analisi fogliare, ma anche sul prodotto finito diventano sempre più precise, e meno costose …..
    – la LCBO in Canada se vendi bio ti fanno un analisi dei residui di vari principi attivi e ti adebitano il costo dall’importo della fattura,(tanto per cambiare) a quelli non bio non credo che succeda!!! –

    Sulla vinificazione è un altro capitolo…. forse anche più complesso

    Però quello che difendo, in fondo, e di vedere le cose un po più in positivo, nel bio ci sarà la stessa percentuale di furbi che nei "normali"………………..Forse è quello che vi preocupa!!!!

  24. …credo che abbiamo bisogno di qualche ”lezione approfondita” di Antoine..chissà se ce le può dare a tutti i chiantigiani …,anche dietro modesto compenso,….e poi non sa chi sono gli ”agricoltori veri”..forse quando si specchia ..lo vede..

  25. C’è un detto cinese che dice: [i]non dare mai consigli agli amici, se li seguono si arrabiano con te, se non li seguono sei tu che ti arrabi con loro![/i]
    Spiego volentieri quello che faccio, ma siccome in agricoltura non ci sono ricette, ma solo addattamenti alle varie situazioni, dopo l’osservazione e le proprie prove, ognuno deve trovare la sua strada.
    Mi dispiace non faccio parte di chi aspira a diventare guru, oggi sembra funzioni molto…, forse sarei più ricco 😉

  26. vi preoccupa…??….ma come ti permetti…….facciamo un’analisi alle foglie e ai terreni all’isvea e vediamo chi ha piu’ sostanze residue..???
    a me non mi preoccupa nulla caro antuan vedi di fare i vini che puzzano meno e vedrai che qualche bottiglia in piu’ la vendi…ma chi ti credi di essere….ci s’aveva bisogno di te per imparare qui in chianti… datti una bella calmata…va che e’ meglio……non penso di essere piu’ bravo di te…. sicuramente sono meno arrogante……

    mi scuso con Paolo non volevo buttarla in caciara ma mi da fastidio il solito stranierotto che pretende di avere la verita’ in mano……e con questo passo e chiudo definitavamente non continuero’ ulteriormente questo inutile battibecco.

  27. Eco ci risiamo, di solito sono i cacciatori che gridano tornatene nel tuo paese, quando ti sparano sulle tegole di casa da dietro la siepe a 40 metri da casa e che ti azzardi a chiederli di stare nei limiti…. ma loro si sa che il cervello lo lasciano a casa quando prendono il fucile in mano…. ma non ci casco nella tua becera provocazione, io non do consigli a nessuno, non l’ho mai fatto, diffendo un idea che mi sta a cuore, quella della validità del biologico anche di quello istituzionale.

    Se l’unico sistema che trovi e quello di attacare la persona e non l’argomento o l’idea presentata, italiano, svizzero, toscano,che tu sia, ti qualifichi da te…

    In quanto al battibecco, fino al tuo arrivo mi sembrava piutosto uno scambio di idee, mica siamo obbligati di essere sempre d’accordo per discutere….

    In quanto all’analisi quando vuoi, non ho problemi. Nemeno io penso essere più bravo di te, e l’ho detto come un complimento, caso mai con invidia prima, riuscire a vendere tutto ad appassionati sarebbe il mio sogno

    Ora sul [i] vi preocupa[/i]….. mi sembra assurdo di dover spiegare una battuta, che era per me a "vostro" vantaggio….

    -Siccome i scambi erano sul filo dei furbi nel biologico, e io difendevo il positivo del biologico,
    -siccome sappiamo e questo blog ne ha parlato spesso, che nel mondo del vino sembra che di furbi che ne siano a sufficienza,
    -e siccome dicevo che nei bio c’è la stessa percentuale di furbi che nei non bio, allora a giustificazione della preocupazione di Mario sulla furbizia dei bio, volevo sottolineare che il fatto di sapere che nei [u]non [/u]bio c’erano troppi furbi, -visto che dicevo che la percentuale era probabilmente uguale – poteva giustificare una PREOCUPAZIONE che c’è n’erano troppi anche nel bio….. tutto li

    …. comunque lasciamo perdere, quando parte la xenofobia il terreno è bruciato.

