Il Comune di Radda in Chianti contro l’ambiente

Il Comune di Radda in Chianti impedisce l’installazione dei pannelli fotovoltaici per la produzione di energia pulita.

In prima persona sto sperimentando questa dura realtà. Dopo molte esitazioni per motivi finanziari, avevo deciso di installare un piccolo impianto di 6 KW (circa 35 metri quadri di pannelli), sul tetto della cantina e della diraspatrice per contribuire alla diminuzione dell’emissione di Co2. Il Comune di Radda me lo impedisce. Motivo: Caparsa non rientra in una “categoria di appartenenza” che consente l’installazione (?). La normativa nazionale prevede una semplice dichiarazione di inizio lavori (sopra 5 KW la PASS, sotto la SCIA), il Comune di Radda non la recepisce. Tra l’altro il vicino Comune di Castellina in Chianti, richiedendo l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla Provincia, ha sempre autorizzato l’installazione degli impianti.

Perchè Radda si rifiuta di favorire la produzione di energia pulita? Perchè Radda antepone l’estetica alla protezione ambientale? Non sarà che mi si impedisce di realizzare l’impianto per meri, subdoli motivi burocratici?

Questo è un mistero, che davvero mi rende nervoso.

(Visited 51 times, 1 visits today)

14 pensieri riguardo “Il Comune di Radda in Chianti contro l’ambiente”

  1. Non arrendetevi!! E assurdo!! ma siamo a Radda,eh…ho degli amici ad Incisa che hanno istallato uno…auguri..susan

  2. Paolo non scorraggiarti, ero uno dei primi a richiederlo a Castellina, coprire una tettoia agricola, il tecnico che me lo ha installato ha lottato 2 anni per avere l’autorizzazione, ho perso tempo e anche finanziamenti, non l’incentivo in questa battaglia….
    Lo volevano a terra perchè secondo loro è brutto sul tetto… (anche se non si vede da nessuna parte questo tetto – si i caccia che ci passano sopra..!)

    Per cui credo che devi dare battaglia…. anche per mottivi economici ti abassa significativamente il costo della corrente, e i comuni si devono adeguare ad una visione coerente che mescola sostenibilità – attività economica – paesaggio!

  3. In Maremma abbiamo il problema opposto, li hanno fatti mettere ovunque, spesso a terra
    su terreni agricoli e in bella vista

  4. Da "vecchio" ambientalista penso che i pannelli fotovoltaici dovrebbero essere resi obbligatori sui tetti a tutti. Qualsiasi tetto. Il tetto, è uno spazio che utilizza già la proiezione dell’edificio, per cui non ha assolutamente impatti ambientali. Sicuramente non sul tetto del duomo di Firenze, ma anche su tanti tetti di edifici storici sarebbe utile. Come dice Antoione: solo un aereo caccia potrebbe avere cattive impressioni… sempre che non ci butta una bomba contro.
    Quindi: rendere obbligatorio per chi ha un tetto l’installazione dei pannelli legato a un risparmio programmato di rientro del capitale farebbe scendere i costi, migliorerebbe la situazione economica e, insiema al risparmio energetico, rappresenterebbe una indicazione di base per le nuove generazioni e il nuovo mondo che verrà.
    Poi, se devo aspettare due anni per avere il permesso, vadino tutti al diavolo, e nel peggior girone dell’inferno! AHHHHHHHH!

  5. Dimenticavo di dire che i pannelli a terra offrono grandi SVANTAGGI, sia in termini estetici ma sopratutto per i terreni sottratti a qualsiasi attività: edilizia, ricreativa, sistemazioni a verde, orti, ecc., o quant’altro. Da questo punto di vista valutare bene un’impianto a terra è molto importante. MA NON I TETTI!

  6. Ecco le novità: Il Sindaco di Radda mi ha convocato e insieme all’assessore all’Urbanistica (ed anche attualmente all’ambiente), con i tecnici comunali siamo arrivati ad una "strada" percorribile per l’autorizzazione all’installazione dell’impianto.
    Devo ammettere l’efficacia che ha avuto questo Post per far muovere le cose.
    La strada percorribile sarà quella di fare una "osservazione" dopo che il Comune adotterà il nuovo Regolamento Urbanistico a Febbraio, per permettere la realizzazione dell’impianto su quella parte di tetto di copertura agricola idoneo per l’efficienza energetica con minor impatto visivo e senza valore storico, dopo l’estate. Il loro NO, mi hanno spiegato, si basa infatti su una mappa del 1954 (1: 20.000 ?!) che non fotografa certo la realtà attuali delle cose e che confonde le coperture di pregio con quelle strettamente agricole.
    Dunque, la soluzione si è trovata, anche se con tempi relativamente lunghi.
    Resta il fatto che per la stesura del Regolamento Urbanistico, l’espressione applicativa del Piano Strutturale, e che pone dei grandi limiti a qualsiasi modifica allo stato attuale nel Comune, sono state impiegate mappature obsolete, senza rilevazioni in loco. Solo con le "osservazioni" fattibili per 60 giorni dall’adozione del Piano, il prossimo Febbraio, è possibile avere deroghe (se ritenute giuste).
    Questo aspetto è senza dubbio inquietante, poichè chi ha le conoscenze e le risorse per i geometri e gli architetti di fare osservazioni nel merito di ogni immobile o terreno, non ha problemi, mentre chi lascia correre per inesperienza o semplicemente per ignoranza, potrà avere dei problemi in futuro per ottenere qualsiasi autorizzazione.
    Sarà quindi importante che il Comune si adoperi con campagne di sensibilizzazione, affinchè i cittadini prendino visione e consapevolezza di quanto il Regolamento prevede, altrimenti dopo Aprile 2012 sarà troppo tardi

  7. Nel frattempo é uscita la notizia che i monaci dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, nel comune di Asciano, monteranno un impianto, a terra, di 5000 mq vicino all’Abbazia. Lo scempio é arrivato anche nelle Crete senesi?

