Rimanere artigiani, oggi.

E’ sempre più difficile rimanere artigiani. Fatturazione elettronica, obblighi telematici con scadenze strettissime e tanto altro sembra tutto in funzione di un percorso verso l’eliminazione dei piccoli artigiani. Ascolto e osservo: solo i grandi gruppi con la loro economia finanziaria possono andare avanti e impongono le loro decisioni. Tutto deve implacabilmente crescere, sempre più, sempre più, a scapito degli artigiani che chiudono le attività senza ormai alcun ricambio generazionale e degli operai che guadagnano sempre meno (ci sarà infatti sempre qualcuno nel mondo a lavorare per meno). Un mondo che si basa sulla crescita, ma quale crescita e a quale prezzo?

Vendemmia 2018: le finestre operative molto strette

L’annata 2018 si è caratterizzata da frequenti piogge, umidità relative molto alte e caldo. Ancora una volta il Sangiovese, che solitamente qui a Caparsa a Radda in Chianti si raccoglie ad Ottobre, è stato raccolto nella quarta decade di Settembre, con un anticipo di due settimane.

Le finestre operative molto strette, tra una pioggia e l’altra, hanno messo a dura prova il vignaiolo e i suoi collaboratori. Soprattutto nelle coltivazioni bio i lavori per il controllo delle erbe infestanti con le lavorazioni meccaniche e poi i trattamenti contro le malattie della vite si sono caratterizzate da brevi periodi operativi che, se mancati o disattesi per qualsiasi motivo, hanno causato problemi.

Inoltre questa estremizzazione climatica, che forse chi vive in città non ha ben focalizzato, oltre a colpire le colture con più frequenza con la grandine,  favorisce la diffusione di insetti finora sconosciuti in molte zone. Parlo della Drosphila Suzuki, una mosca cinese, ed altri insetti che “bucano” gli acini e che favoriscono il marciume acido e la Botrytis Cynerea.

E’ occorso dunque intervenire con tempistiche giuste nelle finestre del tempo, che significa operare  con caparbietà e molto lavoro, al limite della sopportabilità. Siamo così riusciti a portare in cantina uve sane e ben mature anche grazie al bel tempo della seconda metà di Settembre proprio nel periodo vendemmiale.

W il 2018, W i vini di Radda in Chianti, W il Sangiovese

Dove si ammette che gli artigiani del vino fanno tendenza

 

 

 

In questo video, in un twitter di oggi 23/5/2018 del Consorzio Chianti Classico, https://twitter.com/chianticlassico/status/999320471563882503
un curatore del Gambero Rosso, Antonio Boco, ammette che i piccoli produttori, gli  artigiani del vino che operano nel territorio del Chianti Classico hanno tracciato un percorso d’avanguardia con i loro vini, ormai seguito e imitato anche da aziende che posseggono i “grandi” numeri.

Bisognerebbe allora che le grandi aziende riconoscessero il lavoro dei tanti bravi piccoli vignaioli che operano nei territori, che si mettono in gioco in prima persone, divulgando, comunicando e che si impegnano per esaltare la specificità dei luoghi dove operano, pagando il giusto prezzo per la qualità dei vini sfusi ma anche favorendo la nascita delle Menzioni Geografiche Aggiuntive.

 

Insofferenze emergenti

vino in bicchiereComincio ad essere un po perplesso per le troppe persone sui social enoici, Instagram, Facebook, Twitter, insomma i “protagonisti” del mondo vino, i professionisti della comunicazione o persone amanti del vino o produttori che raccontano con le immagini le proprie storie, le proprie bevute, che troppo spesso fotografano, lodano, esaltano  le bevute con i (soliti) vini di lusso, costosissimi, irraggiungibili (ma evidentemente non tanto data la frequenza di visibilità). Non è invidia, intendiamoci, (“lui in fondo è un contadino”) ma a me sembra, dal tono, che vogliono comunicare un fondamento: voi siete i poveracci che si accontentano, noi siamo quelli che si permettono certi vini costosissimi e dunque “io sono io e voi non siete un cazzo” (Marchese del Grillo Cit.).

