La mia Vigna di 46 anni

Oggi è iniziato il lavoro di selezione massale del Sangiovese (e dellla Malvasia Bianca e del Trebbiano) nella mia vigna di 46 anni. Questa vigna era già impiantata quando mio padre acquistò Caparsa (1965) e fu innestata da innestini professionisti di quell’epoca, uno dei quali mi ricordo il nonno di Riccardo Porciatti, attuale conduttore di Casa Porciatti, alimentari di prodotti tipici a Radda in Chianti. In quell’epoca era uso piantare il piede resistente alla fillossera, da portainnesti americani per lo più provenienti dal Sud Italia (come la Sicilia), e poi innestare con cloni selezionati  quà e là tra le viti delle colline limitrofe di Radda in Chianti, tra i vari contadini che coltivavano la vite.

Tra l’altro aggiungerei che questi cloni sicuramente risentono dell’influenza del periodo etrusco, testimoniato dall’area archeologica di un insediamento etrusco ellenistico del Monte alla Croce, poche centinaia di metri da Caparsa. La produzione di vino nel villaggio è testimoniata in maniera significativa dal rinvenimento di acini d’uva combusti esposti al Museo Archeologico del Chianti Senese, e delle tracce di un torchio vinario.

La procedura della selezione, iniziata oggi, mi porterà tra una decina d’anni alla produzione di vino di Sangiovese antico in circa un ettaro e mezzo di nuovo vigneto. I passaggi saranno i seguenti: oggi prima selezione delle migliori viti, tra una ventina di giorni ulteriore selezione per eliminare quelle viti che potrebbero avere accumulo di virosi o malattie in genere, verificando il viraggio della pigmentazione delle foglie. Successivamente si procederà all’innesto su portainnesti idonei e, tra alcuni anni, all’impianto di un primo filare. Dopo qualche anno verificheremo le migliori qualità di quel singolo filare e finalmente potremo piantare la vigna. Tempi necessari: tra gli otto e i dieci anni. Tanto? no, in agricoltura i tempi sono questi.

Quindi la mia vigna, ancora in produzione, da me rinfittita una quindicina di anni fa, conserva ancora una storicità secolare che proviene dai luoghi circostanti. E’ l’unico esempio rimasto tra le colline di Volpaia, S. Maria Novella, Albola, Radda e Monteraponi in quanto tutte le vigne intorno sono state reimpiantate con vitigni selezionati recentemente da luoghi diversi e lontani. Nella vigna insieme al Sangiovese c’è anche il Trebbiano e la Malvasia Bianca Lunga del Chianti Classico, vitigni una volta usati tradizionalmente per fare il vino Chianti Classico. Oggi le viti a bacca bianca sono indirizzate alla produzione di Vin Santo Doc del Chianti Classico o a Igt Bianco Toscano, in quanto è vietato usare le uve bianche nel vino Chianti Classico, ma quest’anno produrrò il vero e antico Chianti Classico con le uve bianche e il Sangiovese, che non potrò dunque denominare come Chianti Classico, ma come Igt Toscano, alla faccia di chi vuol produrre Chianti Classico con i vitigni bordolesi. Una rivoluzione, se comunicata bene.

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14 pensieri riguardo “La mia Vigna di 46 anni”

  1. Grande Paolo, coraggioso e tenace.
    Dritto per la tua strada.
    Ricchezza dal passato per il futuro che vuoi.
    In bocca al lupo per la grande fatica.

    son troppo curiosa se non fossi così lontana ti verrei a dare una mano.
    ange

  2. Ciao Paolo, sono contento che ti ricordi di mio nonno. Forse esagerava, ma mi diceva sempre di aver innestato mezzo Chianti negli anni cinquanta/sessanta., prima di aprire la macelleria. Conservo con cura la sua cassetta di innestino da me in enoteca. Dentro ci sono ancora tutti i vari coltelli per i vari tipi di nesti e ci sono anche i segni del tanto lavoro… il manico è così consumato che è liscio come una pesca.
    Ne parlai anch’io nel mio blog: http://casaporciatti.wordpress.com/2008/09/25/linnestino/