  8. Non dobbiamo parlare di scempio, poiché non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca. Qualche compromesso bisogna farlo: meglio un’impianto a terra, (anche se sono molto più favorevole a piccoli impianti sui tetti che grandi impianti a terra) che emissione di Co2 prodotto da centrali termiche o atomiche…

  9. Intanto il tuo blog+la tua volontà hanno mosso un comune, e non è poco.
    Gli impianti a terra mi danno sopratutto noia quando sono montati su belli terreni agricoli pianegianti, come tutte le fabbriche e le zone industriali, che vengono piazzate sui migliori terreni agricoli di sedimenti ricchi e facili da lavorare.
    Se si mettessero su terreni impervii, e ci laciassero i terreni facili da coltivare, mi darebbe meno noia.
    Va be a noi viticoltori ci piace più i terreni poveri, ma siamo un eccezione.

  10. Tocca a me fare il solito rompic….o. In effetti i pannelli fotovoltaici sono brutti e se in qualche modo la "nostra"ricchezza deriva anche dalla bellezza del paesaggio, allora si deve prendere in considerazione che le cose sono, almeno un po’, in conflitto. Dire poi che che comunque danno dei benefici e un po’ come fare discorsi simili a quelli che a loro tempo vennero fatti quando per esempio fu costruito il grande molino a Castellina in Chianti, anche perchè non sono ancora stati risolti i problemi relativi allo smaltimento di questi benedetti pannelli fotovoltaici che dovranno pur esserlo tra una trentina d’anni, cioè quando non saranno più servibili, come anche il molino: fatte ovviamente le doversose proporzioni.
    Pare che stiano mettendo a punto una…vernice capace di generare energia elettrica. In questo caso basterebbe appunto verniciare una superficie esposta al sole. Fantascienza ?
    Comunque quello che non mi torna in questi pannelli fotovoltaici è che la cosa è subordinata ad un contratto con l’ENEL che mi pare chiaramente tagliato a misura per loro e che snatura in qualche modo qualcosa che poteva invece essere molto più vantaggioso per l’utente/cliente.Ciao

  11. Cristiano hai perfettamente ragione: non si può produrre energia elettrica SENZA autorizzazione di Enel! Alla faccia delle liberalizzazioni!
    Se io volessi produrre energia elettrica e inserirla nella mia casa se c’è Enel non si può fare, dovrei stracciare il contratto Enel e utilizzare solo la mia energia.
    Queste son questioni importanti.
    Per quanto riguarda il riciclo dei pannelli, non saprei davvero che dirti, sicuramente il riciclo è un problema, ma credo (spero) che le costruzioni dei pannelli siano state eseguite con la prospettiva del loro riciclo, altrimenti come farebbero ad avere il marchio di sicurezza?
    E comunque in generale la produzione di piccole energie, da più fonti rinnovabili, ritengo la strategia più idonea per uno sviluppo senza speculazioni. I contributi dati nel conto energia, poi, provocano l’interesse a costruire questi impianti con dimensioni di grande impatto, ma d’altra parte incentivano anche la diminuzione dei prezzi che compenserà la diminuzione o l’eliminazione dei contribuiti. Ma la parte più importante è arrivare a liberalizzare la produzione di energia! sarà possibile in questa società, così capitalizzata e controllata da pochi?

  12. Non entro nella simil-polemica della bellezza dei pannelli, che ha infinite faccette e casi unici, e anche soluzioni semplici.

    Ma il discorso ENEL che fate è abbastanza strumentale. Se vuoi produrti la corrente per te, puoi ti tocca solo avere una bella quantità di batterie e un sistema che ti permetta poi di trasformare la corrente accumalata alla tensione che hai scelto. Quando le batterie sono vuote spegni tutto…

    L’enel invece ti funziona da batteria, con l’incentivo, consumi la corrente che produci, e ti viene pagata a te, e tu quella quantità non la paghi a nessuno, per cui non solo è gratis ma l’incentivo ti permette di rimborsare l’eventuale investimento e questo per 20 anni.
    Se ne produci di più di quanto ne consumi te la pagano al prezzo che la compri a loro.

    Perchè vorresti un altro fornitore?

  13. Proprio ieri ho sentito che nell’ultimo decreto legge del governo, il ministro per l’agricoltura ha fatto divieto di installare impianti fotovoltaici sui terreni agricoli. Il decreto è già applicativo.
    E’ stata applicata la regola che mi sembrava giusta: meglio i pannelli sui tetti che a terra!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *