I guru del vino consigliano

Gli esperti ci dicono che occorre smettere di investire in beni strumentali, vigna, cantina, ecc. e di occuparsi del commerciale.

Vale a dire: non serve più fare gli agricoltori, occorre attrezzarsi e cambiare, lasciare la famiglia, il lavoro sul trattore, in cantina, comprare una valigetta e andare in giro in Italia e nel mondo, a vendere il vino.

Non serve più investire molto nella produzione di qualità, occorre impegnarsi nella vendita. Quando si parla che in una bottiglia di vino il consumatore paga solo circa il 15% il valore del prodotto, mentre il resto, l’85% va in marketing, quest’ultima percentuale deve ulteriormente aumentare.

Non so che dire, mi sembra tutto un casino, è come se gli agricoltori diventassero solo estetisti del paesaggio, da fotografare per una cartolina da inviare chissà dove.

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6 pensieri riguardo “I guru del vino consigliano”

  1. Sai che ti dico Paolo?
    Gli esperti, i Soloni, i vari chiacchieroni del vino, li manderei tutti un anno ciascuno a farsi tutta la stagione nelle vigne (che non hanno mai visto) e imparare quello che c’è dietro una bottiglia, tutto il lavoro di noi viticoltori, abituati a dipendere dal cielo….
    Troppo comodo star lì a parlare senza aver una minima idea dei lavori che si fanno in vigna, gli sforzi, i sacrifici economici, il sangue cattivo che ci si fa durante l’anno……
    Diranno: " il lavoro te lo sei scelto tu…."
    E io dico loro: "a lavorare!"
    Ciao.

  2. …infatti ..”lasciamo le aziende ..alle mogli,ai suoceri ed affini” e corriamo a vendere; mettiamo su ”commerciali”…insomma ”facciamo ditta”..!

  3. Non sarebbe una cattiva idea lasciare le aziende alle mogli, ai suoceri, agli zii, e andar per il mondo, salvo poi tornare stanchissimi con un fegato grosso così a furia d’andare per troppi ristoranti a far buon viso…

  4. …he sì bei tempi ..quando i ristoranti venivano in azienda e compravano (e portavano via)olio sfuso e vino in damigiane..adesso hanno il distributore di turno che gli sfodera chianti ”di chi lo sa..ma non si sa..” a prezzucci sempre più bassi e oli in ”accattivanti confezioni ”dei paesi bassi bassi del mediterraneo e oltre ”..

  5. E magari fosse solo quello. Io che per scelta personale ho deciso di viaggiare per scoprire la concorrenza. ( faccio il sommelier e stò viaggiando al momento in Nuova Zelanda) Ho trovato grande ostruzionismo da parte dei distributori locali i quali, con la scusa di una fantomatica crisi, non si sono nemmeno presi in considerazione di sfruttare qualche mio contatto.
    Così preoccupati di proteggere il loro mercato che solo quando si parlava di bottiglie da 2,50 euro sembravano emergere dal letargo. E poi. Alle presentazioni dei vini se non fai l’Italiano stereotipo, che parla di salame e formaggio, di belle macchine e belle case quasi non ti prendono sul serio. Devi fare il bonaccione e se ti inriti perché i loro giudici non sanno riconoscere se un vino sà di tappo o no. Sei tu quello che sbaglia. Al contempo loro continuano a parlare, stampare, darsi voti e punteggi. Medaglie a fontana che poi sono capacissimi di rigirarci senza considerare che un loro 100 è un nostro 70. Quando non ci sarà più nessuno che saprà riconoscere la differenza potrete darvi alla "meccanizzazione delle vigne in pianura". E allora forse avrete tempo di fare come loro… pubblicità.

  6. Quadro piuttosto sconfortante. Essenzialmente, chi non vive davvero l’agricoltura non la ama e non la capisce ma pretenderebbe di farne una professione, dietro alle parole "marketing", "comunicazione", professionista del gusto"… Chi è che deve pensare a comunicare che agricoltura è soprattutto fatica, lavoro, sacrificio? Chi è che deve spingere per premiare non con una medaglietta ma con il rispetto questi produttori? Anche stavolta è la base dei cittadini internetizzati che deve farlo? Ci dovranno pur essere dei professionisti che sanno ben comunicare la realtà delle cose, anche se è brutta e dura da digerire… Guardiamola in facci aquesta realtà e rispettiamo il lavoro nei campi. Bella la cartolina del Chjianti, vero? Di chi è il merito? Dei negozianti o di chi zappa il terreno? 🙁

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