I metodi di conduzione

Pensando a tutto quel che è uscito nel precedente post, può essere utile ai vignaioli ma anche interessante ai “winelovers”, descrivere alcune metodologie di conduzione bio- (quando scrivo bio- significa biologico e biodinamico: io non faccio distinzioni) che i vignaioli praticano da più o meno tempo.

Per quanto mi riguarda, inizio il primo trattamento solo dopo il verificarsi del triplo 10 (10 mm di pioggia, 10 c° di minima giornaliera, 10 cm di tralcio). Poi intervengo sempre dopo le infezioni secondarie che, secondo le condizioni, varia da poche ore quando le temperature sono elevate, a diversi giorni quando le temperature sono basse. Questo aspetto pare sia controverso, poichè ultimamente sento che le applicazioni di rame vengono eseguite preventivamente. Personalmente amo il Solfato di Rame (Poltiglia bordolerse) ma negli ultimi anni sto usando anche il rame metallo. Ho provato prodotti a base di equiseto e argilla (Mycosyn, che Antoine usa regolarmente), ma l’ho abbandonato in quanto generalmente non supero i 4 kg di Rame per ettaro annuo (Il limite è 6 kg se non sbaglio). Inutile dire che la conduzione agronomica è fondamentale per la riduzione di qualsiasi prodotto antiparassitario: l’energia bassa è requisito indispensabile per una miglior conduzione bio-. L’anno scorso, non mi vergogno a dirlo, ho avuto però serissimi problemi (perdita del 75% di produzione). Quest’anno sento parlar bene dei fosfiti di potassio… ma ancora commercialmente non sono molto presenti. Io mi servo dal Consorzio Agrario, che ancora non ha nella linea questi prodotti, poichè, secondo le loro argomentzioni, non sono ancora una “sicurezza”.

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57 pensieri riguardo “I metodi di conduzione”

  1. Caro Paolo non ti allarmare se parteciperò poco parto per una piccola settimana di presentazione del vino in svizzera.
    Ai tuoi tre 10, puoi aggiungere un dato poco conosciuto, e che nelle 10 ore di bagnatura ce ne vogliono 7 di buio perchè germogli e parta il 1° attacco.
    A presto

  2. Buon giorno Paolo,
    è sicuramente interessantissimo scambiarsi idee e informazioni "tecniche" fra produttori. Sicuramente meglio dell’eno-gossip tipo il falso Brunello o i tre bicchieri o le 5 bottiglie date o non date.
    Venendo ad argomenti più seri, ti dirò che io tratto nel tuo stesso modo; all’inizio però uso i ditiocarbammati (orrore!! 🙂 ) perchè, conferendo anche parte delle mie uve ad una cantina cooperativa, loro se ne sbattono dell’uva bio e non ti pagano la differenza, ergo il metiram costa meno del rame…..considerando il fatto che le nostre uve ce le liquidano a 20-24 €/q.le, purtroppo non abbiamo molto margine, e io sono in una zona dove mi sogno per il fresco le rese che fanno nelle pianure "vere" (quelle da 300 e passa q.li/ha). Poi appena sfioriscono i grappoli, passo al rame e così generalmente fino alla fine di Luglio. Dopo sospendo tutto a meno che non ci siano annate tipo 2002 o 2005 dove vado avanti con il rame fino a metà agosto; non posso continuare oltre perchè il Sangiovese qua da me è ben più precoce che da voi e quindi ci sono i soliti rischi di non rispettare i tempi di carenza. Per l’oidio uso sempre e solo lo zolfo; all’inizio uso quello bagnabile e poi dalla sfioritura in avanti quello in polvere; solo alla fine ritorno a quello bagnabile. Purtroppo la mia è una zona "sfigata" perchè l’oidio picchia come da voi e la peronospora come in Veneto e in più c’è anche il problema grossissimo della tignola che sferra dei pugni alla Mike Tyson.
    Sui fosfiti di potassio io non posso parlarne che bene. Lo scorso anno li ho usati in abbinamento ai trattamenti per la peronospora e devo dire che ho limtato tantissimo il n. di interventi. Io ho trattato solo 9 volte in tutto e non ho avuto alcuna perdita di prodotto; altri hanno trattato anche 14/15 volte e nonostante tutto hanno avuto dei problemi.
    Avrei altre cose di cui parlare, ma non voglio essere troppo prolisso. Magari quando vengo a trovarvi avremo sicuramente di che discorrere; specie sulle attrezzature da usare nel sottofila, io ho una fresa interfilare, ma mi ha fatto venire la cervicale e ho dovuto smettere di usarla 🙁

  3. Il primo 10 si riferisce a 10 mm di pioggia (con i 10 cm di traklcio e temp minima superiore a 10 C°).
    Suppongo che quanto tu dici si riferisce alla bagnatura fogliare che deve essere per almeno 7 ore al buio…
    confermi?

