Benedette le Vigne a Nord Est

E’ finalmente arrivato il caldo, e con i fiori le vigne esplodono di benessere dopo le fresche giornate primaverili.

Si torna a parlare così come i cambiamenti climatici stanno ridisegnando la geografia viticola. Ormai son tutti convinti che le migliori esposizioni siano a Nord Est (Caparsa ha le vigne in questa esposizione), e che occorre riconsiderare le conduzioni ma sopratutto le varietà adatte ad affrontare questa nuova condizione.

Ma chi è stato che fino a qualche giorno fà ha voluto far piantare i Merlot o altri vitigni precoci, oppure a far piantare alte densità di ceppi a ettaro, oppure a far allevare viti basse, spostando la viticoltura italiana verso pericolose estremizzazioni? Oggi il dietrofront è evidente (leggete quanto dice l‘enologo Riccardo Cotarella quì).

Ma la cosa che più mi disturba è la convinzione che “i cambiamenti climatici sono un’opportunità per la viticoltura italiana”. Si, infatti è un’opportunità per fare soldi come lo è stata quando si predicava altro.

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9 pensieri riguardo “Benedette le Vigne a Nord Est”

  1. Paolo,
    certi personaggi si troveranno sempre e comunque, qualunque cosa accada, dalla parte giusta del bonifico (cit.) e Cotarella è uno di questi: coloro riescono sempre, a capitalizzare sulla situazione contingente, altre persone invece sono destinate ad essere dalla parte sbagliata, sempre e comunque.Anche quando sono dalla parte giusta, se pur per caso.

    Detto questo, certe posizioni "sfigate" diventano al’improvviso quelle giuste, quindi anch’io mi trovo avvantaggiato perchè pur non trovandomi a nord-est perlomeno mi trovo ad est su terreni ricchi di limo e argilla ad altitudini intorno ai 300m,più basse delle tue, posizioni che in altre "Ere geologiche"davano molta uva ma di pessima qualità. Quello che conterà più di ogni altra cosa, secondo me, sarà sviluppare tutte quelle pratiche agronomiche atte a preservare la naturale fertilità dei terreni. Occorrerà salvaguardare la dotazione organica delle vigne per fare sì che le viti avranno un substrato ottimo in cui trovarsi e carpire da esso quello che gli occorre, senza stress: cose che noi facciamo da ormai molti anni.

    Comunque scommettiamo che nonostante tutto, i vari Cotarella riusciranno sempre a fare quattrini: sono occasioni, dicono loro ! E, noi ? … po’eri bischeri, come sempre !

  2. Quando allo scorso vinitaly ho partecipato alla degustazione delle giovani DOCG italiane col Capatosta 2009, Riccardo Cotarella, che moderava la degustazione, ha strabuzzato gli occhi di fronte a questo vino pallido, poco ciccione e sopratutto de-barricato e mi ha detto: ma perche’ questa inversione di rotta?
    Che si deve fare quando la rotta ti porta sugli scogli?

  3. Anche io mi domando se appunto siamo noi i bischeri che magari non siamo capaci di vendersi, oppure qualcun altro che sa come vendersi. La mia risposta è: i bischeri son quelli che cambiano idea secondo le convenienze, ma sopratutto i bischeri son quelli che si lasciano abbagliare.

  4. Gianpaolo, il tuo è coraggio di cambiare a TUE spese. Ma altra cosa è cambiare senza spese per guadagnare… 🙂

  5. …ma così finisce che siamo bischeri tutti quanti, nessuno escluso ! Alcuni però (a caso)… lo saranno certo di più. Eh già ! 🙂

  6. Ragazzi,
    …quindi la mitica "conca d’oro" di Panzano è diventato un posto inadatto alla coltivazione del Sangiovese?
    Dr. wine (Cernilli) disse che era la miglior zona per ottenere il Ch. Classico…
    Addirittura voleva proporre una menzione geografica aggiuntiva "Panzano" alla DOCG Chianti Classico…
    Ma, rimembri a parte, quali sono i posti migliori e quali varietà?
    E se tornasse come negli anni ’70, quando il Sangiovese lo si raccoglieva per i Ognissanti?
    Un caro saluto.

    Gabriele

  7. Quali sono le zone "perfette" per il Sangiovese ? Eh, buona domanda. Secondo me, ovunque ci si trovi occorre necessariamente lavorare molto sulla una conduzione agronomica per non fare salire troppo gli zuccheri, preservare l’acidità, ma la chiave di volta rimane la maturazione fenolica, bisognerebbe poi riuscire a fare tutte queste cose riuscendo nel contempo anche ad avere una buona peristenza nel vino finito oltre ad avere una buona dose di profumi tipici, altro elemento poco manipolabile…e visto che questo cambiamento climatico sta scombinando le certezze del passato, chi riesce a fare quanto sopra (oltre ad essere bravo) sicuramente si trova in una zona vocata.Quali sono ? E’ tutto da rivedere "la cartina" del Sangiovese, certezze non ce ne sono troppe, quindi forza Gabriele ! Panzano , zona d’elezione ? Se non è un’annata troppo arida sicuramente rimane una zona vocata, in assoluto.

    Se poi chi riuscisse a fare quanto sopra riuscisse pure a venderlo (e riscuoterlo)… 😉 Saluti

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