  3. Ciao Paolo ! Sono Laura . C’ero anch’io quando fu innestata quella vigna : avrò avuto 12 anni e tu sei o sette. Non c’era solo Gigi Porciatti , l’innestino, ma tante altre persone perché era un lavoro a catena : mi ricordo alcuni della famiglia Bliotti, della famiglia Cioncolini ; ricordo il Tanzini Franco , che qualche settimana dopo avrebbe iniziato la prima classe di ragioneria e che lì tutti già chiamavano "ragioniere " ma che stava usando con disinvoltura una vanga per coprire di terra il punto della vite dove era stato fatto l’innesto . Per me ed anche per te , nati e vissuti in città quello é stato il primo approccio con un vero e proprio lavoro di campagna . Stavamo fissi lì nella vigna a guardare cosa facevano e soprattutto a chiaccherare e a raccontare barzellete…..certe risate ! Ogni volta che ho rivisto Gigi Porciatti , anche quando era molto anziano , mi raccontava "quelle" barzellette e mi diceva : ma quanto si rideva !
    Quelle giornate sono rimaste nel cuore e nella mente di tanti , purtroppo parecchi non sono più con noi !
    Ma le viti si clonano ! e rimangono le stesse ! Sono immortali ……..chissà se si ricordano di quelle risate …ciao

  4. Ciao Paolo, bella iniziativa, non c’è che dire ! Purtroppo sono rare come le mosche bianche ormai questi vigneti innestati sul posto prelevando materiale da vigneti della zona. Ricordo una vigna di questo tipo a Castellina In Chianti nell’azienda di Cellole. All’epoca feci un po’ di ricerca e scopri che era tutta su 140 Ruggeri con una composizione varietale incredibile, non una vite uguale a quella successiva,un’autentico minestrone: oltre ovviamente alle classiche viti chiantigiane c’erano viti di aleatico e altre ancora ignote, anche ai vecchi. Sita oltre i 500m slm con un’esposizione a sud pieno sorretta da un costone di roccia madre che la attraversava nel mezzo, una sorgente al centro, la vigna venne realizzata nel 1965 ruspando i terrazzamenti precedenti ed effettuando lo scasso con una specie di escavatore a canapo, roba da archeologia industriale.Questo vigneto che fece dei vini davvero memorabili sotto la tutela del mitico bicchierino venne disfatta all’inizio degli’anni novanta, ma fu imposto di dividerla in due con un muro a secco alto oltre dieci metri (!!), appunto lungo il costone di roccia madre, pensate che pendenza c’era nel vigneto che oltrettutto era a ritocchino, dopo 30 anni di lavorazioni le testate in fondo sparirono quasi sottoterra dal terreno dilavato, alla faccia del equilibrio idro-geologico !
    La vigna pur producendo uva incredibile era di gestione impossibile (era appunto un "minestrone")e oggi è quasi tutta piantata a merlot che oltrettutto surmatura quasi sempre. (!!!)
    Leggendo quanto hai scritto scometterei che la vigna originaria fu innestata da Gigi Porciatti.Saluti.

  5. Laura, con grande piacere leggo quanti scrivi in questo spazio.
    I tuoi ricordi sono simili ai miei, e credo sia molto importante sopratutto per chi non ha conosciuto quei tempi, ogni tanto ricordare da dove veniamo. La tecnologia con cui oggi scriviamo queste righe può aiutare i questo senso. Grazie dell’intervento!

  6. Cristiano, hai ragione: la vigna, che tra l’altro conosci bene, è stata innestata da Gigi Porciatti. Chi lo ha conosciuto, si ricorderà della schiettezza, oltre alla profondità e serietà della persona, profondo conoscitore delle colline di Radda a lui cara. Il suo lavoro di innestino, spesso duro per l’umidità e per le condizioni climatiche lo ha addirittura modellato fisicamente: tutti si ricorderanno le sue gambe arcuate forgiatesi stando piegato continuamente con un ginocchio a terra tra le zolle e i pendii non solo otto ma dieci o dodici ore al giorno,

  7. allora lo farò anche” io il vero ed autentico chianti classico storico” ..ho tanti filari di promiscuo..”1950 e precedenti”.. lo berrò alla faccia ”dei pionieri della corsa all’oro dell’ultimo ventennio”! 🙂

  8. Certo Mario, i piccoli produttori sono e devono anticipare le tendenze, anche perchè conoscono il proprio territorio. Con l’arte dell’artigianato possono tentare di essere alternativi al mercato dominante.

  9. Paolo,
    per la propagazione delle piante, ti affiderai ad un vivaista oppure ad un innestatore e poi ti farai seguire dall’osservatorio di malattia delle piante?
    No, perchè io non mi fido troppo dei vivaisti…..li vedo un po’ come un male necessario…tipo gli antibiotici….

    Di quante piante hai bisogno? Perchè io ho, in mezzo al trebbiano, delle piante di sangiovese (derivano dall’impianto precedente) che sono state riallevate e che sono di circa 40 anni fa e mi piacerebbe riprodurle….
    Visivamente non manifestano sintomi di virosi.

