Considerazioni a distanza sulla guida Slow Wine di Slow Food

Due considerazioni sulla guida Slow Wine di Slow Food. Da fonti non attendibili la guida ha stentato molto in Italia, mentre ha riscosso un buon successo all’estero con le versioni in Inglese e Tedesco.

Come azienda premiata nell’ultima edizione e a distanza di mesi dall’uscita, ho potuto constatare come a livello commerciale al dettaglio non ci sia stato nessun risultato concreto, mentre ho ricevuto una decina di visite in cantina proprio per la segnalazione della guida. Un aspetto davvero innovativo. Bello. Questo dimostra proprio come l’attenzione dei lettori sia particolarmente attenta alle persone e ai luoghi descritti, mentre però c’è una più limitata attenzione ai vini. D’altra parte questo approccio è centrale nelle intenzioni degli autori. La differenza dalla guida del Gambero Rosso è notevole, ancora si vedono persone che, con il libro sottobraccio del Gambero, la consultano alla ricerca dei vini con i tre bicchieri presso le enoteche o i negozi, senza dare troppo importanza agli uomini e alle vigne.

Un altro punto da evidenziare è che Slow Wine, puntando sulle piccole realtà a differenza di altri, non può e non arriva a certi “rientri”. Penso ad esempio agli eventi organizzati negli States, dove tra quota di partecipazione, costi di viaggio e permanenza, i piccoli produttori ci devono riflettere ben bene prima di parteciparvi non solo per motivi finanziari, ma anche per motivi di lavoro in quanto non ci si può assentare più di tanto in azienda.

Ho scritto queste brevi considerazioni poichè sono molto vicino emotivamente alle idee che hanno ispirato la guida… e allora… forza con le idee! 🙂

 

Una grande felicità

 Oggi sono contento. Il sole, una primavera perfetta per le viti e la “messa” uniforme. Oggi ho anche letto sulla rivista “Gambero Rosso” di Aprile nr. 253 (Euro 4,90, in edicola) una scheda veramente luisinghiera per i miei vini, ma sopratutto per i vini di Radda in Chianti (Volpaia, Val delle Corti, Monteraponi, Poggerino, Pruneto) che confermano questo territorio ai vertici della vitivinicultura italiana. Articolo che riguarda “l’anteprima del Chianti Classico”. Tra “Le promesse” c’è Volpaia (Coltassala ’07) e Caparsa (Doccio a Matteo ’07 Riserva), tra le “scommesse” c’è Poggerino, Val Delle Corti e Pruneto, tra i “Migliori della botte” c’è Monteraponi. La mia scheda recita così (spero di non invadere i diritti!):

“Personaggio fuori dalle righe Paolo Cianferoni, con un’idea di vino molto territoriale, che rifugge dalle mode e  che resta legato ai vitigni autoctoni. A parte gli aspetti ideologici, quello che convince è l’insieme. La Riserva Doccio a matteo 07 è di un colore rubino fitto e brillante; grande finezza e complessità con incredibile aromi di tabacco, frutta rossa e viola. Potente in bocca progressivo e armonico del come l’altra Riserva Caparsino, con tannini fitti e setosi e lungo finale di classe.” 

Cosa vuol di più un piccolo vignaiolo, oggi?

 

 

Che bella performance le aziende di Radda!

Ora che sono uscite quasi tutte le nuove guide dei vini e delle aziende d’Italia, è significativo osservare come su una ventina di aziende di Radda, ben sette hanno ricevuto le attenzioni dei riflettori: Caparsa (Slow Food) Val Delle Corti (Slow Food, Espresso), Montevertine (Slow Food, AIS, Espresso, Gambero Rosso), Monteraponi (Slow Food, Espresso, AIS), Castello di Radda (Gambero Rosso), Castello di Volpaia (Gambero Rosso), Castello d’Albola (Espresso).

Le guide non contano molto in questi tempi, ma possono dare un’indicazione generale. Radda, questo piccolo paesino tra Siena e Firenze, sta vivendo una stagione che ritengo l’inizio di un percorso molto importante nel panorama vitivinicolo mondiale sopratutto se il senso dell’unione tra produttori si accentua.