Ecco, questa la volevo proprio dire.

La Quercetina nel Sangiovese: pregio o difetto?

Da alcuni anni, una preoccupazione si aggiunge a tutte le altre tra i produttori sopratutto artigianali di sangiovese. A causa dei cambiamenti climatici, si manifesta nel vino un precipitato in sospensione o sotto il tappo filamentoso e vaporoso che è appunto una sostanza chiamata quercetina. E’ un flavonoide prodotto dalla frutta. Viene venduta anche su Amazon ad un costo che supera anche i 70 euro per 200 capsule. E’ usata come antiossidante e come anticancro.

Mentre generalmente i precipitati tartarici nel vino sono accettati tra i consumatori evoluti, nel caso della quercetina non esiste una sufficiente informazione per cui il rischio è di vedersi tornare indietro il vino per questo difetto, che non altera né il sapore né il gusto. Al momento solo il PVPP, molecola di sintesi vietata nel biologico, ne assicura l’eliminazione o il contenimento ma ad un costo organolettico pazzesco.

In particolare i vini del 2014 possono manifestare la quercetina in bottiglia ma il fenomeno lo si registra anche in alcune annate precedenti e successive. Pare che la formazione fuori misura di questa sostanza, partendo dall’uva fino ai processi di fermentazione, si origini dalla luce, dalla radiazione solare, ma naturalmente tanti altri fattori entrano in gioco come la conduzione agronomica, i cloni, la composizione del suolo, e tanti altri motivi. Anche i chimici enologici per ora brancolano nel buio e la soluzione migliore sembra al momento quella di ritardare l’imbottigliamento.

A me piace invece sottolineare come questo fenomeno debba essere semplicemente comunicato per aumentare la conoscenza e la cultura del consumatore, oltretutto quando si parla di una sostanza…. benefica.

Dunque, nella scheda del vino Caparsino 2014 ho scritto: “Questo vino può manifestare dei precipitati in bottiglia di quercetina (un flavonoide molto salutare per le sue proprietà antiossidanti e anticancro), in sospensione o sotto il tappo, senza compromettere la qualità del vino.” e in inglese: “This wine can show precipitate in bottle of quercetin (a very healthy flavonoid for its antioxidant and anticancer properties), in suspinsion or under the cap, without compromising the quality of the wine.”

In trepida attesa

13686702_10153663834116771_6483482154348693750_n

Ancora sembra che non ci sono dati certi sulle quantità di vino dichiarate in fase di denuncia di produzione in Artea dell’annata 2017. Parlo di vino Chianti Classico Docg, che a mio parere nella realtà dovrebbe aggirarsi sul 40% sul massimo consentito. Il mercato dello sfuso sembra stia a guardare questo dato. E’ tutto fermo.
Si perché la diminuzione potrebbe essere del 15, del 20, del 30 o del 40% e qui si tratta di milioni e milioni di bottiglie di differenza.
Capisco la difficoltà di mercato delle imprese con diminuzioni del 40%, costretti a reperire quantità non prodotte o carenti. Posso capire la disperazione di dover far funzionare la macchina con il 40% di vino in meno, ma capisco anche che finalmente una volta ogni tanto la verità sulle produzioni sia a favore di chi tribola ogni anno per produrre ottimi vini per poi vendere a prezzi spesso inferiori ai costi di produzione.

Buone Feste!

Non amo inviare gli Auguri, poiché quelle che ricevo io per e-mail sono numerosissime e già devo selezionare OGNI Giorno le centinaia di email per scovare quelle buone.
Quindi scrivo questo post per un abbraccio ideale, un augurio di serenità a coloro che hanno intersecato la mia vita, che vale non solo per Natale o per l’ultimo dell’anno, ma sempre.
In c***o il tempo che scorre inesorabile.

