Agriturismo

Da oggi Caparsa apre il nuovo agriturismo. Un casina di 80 metri quadri tra trattori, vigne e vini. Dopo 8 anni di sospensione di questa attività causata dalla troppa burocrazia e dall’impossibilità di dedicare tempo a questa attività per la nascita dei quarti e quinti figli, ma sopratutto per dedicare le energie al vino e alle vigne, si ricomincia.

I ricordi tornano a venticinque anni fa quando nel Chianti c’erano moltissimi turisti che si raccomandavano di trovar da dormire, i pochi e primi agriturismi pieni zeppi, gli alberghi non c’erano (a Radda la Miranda e il Semplici) e molti costretti a dormire in macchina… Roba di altri tempi: in pochi anni al seguito del successo degli agriturismi, camere, alberghi, Bed and Brekfast, Case Vacanze si sono moltiplicati a dismisura fino a sentire le continue lamentele di questi anni difficili, di tutti. Ma noi italiani quando impareremo a operare con lungimiranza e con misura?

 

 

La burocrazia che mette ansia

 

Di questi tempi i soloni dell’informazione commentano, prevedono e giudicano, dall’alto
della loro supponenza, sicuri di avere un reddito per qualsiasi sentenza, previsione e
commento. O.k. Il mondo è bello perchè vario.
Chi però è abituato a vivere basandosi sul concreto e sulla praticità, sulla quotidianità della
vita, i figli, la compagna o il compagno, la scuola, i conti e quant’altro si vuole, quando si
imbatte nella burocrazia, nelle assurde migliaia di scadenze, obblighi, sanzioni, regole e
contro regole, balzelli di ogni genere, in una parola la BUROCRAZIA, la depressione
aumenta fino a desiderare la morte.
Si perché la crisi è anche figlia della Burocrazia. La burocrazia uccide chi produce:
sia imprese che agricoltura. Quindi la burocrazia uccide tutti.
Sarà perfettamente inutile rinegoziare il debito italiano in UE se non si dimezzano almeno
le incombenze per produrre. Le sapienze e le conoscenze di meravigliosi artigiani sono
bruciati da burocrazia e burocrati: la mancanza di credito, questione centrale degli opinionisti, è solo un aspetto molto parziale del problema.
Ma allora cosa si aspetta ancora?
Mettere insieme tutte le forze per uccidere la burocrazia, ora, subito, altrimenti son cazzi
amari per tutti.
Capito cari partiti?

Il contrasto del Vinitaly con i vini naturali

Si parla di cambiare il mondo, si parla del bio e del bio dinamico come sistema pulito e come stimolo a cambiamenti virtuosi per l’ambiente e l’economia verde. 
E allora mi domando come il potente Vinitaly possa essere tramite di questi concetti, con Il suo Vivit (vigne vignaioli terroir), ma sopratutto chi con la partecipazione avvalla un sistema che si basa solo sul profitto, lecito per carità, ma sopratutto un sistema contrario  a tutte le logiche del naturale: il traffico, i parcheggi, la grandezza abnorme della fiera dove migliaia di aziende si affollano per cercare di emergere dal magma, dove regna il valore dell’apparire, la poca sostanza, dove si ostenta giacca e cravatta e ragazze più o meno provocanti esibite a volte come statuine, insomma un’immagine che rappresenta in pieno gli ultimi venti anni dell’Italia. Vivit, un mondo a parte qualcuno potrebbe dire, ma per me un recinto che fa guadagnare chi vive di discorsi. Chi predica km 0, chi predica la naturalità o qualsiasi altro termine simile, siamo sicuri che  la fiera di Verona sia il luogo adatto per questi argomenti? Non sarebbe meglio per diffondere i concetti di naturalità scegliere i luoghi dove si lavora, in vigna e in cantina, o eventi locali, di Paese, o manifestazioni più piccole, rassicuranti, meno inquietanti? 
Non vorrei che qualcuno si offendesse per questo post, spero solo che si apra un dibattito pacifico.

