Abolite le Zone Svantaggiate

Le zone svantaggiatre, in agricoltura sono quelle caratterizzate da disparità strutturali e naturali.

I nostri nonni conoscevano bene la differenza tra queste zone e le zone agricole “privilegiate”, poichè per esempio le famiglie che lavoravano a mezzadria nei poderi svantaggiati stentavano, mentre nei poderi normali le famiglie potevano vivere dignitosamente. Ad oggi, poco è cambiato.

La pratica è evidente: chi cerca di produrre cibo in zone difficili, sassose o impervie, o declive o in situazioni di isolamento, quelle montagnose, quelle collinari esposte male, quelle insomma dove il costo di produzione di qualsiasi prodotto agricolo è alto, dove la produttività dell’ambiente è notevolmente inferiore alla media (magari il paesaggio bellissimo, ma viverci e lavorarci è dura..) è penalizzato. Queste zone che spesso hanno svantaggi specifici, e l’agricoltura è il solo mezzo per assicurare la conservazione dell’ambientre naturale, tutto questo non è più tutelato.

Oggi, con le recenti leggi, è stato abolito il riconoscimento di tali differenze.

AMEN, ma ricordiamoci tutti le conseguenze negative che potrebbe comportare questa decisione.

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30 pensieri riguardo “Abolite le Zone Svantaggiate”

  1. …come facevano a dimostrare che c’è un agricoltura più svantaggiata di quella svantaggiata? ..adesso infatti tutta l’agricoltura è svantaggiata…non potevano continuare a chiamarla solo una parte..

  2. 🙂 Mario, hai ragione. Ma cercando di interpretare le altre campane, l’agricoltura è cambiata semplicemente perchè è stata trasformata in industria e quindi la si equipara all’industria. Ma, inserendo questo aspetto produttivo, si sono annullate molte differenze dal passato: l’industrializzazione dell’agricoltura inquina il nostro ambiente, aliena le culture e le conoscenze di millenni, si usano 10 unità di energia per produrne una… e via discorrendo.
    Troppo pochi i veri agricoltori capaci di capovolgere la situazione… a meno che non finisce il petrolio!

  3. Hai ragione Paolo, oggi si vuole troppo equiparare la agricoltura all’industria…
    …un esempio sono tutte le varie vaccate che siamo costretti a seguire in ambito di sicurezza/burocrazia etc etc , ma non vado oltre se no non si finisce più…
    Comunque oltre all’abolizione delle zone svantaggiate c’è anche da pagare l’IMU sui fabbricati di pertinenza oltre che quelli abitativi residenziali…così non sanno che sarà la mazzata finale per noi…
    A tal proposito riporto quanto evidenziato dal collega Forlivese Stefano Berti sul suo sito (scusate il romanzo):
    Cit.
    "Il dibattito sull’impatto dell’Imu in agricoltura (che ormai è legge, ndr) entra sempre più nel vivo. Le organizzazioni agricole, da Confagricoltura a Coldiretti a Cia-Confederazione Italiana Agricoltori, parlano di un extragettito tra 1 e 1,5 miliardi di euro ma, viene il dubbio che siano stime “prudenti”. Anche noi abbiamo fatto il nostro calcolo “non scientifico”, ipotizzando un salasso, tra fabbricati e terreni, di 4-5 miliardi di euro. E ora anche il Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania fa capire che qualche cosa non torna e che forse, nell’urgenza di far quadrare i conti dello Stato, si son fatte le cose alla leggera, preferendo la logica del “meglio l’uovo oggi (il gettito fiscale portato dalla nuova Imu) che una gallina domani (la sopravvivenza di tante imprese agricole)”. Lo dice oggi, con altre parole, a “Il Sole 24 Ore”: “l’impatto dell’Imu è pesantissimo. Mi impegnerò perché venga modificata. A costo di sbatterci la testa. Non possiamo tassare anche le stalle sugli alpeggi. L’agricoltura non può tollerare un’ulteriore stangata fiscale. All’interno del Ministero dell’Economia c’è stata una lettura sbagliata dell’intera questione della fiscalità agricola. Al settore viene attribuita una ricchezza che non trova nessun riscontro nella realtà”. Insomma, come dire che all’Economia si sono fatti i conti senza l’oste. Anche perché al di là della valutazione del gettito che può venire dall’aumento dell’imposta sui terreni, che si può fare perché i valori e le superfici dei terreni agricoli, bene o male, si conoscono, il nodo cruciale è quello dei fabbricati agricoli strumentali che, finora esenti da tasse e registrati nel catasto agricolo, vanno ricontati, rivalutati e accatastati nel catasto civile. Un lavoro che si annuncia enorme, complesso e costoso per imprese e pubbliche amministrazioni e, che in definitiva, nessuno sa con esattezza quanti soldi potrebbe portare, da ora in poi, nelle casse dello Stato. Forse, pare di capire, più di quanti l’agricoltura effettivamente li possa dare. Ma ora, Ministro, si può davvero tornare indietro?"

