Radda nel Bicchiere e zonazione

Come ogni anno, arriva l’evento nel Paese del Chianti Classico tra i più affascinanti. Radda in Chianti infatti con il suo territorio riconoscibile, unico, selvaggio, ma sopratutto grazie ai tanti piccoli produttori che si contraddistinguono per l’impegno e l’originalità del proprio vino è diventata icona del Chianti Classico e del Sangiovese.

A testimonianza del fatto che Radda in Chianti ha nel territorio il punto di forza, (ricordo l’utile cartina di Enogea di Masnaghetti dove già si intravede una zonazione delle vigne di questo territorio), quest’anno saranno presenti alcune aziende della Borgogna che già questa operazione l’hanno fatta da sempre. La Borgogna, dove i singoli filari sono coltivati maniacalmente, dove il valore fondiario di piccolissimi appezzamenti sono tra i più alti del mondo, dove i vini prodotti sono tra i più prestigiosi del Mondo; devo quindi ammettere di essere particolarmente contento che anche il mio vino Doccio a Matteo Riserva 2004 sia stato scelto per un confronto con i vini della Borgogna in una degustazione da Raoul Salama (La Revue du Vin de France). Probabilmente il territorio di Radda sarà l’apripista per una zonazione che il Consorzio Chianti Classico dovrà prima o poi cominciare.

Il programma è qui, dal 2 e 3 Giugno 2012. W Il Sangiovese, W Radda!

 

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7 pensieri riguardo “Radda nel Bicchiere e zonazione”

  1. Si su quasi tutto d’accordo, ma secondo me la borgogna e soprattutto il loro sistema di classificazione o graduatoria delle vigne, non può essere il punto di riferimento per il chianti classico, perché le due regioni, per il momento perlomeno, sono troppo diverse.

  2. Certo che sì, ho ricevuto numerose contrarietà per le zonazioni.
    Ma penso che almeno la possibilità di chi vuol usare le Menzioni Comunali sia un passo da fare, iniziale.
    Altrimenti si rischia che i migliori produttori di eccellenza finiscono per uscire dal consorzio. La domanda che si pongono in molti è infatti: vale la pena di entrare o rimanere nella denominazione, sottoporsi ai controlli, pagare somme sempre più alte, rischiare di pagare magari formalità lievi, mentre per gli Igt si ha mani libere?
    Comunque questa è una mia opinione, e davvero di opinioni ce ne sono tantissime.

  3. L’idea di mettere in evidenza il Paese da cui viene il vino nel CC è interessante e logica, ha però anche i suoi lati negativi.
    quello che volevo dire io era semplicemente che secondo me nel CC domina piuttosto una filosofia bordolese e meno una filosofia alla Borgogna. Dunque lo stile aziendale è spesso tanto importante come l’influenza del territorio per il risultato finale.
    Comunque sia spero che il confronto tra i tuoi vini e quelli della Borgogna è andato bene.

  4. La degustazione dei vini di Borgogna e alcuni vini di Radda, tra cui il mio Doccio a Matteo Riserva 2004 è andata benissimo per quanto mi riguarda, poichè il mio vino si è comportato molto bene (Si è fatto davvero notare!). Sicuramente l’evento poteva essere perfettibile infatti è stato poco brillante e poco veloce ma il giornalista francese è riuscito a portare 3 grandi nomi della Borgogna e quindi la possibilità di assaggiare questi vini. Mi è dispiaciuto però l’esclusione di alcuni vini di Radda altamente rappresentativi, ma questa è un’altra storia. Piccoli momenti di "Radda e Borgogna riuniti nell’eccellenza" su YouTube:
    http://www.youtube.com/watch?v=uiBIuWWtrQ0

  5. Grazie Gabriele, sei sempre molto gentile con me. Se leggi un po di commenti sul blog dell’amico Pagliantini, potrai approfondire alcune riflessioni. http://andreapagliantini.simplicissimus.it/2012/06/04/borgogna-a-radda-nel-bicchiere/

    Noi abbiamo una Storia, in Borgogna un’altra. Non dobbiamo secondo me avere istinti imitativi, ma solo apprendere le diversità per applicarle, tramite l’esperienza, nei singoli casi ma più in generale nei Territori. Le colline del Chianti Classico hanno vissuto un esodo dopo la seconda guerra mondiale che pochi territori hanno vissuto. Quì tutto era abbandonato, case, campi, Paesi… poi dopo tanti anni (una venticinquina) questa assanza delle opere umane ha creato condizioni molto favorevoli dal punto di vista ambientale e vivibilità. La viticoltura, sempre esistita da millenni, ha avuto così uno sviluppo molto diverso dalla Borgogna. Loro, dopo la Rivoluzione e dopo la distribuzione delle terre ai contadini e l’ulteriore partecillizzazione dei vigneti verso gli eredi, hanno vissuto tutt’altro.
    Credo che ogni territorio, anche l’Emilia Romagna e più in particolare il Territorio dove tu operi con il cuore, deve saper rivendicare con orgoglio la propria Storia e la propria cultura.
    Tener testa ai Francesi, significa molto semplicemente essere a conoscenza di argomenti… senza avere troppo l’unico riferimento che oggi sembra Dio: il mercato.
    🙂

  6. Da Trebicchieri quotidiano del 01/06/2012:
    Caso Agea, inchiesta interna del Mipaaf.
    Controlli IGT Il decreto è alla firma

    Le pressioni della filiera, alla fine, hanno raggiunto il risultato. Il ministro Catania, negli ultimi giorni abbottonatissimo sull’argomento, ha deciso di non ascoltare le sirene della Regione
    Veneto (proprio come gli aveva chiesto il presidente dell’Uiv, Mastroberardino, in una drammatica lettera anticipata da Tre Bicchieri) e di portare al prossimo Consiglio dei Ministri il decreto che contiene il piano dei controlli 2012 dei vini a denominazione e che estende i
    controlli (sistematici al 100% nella parte documentale e a campione nelle aziende) anche alle Igt. Era quasi una scelta obbligata perchè entro il 31 luglio l’Icqrf dovrà emettere 521 decre-
    ti di autorizzazione (uno per denominazione) pena l’implosione del sistema. il capo dell’ufficio legislativo, Salvatore Mezzacapa, è al lavoro per mettere a punto il testo del decreto. Seconda
    notizia-bomba della giornata: il ministro ha deciso di istituire una commissione d’inchiesta interna sul caso Agea/Sin dopo le sconvolgenti denunce del presidente Fruscio al Parlamento.

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