  4. Interessante. Devo dire di fare grosso modo come fa Paolo, anche perchè mi ha insegnato lui ! Trovandomi in una zona più sottoposta a peronospora e forse meno ad oidio, rispetto a Caparsa ho scoperto molto presto che occorre imparare ad operare nel proprio di territorio che è sempre un caso a se stante. Uso l’idrossido di rame, quando necessito di un’azione più energico, altrimenti il solfato tribasico. L’anno scorso ho usato il bentoram che è un rameico con bentonite come adesivante che ha il vantaggio di avere pochi co-formulanti ignoti: in molti preparati ci sono sostanze dalla composizione ignota e che dovrebbe insospettire.Per questo motivo anche per quanto riguarda lo zolfo cerco di usare prodotti ricavati da miniera: molti "zolfi" commercializati (in polvere e bagnabili) sono derivati del petrolio e pertanto sarebbero da evitare. Non ho mai usato il fosfito di potassio in quanto lo ritenevo "non autorizzato" ancora in Italia per l’agricoltura bio pur se molto usato in Germania. Comunque la lotta anticrittogamica per me essenzialmente è fatta di molto lavoro "in verde" per mantenere la chioma nelle migliori condizioni possibili per quanto riguarda arieggiamento,faccio trattamenti a basso e bassissimo dosaggio, ma all’occorrenza frequenti, anche perchè in 4 ore riesco a trattare tutti i 5 Ha di vigneto che ho. In annate favorevoli questo è soddisfacente, ma in altre, piovose, credo che il "carbon footprint"sia eccessivo anche se i risultati in termini di sanità eccellenti.
    Non posso non citare Ruggero Mazzilli, per inumerevoli "dritte", un bravissimo agronomo che gestisce la Stazione Sperimentale per la Viticoltura Sostenibile (SPEVIS) che opera, spesso senza compenso,nel territorio del Chianti Classico e che grazie alla sua opera infaticabile fatta di professionalità e passione potrebbe raggiungere l’obbiettivo di rendere adirittura "biologica" l’intera sottozona di Panzano coinvolgendo produttori fino a ier l’altro strenui sostenitori del diserbo e del sistemico oltre a divulgare la cultura della viticoltura biologica.
    Infine Antoine, d’accordo sei in Svizzera a lavorare, ma spero che potrai spiegarci un po’ di più sulla lotta senza rame. Vero ? Ti attendiamo 🙂

  5. …certo con uve a 20-30 euro a quintale e produzioni limitate da disciplinari ”fantasiosi”..forse sarebbe meglio prendere il contributo della potatura verde ai grappoli” dicono 3200 euro ad ettaro ..e poi risparmi di trattare ,lavorare,e concimare,sfogliare, ..tanto ”va buttata giù”..(magari dopo aver preso” il contributo x impiantare le viti”….e forse il contributo bio o lotta integratata ..) meditate” gente” ..,meditate…

  6. x ulteriore precisazione leggo che il contributo bio o lotta integrata non va preso ,ma tutto il resto si può fare ”basta che il vigneto sia in buone condizioni vegetative”..

  7. Ecco,
    questo è il vero problema dell’agricoltura italiana. Per non parlare dei contributi per gli arricchimenti dei mosti etc. etc.
    Ma non andiamo OT, parliamo di conduzione agricola, che dovrebbe essere per noi viticoltori l’argomento di base e più importante; tutto il resto è inutile, solo l’uva conta.

