La mano del vignaiolo

La mano dell’artigiano vignaiolo non è quella che fa tutto. La mano del vignaiolo è quella che con esperienza riesce a comunicare agli altri operai, il valore del lavoro manuale. Negli ultimi 20 anni il lavoro manuale è stato sacrificato in nome di un non meglio precisato prestigio del “colletto bianco”. Ci siamo riempiti di burocrazia pur di far contenti una classe sociale che vedeva nel lavoro di banca o di ufficio un lavoro gratificante. Molti extracomunitari hanno così trovato spazio in lavori manuali, detti minori, come nei vigneti. Oggi la mano del vignaiolo deve guidare questi operai, nella sperasnza che sempre più gli operai italiani riscoprono il valore della mano, nel vigneto italia.

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8 pensieri riguardo “La mano del vignaiolo”

  1. forse …ma credo sarebbe giusto ,che la mano del vignaiolo ”si adegui”un po’ per ”i colletti bianchi” ..penso che potrebbe servire oggigiorno ..per schiaffeggiarli come si deve e come… si meritano.. tali burocrati..

  2. Una volta si diceva che il lavoro nobilita(va) l’Uomo, oggi pare che lo debiliti solamente, così è percepito da molti italiani. Invece andrebbe riscoperto il valore, ma anche il piacere e la soddisfazione di fare un lavoro manuale. Il problema più grosso è che non è retribuito abbastanza cioè difficilmente può essere sufficiente per il sostentamento di una vita dignitosa nella nostra regione per pagare vitto e alloggio, pur costando uno sproposito al datore di lavoro tra contributi, tasse e quant’altro. Quanto guadagna un’operaio comune: €5,00/h o poco più. Troppo poco per sudare sotto il sole…

  3. certo bisogna guadagnare di più, e deve essere remunerato 1a il lavoro e 2° il capitale, a tassi sicuramente sotto il 10%, va be, potrei andare avanti ma siamo, per ora nel sogno.

    Ma un operaio che conosce il suo lavoro, sempre manovale agricolo, almeno il mio, prende netto intorno ai 8,2/ora… più appartamento gratis. Non è la luna lo so …
    Ora non so quanto li pagate voi, ma la richiesta di giustizia parte anche dai quello che fanno i piccoli padroni…

  4. Il mio operaio prende 9,94 l’ora lorde, più extra arriva comodamente oltre 1300/1400 euro al mese nette al mese.
    Sicuramente molti operai agricoli hanno una retribuzione più alta rispetto a altre categorie e spesso i migliori hanno anche la casa gratuita, ma la questione è che gli operai agricoli locali, italiani, scarseggiano e ormai la grande maggioranza sono extracomunitari, come a dire che gli italiani hanno ripudiato questo tipo di lavoro, dignitoso secondo me, e hanno preferito altri lavori come nei call center, o uffici di varia natura. La conoscenza di questi lavori è così ormai stabilmente in mano a extracomunitari che si sono virtuosamente organizzati, come facevano gli stessi italiani trenta anni fa: famiglie dove nipoti, cognati, fratelli, zii, tutti si aiutano a lavorare, riuscendo così a risparmiare cifre importanti per i loro legittimi scopi.
    Io che da quaranta anni ho assistito alle varie evoluzioni succedutesi nelle nostre campagne, noto questo fenomeno attuale e non voglio dare certo giudizi morali…

  5. Considerando che da noi un’appartamento costa mediamente €600-800 mensili la possibilità di usufruire di abitazione gratis rende il lavoro di operaio agricolo attraente, anzi sostenibile. Io mi sono avvicinato a questo lavoro proprio per questo tanti anni fa ! Molte aziende però non sono disposte a rinunciare a qualche appartamento dell’agriturismo.Ed il lavoro in Italia costa davvero troppo aldilà della retribuzione netta che va in tasca all’operaio e questo rispetto anche a paesi più ricchi di noi come la Germania. Le spese per il personale è quasi insostenibile.

  6. Non sono d’accordo con te Cristiano, per un uso di vocabolario, ma che per ha dei riscontri politici importanti, il lavoro non costa troppo, costa troppo poco, abbiamo bisogno di una sociètà più ricca. Quello che costa troppo poco è il prodotto o i prodotti in particolare nel settore primario.
    E non c’è una bassa ridistribuzione del prodotto del lavoro nei salari, si preferisce aumentare il redditto del capitale, concentrando cosi in poche mani, quello che in realtà ha prodotto il lavoro. Non potrebbe esistere richezza senza lavoro. E dunque è il lavoro che non è retribuito corettamente.

  7. In effetti il capitale sta condizionando, in forme troppo idealistiche-finanziarie, le economie dei Paesi. Ritengo che l’economia capitalistica tende in generale a distogliere il valore del lavoro e non attribuisce quel valore pratico, quotidiano, insito nell’opera umana. Si considera tutto una ricchezza MATERIALE privata, ma secondo me fittizia (quando si muore non ci si porta dietro le proprietà private…), dove il valore del capitale (un’azienda, una barca, le infrastrutture) è in fondo di tutti e non dei singoli proprietari. I proprietari si illudono di essere i "proprietari" in quel determinato tempo storico, in realtà il bene è di tutti e delle generazioni future, in quanto è sempre il trascorrere del tempo che da un valore al capitale.
    Un riequilibrio tra idea capitalistica fonadata su carta, finanza e burocrazia con il valore del semplice lavoro quotidiano, quello che produce la realtà, è necessario.

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