  28. Ti ringrazio Paolo, credo anchio che ci sia qualche "in-comprensione", forse tengo per evidente quello che non lo è…. suppongo che tutto si può aggiustare.

  29. Invece di parlare per il bene del nostro credo, sia chi è certificato e chi non lo è, ci si battibecca. Un po come la sinistra che non riuscirà mai a vincere le elezioni a causa della frantumazione sulle piccole questioni.
    Comunque, conoscendo Michele e Antoine, vorrei "moderare" in principio Michele in quanto Antoine è un purista e forse in italiano scritto non riesce ad esprimersi ottimamente. Antoine lo stimo molto e i suoi vini sono veramente "puliti" e belli, lo assicuro.
    Stimo anche Michele, rampante vitivinicoltore, che ripudia l’ipocrisia, a volte è un po precipitoso, a volte litiga con chiunque gli si avvicini, ma forse è a causa dell’età… I suoi vini sono veramente fini e eleganti, come del resto testimoniato da tante referenze. Grandi vitivinicoltori! (Si dice così?)
    Comunque grazie a tutti e due, e anche a Mario, che non conosco personalmente per i contributi. Spero che intervenga qualcun altro..

  30. Leggo solo ora questa bella discussione sul biologico decisamente "calda". Intanto complimenti ad Antoine che dice di non usare rame dal 1996: un risultato davvero interessante che stimola molto la mia curiosità: dimostra che il bio è innanzittutto un percorso che ogni agricoltore deve percorrere individualmente e che non finisce mai. Personalmente sono "solo" 12 anni che faccio l’agricoltore bio e pur usando meno dei famigerati 4Kg/Ha di rame metallico ammessi per anno non credo che mi sentirei ancora pronto per farne a meno del tutto.Non credo che essere bio determini (a me) una produzione inferiore nè come quantità e nemmeno come qualità, intesa come sanità dell’uva.(ma forse senza rame…,sarei curioso).Sicuramente implica più lavoro in vigna, maggiori conoscenze e di conseguenza è imperativo sviluppare un rapporto quasi simbiotico con la vigna.
    Di base credo che sia importante farsi certificare (ed in provincia di Firenze a differenza di Siena non ci sono contributi), per dare un segno tangible all’esterno prima di dichiararsi bio, ma per esserlo davvero bisogna avere un’etica che in realtà non è certificable, allo stesso tempo anche chi NON è bio DEVE avere un’etica altrettanto rigorosa: questo è il vero nocciolo della questione.

    Michele, (se mi posso permettere), credo che forse hai frainteso Antoine- e poi la cosa ha preso una piega che non avrebbe mai preso se eravate faccia a faccia. Dovreste mettere l’orgoglio da parte e chiarirvi, magari in pvt.
    My 2 cents.
    Saluti

  31. …è assurdo ”bisticciare ” per favore ..se no ”vi obbligo” a ”PRENDERE LA FARFALLINA (A PIENO CONTRIBUTO!!) REGIONALE E VI CERTIFICATE IL VOSTRO PRODOTTO (integrato non bio),credo con l’obbligo di marchiare ..anzi” di ”sfarfallare” il vosto prodotto.. 🙂 (questa Paolo non la sapevi?? è un argomento interessante …. da blog !)

  32. Ciao Antoine,
    la mia non è un’azienda bio, anche se i valori di SO2 nei miei vini sono bassi come nelle vs. aziende; l’LCBO però fa le analisi anche al mio vino ogni tot bottiglie che acquista per vederne i residui…..e ovviamente indovina chi le paga….

  33. Per curiosità ma siccome in Europa non ci sono limiti ben definiti per i residui di fitofamaci nel vino, per l’acqua si ma se non mi sbaglio per il vino no, cosa succede se trovano residui? lo sai?

