Uniti si vince

E’ comunemente noto che i padroni in epoca mezzadrile tenevano accuratamente le famiglie in stato di debito permanente, con vari mezzi. Si cercava cioè di non dare alcuna dipendenza economica onde evitare la fine dei privilegi dei padroni. Il debito delle famiglie permetteva di ricattarli in ogni modo e permetteva di tenere a bada con semplicità tutta una classe sociale. L’incarico di tenere a debito le famiglie era quasi sempre dato al fattore, riuscendo così quasi a nascondere il vero “mandante” di questa metodologia.

Mi sembra che a distanza di moltissimi anni, questo metodo si stia ripetendo sopratutto con la fascia media degli italiani, che sono stati “abbagliati” dal facile credito ma che ora devono fare i conti con la realtà. Chiunque andava in banca qualche anno fa per un piccolo prestito veniva convinto a prendere un grande prestito, se si chideva 10 si veniva convinti a prendere 100. Oggi questi debiti più o meno contratti dalle famiglie, ma anche da imprese più o meno piccole, assolvono la funzione di stabilizzazione sociale. Chi si azzarda a protestare? Il rischio è di perdere tutto.

Anche le piccole realtà vitivinicole risentono di questo fatto. Nonostante tutto, si continua a procedere in ordine sparso, poco uniti, rimanendo legati a logiche di controllo molto più grandi.

Si ha paura di perdere quel poco rimasto. Forse l’unico modo per una reazione unitaria è quello di perder tutto così da unirsi nelle rivendicazioni come è successo prima della Riforma Agraria del 1950?

 

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Un pensiero riguardo “Uniti si vince”

  1. Speriamo che non si arrivi a soluzioni così drastiche, anche se la mia esperienza sul mercato finanziario (ancora più spietato di quello dei prodotti agro-alimentari) mi dimostra che i rimedi estremi arrivano solo con mali estremi, per dirla con un adagio popolare.
    Difficile riuscire ad anticipare e porre rimedio PER TEMPO a problematiche devastanti per la società. Basti vedere quello che succede ogni anno per alluvioni e frane, la storia si ripete e non si riesce a fare opera preventiva (causa anche la cronica mancanza di fondi).
    Nel caso dei piccoli produttori strozzati dai debiti, si fanno spallucce, senza capire che se i piccoli cedono a banche e a burocrati, si perde la vera ricchezza del territorio e alla lunga si distrugge persino il paesaggio, impoverito da un paradossale ritorno ai latifondi. La diversità, la cura, l’attenzione, la ricchezza che possono dare tanti piccoli produttori al posto di pochi dalle spalle larghe. Le storie vincenti della Borgogna e delle Langhe dovrebbero insegnare qualcosa. Persino la fulminea ascesa del Brunello a Montalcino, terra famosa nei secoli scorsi soprattutto per il Moscadello, ci dice che un territorio riesce a superare ascese repentine e crisi devastanti solo con l’unità di intenti di tanti piccoli produttori, anche fronteggiando spinte autodistruttive da parte del grosso di turno.

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