  8. …ci mancherebbe l’uva conta…per noi…ma non” per chi comanda” ,a quanto pare….il ”rito ”di ”buttarla x terra ” è anche offensivo ..secondo me abbiamo superato veramente ogni limite …e per rimanere in argomento ..chi comanda vuole questo tipo di conduzione …come quando seminavamo il girasole nei nostri campicelli e ci davano un milione di vecchie lire ad ettaro ..per non raccogliere niente…

  9. Una umilazione. Dare contributi di 3.200 euro a ettaro per buttar via l’uva (tutta) per non produrre è una metodologia sporca. Qui si vede come i furbetti agiscono: dichiarazioni di produzione fasulle e poi, quando il sistema crolla a causa dei troppi furbetti, si fa in modo col politico di turno di guadagnarci ancora con questi sistemi. Per fortuna riguarda solo i vigneti convenzionali, non quelli bio. Comunque facendo un rapido calcolo se producessi 100 Hl di vino a ettaro e lo vendessi a 30 centesimi il litro (= 3.000 euro, che è una cifra irrisoria se il vigneto è condotto bene) è molto più conveniente aderire alla "potatura verde totale". Questi raginamenti li fa solo chi non è appassionato di vigna e di vino, chi lucra, chi vuol fare il furbetto. Questa gente è l’ora che sia spazzata via! I nostri soldi, i soldi della collettività, devono essere investiti per coloro che amano la vigna e il vino, nonostante le difficoltà, nonostante tutto.
    Se per fare il bio, c’è un contributo di circa euro 500 a ettaro, come si può pensare di dare 3200 euro a ettaro per non produrre?
    Programmazione, cultura, serietà: tutto a monte. Credo che ci saranno proteste diffuse…

  10. credo che sia importante informare tutti i ..contribuenti…di come vengono spesi i soldi”dati per aiutare l’agricoltura”(denaro da circolo..” tortuoso”..”bruxelliano”).

  11. Il problema è che per i vini "da cisterna" lo scorso anno da noi pagavano 25 cents/lt. vale a dire 25 €/hl, come si può pensare di fare agricoltura in questo modo? La mia avanzatissima regione , nel voler essere sempre la 1a della classe, che ha fatto? Contributi per la potatura verde non recepiti e quindi….avanti con le produzioni della pianura ravennate, bolognese e modenese (400 q.li uva per Ha mal che vada), ma dico io si può andare avanti così? E un povero sfigato come me che al max. , a mettergliela tutta, fa 150 q.li (per l’uva da conferire alla cantina cooperativa) cosa deve fare? Chiudere bottega? Capisci adesso Paolo perchè ti avevo chiesto quanto costa la terra dalle vs. parti?
    Pensa che adesso sto scacchiando del Sangiovese che conferisco alla cantina sociale….lo faccio solo per mantenere una potatura pulita….sai con quale voglia…..
    Ciao.

  12. Per tornare al quesito originario del post vorrei aggiungere che qualunque tipo di lotta si sceglie, prima di proteggere la vigna e l’uva, bisogna preservare la tranquillità mentale del viticoltore per dormire sonni sereni anche quando le avversità attaccano forte: è qui il difficile! Facile affidarsi (a parole) a un sistema o ad un’altro, ma poi metterlo in pratica, e mantenere una "calma olimpica"quando fuori imperversa la tempesta, con il pensiero di poter perdere tutto il raccolto, è tutt’altra cosa ! Chi vuole provare il biologico deve innanzittutto superare questo non indifferente ostacolo, salvo scoprire che poi che se lo fa, in genere le cose sono molto più semplici e soprattutto molto meno rischiose di quello che si potrebbe essere portati a credere.

  13. Verissimo, io ci sto pensando dal lontano 2000; ho ancora qualche paura, ma sono convinto oramai di essere pronto. Credo di conoscere le mie vigne e le loro risposte in 16 anni che ci giro in mezzo.
    PS
    Come macchina per i trattamenti uso un nebulizzatore KWH (vecchio come me): oltre al fatto che mi permette di usare 2 hl H2O/ha, mi consente anche di ridurre le dosi dei prodotti fino al 40% (cioè ne utilizzo il 60%), vale a dire per un prodotto che va adoperato ad es. a 200 g/hl, vado a 120 g/hl. Non male no?

  14. Si Gabriele il KWH va bene, ma per mia esperienza devi dare minimo 400 litri/Ha con i prodotti bio-, affinchè la copertura, solo di contato, sia efficace.