    Ma possibile, dico io, che si debba muovere il ministro delle P.A.? E i nostri sidacati che cavolo ci stanno a fare?

  4. ….i sindacati …sono il nostro vero problema…!! in fondo loro ci possono anche gudagnare …faranno ”più servizi” ( a pagamento ”convenzionati con gli iscritti”)…cosa crediamo ..la troppa burocrazia nel settore agricolo è anche x merito loro..”più pratiche più lavoro e quindi più guadagno” (x loro)

  5. E’ vero Mario, hai ragione in pieno.
    Il problema è che loro non si rendono conto che poi andando avanti così, un bel po’ di aziende chiuderanno e loro rimarranno sempre con meno soci e quindi…"muore l’ospite ma muore anche il parassita"…

  6. Di solito do le bastonate al mio sindacato, la CIA, ma sull’IMU sembra che le tre organizzazione siano riuiscite a scrivere un testo unitario di protesta che è partito dalla Toscana, ma e poi stato adottato a livello nazionale.
    Oltre a questo si stanno creando (almeno in Toscana) delle deòegazioni comunali, che dovrebbero essere composti da rappresentanti delle 3 organizzazione e di agricoltori delle 3 organizzazioni per andare a parlare con i sindaci, perchè ormai è legge e dunque si deve agire sull’ultimo annello….

    Alla riunione di Siena ho sentito alleggiare, una rabbia e forse una disponibilità di manifestazioni dure….. personalmente su quello e l’adesione massiccia e duratura ho qualche dubbio…

  7. Sui sindacati agricoli io la penso così:
    I sindacati, finchè facevano quasi esclusivamente i sindacati mantenendosi con i soldi delle tessere degli associati, potevano senz’altro esercitare l’utile lavoro di rappresentanza della categoria. Quando hanno cominciato ad erogare servizi, e attualmente sono diventati addirittura quasi lo sportello unico per ottenere l’erogazione dei finanziamenti e dei programmi di sostegno all’agricoltura, i sindacati hanno cominciato a confondere (o per lo meno la percezione è questa) le prestazioni professionali con l’attività sindacale. A fronte di ogni prestazione, ad ogni erogazione di sostegno finanziario, il sindacato chiede un corrispettivo, che di solito si basa in una percentuale al sostegno (Tra l’altro il tempo tra il pagamento della prestazione e l’erogazione del contributo può essere di numerosi mesi se non di anni, per cui i soci diventano banche nei confronti dei sindacati… e poi, diciamola tutta, molti studi di agronomi chiedono una parcella più bassa di quella dei sindacati…).
    Questo sta determinando un dubbio tra gli agricoltori: hanno i sindacati conflitto di interesse per sostenersi favorendo una certa politica oppure sono liberi nella politica? Molti pensano che i sindacati ormai sono diventati macchine burocratiche e null’all’altro.
    Ritengo che la funzione originale dei sindacati sia insostituibile, ma anche che una divisione più netta tra attività sindacale e attività burocratica sia necessaria.

  8. Condivido totalmente la tua analisi, difatto lavora molto bene l’Agriservizi, purtroppo per poter avere i servizi di quel "commercialista" devi avere la tessera della CIA, ed è proprio in quel meccanismo che si annida il problema.
    C’é, per fare l’avvocato del diavolo, un altro aspetto, che forse abbiamo tendenza a sottovalutare, ed è che abbiamo delle GROSSE aspettative, perchè ci diffendano meglio, ma forse non ci riescono anche perchè l’agricoltura non interessa nessun politico, siamo sotto il 2% di elettori….. per cui non ci riescon per davvero i nostri sindacati, e poi non siamo mai disposti a mobilitarsi!