E se la vita del vignaiolo fosse una gran cagata?

anticoE se la vita del vignaiolo fosse una gran cacata?
C’è solo il lavoro.
Mille problemi da risolvere, mille imprevisti, mille COSE DA PENSARE giorno e notte.
La vita privata che se ne va affanculo, lavori tutti i giorni, i festivi, quando gli altri sono in vacanza tu sei a lavorare come tutti gli altri giorni. Si è vero, è una scelta di vita e il lavoro nobilita, ma una volta era più semplice, non c’era da pensare troppo, non c’erano tutte le regole, le scadenze, gli aggiornamenti, che oggi tutti giorni dell’anno opprimono.
Non esistono le feste comandate, il vignaiolo lavora il 1 Maggio, il 25 Aprile, l’ultimo dell’anno e il primo dell’anno, e poi ogni domenica e ogni sabato, raro trovare un buco di tempo per te, per la tua famiglia. Non hai hobby, perché dopo il lavoro devi pensare, pensare per programmare da oggi a 10 anni: l’agricoltura è così.
Diventare dipendente potrebbe essere la soluzione, magari sottoposto a qualche danaroso che sà na sega come si fa, tanto è il sistema finanziario che deve funzionare. Però così puoi chiedere i tuoi giorni, trovare il tempo per i tuoi hobby, trovare il tempo di fare una vacanza di due settimane.
Alcuni vignaioli che conosco hanno scelto così: diventare sottoposti, cedere, lasciare una parte per recuperare una libertà che il sistema rattrappisce con le sue mille regole burocratiche.

Ma forse i vignaioli non esistono nella realtà, sono solo nell’immaginario, sono solo io che penso di esser un vignaiolo, in realtà sono un privilegiato, uno che in fondo ha scelto qualcosa, oppure sono gli altri che pensano che io sia un vignaiolo, insomma vorrei capire chi sono oggi alle soglie dei miei 60 anni. Eppoi c’è sempre di peggio, eccetera.
Evvabbè. Oggi sono stanco.

Domani vedrò la cosa in modo diverso, forse.

vino -cibo o da -meditazione ?

Foto di Paolo Rinaldi
Foto di Paolo Rinaldi

Qualche giorno fa ho incontrato ad un evento presso l’enoteca Da David in via G. Carducci 37 a Pistoia un distinto anzianotto signore che, vicino a me in situazione conviviale, ci siamo scambiati pareri finanche accesi.
La questione riguardava come intendere l’atto del bere vino.
Io sono sempre stato convinto che il vino, soprattutto in Italia, è un complemento al cibo che regala attimi di gioia in quel contesto. La bellezza dell’Italia è proprio questa: ogni luogo ha la sua cucina, le sue pietanze connesse con il vino del posto, magari orribile in una degustazione alla cieca, ma se vissuto in quel momento con quella particolare pietanza è e sarà unico e fantastico. Dunque un’espressione culturale, ambientale e tradizionale con la salubrità del vino che dipende anche dal consumo contestuale ai pasti.
Lui, anzianotto, convinto che il vino migliore deve essere bevuto in fase di meditazione, magari in conversazione con gli amici, ma senza alcuna connessione col cibo, poiché il cibo farebbe buono qualsiasi vino, soprattutto dopo un paio di bicchieri. Amante dei vini di Borgogna ha citato etichette e vini a me naturalmente sconosciuti, che sono grandi per questo motivo.
E’ scoppiata una piccola discussione, risolta dopo qualche bicchiere di Caparsino, che ancora mi fa pensare.
A chi la ragione?

Si profilano ulteriori incombenze per l’etichettatura dei vini

i-valori-nutrizionali-dellolio-extravergine-di-olivaIngredienti e tabella nutrizionale da aggiungere alle etichette dei vini? In EU c’è una grande spinta per questo obbligo.