  15. Mario,
    il calcolo può apparire complesso; spero di essere chiaro.
    Quando intendo che la dose/hl è più bassa lo dico come se si usasse un atomizzatore normale, cioè di quelli ai quali occorrono c.ca 8/10 hl di H2O/ha. Supponiamo (per fare un conto semplice) che del prodotto tal dei tali con un atomizzatore convenzionale ne occorra usare 100 g/hl; in un ha (a stare larghi) ne occorrerebbe c.ca 1 kg.
    Quel kg lo riporto su 200 litri d’H2O (anzichè gli 800/1000) e anzichè usarne, appunto 1kg, ne uso solamente 600 g; alla fine ti viene una dose/hl effettiva di 300 g/hl di prodotto, ma li distribuisci in realtà in mezzo ha.
    Spero di essere stato comprensibile. Chiedetemi delucidazioni se non son stato abbastanza chiaro.
    @ Paolo
    Io uso solo prodotti di contatto e non sistemici, anche usando 200 lt/ha di H2O, non ho mai riscontrato problemi anche con lo zolfo bagnabile e il solfato di rame che sono di gran lunga i prodotti che uso di più….non sono gli stessi che usi tu?

  16. Per il Sangiovese che vinifico le rese sono quelle anche a casa mia……se andiamo sul Merlot, l’Ancellotta e il Cabernet Sauvignon, raggiungiamo si e no i 30/35 hl di vino/ha…. 🙁

  17. Il Kwh è un’ottimo atomizzatore. Io uso un CIMA da 600litri trainato da un Lamborghini 990F e vado in 3a spezzata cioè a 6,2Km/h. Uso un volume di 250litri/ha per i primi trattamenti per poi passare a 300l/ha più avanti. Non so se faccio bene o male ma per calcolare le dosi di rame ho sempre considerato 100gr/Hl = 1kg/ha indipendentemente dal volume di acqua. In realtà poi uso sempre il 70% di questa cifra salvo momenti di pressione particolarmente elevata quando uso la "dose piena", (che poi è quella minima indicata in confezione.) Credo che la dose di prodotto vada sempre considerata ad Ha, indipendemente dal volume di acqua che si usa per distribuirlo: l’unica variabile semmai è nei vigneti ad interfilari più stretti che evidentemente ha più metri lineari di vegetazione rispetto a vigneti più larghi ad ettaro e pertanto necessita di una dose un po’ maggiore.

  18. Gabriele..secondo me quello che ha detto Cristiano è la prassi più utilizzata o comunque più consigliata dalle ”multinazionali” produttrici di ”fitofarmaci”..ma io attendo Antoine che ci potrebbe dare più consigli biologici o biodinamici…è già piovuto oggi..e un ”avvelenatore convenzionale ” come me ne ha bisogno..

  19. Mi viene in mente quando cominciai ad usare il KWH calando la dose al 60%; i vari "tecnici" di Consorzio agrario et similia, incominciarono a dirmi: "con quel coso lì si prendono solo le malattie…..se poi cali la dose minima indicata in etichetta allora noi non ne rispondiamo! Sono affari tuoi se ti trovi la peronospora nel campo……ci vedremo quando non avrai raccolto niente!".
    Dopo essermi adeguatamente toccato i maroni, dissi che l’imprenditore ero io e che i rischi me li assumevo io…come se loro fossero stati stipendiati da me……
    Da allora non ho mai cambiato e mi sono sempre risparmiato un sacco di soldi nei prodotti e, ovviamente, ne ho sparsi in giro molto di meno…..
    Ettecredo che loro si inalberavano, dovevano venderli!
    Le multinazionali dei fitofarmaci non ti diranno mai di calare la minima dose indicata in etichetta…casomai ti dicono di alzarla! Sennò come fanno a vendere?

  20. giusto..”il sospetto c’è”….però ..trattamento”leggero” vuol dire più ripetuto in normali condizioni ”piovose/umide”?

  21. Non c’entra molto, ma scrivo lo stesso. Ieri ha piovuto circa 5mm di pioggia e stanotte altri 5mm, la temperatura è scesa come minima a 9,5°C e quindi si suppone che l’infezione primaria della peronospora ancora non sia partita. La vegetazione nella vigna nuova ha germogli di 30-40cm, mentre nelle vigne vecchie è molto più indietro, è tutto inerbito e ancora non ho sfalciato nulla. I vicini hanno trattato tutti, ma visto le temperature non tratto e attendo…

  22. …poi in fondo cosa rischi… se sei non bio ti accorgi che hai sbagliato hai tempo fino al 16 maggio(e magari rinviano di qualche giorno ) per chiedere il contributo della”vendemmia verde comunitaria-regionale” (non quella pratica del diradamento) quindi 3200 euro puoi sempre averli .. 🙂

  23. Sono bio… A proposito sono nella zona nord del Chianti Classico a 300m in una zona assai più soggetto alla peronospora rispetto a Paolo.