  9. ….abbiamo ”perso un treno…anzi un camion”…alla protesta dei camionisti doveva esserci L’INTERO MONDO AGRICOLO unito alla protesta …cosa importava che andasse a male 15-20 giorni di raccolta ortiva per farsi molto di più capire e protestare contro questa europa globale assente dei problemi agricoli…la protesta partiva dall’italia x arrivare fino a tutto l’europa ..le merci non arrivavano e qualcuno o meglio tutti capivano l’importanza del mondo agricolo ..quello vero che da produzioni…invece con pochi spiccioli x il trasporto hanno messo tutto a tacere ..compresi”i forconi”….per rimanere in tema sindacale ,personalmente sono ”schifato” nel vedere e capire che in quasi tutte le associazioni provinciali c’è sempre ”il sindacalista” che ha parenti ed affini soci e…”molto favoriti”…spesso, dagli aiuti che ”io non prenderò mai”…loro sì!!

  10. L’ho pensato come te Mario, ci sono stati produttori agricoli che hanno cercato di rompere il blocco dei camionisti per poter consegnare la loro produzione, sia ben chiaro che sul piano individuale li capisco, ma poteva essere un momento da cogliere per non fornire più, e dimostrare quanto dipenmdono da noi.
    Per questo bisognerebbe sentirsi solidali, e non mi sembra che ancora ci siamo arrivati…
    Ho appena letto un vecchio libro di Jean Giono, una sorta di lettera che scrive agli agricoltori nel 1935. E una delle cose che dice ai contadini è: – la rivoluzione non potrà più essere degli operai perchè devono mangiare, ma voi, agricoltori siete in grado di rivoluzionare la sociètà, perchè il giorno che decidete insieme di non fornire più i vostri prodotti, voi potete continuare a vivere senza problemi, e rendere i politici e la sociètà tutta, coscienti dei cambiamenti necessari per dare il giusto valore al lavoro e ai beni di prima necessità e rompere il legame, i lacci artificiali creati dalle varie borse merci.
    Insomma l’idea c’era già nel 1935….

  11. E’ senz’altro vero che la base agricola non è troppo disposta a mobilitarsi. Vediamo le ragioni
    una può essere che in fondo gli agricoltori non stanno molto male se si paragona le condizioni in cui operavano solo pochi decenni fa.
    La seconda può essere che la generazione di agricoltori precedente alla nostra ha risparmiato tantissimo, magari mangiando solo pane e cipolla, e così col gruzzolino in banca ha paura di esporsi.
    La terza è che, come dici tu Antoine, contiamo elettoralmente poco.
    La quarta è che, fino ad oggi, è stato permesso in agricoltura tanto lavoro a nero, a volte rasentando lo schiavismo, permettendo guadagni e sopravvivenza.
    La quinta è la divisione "politica" tra i diversi sindacati.
    Sicuramente ci sono altri motivi.. e magari qualcuno qui li può ricordare.
    Però siamo tutti consapevoli che l’agricoltura è un settore strategico, al pari della produzione di energia, e basta poco per capovolgere la situazione.

  12. aggiugerei un altro punto, ed è che una buona parte delle grosse produzioni non sono in mano agli agricoltori ma a gruppi industriali, assicurativi, bancari, e fa si che i crumiri possono essere tanti.
    Forse per capovolgere la situazione ci vuole ancora qualche anno di crisi…

  13. Bellissima citazione Antoine!
    E’ quello che dico io ai frutticoltori della mia zona…
    "Vi lamentate perchè le pesche e le albicocche ve le pagano poco (o niente)?
    Allora, visto che tanto ci rimettete, non consegnate più niente; tanto lavorare sotto i costi di produzione, che vantaggi porta? Dite che i commercianti importano tutto dall’estero? Bene, quando si accorgeranno che i consumatori lasceranno lì la roba perchè non italiana, allora cambieranno idea…"
    E questo a Roma se lo dovrebbero segnare e ricordare…perchè, e si spera che se ne rendano conto, se finisce l’agricoltura, finisce anche il paese…

  14. Mi permetto di raccontare un altro "anedotto" di quel libro riassumendolo troppo…
    Un operaio agricolo aveva messo un po soldi da parte, e si compro un poderino nell’alta valle della Durance, aveva pesche, frutti, vigne, qualche campetto dove faceva orzo e grano e qualche capra, campava tutta la famiglia. Poi guadagno un po di più li si presentò l’occasione di vendere questo poderino e potè comprare più a valle un azienda con campi piani, da fare grano per davvero. Consegnò il grano alla cooperativa, dopo qualche anno la cooperativa aveva 70 ql del suo grano inveduto, perchè la borsa del grano era negativa, un anno più la ccop ne aveva 140 ql e questo contadino che campava prima la famiglia sul poderino, non riusciva più a mantenere la famiglia… Tutto perchè aveva trasformato il suo grano in carta soldi invece che trasformarlo in pane!!