    Altro dettaglio in vinificazione di qualità non credo che ci siano grosse differenze tra vinificazione "bio" (non esite per ora legalmente) e vinifcazione buona.

  34. Scusa Antoine ma non sono sicuro di aver capito bene: dici che non ci sono limiti legali di residui di fitofarmaci nel vino? Io direi proprio di sì; non ti saprei indicare precisamente i termini legislativi (Paolo ci può venire sicuramente in aiuto) ma direi che ci sono; altrimenti la gente se ne fregherebbe anche dei tempi di carenza (indipendentemente dal tipo di prodotto usato).
    Inoltre non ho capito il secondo capoverso; scusa eh, ma nonostante abbia studiato per una vita intera, sono parecchio "de coccio".
    Ciao.
    PS
    I furbi che in regime di agricoltura biologica usano prodotti non ammessi rischiano doppiamente perchè oltre alle analisi a campione che fanno sul vino (mi viene in mente un’azienda bio piemontese alla quale furono trovati nel vino residui di prodotti non ammessi alla manifestazione che si svolge annualmente a Villa Favorita – detto dalla stessa proprietaria – avevano problemi di deriva su un vigneto) se ti beccano devi restituire tutti i finanziamenti che ti hanno erogato e sei soggetto a procedimenti per truffa alla CEE. Così mi è stato detto dai Soloni del sindacato di categoria ove mi rivolgo, e tale te la riporto.
    Se ci sono errori, correggetemi.

  35. Sui livelli di residui dei pesticidi non conosco bene la legislazione, ma se guardi qua:
    http://www.mdrgf.org/news/news260308_pesticides_vin.html

    Mi dispiace ma è in francese, da quel studio che fecce stupore in Francia 2 anni fa, furono attacati dalle associazioni di categoria viticole, ma queste ultime hanno perso, perchè le analisi erano vere… dicono che su 100% dei vini convenzionali hanno ritrovato residui da 4 a 10 principi attivi, fino a 5800 volte quello che è ammesso nel acqua, ma sempre dentro i limiti massimi autorizzati LMR . [i]Per cui probabilmente sbagliavo dicendo che no c’erano limiti, ci sono, ma confontandoli con i limiti di residui ammessi per l’acqua vengono i brividi, sopratutto pensando che i produttori sono tutti in buona fede, almeno io la penso cosi!![/i]

    Sulla storia delle derive è un problema, che poi va tarato su soglie accettabili….. Un amico che lavora per il laboratorio di stato svizzero che definisce le analisi ufficiali sui cibi, mi disse che oggi il problema non è ritrovare un principio attivo, il problema è definire la soglia…! perchè con l’inquinamento ambientale si ritrova di tutto dapertutto, è la dosi che indica se è fuori norma o no. … Un bel casino… che incita ancora di più a difendere il biologico come metodo di produzione, invece di dire allora non serve a niente!

    Sul secondo paragrafo, in vinificazione per ora non ci sono regole ufficiali, ma a mio avviso, non c’è differenza tra una vinificazione di qualità e una vinificazione bio, la differenza la fa l’uva.
    Certo che a questo punto dovrei definire vinificazione di qualità… me ne rendo conto, diciamo, per non scrivere un libro ;o) , che conosco tanti produttori [u]non bio[/u] che vinificano secondo criteri che saranno sicuramente dentro le future regole di vinificazione bio. Il cosidetto buonsenso quando l’uva è di qualità… per esempio le dosi basse di SO2, ma non è un esclusività bio etc

  36. C’è un metodo per migliorarsi e migliorare il "progetto bio", che è quello pratico. Scambiarsi tra produttori le informazioni è il metodo più efficace per fare una sintesi costruttiva. Siccome son tutti percorsi nel tempo, quello bio ma anche la nostra vita, avere relazioni con gli altri è sempre proficuo. Senza cadere nel "ne so più io, io son più bravo", apro un breve post per scambiare le nostre conoscenze.

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