    Poi avrei un’altra domanda da farti a proposito dei vitigni ammessi nel disciplinare del Ch. Cl. :
    quando si decise di eliminare le uve bianche dal suddetto, ci fu qualcuno che votò contrario?
    E perchè inserire le varietà bordolesi quando con il "classico" hanno poco a che fare? La mia, sia chiaro, non è una provocazione perchè allo stesso modo nella mia DOC, il Sangiovese di Romagna, le uve bordolesi con la Romagna c’entrano poco (io le ho piantate, ma le uso per altri vini) anche perchè storicamente da noi, in associazione al Sangiovese, si è sempre usata l’Ancellotta (visto che, specie i vecchi biotipi, il Sangiovese aveva scarso accumulo di antociani) e/o al massimo il "negretto" che pare oggi sia identificata come "uva di Longanesi" che in pianura da noi viene utilizzata per produrre il "bursòn"….forse il vitigno che genera i vini più tannici in assoluto dopo il Sagrantino…..
    Il problema è che da noi (i soloni) si credeva che il sangiovese fosse un vitigno debole e avesse bisogno di migliorativi come i vitigni francesi, quando erano sufficienti abbondantemente i locali…..
    Quindi….non bastavano il Colorino, il Canaiolo, la Malvasia nera e/o le altre uve Toscane?
    Ciao.

    PS

    Hai cominciato la vendemmia del Sangiovese?

  10. Io mi sto avvelendo di un vivaista biologioco che tratta solo materiale biologico. Lonsi Vivai di Lonsi Carlo, Via Vittorio Veneto 2 – Crespina Loc. Cenaia 56040 Crespina (Pi) certificato BIOS, Codice IT BIO 005 X026.
    Lo conosco da anni e la sua esperienza mi assicura una bella affidabilità. Questo perchè so per certo che ogni vivaista fa quel che vuole e senza fidarsi non è possibile, come dici tu, capire se lavora bene o no. Solo la sua conoscenza è la discriminante.
    Quando fu deciso di cambiare il disciplinare abolendo le bianche e favorendo i vitigni bordolesi, so che ci furono solo alcuni voti contrari, io non c’ero. In effetti occorre riconoscere che le quantità bianche ammesse era prima venti, poi dieci e infine 5% ma molti produttori che vendevano ai commercianti allungavano troppo il sangiovese con percentuali largamente superiori con problemi di colore ma sopratutto di struttura del vino. Poi sicuramente la decisione derivò dall’influenza di Parker che premiava sistematicamente vini "ciccioni", e si seguì questa strada, rinunciando alla possibilità di utilizzare anche pochi punti in percentuale le bianche. Oggi le situazioni sono molto cambiate (quanta acqua scorre sotto i ponti dopo solo dieci anni!) e non ti stoqui a approfondire (cambiamenti climatici, bevibilità, storicità, alcoolicità, mercato con venti diversi, maggior abilità èer la qualità, ecc.), per cui ritengo che sia giunto il momento adatto per riproporre il loro utilizzo, anche alla luce del sistema ARTEA, (qui in Toscana, le superfici dei vigneti a Docg sono stati controllati per cui risulterebbe difficile fare cavolate.)
    A metà settimana inizio la vendemmia, il calo delle temperature, la pioggia di due giorni fà, mi suggerisce di iniziare, con un tempo finalmente decisamente autunnale.
    il report dell’andamento vendemmiale di Caparsa lo trovi qui: http://winefriend.org/it/home/tuscan-harvest-watch-2011/vendemmia-toscana/

  11. domani”battezzo” il mio raccolto dai chioppi .. sangiovese 1950 e precedenti,canaiolo anni 70 e poco anni 50 trebbiano oramai quasi rosa anni ’50 e precedenti malvasia anni ’50 e precedenti,altri (buonamico,canaiolo bianco,colorino sancolombano)e colorino ..anno 2005..forse ci sarà troppa bianca…farò ..un po di scelto..che percentuale mi consigli x la bianca ..?

  12. Col sangiovese io non supererei il 5% di Malvasia e Trebbiano, usando i grappoli più belli. Così dai una nota fruttata ma senza troppa acidità, che quest’anno sembra in generale che ce ne sia anche troppa. E’ solo un consiglio. Il resto, vedi te: Vinsanto, vino bianco…

  13. ..forse ne ho messa ” troppa”il 7-8%..molto canaiolo ..era stupendo….in alcool..dovrebbe darmi 13,50..sono circa 30qli d’uva spero che sia e diventi un vino alternativo ”al globale disciplinato” 🙂

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