Con grande stupore ho letto che molti produttori di vino naturale, promuovono questo adempimento.  Si ritiene che differenziarsi dai vini prodotti dall’agroindustria, da molti artigiani ma anche dai vini certificati Bio, con l’obbligo di scrivere in etichetta gli ingredienti e la tabella nutrizionale sia necessario. Forse per vendere meglio? Non vedo altra spiegazione.

A mio avviso sarebbe una norma che si ritorcerà proprio su quei piccoli produttori di vino “naturale”. Lo spiega con chiarezza un mio collega vignaiolo, che vuol mantenere l’anonimato, che riporto integralmente:

“Ho affrontato il problema degli ingredienti in etichetta in seno alla FIVI. Non avevo condiviso la posizione della Presidenza FIVI, ma purtroppo dopo essermi andato a studiare la normativa (attuale) della normativa sull’etichettatura dei prodotti alimentari, ho capito che appoggiare quella legge avrebbe giocato a nostro svantaggio.

Mi spiego.

Ingredienti-additivi-coadiuvanti

La legge che vogliono venga applicata al vino è la stessa degli alimenti. UGUALE. Questa normativa afferma che vanno indicati in etichetta gli ingredienti e gli additivi. Ma non vanno assolutamente indicati i coadiuvanti. Quali sono i coadiuvanti? Quei prodotti/tecniche che non rimanendone traccia nel prodotto finito, sono di ausilio alla sua produzione: lieviti, alimenti, enzimi, tannini, chiarificanti (tranne quelli allergenici tipo l’albumina o la caseina), bentonite, e tutti i prodotti simili.

Alla fine un industriale, ma badate bene anche chi fa 5.000 bottiglie usando le stesse tecniche dell’industria  (e c’è ne sono tantissimi), andrebbe a scrivere sull’etichetta INGREDIENTI: Uva, acido tartarico, gomma arabica.

La cosa più stravagante sarebbe veramente la gomma arabica che l’industria potrebbe tranquillamente trovare un escamotage, per creare un prodotto con le stesse caratteristiche classificabile come coadiuvante.

Una nuova normativa? Non serve e lo racconto dopo.

So2

Da anni l’industria lavora per realizzare vini senza solfiti aggiunti. Facile facile: basta creare (e lo hanno fatto) dei lieviti selezionati capaci di generare bassissimi livelli di acidità volatile.

Pertanto in etichetta non solo scriveranno Ingredienti/Additivi: Uva. Ma metteranno anche “senza solfiti aggiunti” 🙂

Ecco chi sono:   

http://wineresearchteam.it/      

http://www.cronachedigusto.it/component/content/article/10386-i-vini-senza-solfiti-di-riccardo-cotarella.html

Inutile pensare di poter cambiare la normativa europea sull’etichettatura sugli alimenti per adeguarla alle nostre esigenze.

Ed infatti arriviamo al punto: noi cosa vogliamo dimostrare? Che non usiamo niente. FACCIAMOLO!!!!

Io dall’annata 2005 indico in etichetta gli ingredienti: uva. Dal 2010 scrivo ingredienti/additivi: uva.

Inoltre scrivo che sia in vigna che in cantina non è stato utilizzato nessun additivo e coadiuvante…ecc. ecc.

Nelle prossime etichette grazie a questa discussione, anziché sprecare 4 righe delle etichette in descrizioni di quel che faccio in vigna e cantina, scriverò semplicemente: 

INGREDIENTI/ADDITIVI/COADIUVANTI: UVA.

Come faccio a mettere gli ingredienti? Da sempre scrivo (scrivevo) in ogni riga dei registri cartacei: “non è stato utilizzato niente oltre all’uva. Ingredienti/additivi: uva.”

Lo scrivo anche nel registro di preparazione del bio.

Questo basta per passare indenni ad un controllo della repressione frodi, che non può far altro che verificare le fatture di acquisto (come fa il bio).

Quindi tutti noi possiamo farlo senza aspettare una legge inutile per noi e solo a vantaggio di chi non è come noi.

Non sono d’accordo ai pittogrammi calorici perché è l’anticamera all’indicazione: NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE come per le sigarette. “