 

I mesi invernali

I mesi invernali per i piccoli produttori come me sono davvero depressivi economicamente, poichè le vendite stagnano mentre le spese rimangono e addirittura lievitano. Questo inizio 2013 appare ancora più triste, la depressione generale è palpabile. Se si trattasse di decrescita felice, sarei felice; ma sembra più una decrescita infelice. Infelice perchè anche la speranza, motore della vita in genere, è bassa e si arriva spesso alla rassegnazione. Le prossime elezioni dovrebbero rappresentare una scintilla di speranza, come sempre è stato, ma non sono sicuro che sia così. Si parla solo di tasse e i discorsi non si scostano quasi mai dalla materialità. Occorre convincersi, ed io per primo, che il futuro è investimento del passato ma anche del presente, per cui… meglio beverci sù… anche se arriva l’Atto di Contestazione dall’Ufficio delle Dogane di Arezzo per “ritardata presentazione della distinta relativa ai trasferimenti intracomunitari di vino per il mese di settembre 2009, avendola presentata in data 02.12.2009, anzichè entro il quinto giorno successivo al termine di ciascun mese”, sanzione da 258,00 a 1549,00 euro, ma per una definizione agevolata dell’illecito di euro 94,75 pari a 1/3 della sanzione.

Il Chianti Classico è ormai nei fatti una Denominazione di ricaduta?

Il nuovo Gruppo su Facebook “Vignaioli di Radda”, che in un sol giorno di vita ha raccolto oltre 150 adesioni, oppure le Aziende di Lamole, ma anche realtà più istituzionalizzate come i Viticoltori di Panzano in Chianti, e i Viticoltori di Castellina in Chianti, dimostrano come ormai nel territorio dei Monti del Chianti dove si produce il vino Chianti Classico esistono forze dove la zonazione è un dato di fatto.

Il fenomeno è un salto a piè pari nei confronti del Consorzio Chianti Classico, organismo che dovrebbe rappresentare tutte le realtà produttive ed economiche del territorio e del vino Chianti Classico dove si parla di zonazione da decenni, ma senza alcun risultato pratico. La zonazione di un vasto territorio dove si produce vino, con la quale si esaltano proprietà ben delimitate dei produttori, del suolo e dei vini, rappresenta un enorme valore aggiunto per chi vuol approfondire e capire, che non si accontenta più della generalizzazione. Insomma tutto un mondo di vino che crede nelle singole aziende e nella specificità dei territori e non si accontenta più di una denominazione che appare sempre più al servizio dei grandi imbottigliatori, della grande distribuzione e dei grandi mercati.

Per questro motivo, come insieme si valutava con Roberto Stucchi di Badia Coltibuono in occasione della riuscita manifestazione “Sangiovese Purosangue” a Roma la scorso week-end, la Denominazione Chianti Classico appare come una sorta di ricaduta, al di sotto dei singoli territori che nella loro diversità producono vini con linee gustative riconoscibili ed esclusive, ormai di fatto esistenti e riconosciute.

 

Il Convento di Santa Maria in Prato di Radda in Chianti

Il Convento francescano di Santa Maria in Prato a Radda in Chianti, dopo molti anni di restauro, è stato da alcuni anni lasciato in donazione gestionale al Consorzio Chianti Classico. Un luogo bellissimo, purtroppo solo occasionalmente usato dal Consorzio. È davvero un peccato. Da alcuni anni lì vive un casiere, un simpatico romano, che sarebbe molto interessato ad una gestione continuativa di alcuni locali. Non conosco i dettagli e i rapporti tra Comune, Consorzio Chianti Classico, Regione, ecc., so solo che soldi pubblici sono stati spesi e che usufruire al più presto senza ulteriori ritardi di questa struttura sarebbe auspicabile. Immagino tra l’altro gli oneri che vengono spesi per la gestione ordinaria (casiere, riscaldamento, energia, tasse) senza quasi alcun rientro. Costi che vengono onorati dai Soci del Consorzio.

 

 

Burocrazia: il piacere perso del lavoro

E’ come un tarlo che consuma e che distrugge. E’ fatta a strati, a livelli, dove ogni strato riceve istruzioni dall’alto, per cui nessuno è responsabile. Ogni strato risponde sempre allo stesso modo: “sono solo un impiegato, non dipende da me.” Strato dopo strato il peso aumenta, tutto sulle spalle di chi lavora.

Si vocifera che lo strato più alto in effetti non esiste, vive nel Regno dei Cieli, poi sulla Terra, forse in America o in Cina, poi in Europa, poi in Italia dove il terreno è fertile, poi giù vive nel Governo, nelle Regioni, nelle Provincie, e poi nei Comuni e negli uffici di ogni ente e genere. Un esercito di personale, retribuito, che non conosce esattamente cosa sta facendo.