  24. 3200 €/ha? Ho capito bene?
    Ecco perchè in Puglia e in Sicilia il # di domande è alle stelle….considerato quanto l’uva viene loro liquidata….
    Chissà perchè in Emilia Romagna le domande non si possono neanche fare…..

  25. ..la toscana è la prima regione,pare,ad attuare ”la vendemmia verde totale”..comunque se ci sono soldi conviene aspettare a trattare.. fare la domanda entro il 16 maggio,attendere fiduciosi nella buona stagione ..poi ai primi di giugno.credo e mi pare di aver letto,eventualmente rinunciare..se non hai avuto principali attacchi di peronospora sul grappolo e /o …grandine….ma non vi assicurate ..mi raccomando 🙂

  26. Allora, io ho provato con il basso volume a riferire le dosi del rame in stessa concentrazione riferita ai 10 Hl/ha di acqua. Grande rispamio, ma non ha funzionato bene.
    Quindi, se in etichetta c’è scritto da 250 gr/hl a 400 gr/hl, significa che in un ettaro va dato da 2,5 kg a 4, 0 kg di prodotto indipendentemente da quanta acqua si usa.
    Il giochino per ridurre i trattamenti è usare le dosi minime quando non c’è pressione della malattia e massime quando la pressione è alta. Inoltre io tratto sempre DOPO le piogge infettanti (di solito dai 3 ai 6 giorni) per cui se non piove non tratto. Occorre però considerare le "guazze" come piogge infettanti. In ogni caso una centralina meteo aiuta molto. Costano ora circa1800 euro, molto meno di qualche anno fa. Io ho usato per 15 anni una Silimet computerizzata con modelli di calcolo delle infezioni, ma ora è fallita e sono due anni che non la adopero, in attesa di acquistarne un’altra. Nel mentre, mi affido alle centraline vicino consultabili in internet che segnalano i dati sensibili: temperatura media max e min, pioggia, bagnatura fogliare, umidità relativa. In toscana un buon sito al riguardo è:
    http://agroambiente.info.arsia.toscana.it/arsia/arsia

  27. Avrei una proposta. Perchè non teniamo una specie di diario dei trattamenti in cui indichiamo quando trattiamo, con cosa e la situazione meteo che ha preceduto? Eventualmente si potrebbe indicare lo stato sanitario della vigna. Occorre ovviamente sincerità !
    Anch’io cmq tratto con il rame come curativo di una presunta infezione in incubazione e sarei curioso sapere come va gestita la lotta invece usando i vari silicati che invece hanno SOLO azione preventiva diciamo meccanica contro il patogeno accoppiato però ai corroboranti tipo propoli e altro che invece dovrebbero aumentare le autodifese delle viti.
    Ho anche molta curiosità per il fosfito di potassio che mi risulta come tuttora "non ammesso"in agricoltura bio. Qualcuno sa qualcosa a proposito ? saluti

  28. Cristiano, la proposta è interesasante, ma la piattaforma blog non è adatta. Meglio un forum. Ce ne sono a giro alcuni gratuiti, oppure si potrebbe sentire Davide Bonucci col suo forum Enoclub: se ci apre una discussione dal titolo: "i trattamenti dei vignaioli" potrebbe essere più semplice. Si accettano suggerimenti.

  29. …se si aggiunge ..ai trattamenti..”.dei poeri vignaioli”…io ci sto…. 🙂 non sapevo di essere vicino a Cristiano Castagno…

  30. …primo trattamento non bio domattina con forum R e topas ”avanzato”..ma scusatemi, sarei tentato a prendere i 3200 euro e aspettare a trattare x notizia dico che ho venduto l’altrogiorno una partitina di vino atto a divenire c.c.2010 a 140 euro/hl..praticamente la metà di pochi anni fa..

