Pensierino della Notte

Riflessione di questa sera, dopo aver bevuto un paio di bicchieri di Caparsino Riserva 2010 (quando si parla di effetti psicotropici del vino….) sui cambiamenti climatici.

Bella la Natura, ma è crudele sia per motivi intrinsechi sia per cause umane. Se si analizza un arco temporale molto lungo le catastrofi naturali sono sempre avvenute e dopo sono avvenute le rinascite: vulcani o meteoriti o cambiamenti climatici fanno della Natura nel Tempo una forza in cui la vita cerca ad ogni costo di sopravvivere.
Noi umani stiamo commettendo tanti errori: con le nostre mani stiamo riuscendo in un arco di tempo molto breve a creare una condizione difficile per la nostra stessa sopravvivenza. E se un giorno la razza umana si dovesse estinguere, la Natura troverebbe le soluzioni alternative, magari in un tempo lungo, ma il tempo è relativo.
A mio avviso l’unico modo per gli umani di riuscire a sopravvivere a lungo in questa era dove i cambiamenti climatici sono a nostro sfavore sarà quello di compensare con soluzioni efficaci ciò che è stato distrutto o meglio, alterato. Saremo in grado di cambiare se si riuscisse a trovare le soluzioni compensative, come un cervello che se carente su alcuni funzioni altre parti compensano l’handicap.
Un grido di speranza?

La madre di tutte le battaglie: la lotta ai cambiamenti climatici

La Cia, Confederazione agricoltori Italiani ha fatto ieri un caraggioso titolo per il suo giornale: “La Toscana a secco” http://www.ciatoscana.eu/home/estate-a-secco/ (La foto è ripresa da facebook)

La mia riflessione riguarda tutta quella popolazione, più povera, che non si rende conto del dramma dei cambiamenti climatici che condiziona pesantemente le produzioni agricole, soprattutto artigianali.

L’abitudine di acquistare i generi alimentari al supermercato senza quel sano rapporto diretto con i produttori di cibo, ha provocato uno scollamento con la realtà. La realtà  supera di molto la fantasia e le industrie agroalimentari cavalcano il fenomeno dei cambiamenti climatici facendo apparire che tutto sia sempre uguale e a portata di mano.

Un recente articolo apparso su intravino.com che riguarda la produzione e la trasformazione della pigna di agave per la produzione di tequila, fotografa la situazione internazionale di un singolo prodotto agricolo ma che può essere replicata per qualsiasi altro prodotto alimentare http://www.intravino.com/primo-piano/tequila-e-sai-cosa-bevi-o-forse-no-intravino-indaga/

Oggi l’industria (e il capitale che rappresenta) produce in qualsiasi modo quello che la natura non riesce più a produrre: il cibo, spesso spacciato per espressioni tradizionali delle culture popolari.

Le masse si adeguano, oggi quasi inconsapevolmente, poiché non hanno i soldi per permettersi la qualità  e/o per la difficoltà  di reperire le produzioni tradizionali e culturali causa scarsità  di produzione.

I cambiamenti climatici possono rappresentare una vera e propria occasione per le industrie agroalimentari e il capitale di dominare i piccoli artigiani di cibo che non riescono più a produrre nel modo che sempre hanno conosciuto (vedi le ragioni delle recenti nuove politiche poco ambientaliste di Trump negli USA).

Le domande che mi faccio sono: i cambiamenti climatici sono dunque una ghiotta occasione per l’industria? La lotta ai cambiamenti climatici sono la madre di tutte le battaglie dei Millennials?

Credo che si, il futuro del Pianeta Terra dipenderà  dalle scelte future delle popolazioni più povere che con i suoi grandi numeri condizionano le politiche economiche ed ambientali.

I cambiamenti climatici mi fanno paura

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Noi agricoltori siamo abituati a scrutare il cielo col naso in su. A volte vediamo la luna, a volte assistiamo alla distruzione dei raccolti per grandine o vento o assistiamo impotenti a conseguenze disastrose per le culture.
I cambiamenti climatici stanno ormai condizionando la produzione di cibo. Non voglio parlare delle responsabilità, chi dice che sia opera dell’uomo chi della Natura, ma è innegabile che la temperatura media si è alzata.
Questo comporta numerose conseguenze, per cui ad esempio in vigna la pianta produce più zuccheri nell’uva ma perde finezza il vino, oppure è più facilmente attaccata dalle muffe e dai marciumi, oppure gli insetti che non muoiono d’inverno diventano più numerosi. In Olivicoltura, nel Chianti alto, fino a solo 3 anni fa non esisteva la mosca olearia: si fermava a San Casciano Val di Pesa.
Questa premessa mi serve per dire che la produzione di cibo, quello locale, quello artigianale, quello italiano, come noi l’abbiamo vissuto fino ad oggi, stia radicalmente cambiando con costi sempre più alti.
Ho paura che la conseguenza più immediata sarà che il cibo “buono” costerà sempre di più per le difficoltà e per le minor quantità disponibili, ma anche le differenze sociali aumenteranno conseguentemente e con esse le tensioni sociali.