Nel nostro lavoro, in Toscana, recentemente si sono abbattuti su di noi i poligoni. Sembra impossibile ma è stata fatta una nuova misurazione automatica delle vigne, basate da foto aeree eseguite con aerei stranieri qualche anno fa, e sono stati tracciati i poligoni automaticamente, che naturalmente non corrispondono con le misurazioni GPS a terra, e così cespugli che diventano fabbricati, vigne dove non c’è vigna, oppure non risulta vigna dove c’è vigna… in sostanza ARTEA, Provincie e singoli che parlano, parlano, e poi si incontrano con i Sindacati, con i Geometri e gli Architetti, con i Funzionari e dicutono tra loro, discutono, prendono il caffè… e noi? Noi siamo sempre i responsabili, noi dobbiamo sobbarcarci delle spese, noi dobbiamo alimentare questi tarli. Ma vadino a zappare…

Ma vaffanculo tutti!

Chianti Classico: si avvicina l’ora della verità

 

Il 15 gennaio è la scadenza ultima per le denunce vitivinicole, cioè le dichiarazioni di produzione.

Quest’anno questa denuncia sarà in pratica una riprova delle tante discussioni che si sono svolte all’interno del corpo sociale del Consorzio Vino Chianti Classico.

Infatti due erano le questioni centrali: l’abnorme giacenza di vino e la mancanza di trasparenza di molti produttori (per dire un eufemismo) che avevano fatto precipitare negli ultimi quattro anni i prezzi del vino “atto a divenire”, costringendo la maggior parte dei produttori a svendere con gravi danni economici.

L’ultima vendemmia ha registrato, secondo gli osservatori sul campo ma anche istituzionali, mancate produzioni dal 50% al 15% sui Monti del Chianti e in Toscana rispetto all’anno scorso, addirittura ai livelli del 1975. Anche le produzioni in Europa sono scese di molto (si parla del 10% circa).

Per quanto mi riguarda, nonostante produca in zona fresca e ricca di acque sotterranee, la produzione quest’anno si assesta a circa 40 Hl/ha di vino Chianti Classico a fronte di circa 50 Hl/Ha del 2011 con un calo di circa il 20% (un dato che vorrei riportare quì è quello del 2010 dove ho prodotto, dichiarandolo, circa 12,5 Hl/Ha) . Sarebbe interessante raccogliere le testimonianza dei viticoltori….

A questo punto le considerazioni sono facili:

a fronte di una reale scarsa produzione e una presumibile riduzione delle giacenze i produttori, ma sopratutto i grandi produttori e le cooperative, adotteranno comportamenti trasparenti e orgogliosi per risollevare la denominazione? Oppure si continuerà a fare una politica miope e senza lungimiranza come fin qui adottata?

Staremo a vedere dopo il 15 Gennaio 2013 e vi terrò aggiornati.

 

Gli errori si pagano

 

Nella vita si commettono tanti errori, e il vignaiolo ne commette continuamente, almeno io è sicuro.

Si dice che dagli errori si impara o che dal fondo non si può che risorgere e crescere. Però in ambiente di lavoro gli errori si pagano. A volte gli errori sono originati da stanchezza, da depressione, a volte da autopunizioni, a volte superficialità o sottovalutazione o rutine. Provo ad elencarne qualcuno che mi è capitato quest’anno.

Vetro del trattore, in briciole, perchè rimasto aperto mentre caricavo sassi, Euro 800,00

Orologio da polso, perchè tirando botte sul tappo di silicone dei tonneau per chiuderli, i colpi l’hanno scassato, Euro 120,00

Vino nuovo 2012 perso nella fogna, 4 Hl il top, perchè nell’operazione di sgrandatura del tino che effettuo di notte per la pressatura delle vinacce non si è accesa la pompa colpevolmente rimasta spenta, Euro ???? (dai 400 ai 5.000 euro, impossibile il calcolo economico, ma mentalmente un disastro).

Tino di acciao Inox da 8 Hl, distrutto, si è afflosciato su se stesso, perchè travasando il vino non avevo tolto il tappo superiore per cui la depressione di aria ha causato il danno, Euro 1.600.

Gronde del tetto, urtate col muletto per scaricare i pallet di bottiglie, Euro che cazzo ne so.

Potrei continuare ma è meglio fermarsi qui. Infatti si potrebbe aggiungere le damigiane e i bicchieri rotti, i perni del trattore persi, ecc., per non dire due trattori a ruote completamente distrutti qualche anno fa (decine di migliaia di euro…).

Insomma, forse questo è uno sfogo, ma oggi mi sento così e così…