  31. Mario, dov’è che stai ? Siamo vicini ? Se non erro le previsioni parlano di pioggia a metà settimana, per ora visto le temperature minime con molte probabilità non c’è ancora stata l’infezione primaria e quindi solo se le temperature minime salgono sopra i 10°C e dovesse piovere abbondantemente, solo allora magari a fine settimana potrebbe essere consigliabile fare un trattamento. Almeno questo è quello che farò io, anche perchè nella vigna nuova i germogli (incredibilmente) saranno all’ultimo filo ! Saluti

  32. Al momento, non c’è infezione primaria a Radda. Io tratterò con lo zolfo bagnabile "Tiovit" a 4 kg/ha e "Grifon più" (Cu28%) a 2,3 Kg a Ha. Fine settimana o prossima? Vedremo le condizioni meteo dei prossimi giorni. (Curioso constatare che alcuni hanno già fatto due trattamenti…)

  33. …quando vedi il o i vicini trattare..poco dopo..lo fai anche tu….se non lo fai cominci a sentirti”un escluso” dal club dei bravi trattamentisti” questo è opinione diffusa ”ed ignoranza”… infatti oggi tratto..dopo aver visto e sentito ”rombanti atomizzatori ”in zona ..

  34. Ciao tornato, non faccio molto diverso da voi. Per me intanto il successo di diminuire il rame e poi sostituirlo con Mycosin, non è legato solo al prodotto. parte dalla potatura, che cerca di equilibrare la pianta, concimazione che serve principalmente a sostenere l’inerbimento permanente e portare vita al terreno, macino i tralci nel campo da quasi 30 anni però aspeto che ci sia abbastanza erba dopo aver concimato con letame umificato del commercio, in modo di aiutare ad avere materia organica mista, aiuta a "digerire" un po tutto, poi uso una spollonatrice della Braun in modo di avere rapidamente un ambiente aerato in caso di periodo rischioso in primavera, e cerco di lavorare i tralci in modo che stiano il più verticale possibile, cimo la prima volta tagliando solo pocchi centimetri in fioritura o subito dopo (dipende dalla crescita) e la seconda volta dopo l’invaiatura (certi anni devo farne un altr intermedia ma è piutosto un eccezione).
    Più o meno per la decisone del primo trattamento faccio come voi, aiutato dai dati di una centralina meteo, minimo di 12°C di temperatura media, bagnatura di 10 ore di cui 7 devono essere di buio, lunghezza del tralcio non mi importa inquanto è sempre di più di 10cm. Dopo questo "espisodio" so che c’è stata la prima infezione… se il tempo è bello e secco aspeto di vedere in vigna una prima macchia e solo allora faccio il trattamento di coppertura con Mycosin 6kg/ha sempre miscelato con zolfo bagnabile 2-3kg/ha. Se promette brutto faccio un trattamento di copertura.

    Per i trattamenti successivi guardo dalla centralina meteo, i periodi di possibili infezione ( bagnatura – in quanto dopo la temperatura è quasi sempre sufficiente ed usando la curva di un grafico di incubazione (che non so incollare qui) faccio il trattamento prima della "fioritura" della peronospora.
    nel 2010 ho fatto – 7 trattamenti e perso 1/2 raccolto, nel 2009 – 2008- 2007 5 trattamenti e avuto il raccolto pieno.

  35. Molto interessante Antoine. Grazie. Trovo interessante il fatto che guardi la temperatura media (12°C) e non, mi pare di capire la temperatura minima. Stamane per esempio la temp. min. è stata da me di solo 5°C ma sicuramente oggi le massime sono piuttosto elevate forse tali da raggiungere "una temp. media di 12°C". Per ora io non tratto (e non ho ancora trattato), chissà ? Per quanto riguarda il resto : cimatura, trinciatura sarmenti devo dire di fare più o meno come fai tu, però da due anni non concimo più e faccio sovesci a filari alterni (orzo/favino) anche perchè il "guanito" che usavo costa davvero troppo.Ho intenzione di cercare di compostare la vinaccia/feccia e raspi. Vedrò.
    L’anno scorso ho fatto ben 14 trattamenti (!!) usando meno dei 4Kg/Ha di rame metallico e non ho avuto perdite di prodotto nonostante una parte del vigneto 30% era colpito da peronospora essenzialmente solo sulle foglie però. Ad onor del vero avevo a settembre una produzione elevatissima che ho dovuto selezionare tantissimo (40% in terra) per via di un attacco di botritis non indifferente dovuto alla tignoletta. Alla fine dei conti ho fatto 42Hl/Ha, ma ho bruciato troppo gasolio per essere soddisfatto. Nel 2009 ho fatto 9 trattamente,nel 2008 8. Raccolto più o meno sempre ai soliti livelli.Attualmente non ho centralina, ne software e uso "strumenti analogici"…pluviometro e term.di max/min. Dopo l’infezione primaria praticamente salvo momenti particolarmente asciutti dopo la fioritura tratto ogni 8-10gg.Ciao.