    Anche per questo siamo stati messi in condizioni difficili di reagire, ma forse nopn tutto è perduto.

  15. complimenti questa non è ”una novella”…sembra vera!..se poi al grano sostituiamo con l’uva sembra una ”novella toscana…vera”…con il finale che ”se con l’uva la trasformava in vino ….ci rimetteva e mangiava meno di prima..” 🙂

  16. …e per meglio” convivere ” la tua commozione …verremo tutti ,dico tutti a cena da te(va bene anche una merendina).. 🙂

  17. Allora, come annunciato qualche giorno fa (quanti? con ‘sta neve mi sembrano tutti uguali e il cazzeggio sulla tastiera ci si mette pure lui) decidete una data e le bistecche le porto io…dovete solo dire quante e di quale razza…ho scoperto che quel macellaio di cui vi parlavo ha anche le KOBE ad un ottimo prezzo…e, porto anche un po’ di Sangiovese che lo si confronta tutti assieme!!!
    Quindi ragazzi scegliete voi…Chianina? Romagnola? Marchigiana? Kobe?
    E così mi fate vedere anche attentamente come le si cuociono proprio per bene, perchè ancora non sono proprio contento al 100% di come vengono…
    Oh, ci conto eh!

  18. …è un po’ che si chiacchiera di ciccia e Sangiovese, ma allora ?! Come sono le strade da voi ? Perché ora siamo tutti a riposo forzato, (anche se personalmente ho imbottigliato sabato e sono davvero un po’ sfinito…,) insomma strade permettendo perché non la facciamo a breve sta bisteccata, eh ?
    Da me c’è stato un laureando di Geisenheim a lavorare per un po’, e visto che aveva lavorato anche come chef, appassionato proprio di carne, l’ho fatto cucinare e devo dire che mi ha insegnato diverse cosette…ha grigliato delle bistecche prese da Dario Cecchini in maniera incredibile..mai mangiato della carne così ! (anche se era carne spagnola)
    saluti

  19. Ok, spero di essere presente alla Leopolda, se riesco ad avere l’accredito…ho un amico che adesso è in Australia che forse mi può aiutare…
    Sperando sempre nel disgelo.

    @Cristiano
    La autostrada è OK, il problema è sempre il tratto Sasso Marconi – Barberino del Mugello…quello è come New Orleans dopo l’uragano Kathrina…
    A questo punto direi se possibile di accordarci alla Leopolda…io andrei bene la prima settimana di Marzo (fra il 4 e l’11) perchè quella precedente ho un impegno a Roma e se ci riuscivo, volevo fare un salto a Montalcino per Benvenuto Brunello…a meno che non compri le bistecche là e poi mi fermo lì da voi al ritorno…

    La cosa si fa mooolto interessante…. 🙂

  20. Mi piacerebbe molto fare un salto a Montalcino anche a me, ci vediamo lì ? Ma ovviamente sono anche alla Leopolda…
    Stasera ho bevuto il Prima Luce 2007…bella bottiglia ! Avvolgente, morbido, succoso, una goduria, davvero in beva. Complimenti (e grazie).
    Ciao

  21. alla leopolda non ci sarò…e sarò contento di non esserci….quest’anno gli incontri li fanno anche ai ristoranti ..”con i nomi ed i sorteggi che escono dal cilindro magico” …intanto i soldi escono in gran parte dal finanziamento x valorizzare l’olio DOP…SE QUELLO è IL MODO ”DI UTILIZZARLI”..sono contento di non vederlo!!!! (purtroppo l’anno scorso assistetti a certe ”sceneggiate”…quasi tragiche)

  22. Grazie Cristiano!
    In un modo o nell’altro ci vedremo, magari a Montalcino si va giù assieme, tanto penso di essere solo. Il problema è che bisogna che mi informi come fare per avere la possibilità di accedere alla manifestazione nei giorni non per la stampa.
    In ogni caso è probabile che venga alla leopolda se il tratto Sasso – Barberino sarà praticabile…altrimenti c’è il famoso treno Faenza – Firenze ancora con il locomotore diesel ed è una quasi sicurezza, solo che ferma ovunque e per arrivare a FI ci mette oltre 2 ore….
    Però la "bisteccata è d’obbligo, e a tal proposito, vi metto il link di quella famosa macelleria di cui vi parlavo…veramente c’è di tutto…

    http://www.lemcarni.it/index.php

    Ah, Cristiano, dimenticavo…hai una mail…

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