  36. Allora, per quanto mi riguarda ieri ho fatto il primo trattamento a dosi minime (ca il 20% del minimo in etichetta) di rame ossicloruro e zolfo bagnabile (minima dose in etichetta). Volevo trattare con solo zolfo, ma poi ho pensato che era conveniente allegare anche il rame nello stesso tempo. Non ci sono condizioni da me della peronospora, ma a poche centinaia di metri è piovuto molto ieri. ho deciso di fare così poichè la prossima settimana sono occupato e a volte decidere non in emergenza è utile. L’anno scorso con 5 trattamenti ho perso il 75% di produzione, naturalmente non solo causato da peronospora ma anche da grandine e ritardo vegetativo, ma un buon 40% la peronospora ha tagliato…

  37. Vorrei aggiungere una riflessione sulla strategia di lotta di Antoine. Ho sempre pensato che il Mycosin (silicati se non sbaglio) avesse un’azione ESCLUSIVAMENTE preventiva e NON curativa, invece apprendo che Antoine usa il prodotto quasi come il rame ossia procede al trattamento SOLO quando c’è una certa percentuale di incubazione della peronospora già in atto. Quindi il Mycosin avrebbe una certa azione curativa. Ho capito bene ?
    Paolo-appena le minime si alzano tratto anch’io, ma per ora no !
    Ciao

  38. Io sarei contento se qualcuno facesse un po di ricerche e desse spiegazioni su come funziona il Micosyn.
    Mi sono fatto la mia idea ma potrebb essere del tutto sbagliata!
    Essendo a base di argilla (ricca di alumina) ho pensato che potrebbe essere la liberazione di qualche ione Al con l’aiuto dell’acido citrico che agisce. poi c’è lievito ed equiseto, il lievito probabilmente partecipa a attacare i zuccheri del fungo???
    Ho già sentito qualcuno dire, si ma il ione Al è peggio del rame, secondo me se fosse l’aluminio che è attivo è un argomento non valido, nel senso che, se si libera Al dall’argilla con l’acido citrico, significa anche che nel terreno c’è un via vai di questi ioni Al, naturalmente scambiati nel terreno, dove si trovano acidi organici, umici anche più potente del citrico, per cui quando cadono le foglie quei 30 – 40 kg di argilla che hai spruzzato ad ettaro e all’anno ritornano ad essere terreno naturale.

    Quanto al curativo, preferisco vederlo come preventivo, e dunque cerco di intervenire prima della fine del periodo di incubazione, lo salto (il periodo di icubazione) solo la prima volta in quanto la prima infezione è molto sporadica e raramente invadente. Ma su questo punto so di prendere un rischio, mi è andata bene quasi 30 anni a parte l’anno scorso, ma con grandine etc era per me eccezionale, la prima volta in 30 anni anche per la grandine….

  39. Mi sono permesso di inviare il link di questo post a Ruggero Mazzilli, un agronomo specializzato nel bio…credo che la cosa potrebbe interessare. Liberarsi dal rame è un traguardo ambizioso ma doveroso per ogni viticoltore bio.
    Ciao

  40. cosi per info, forse sarebbe meglio non saperlo….
    In svizzera ho saputo da un architteto, che visto il tasso di rame e di altri antiparassitari, è vietato usare il terreno di una vigna quando fai un movimento terra per fare un giardino o cose simile intorno ad una villa…..

  41. il problema rame nacque prima del bio anni fa su terreni vitati da [u]secoli[/u] (i romani erano passati, se no ve la prendete pensando che il vino si fa solo in Italia…;-) ) lungo il lago di Zurigo, c’erano grossi problemi di vita del terreno, niente lombrichi, era la più vistosa… si fecero analisi ed era dovuto all’acumulo di rame, il rame si acumula e basta nel terreno è un metallo pesante, per cui 3 anni o 50 cambiano pocchissimo!

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